Vizi «carnali» e vizi «spirituali»: il peccato tra anima e corpo (Parte III)
Su questo sfondo la distinzione tra vizi carnali e vizi spirituali risulta pienamente comprensibile: la scansione dei vizi ripropone le fasi della battaglia che l’anima deve combattere, e la contrapposizione tra concupiscenza della carne e concupiscenza dello spirito determina un percorso segnato da una netta linea di demarcazione che separa due differenti modalità di proliferazione dei vizi. I primi sei vizi infatti sono concatenati l’uno all’altro in maniera tale che ciascuno nasce da una sorta di eccedenza del vizio che lo precede: l’eccesso della gola genera la lussuria, questa a sua volta produce l’avarizia, dall’avarizia nasce l’ira, dall’ira la tristezza, dalla tristezza l’accidia. Al contrario i restanti due vizi, superbia e vanagloria, non sono il prodotto di un eccesso di malizia, ma il risultato dell’eliminazione dei vizi precedenti: è solo dopo aver cancellato tutti i vizi che in un modo o nell’altro sono legati alla concupiscenza della carne che insorgono le tentazioni di ordine spirituale. Questa doppia modalità di generazione e la stessa scansione vizi carnali / vizi spirituali acquistano il loro senso pieno solo alla luce dell’esperienza monastica. La genealogia dei vizi segnala fondamentalmente i pericoli che minacciano la vita del monaco e la gradualità della battaglia che egli deve affrontare per compiere il cammino di perfezione al quale si è votato: dapprima contro la gola, il primo dei vizi e certamente il meno grave, ma in qualche senso il più insidioso, dal momento che la tentazione del cibo apre la porta all’intera genealogia del male; poi via via gli altri vizi, in un processo di progressivo arretramento all’interno di se stesso che finalmente mette il monaco di fronte alla tentazione estrema, quella dell’autocompiacimento per la perfezione raggiunta. E solo nel contesto monastico risulta comprensibile il rapporto di mutua funzionalità, oltre che di netta opposizione che nella concezione di Cassiano lega vizi carnali e vizi spirituali; in una sorta di piano provvidenziale stabilito da Dio essi si equilibrano e quasi si annullano a vicenda, cosicché mentre le sollecitazioni della vanagloria spingono il monaco a rifuggire dai vizi più carnali, le inevitabili cadute della carne sono un utile correttivo contro la superbia di chi pensa di aver raggiunto la perfezione .














