"… Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)

Vizi «carnali» e vizi «spirituali»: il peccato tra anima e corpo (Parte II)

A differenza dai vizi carnali, i vizi spirituali non solo non procurano piacere al corpo, ma anzi lo sottopongono alle prove più estenuanti (gravissimis languoribus) pur di alimentare l’anima con gioie miserande. Nati da un impulso che proviene esclusivamente dall’anima, essi sembrano prescindere completamente dal corpo. Ma quali sono esattamente i vizi spirituali? In base alla definizione di Cassiano i restanti sei vizi sembrerebbero rientrare tutti nella categoria dei vizi spirituali: tutti infatti sono accomunati dalla ricerca di un piacere che non è del corpo, ma dell’anima. Eppure le specificazioni di Cassiano non consentono una distinzione così rigida. Esistono certo due vizi la cui natura è indubitabilmente spirituale: superbia e vanagloria infatti si realizzano senza nessun intervento del corpo. Gli altri vizi invece sono suscettibili di ulteriori distinzioni che in parte li accomunano ai due peccati carnali, in parte ai due spirituali. L’ira ad esempio è un vizio naturale, come gola e lussuria, e come tale si distingue dall’avarizia, che è invece extra naturam; ma per un altro verso ira e avarizia sono accomunate dal fatto di trovare all’esterno le cause che le fanno nascere. I restanti due vizi invece, accidia e tristezza, derivano da moti interni all’uomo, simili a quelli che danno origine a gola e lussuria, ma, a differenza dai vizi più carnali, rimangono chiuse entro il perimetro dell’anima.

Questo incrociarsi di tipologie e di distinzioni rende difficile appiattire il sistema di Cassiano sulla distinzione vizi carnali/vizi spirituali, e soprattutto impedisce di sovrapporre rigidamente le categorie di corpo, carne e esteriorità. I vizi infatti, tutti i vizi, hanno un’origine comune che è l’anima, ma l’anima è a sua volta suddivisa in parti, e le sue patologie, proprio come i mali del corpo, assumono nomi diversi quando colpiscono le diverse «membra dell’anima»: così vanagloria e superbia sono malattie della parte razionale; ira, tristezza e accidia colpiscono l’irascibile; gola, lussuria e avarizia si riferiscono al concupiscibile . Cassiano sa bene e non manca di ricordarlo che, a giudizio di san Paolo, tutti i vizi sono «opera della carne» (Gal, 5,19), ma sa anche quanta ambiguità si nasconda sotto il termine ‘carne’. Il netto dualismo di carattere etico che nei testi paolini si aggrega attorno ai termini ‘carne’ e ‘spirito’ viene riletto da Cassiano all’interno del programma squisitamente monastico di perfezione che anima i suoi scritti: carne e spirito non designano due realtà sostanziali, ma due attività e due desideri perennemente in lotta fra loro, una lotta interna all’uomo che coinvolge anima e corpo. La carne che, secondo l’espressione paolina (Gal 5, 17), «concupisce contro lo spirito» e lo «spirito che concupisce contro la carne» indicano per Cassiano la minaccia ricorrente contro la purezza del cuore del monaco, che proviene sia dalla tendenza ad assecondare gli istinti più bassi, sia dall’aspirazione a superare e ad annullare la stessa natura umana. È proprio grazie a questo doppio conflitto che la volontà dell’uomo si scuote dal pericoloso torpore che la caratterizza, dal desiderio di una riposante apatia che la spinge a cercare una via intermedia tra l’abisso del vizio e la gloria della virtù. Il pungolo della carne ricorda all’anima l’impossibilità di una virtù che non sia lotta, e solo attraverso il conflitto delle due diverse concupiscenze si ristabilisce il giusto temperamento dell’anima, il felice equilibrio tra l’aspirazione alla perfezione e l’inevitabile infirmitas della natura umana .

4 Risposte

  1. Anima..
    Spirito ?
    Ma di cosa parli quando usi ste parole ?

    4 luglio 2011 alle 7:33 am

  2. Non sto scherzando eh..
    Non c’è alcuna ironia nel mio commeento..
    Non ho un referente per queste parole, dunque non riesco a capire qullo che scrivi..
    Per farti capire..
    E’ come se tu usassi la parola “dio”..

    4 luglio 2011 alle 7:35 am

    • E’ una trattazione sui vizi in chiave cattolica, come si intendono i vizi secondo la Chiesa. Puntualizzo che non condivido, l’ho semplicemente spiegata.

      Volutamente ho omesso quella parola che evito addirittura di riscrivere, non mi interessa.

      A presto

      Fiorella

      4 luglio 2011 alle 8:52 am

  3. Ma l’eros ha anche fare anche con lo spirito e con l’anima.

    4 luglio 2011 alle 9:55 am

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