Iridediluce (Fiorella Corbi)"… Non vogliate negar l'esperienza di retro al sol, del mondo sanza gente. Considerate la vostra semenza fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno canto XXVI, 116-120)
E ancora dovremmo riflettere sull’idea di uguaglianza e su quella della differenza tra maschile e femminile. Per quanto riguarda l’uguaglianza, le donne cd emancipate ,dal suffragismo in poi, hanno preferito imitare gli uomini e entrare nella logica capitalistica e liberale della competitività, mentre ,per esaltare la differenza, possono entrare nel cerchio dell’ esclusione-chiusura nel privato-domestico. La differenza diventa liberazione reale quando significa molteplicità, varietà,specificità, ricerca di un’identità, del senso di sè, cioè spinta verso cio che si sta per divenire. E,come dice Laura Boella, essere donna vuol dire essere la soglia di forze naturali e simboliche che danno luogo a esperienze multiple, complesse e anche contraddittorie. E ancora una volta non vuol dire ‘separatismo’, ma significa imporre il proprio linguaggio, la parola simbolica,che ,ovviamente dev’essere prima costruita e lavorata da noi, tra di noi, e poi imposta anche ai vari circhi.Forse non andando da Vespa, ma in altri circhi ,che salvano le apparenze con discorsi sulle pari opportunità, diritti civili, in modo da mantenere tranquilla e fodamentalmente immobile la violenza sistemica. Col nostro linguaggio, la diversa cultura simbolica forse possiamo fare una molteplicità di cose. Ed è un bene che sia venuta fuori quell’espressione del ‘rattoso’ Vespa, perchè almeno se ne discute ne stiamo parlando. non siamo più addormentate nel pardaiso dei diritti civili della società occidentale. ,stiamo contrapponendo al mondo piatto che ci sta innanzi la nostra capacità di invenzione de sè, una tensione verso idee che rompano la monotonia dell’uniforme, aprendo il destino personale a qualcoa di altro. Noi abbiamo questa forza e questa capacità, dobbiamo lavorarci su. Ma insieme, senza competizioni individuali, senza venerci al migliore editore anche apparentemente liberale, senza lottare nella competizione tra donne in cui ci scaraventano i vari cichi o circoletti mediatici. Il linguaggio va costruito nello scambio tra di noi, nell’andare sempre più avanti, nell’appoggio reciproco della ricerca di sorelle, di madri potenziali di altre donne, di mentori, per usare una parola del linguaggio maschile, che non riesco a sostituire. In questo spero mi aiuterete voi…..La lotta è:imporre il nostro linguaggio. Ancora non siamo pronte. Non accettiamo il circoletto che ci sembra migliore. Non facciamo competizioni nè con gli uomini nè con le altre sorelle.
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Catalogo digitale delle opere dell'artista Maurizio Verdiani /
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UGUAGLIANZA E DIFFERENZA
E ancora dovremmo riflettere sull’idea di uguaglianza e su quella della differenza tra maschile e femminile. Per quanto riguarda l’uguaglianza, le donne cd emancipate ,dal suffragismo in poi, hanno preferito imitare gli uomini e entrare nella logica capitalistica e liberale della competitività, mentre ,per esaltare la differenza, possono entrare nel cerchio dell’ esclusione-chiusura nel privato-domestico. La differenza diventa liberazione reale quando significa molteplicità, varietà,specificità, ricerca di un’identità, del senso di sè, cioè spinta verso cio che si sta per divenire. E,come dice Laura Boella, essere donna vuol dire essere la soglia di forze naturali e simboliche che danno luogo a esperienze multiple, complesse e anche contraddittorie. E ancora una volta non vuol dire ‘separatismo’, ma significa imporre il proprio linguaggio, la parola simbolica,che ,ovviamente dev’essere prima costruita e lavorata da noi, tra di noi, e poi imposta anche ai vari circhi.Forse non andando da Vespa, ma in altri circhi ,che salvano le apparenze con discorsi sulle pari opportunità, diritti civili, in modo da mantenere tranquilla e fodamentalmente immobile la violenza sistemica. Col nostro linguaggio, la diversa cultura simbolica forse possiamo fare una molteplicità di cose. Ed è un bene che sia venuta fuori quell’espressione del ‘rattoso’ Vespa, perchè almeno se ne discute ne stiamo parlando. non siamo più addormentate nel pardaiso dei diritti civili della società occidentale. ,stiamo contrapponendo al mondo piatto che ci sta innanzi la nostra capacità di invenzione de sè, una tensione verso idee che rompano la monotonia dell’uniforme, aprendo il destino personale a qualcoa di altro. Noi abbiamo questa forza e questa capacità, dobbiamo lavorarci su. Ma insieme, senza competizioni individuali, senza venerci al migliore editore anche apparentemente liberale, senza lottare nella competizione tra donne in cui ci scaraventano i vari cichi o circoletti mediatici. Il linguaggio va costruito nello scambio tra di noi, nell’andare sempre più avanti, nell’appoggio reciproco della ricerca di sorelle, di madri potenziali di altre donne, di mentori, per usare una parola del linguaggio maschile, che non riesco a sostituire. In questo spero mi aiuterete voi…..La lotta è:imporre il nostro linguaggio. Ancora non siamo pronte. Non accettiamo il circoletto che ci sembra migliore. Non facciamo competizioni nè con gli uomini nè con le altre sorelle.
28 maggio 2011 alle 4:25 pm
Grazie per il contributo notevole Gloria
A presto
Iridediluce
28 maggio 2011 alle 5:32 pm