L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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La donna: un modello di forza e determinazione

di Sara Vicidomini

La donna, argomento intenso e profondamente caro, in questo giorno nel quale si riflette sulle molteplici vie da seguire in questa compagine storica in vista di un’autentica emancipazione e parità sono lieta di ospitare l’elaborato di una giovanissima donna. Vi presento con onore e stima gli argomenti selezionati da Sara Vicidomini .

Mi ha colpito profondamente la cura e la determinazione nel trattare argomenti scottanti e delicati con inchiostro fresco  e vento giovane.

Buona lettura

La donna: un modello di forza e determinazione

Il percorso che ho scelto di presentare è un argomento che ritengo fortemente importante. Parlo del ruolo che ha assunto la donna nel contesto 
storico – sociale.

I motivi che mi hanno condotta alla scelta e all’analisi di tale tematica sono molteplici e diversi tra loro: innanzitutto l’argomento della donna e della sua condizione mi sembra un tema che è ancora oggi molto attuale, per questo ho scelto di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e ritengo che oggi, anche se in misura inferiore, ne sia ancora soggetta.
La mia è una “critica”ad una società che ha considerato l’emisfero femminile inferiore, dimenticando il ruolo chiave che esse hanno assunto e che tutt’oggi assumono all’interno della società e dei suoi molteplici settori.
La parità dei diritti e l’accesso alle professioni, sono ormai conquiste delle donne, anche se segnate da numerosi pregiudizi. 

Futuro dell’umanità e liberazione della donna

Da migliaia di anni la storia dell’umanità è una storia di uomini nella quale le donne sono presenti solo di riflesso e sempre in ruoli secondari: Penelope, la sposa fedele; Cornelia, la madre dei Gracchi; Beatrice, l’amore impossibile sognato da Dante Alighieri, dove, con il dolce stil novo (il passaggio che trasforma il volgare in una lingua letteraria, l’aggettivo dolce definisce lo stile terso e musicale, mentre l’espressione novo sottolinea la consapevolezza dei poeti che lo hanno adoperato, tra cui Guido Cavalcante e Dante Alighieri, di aver inaugurato un nuovo modo di concepire il sentimento amoroso), gli stilnovisti celebrano la donna gentile,rappresentandola come una donna angelo, e così via.

Una donna soggetta alla proprietà paterna è, anche, Gertrude, ovvero la Monaca di Monza, la quale, è il personaggio protagonista dei capitoli IX e X del romanzo “I Promessi Sposi”, l’opera più importante di Alessandro Manzoni, a cui egli lavora dal 1821 al 1840. Essa rappresenta un’immagine opposta del mondo degli ordini religiosi rispetto a quella offerta da Padre Cristoforo, perché da ospite e aiutante di Lucia si trasforma in aiutante dei suoi rapitori. Appartenente alla più alta nobiltà, essa vive, fin dalla sua monacazione forzata, tutte le contraddizioni e i malefici effetti dell’intreccio tra sistema ecclesiastico e prepotenza sociale.

Oggi però la situazione va rovesciata, prima di tutto perché il progredire della democrazia è stato accompagnato dalle lotte delle donne per la conquista dei loro diritti, in secondo luogo perché i più ascoltati economisti contemporanei sostengono che rinunciare al contributo extra-familiare di metà dell’umanità porta a crisi economiche, guerre e rovine.

L’Occidente sta già procedendo sulla strada di questa radicale trasformazione; invece, in Africa come in Asia e in vaste zone dell’America centrale, le donne stanno cominciando solo ora a reagire ai soprusi. Il fenomeno delle “spose bambine” , è il primo ostacolo da abbattere a causa della catena di conseguenze che porta con sé. E’ un fenomeno che interessa nel mondo 60 milioni di minorenni.

 

Le cause del fenomeno delle “spose bambine”

Il fenomeno delle “spose bambine” ha diverse cause, alcune di carattere culturale, altre di carattere economico. Tra le prime vi è l’obbligo per le ragazze di essere vergini al momento del matrimonio o la convinzione che sposarsi presto metta al riparo le giovani dal rischio di subire violenze. Ma la causa principale è la povertà.

Per le famiglie che vivono in miseria, infatti, dare in sposa una figlia il più presto possibile significa non doverla più mantenere. Inoltre, in molti Paesi, più la ragazza è giovane più bassa è la dote, la spesa principale che la famiglia della sposa deve affrontare in vista del matrimonio. Quasi sempre i mariti sono uomini adulti. In una situazione simile, per molte famiglie povere non ha alcun senso investire tempo e denaro nell’istruzione delle figlie e così il fenomeno non fa che perpetuarsi, perché meno le donne studiano meno speranze hanno di procurarsi un lavoro e rendersi autonome.

 

Le conseguenze: analfabetismo e morte precoce

I matrimoni delle spose bambine comportano molte conseguenze. La prima è l’abbandono scolastico, che condanna la donna a rinunciare per sempre ai suoi diritti civili e politici.

La seconda è la morte per parto, in quanto il loro fisico spesso non è ancora pronto a sopportare la gravidanza. E infatti nel mondo gravidanza e parto sono la prima causa di morte per le donne fra i 15 e i 19 anni. Dati del 2010 affermano che nel mondo ogni minuto una donna muore di parto, altre venti donne ogni minuto restano vittime di infermità. Anche in questo caso le differenze tra le varie aree del pianeta sono abissali. In molti Paesi non si investe abbastanza in strutture ospedaliere e non si tutela la salute delle donne povere e poco istruite.

 

Un indicatore della disuguaglianza

In molte parti del mondo, milioni e milioni di donne muoiono per cause dovute esclusivamente al fatto stesso di appartenere al sesso femminile.

In Cina il rapporto è di 107 maschi ogni 100 femmine e in India 108 maschi ogni 100 femmine. Secondo l’indiano Amartya Sen, vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 1998, la spiegazione sta nel fatto che in questi Paesi le donne vivono in condizioni di enorme inferiorità e dunque muoiono prima, tanto che il rapporto tra la popolazione maschile e femminile rappresenta, secondo Sen, il miglior indicatore della disuguaglianza tra i sessi. Le bambine muoiono prima, perché non ricevono le stesse cure mediche dei maschi. Le donne sono vittime della discriminazione e della scarsa considerazione in cui la società tiene la loro vita e la loro salute.

Secondo i calcoli di Sen, al mondo mancano all’appello più di 100 milioni di donne.

Più di cento milioni di vittime del sessismo, la forma di discriminazione che, così come il razzismo prende di mira una razza, colpisce un sesso, quello femminile. Come tutti i razzismi, il sessismo non ha alcun fondamento reale e va combattuto con tutte le forze.

 

continua…..

 

 

 

Aghia Sophia – CCCP

“I bisogni che sono per la vita dell’anima l’equivalente dei bisogni di
nutrimento, di sonno, di calore per la vita del corpo.”

da Simone Weil “La prima Radice”
parte prima “Le esigenze dell’anima”
Edizione di Comunità. Milano 1980

Carne

luce

suggello elettrici avidi sussulti

in velate orchidee

percorro dipinti in scintille
al corpo
nessuna sillaba 
in declinazione fonetica
ed implodere in costellazione
oltre il limite ad estuario
incidendo l’assoluto

 

Il tabù del “mestiere più antico”

Nel 1959 quest’attività è stata resa illegale in seguito all’approvazione della Legge Merlin: tempo di cambiare? O è giusto lasciare tutto così? Germania, Olanda, Svizzera e Austria: sono alcuni dei tanti paesi in Europa che si sono convertiti dal proibizionismo alla regolamentazione, dalla prostituzione vista come reato alla prostituzione come attività legale. Il nostro paese, […]

via Il tabù del “mestiere più antico” — Il Bello del Sapere

Buon San Valentino

 

san-valentino

 

Le Origini: La festa degli innamorati trae le sue origini da una festività pagana. Essa veniva celebrata, nei riti pagani romani, come tributo al Dio Lupercus Faunus (che era un fauno cacciatore di ninfe, sposo e fratello di Fauna, una delle tante rappresentazioni femminili di Madre Natura) e si svolgeva dal 13 al 15 febbraio […]

via San Valentino tra storia, superstizione e magia. — When you Touch me

Il #Corpo. Luogo di #Utopia (Michel #Foucault – conferenza radio 1966)


“Les hétérotopies” et “L’utopie du corps” were two radio conferences broadcast by France culture station on December 7 and 11, 1966 as part of the Culture française radio program produced by Robert Valette.

© INA – Institut national de l’audiovisuel, 1966

A quel luogo che Proust torna a occupare, lentamente e con timore, a ogni suo risveglio, non posso più sfuggire, non appena avrò aperto gli occhi. Non che a causa sua io rimanga inchiodato al mio posto – perché dopo tutto posso non soltanto muovermi e agitarmi, ma anche agitarlo, muoverlo, cambiarlo di posto –solo che, ecco, non posso cambiare luogo senza di lui, non posso lasciarlo là dov’è, e andarmene, io, altrove. Posso pure andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io. É irrimediabilmente qui, mai altrove. Il mio corpo è il contrario di un’utopia, è ciò che non sarà mai sotto un altro cielo, è il luogo assoluto, il piccolo frammento di spazio col quale letteralmente “faccio corpo”. Il mio corpo, spietata topia. Magari potessi vivere con lui una sorta di familiarità consumata, come con un’ombra o con quelle cose di tutti i giorni che finisco per non vedere più e a cui la vita ha tolto ogni colore, come con questi comignoli, con questi tetti che compaiono ogni sera davanti alla mia finestra! E invece ogni mattina, stessa presenza, stessa ferita; sotto i miei occhi si disegna l’immagine inevitabile che lo specchio impone: volto magro, spalle curve, sguardo miope, niente più capelli, veramente non un granchè. Dentro questo brutto guscio che è la mia testa, dentro questa gabbia che non mi piace,dovrò mostrarmi e andarmene in giro; attraverso questa griglia dovrò parlare, guardare, essere guardato, dentro questa pelledovrò marcire. Il mio corpo è il luogo a cui sono condannato senza appello. Credo che, in fondo, sia contro di esso e come percancellarlo che nascono tutte queste utopie. Il prestigio, la bellezza, la meraviglia dell’utopia a che cosa sono dovuti? L’utopia è un luogo fuori da ogni luogo, ma è un luogo in cui io avrò un corpo senza corpo, un corpo bello, limpido, trasparente, luminoso, veloce, colossale nella potenza, infinito nella durata, sciolto, invisibile, protetto, sempre trasfigurato; ed è ben possibile che l’utopia prima, quella più impossibile da sradicare dal cuore degli uomini, sia proprio l’utopia di un corpo incorporeo. Il paese delle fate, il paese dei folletti, dei geni dei maghi – ebbene – è il paese in cui i corpi si muovono alla velocità della luce, le ferite guariscono in un lampo con un balsamo meraviglioso ed è possibile cadere da una montagna erialzarsi vivi, il paese in cui si è visibili quando si vuole, invisibili quando lo si desidera. Se c’è un paese di fiaba, è proprioperché in esso io sia un principe affascinante e tutti i bei damerini si ritrovino coperti di peli e brutti come orsi. Ma c’è anche un’utopia fatta per cancellare i corpi. Questa utopia è il paese dei morti, le grandi città utopiche che la civiltà egizia ci ha lasciato. La mummia, in fin dei conti, che cos’è? É l’utopia del corpo negato e trasfigurato. La mummia è il grande corpo utopico che permane nel tempo. Ci sono state anchele maschere d’oro che la civiltà micenea metteva sui volti dei re defunti: utopia dei loro corpi gloriosi, potenti, solari, terrore degli eserciti. Ci sono state le pitture e le sculture sepolcrali, i giacenti che dal Medioevo prolungano nell’immobilità una giovinezza che non passerà più. Oggi ci sono quei semplici cubi di marmo, corpi resi geometrici dalla pietra, figure regolari e bianche sul grande sfondo nero dei cimiteri. Ed ecco che in questa città d’utopia dei morti, il mio corpo diventa solido come una cosa, eterno come un dio. Ma forse la più ostinata, la più potente di queste utopie con le quali cancelliamo la triste topologia del corpo, ce la fornisce, dal profondo della storia occidentale, il mito dell’anima. L’anima funziona nel mio corpo in un modo ben mirabile. Essa vi alloggia, certo, ma sa anche fuggirne: se ne fugge per vedere le cose attraverso la fessura dei miei occhi, se ne fugge per sognare mentre dormo, per sopravvivere quando muoio. È bella la mia anima, pura, bianca; e se il mio corpo infangato – o comunque non certo immacolato – viene a sporcarla, ci saranno di certo una virtù, una potenza, mille gesti sacri in grado direstituirle la sua primitiva purezza. Durerà a lungo la mia anima, più che a lungo, mentre il vecchio corpo andrà a marcire. Viva la mia anima! Essa è il mio corpo luminoso, purificato, virtuoso, agile, mobile, tiepido, fresco; è il mio corpo liscio, castrato, arrotondato come una bolla di sapone. Ecco, in virtù di tutte queste utopie il mio corpo è svanito. Svanito come la fiamma di una candela quando ci soffiamo sopra. L’anima, le tombe, i geni e le fate ne hanno fatto man bassa, l’hanno fatto scomparire in un batter d’occhio, ne hannocancellato la pesantezza, la bruttezza, e me l’hanno restituito splendido e perpetuo. A dire il vero, però, il mio corpo non si fa ridurre così facilmente. Dopo tutto ha anche lui le sue risorse fantastiche; anche lui possiede luoghi senza luogo, luoghi anche più profondi e più ostinati dell’anima, della tomba, dell’incantesimo dei maghi. Ha le sue caverne e le sue soffitte, i suoi soggiorni oscuri, le sue spiagge luminose. La mia testa, per esempio, la mia testa: strana caverna che si apre sul mondo esterno con due finestre, due aperture, ne sono sicuro, perché le vedo nello specchio; e poi, posso chiudere l’una o l’altra separatamente. E tuttavia ce n’è una sola di queste aperture, perché vedo davanti a me un solo paesaggio, continuo, senza divisioni né tagli. E dentro questa testa come vanno le cose? Ebbene, le cose vi alloggiano. Vi entrano – si sono sicuro che le cose penetrano nella mia testa mentre guardo, perché il sole, quando è troppo forte e mi acceca, mi ferisce fino in fondo al cervello – eppure queste cose che entrano nell mia testa restano all’esterno, perché le vedo davanti a me e, per raggiungerle, devo spostarmi a mia volta. Corpo incomprensibile, corpo penetrabile e opaco, corpo aperto e chiuso: corpo utopico. Corpo, in un certo senso,assolutamente visibile: so bene cosa significhi essere guardato da qualcun altro dalla testa ai piedi, essere spiato alle spalle, sorvegliato dall’alto, sorpreso quando meno me l’aspetto, so che cosa significhi essere nudo. Eppure questo stesso corpo così visibile se ne sta ritirato, captato da una sorta di invisibilità da cui non posso mai liberarlo. Questa testa, questa parte di dietro della mia testa che posso toccare qui, con le mie dita, ma mai vedere; questa schiena che sento appoggiata contro il materasso del divano quando me ne sto disteso, ma che riesco a sorprendere solo con l’astuzia di uno specchio; e che cos’è questa spalla, di cui conosco con precisione i movimenti e le posizioni, ma che non potrò mai vedere senza contorcermi orribilmente? Il corpo, fantasma che appare solo nel miraggio degli specchi e, comunque, in maniera frammentaria. Ho veramente bisogno di geni e di fate, della morte e dell’anima, per essere contemporaneamente e indissolubilmente visibile e invisibile? E poi, questo corpo è leggero, trasparente, imponderabile; niente è meno cosa di lui: corre, agisce, vive, desidera, si fa attraversare senza resistenza da tutte le mie intenzioni. Si, ma solo fino al giorno in cui ho male da qualche parte, la caverna del mio ventre si approfondisce, il mio petto e la mia gola si bloccano, si intasano, si riempiono di stoppa; fino al giorno in cui il mal di denti si irradia fino al fondo della mia bocca. Allora, allora si che smetto di essere leggero, imponderabile eccetera: divento cosa, architettura fantastica e in rovina. No, veramente non c’è bisogno né di magia né di fiaba, non c’è bisogno né di un’anima né di una morte, perché io sia insieme opaco e trasparente, visibile e invisibile, vita e cosa: per essere utopia, basta essere un corpo. Tutte queste utopie con cui cercavo di sottrarmi al mio corpo avevano semplicemente il loro modello e il loro punto di prima applicazione, il loro luogo d’origine nel mio corpo. Avevo torto a dire, poco fa, che le utopie erano rivolte contro il corpo e destinate a cancellarlo: sono nate dal corpo stesso e si sono, forse solo più tardi, rivolte contro di lui. Comunque una cosa è certa: il corpo umano è l’attore principale di tutte le utopie. D’altronde una delle utopie più antiche che gli uomini si sono raccontate non è forse il sogno di corpi immensi, smisurati, che divorano lo spazio e dominano il mondo? È la vecchia utopia dei giganti, al centro di tante leggende in Europa, in Africa, in Oceania, in Asia; quella vecchia leggenda che ha nutrito così a lungo l’immaginazione occidentale, da Prometeo a Gulliver. Anche il corpo è un grande attore utopico, quando si tratta di maschere, di trucco, di tatuaggio. Mascherarsi, truccarsi, tatuarsi non significa, come ci si potrebbe immaginare, acquistare un altro corpo, un po’ più bello, più decorato, più facilmente riconoscibile; tatuarsi, truccarsi, mascherarsi è certamente un’altra cosa, è fare entrare il corpo in comunicazione con poteri segreti e forze invisibili. La maschera, il segno tatuato, il trucco, depositano sul corpo tutto un linguaggio: tutto un linguaggio enigmatico, tutto un linguaggio cifrato, segreto, sacro, che richiama su quel corpo la stessa violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio. La maschera, il tatuaggio, il trucco mettono il corpo in un altro spazio, lo fanno entrare in un luogo che non ha immediatamente luogo nel mondo e fanno di quel corpo il frammento di uno spazio immaginario che comunicherà con l’universo delle divinità o con l’universo altrui. Saremo afferrati dagli dei o dalla persona che abbiamo appena sedotto. Comunque la maschera, il tatuaggio, il trucco sono operazioni con cui il corpo viene strappato al proprio spazio e proiettato in un altro. Ascoltate per esempio questo racconto giapponese e il modo in cui il tatuatore trasferisce in un universo diverso dal nostro il corpo della fanciulla che desidera: “Il sole lanciava i suoi dardi sul fiume incendiando la stanza delle sette stuoie. I suoi raggi riflessi sulla superficie dell’acqua formavano un disegno di onde dorate sulla carta dei paraventi e sul volto della fanciulla profondamente addormentata. Seikichi, dopo aver chiuso le porte, prese in mano i suoi strumenti da tatuaggio. Per qualche momento sprofondò in una sorta di estasi. Solo ora assaporava pienamente la strana bellezza della fanciulla. Sarebbe potuto restare seduto davanti a quel volto immobile per decenni o per secoli senza mai provare né stanchezza né noia. Così come un tempo il popolo di Menfi aveva abbellito la magnifica terra egiziana con piramidi e sfingi, Seikichi, con tutto il suo amore, volle abbellire la pelle fresca della fanciulla con il suo disegno. Le applico subito la punta dei suoi pennelli colorati, tenendoli fra il pollice, l’anulare e il mignolo della mano sinistra, e via via che le linee si disegnavano le pungeva con l’ago che teneva nella mano destra”. E se si pensa che l’abito sacro o profano, religioso o civile, introduce l’individuo nello spazio chiuso del religioso o nella rete invisibile della società, si comprende come tutto ciò che tocca il corpo – disegno, colore, diadema, iara, vestito, uniforme – faccia sbocciare in una forma sensibile e variegata le utopie chiuse nel corpo. Ma forse bisognerebbe addirittura andare sotto i vestiti, forse bisognerebbe raggiungere la carne e vedere che talvolta, al limite, è il corpo stesso che rivolge contro di sé il proprio potere utopico, facendo entrare tutto lo spazio del religioso e del sacro, tutto lo spazio dell’altro mondo, tutto lo spazio del contro-mondo all’interno dello spazio che gli è riservato. Il corpo,nella sua materialità, nella sua carne, sarebbe come il prodotto dei suoi stessi fantasmi. Dopo tutto il corpo di chi danza non èa ppunto un corpo dilatato, secondo uno spazio che gli è interno ed esterno allo stesso tempo? E anche i drogati, i posseduti; i posseduti il cui corpo diventa inferno; coloro che hanno ricevuto le stimmate, il cui corpo diventa sofferenza, riscatto e salvezza, paradiso sanguinante. Sono stato davvero uno stupido a credere, poco fa, che il corpo non fosse mai altrove, che esso fosse un qui irrimediabile e si opponesse ad ogni utopia. Il mio corpo, in effetti, è sempre altrove, è legato a tutti gli altrove del mondo e, in verità, è altrove rispetto al mondo. È , infatti, intorno a lui che le cose si dispongono, è rispetto a lui – e rispetto a lui come rispetto a un sovrano – che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un indietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo; laddove le vie e gli spazi si incrociano, il corpo non è da nessuna parte: è al centro del mondo questo piccolo nucleo utopico a partire dal quale sogno, parlo, procedo, immagino, percepisco le cose al loro posto e anche lenego attraverso il potere infinito delle utopie che immagino. Il mio corpo è la Città del Sole, non ha luogo, ma è da lui che nascono e si irradiano tutti i luoghi possibili, reali e utopici. Dopo tutto i bambini ci mettono parecchio tempo a capire che hanno un corpo. Per mesi, per più di un anno, hanno solo un corpo disperso, membra, cavità, orifizi, ma tutto questo si organizza, prende letteralmente corpo solo nell’immagine dello specchio. Più stranamente ancora, i greci di Omero non avevano alcuna parola per indicare l’unità del corpo. Per quantoparadossale sia, davanti a Troia, sotto le mura difese da Ettore e dai suoi compagni, non c’erano corpi, c’erano braccia levate, petti coraggiosi, gambe agili, elmi scintillanti sopra le teste, ma non c’erano corpi. La parola greca che vuol dire corpo appare in Omero solo per indicare il cadavere. È questo cadavere, quindi, anzi, sono il cadavere e lo specchio che ci insegnano (che hanno, cioè, insegnato ai greci e ora ai bambini) che abbiamo un corpo, che questo corpo ha una forma, che questa forma ha un contorno, che in questo contorno ci sono uno spessore, un peso: insomma che il corpo occupa un luogo. Sono lo specchio e il cadavere che assegnano uno spazio all’esperienza profondamente e originariamente utopica del corpo; sono lo specchio e il cadavere che fanno tacere, placano e chiudono, dietro una recinzione per noi ora sigillata, questa grande rabbia utopica, che deteriora e volatilizza in ogni momento il nostro corpo. È grazie a loro, è grazie allo specchio e al cadavere che il nostro corpo non è pura e semplice utopia: Ora, se pensiamo che l’immagine dello specchio si trova in uno spazio per noi inaccessibile e che non potremo mai essere là dove sarà il nostro cadavere, se pensiamo che lo specchio e il cadavere sono essi stessi in un insuperabile altrove, scopriamo che solo le utopie possono rinchiudere su di sé e nascondere per un momento l’utopia profonda e sovrana del nostro corpo. Bisognerebbe forse anche dire che fare l’amore è sentire il proprio corpo rinchiudersi su di sé, esistere finalmente fuori di ogni utopia, con tutta la propria densità, tra le mani dell’altro. Sotto le dita dell’altro che vi percorrono, tutte le parti invisibili del vostro corpo si mettono a esistere, contro le labbra dell’altro le vostre diventano sensibili, davanti ai suoi occhi semichiusi il vostro volto acquista una certezza: c’è finalmente uno sguardo per vedere le vostre palpebre chiuse. Anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del vostro corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude e la sigilla. È per questo che l’amore è così vicino all’illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due figure pericolose, ci piace tanto fare l’amore, è perché nell’amore il corpo è qui.

Fiorella Mannoia – Che sia benedetta – #sanremo2017

L’inno-preghiera alla #vita sul quale riflettere e da cui trarre forza, modulando i nostri passi giorno per giorno…Melodia avvolgente e fluida come il sangue che scorre nelle vene nutrendo e contribuendo al  respiro e al movimento.

grazie Fiorella

Buon ascolto!

Bangles – Walk like an Egyptian

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Una delle prime girl-band a formarsi nel panorama musicale internazionale,  4 ragazze scatenate all’inizio degli anni ’80 formarono le Bangles, una band rock di Los Angeles che, grazie all’avvenenza delle componenti e alla musica allegra e divertente, ci mettono molto poco a scalare le classifiche. Sin dal loro primo lavoro infatti, intitolato The Bangles, entrano subito in classifica, seppure nelle posizioni basse, per ben30 settimane consecutive. Le ragazze però hanno talento, ed il picco della loro carriera arriva tra il 1984 e il 1986, quando, tra le altre, fanno uscire questa stupenda Walk Like An Egyptian, una delle poche canzone anni ’80 che ancora oggi i giovani ballano. Leggendo un po’ ironicamente le immagini con cui la cultura egizia ci è stata tramandata nei secoli, le Bangles compongono una canzone che li prende in giro, immaginando come sarebbe se tutto il mondo camminasse come vediamo nei disegni, e cioè lateralmente. Anche nel video vengono riprese persone nella vita di tutti i giorni mentre camminano come gli egiziani, compresi i fotomontaggi (che per gli anni ’80 erano fatti benissimo) della principessa Diana, di Gheddafi, e di un’improbabile Statua della Libertà che compiono il tipico movimento con la mano. La canzone intanto, oltre a far divertire, scala senza fatica le classifiche, arrivando prima in America ed in mezzo mondo (solo quinta in Italia) e facendogli guadagnare il Brit Award agli MTV Music Awards del 1987. Il singolo può vantare numerose cover, tra cui anche una di un ironico cantante egiziano, e l’utilizzo come colonna sonora nel film Asterix & Obelix: Missione Cleopatra.

Breve #filosofia del #sessoorale

Chiediamoci la ragione: perchè sia così interessante ed emozionante? Pochi filosofi hanno esplorato l’argomento con il necessario rigore.

sesso-oraleLa sua  radice affonda  nella solitudine e nell’auto-disgusto apparentemente nella nostra compagine temporale. Quando siamo catapultati in atto di nascita in questo mondo, se siamo fortunati, tutto del nostro corpo è accettabile e adorabile, dalla testa ai piedi. Il nascituro è  posizionato  nudo sulla pelle della madre, ove ritrova familiare il  battito cardiaco, e può riscontrare  la gioia negli occhi dei genitori  che lo osservano  soffiare una bolla di saliva o di succhiare le dita. Poi a poco a poco arriva l’autunno. Il capezzolo, fonte di nutrimento è allontanato. Ci vergogniamo della nostra nudità, poi  zone in continua espansione e modifica  del nostro sé esteriore pone  divieto al tocco  altrui. Non abbiamo altra scelta nei rapporti interpersonali, che  mantenere un minimo di 60 o, meglio ancora, la distanza di 90 centimetri ‘tra noi e gli altri’ in ogni momento, per rendere assolutamente chiaro che i nostri stessi movimenti  non siano decodificati come  intenzione di intrusione nello spazio personale di chiunque. Cresciamo e maturiamo sorvegliati e protetti. Diventiamo adulti, strappati dal paradiso, reso poco  attraente  dal passo al passato che  caratterizza   quasi tutti  illogicamente.

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Ma nel profondo, non dimentichiamo mai del tutto  le esigenze con le quali  siamo nati: per essere accettato come siamo veramente, in ogni aspetto: esistere per essere amati.  Qui nasce la peculiarità del #sessoorale. Suona disgustoso quando pensiamo di praticarlo con una persona inadeguato – e questo è il punto. Nulla è erotico qualora sia sperimentata con la persona sbagliata, se non addirittura rivoltante. Con la persona giusta, la connessione precisa trasmette solo accettazione, accoglienza e consenso. Il carattere privilegiato di un rapporto è sigillato da un atto che, con qualcun altro, sarebbe considerato  nauseante. Sesso orale considerato erroneamente oggi pratica  ” maleducata ” e sconveniente – nella migliore delle ipotesi. La vita quotidiana ci impone continuamente di essere disciplinati. Non possiamo distruggere  il rispetto o affetto di chiunque senza gravemente reprimere tutto ciò che è apparentemente ‘cattivo’ dentro di noi: le nostre secrezioni, la nostra aggressività, la nostra disattenzione, la nostra fragilità, la nostra lussuria. Non possiamo pensare che sia accettato dalla società e rivelare chi siamo veramente. Di qui l’estasi erotica, un sollievo emotivo, quando il sesso orale permette al nostro sé segreto di rivelarsi, con tutti i suoi lati ‘cattivi’ e ‘sporchi’, per essere curato e vissuto con entusiasmo e approvato da qualcuno che ci piace.  Il legame di fedeltà in una coppia cresce esponenzialmente  ad  ogni ascesa di espressione. Il  nostro comportamento più inaccettabile sarebbe lontano dagli occhi del mondo il più solido e ricco, sentirlo intimamente come la costruzione di  un rifugio di reciproca accettazione. Il sesso rappresenta l’indice di libertà e di  punizione,  dicotomia tra sporco e pulito. Letteralmente il sesso ci purifica – invitando i lati apparentemente più viziati di noi stessi nei suoi giochi. Siamo in grado di premere nostre bocche, gli aspetti più pubblici e rispettabili dei nostri volti, la sede del linguaggio e articolazione, avidamente nelle parti più viziate dell’altro –  tutto questo  simboleggia in tal modo una approvazione psicologica totale, proprio come un prete  accetta un pentito, colpevole di molte trasgressioni, accolto  con un leggero bacio sulla testa. Da un punto di vista psicologico, molto simile al sesso orale

Il piacere del sesso orale è quindi profondamente ricco e significativo nella vita umana, umana chance dell’animale pensante. Non parlo della piacevole sensazione fisiologica nota a tutti, ma di accettazione. Si tratta di por  fine alla solitudine.

 

Vertigini in eiaculazione espiata

spiaggia-oro

porre il sole ad intarsiate parole

arroventa l’aere

suono metallico si sgretola

al flusso oltre siepe

trasuda la tempesta

ove il tempo riposa

il segno quotidiano

si stempera fra viola e fauni

in tulle rosa tenui

mordi il casto ghiaccio

che muove teporosi astri

in acque brumose d’oceani inesplorati

veloci galassie si inerpicano risucchiandomi

e mi ritrovo intinta di ardore

al vento della tua essenza

deflagrazione sorda al richiamo

dai dirupi ardenti

schiva tremo

orfana di ogni vibrazione siderale

sorvolo dune intime

in ascolto di perpetui istinti

REVENGE PORN: LA NUOVA MOLESTIA VIRTUALE

 

Nell’era liquida  di internet credo che sia d’uopo parlare delle nuove violenze di genere che pervadono l’ambiente virtuale; occupandomi con passione da alcuni anni di questa materia sento di dover condividere come spunto di riflessione profonda questo articolo in vista di un cambiamento possibile e una feconda educazione sessuale

Quando si parla di revenge porn, si deve quindi parlare dell’ennesima violenza di genere che ha nel mirino la sessualità femminile e che infrange la privacy dell’individuo che, essendo donna, perde il diritto di decidere per il proprio corpo e per la propria vita. Chiunque si venga a trovare in questa situazione, inoltre, viene colpevolizzato e istigato a provare vergogna, come se la sessualità non fosse una caratteristica naturale di entrambi i sessi.–Potevi stare più attenta, te lo sei meritato– è spesso la frase che le vittime del revenge porn si sentono dire, quasi a giustificare tutte le offese, le minacce e gli insulti.E’ bene ricordare, invece, che non esiste alcun tipo di giustificazione e che i fenomeni del revenge porn e dello slut shaming devono essere fermati, poiché entrambi rappresentano una molestia seria e gravosa nei confronti di un individuo.

Sorgente: REVENGE PORN: LA NUOVA MOLESTIA VIRTUALE

Erotismo e pornografia

La sessualità  comprende molte sfaccettature che vanno dalla fantasia alla relazione, dal corteggiamento alla manifestazione del desiderio, dal sentimento all’ esplosione nella carnalità dell’orgasmo.

Anche il pudore fa parte della sessualità.  Il compito sottile e difficile di chi vuole scrivere di questo argomento sta nel giocare ai margini di questo confine, provando a spingere il lettore un po’ più in là e ancora un po’ più in là fino a ritrovarsi dentro a quell’identificazione che lo può coinvolgere aggirando le sue difese.

Nella letteratura se l’esibizione della sessualità diventa gratuita, e non più finalizzata alla storia, ecco che perde il suo scopo, e scivola facilmente nella pornografia. In sostanza è la mancanza di senso e la gratuità dell’esibizione che segna il confine della pornografia.

anello

Se ricerchiamo il significato di pornografico, nell’etimologia, scopriamo che pornografia è la rappresentazione esplicita di soggetti a carattere erotico (dal greco meretrice+descrizione). Viene quindi da pensare che erotico sia più una caratteristica, una connotazione, un’accezione, un pensiero. Mentre porno sia l’ostentazione, quella parte dell’erotismo che l’erotismo non fa vedere perché altrimenti non sarebbe più erotismo ma pornografia.

La pornografia in letteratura esiste ma non ha la stessa valenza del film porno, la pornografia é un vettore potente di immagini forti, estreme, che si traducono si in eccitazione ma allo stesso tempo si fanno carico di descrivere un atto sessuale come si descriverebbe una donna che prende il caffé. La pornografia può essere accompagnata da lirismi, virtuosismi lessicali, e resta comunque non “sbagliata” come può essere la pornografia cinematografica.

La si può accettare più facilmente.

Cohelo descrive, in “Veronika decide di morire”, una donna che si masturba davanti a un uomo. Il modo in cui lo descrive é poetico, fantastico, ma cinematograficamente parlando é pornografia (l’atto) ma il modo di descriverlo é più erotico che porno.

Allo stesso tempo porno non può significare solo “più crudo” ed erotico non può significare solo “scene soft”,allora erotica é anche la scena di sadomaso?

Il confine é molto, anzi troppo, sottile.

Più che di “libro porno” preferisco le scene. La pornografia fa parte della nostra cultura, non bisogna averne paura, bisogna accettare scene di questo tipo e non condannarle.

Un’altra contraddizione é la seguente: se l’erotismo usa di base il sentimento e la pornografia ha come base solo il sesso, chi mi dice che dietro l’atto sessuale spicciolo non ci siano sentimenti, ideologie, vissuti particolari?

Forse l’erotismo fa più uso di sensazioni non visive, si concentra sull’atmosfera, mentre la pornografia no.

E’ un dibattito interessante, vedremo che ne uscirà.

Comunque apprezzo entrambi, hanno sfumature antropologiche molto interessanti

La Dea egizia Bastet

Bast

Bast (nota anche  come “Bastet” in tempi più tardi ) rappresenta una delle più popolari dee  del Pantheon  dell’antico Egitto: la Dea  gatto appunto, associata al gatto domestico nel  Nuovo Regno personificava la giocosità, la grazia, l’affetto, e l’astuzia di un gatto così come la feroce potenza di una leonessa. I testi più antichi descrivono Bastet come la figlia del Dio del sole Ra, creata insieme alla sua gemella malvagia la dea Sekhmet, tali documenti raccontano che fu proprio per l’intervento di Ra che la forza distruttrice di Sekhmet si placò divenendo, insieme a Bastet, l’equilibrio delle forze della natura.

in tutto l’Egitto ,  il suo centro di culto era il suo tempio a Bubastis nel Basso Egitto (che è oggi in rovina), città antica che fu la capitale  durante il periodo tardo, e alcuni  faraoni onorarono la   dea nei loro regni.

Bast

Il suo nome potrebbe essere tradotto come “la   Divoratrice”.  Gli elementi fonetici “Bas” sono riportati su di   un vaso di olio, la “t” è la desinenza femminile che non viene utilizzata quando si scrive la parola “divorare”. Il vaso di olio richiama l’associazione con il profumo: tale collegamento  viene confermato  dal fatto che la dea era  la madre di Nefertum (che appunto era il dio del profumo). Così il suo nome evoca  la sua  dolcezza  e preziosità, sotto la sua pelle pulsava  il cuore di una  predatrice. Baast ritratta con l’ankh (che rappresenta il soffio di vita) o la bacchetta di papiro ( Basso Egitto), impugnava   a volte uno scettro (che indica la forza) ed era spesso accompagnata da una cucciolata di gattini.

Fu amata così tanto da divenire per gli egiziani la dea protettrice della famiglia, dei bambini, delle donne, della danza, del sorgere del sole e divinità che forniva la protezione contro le forze maligne e le malattieBast in the Late Period copyright Einsamer Schutze

Testimonianze di templi dedicati al culto della dea gatto si trovano in tutto l’Egitto, ma la città sacra di Bastet  è Bubastis, località vicino all’attuale città di Zagazig, dove il 31 ottobre di ogni anno si svolgeva un’importante festa in suo onore del quale si trova traccia nel testo dello storico greco Erodoto (Storie – libro II cap. 60).

I gatti erano sacri a Bast, e  danneggiarne uno era considerato un crimine contro di lei e quindi segno funesto. I suoi sacerdoti allevavano gatti sacri nel suo tempio, considerati incarnazioni della dea. Quando morivano venivano mummificati e potevano essere presentati alla dea come offerta. Gli antichi egizi conferivano grande valore ai gatti perché credevano proteggessero i raccolti e rallentassero la diffusione delle malattie uccidendo i parassiti. Di conseguenza, Bast era ritenuta  una dea protettrice.  Pitture tombali suggeriscono che gli egiziani cacciassero con i loro gatti  ( a quanto pare addestrati per recuperare la preda) e  li allevassero anche  come animali domestici cari. Il culto della Dea   Bast era  popolare. Durante l’ Antico Regno fu considerata  figlia di Atum a Heliopolis (a causa della sua unione con Tefnut ), tuttavia, si pensa fosse generalmente  figlia di Ra (o versione successiva Amun ). Lei (come Sekhmet ) era anche la moglie di Ptah e madre di Nefertum e il leone dio Maahes (Mihos) (che potrebbe essere stata  altra manifestazione  di Nefertum).

Bastet with her kittens copyright Captmondo

Come la figlia di Ra era una delle dee note come “occhio di Ra” , una feroce protettrice che ha quasi distrutto il genere umano, ma con l’inganno della la birra tinta con color sangue, fu indotta al sonno che  le procurò una sbornia, e la carneficina fu scongiurata. Insieme ad  altre dee  era conosciuta come “l’occhio di Ra”, in particolare Sekhmet, Hathor , Tefnut , Dado , Wadjete, Mut . Il suo legame con Sekhmet era il più affine. Non solo entrambe le dee assumevano la forma di una leonessa, erano entrambi considerate come la sposa di Ptah e la madre di Nefertum e durante la festa di Hathor (che celebra la liberazione dell’uomo dall’adirato “Occhio di Ra”) l’immagine di Sekhmet rappresentava Alto Egitto mentre l’immagine di Bast rappresentava il  Basso Egitto .

Bast copyright Guillaume Blanchard

Bastet era molto legata ad Hathor ed era  spesso raffigurata in possesso di un sistro (il sacro sonaglio di Hathor) e Dendera (la sede del centro di culto di Hathor nell’Alto Egitto)  nota anche come il “Bubasti del sud”. Questa associazione è chiaramente arcaica in quanto le  due dee appaiono insieme nel tempio nella  valle di Chefren a Giza . Hathor rappresenta l’Alto Egitto e Bast rappresenta Basso Egitto. Uno dei suoi epiteti è stato “la signora di Asheru”. Asheru era il lago sacro nel tempio di Mut a Karnak, e a Bast è stato dato l’appellativo a causa della sua relazione con Mut, che di tanto in tanto ha preso la forma di un gatto o di un leone. All’interno del tempio di Mut ci sono una serie di raffigurazioni del faraone che festeggia con  una corsa rituale in compagnia di Bast. In questo tempio a Bast è stato dato l’appellativo di “Sekhet-Neter” – il “Campo divino” (Egitto).

Bast-Wadjet copyright Sully

E ‘stata anche identificata  con la dea dalla testa di leone pakhet di Speos Artemidos (grotta di Artemide) nei pressi di Beni Hassan. La grotta è stato denominata così perché Bast (e il suo aspetto pakhet) è stata adottata dai Greci come dea  Artemide, la cacciatrice. Tuttavia, le due dee non erano così simili : Artemide era nubile mentre Bast era associata al divertimento e alla sessualità. Tuttavia, la connessione con Tefnut e Bast di aspetto potenzialmente belligerante probabilmente ha contribuito a questo apparentemente strana connessione. Dopo tutto, anche il più piccolo gatto di casa è un abile cacciatore. I greci attribuivano a  Bast  un fratello gemello, così come Artemide aveva suo fratello Apollo. I riferimenti ad   Apollo Heru-sa-Aset ( Horus, figlio di Iside ), ha come diretta conseguenza la relazione del nome di Bast all’ “anima di Iside ” (ba-Aset) mutandone il suo nome  in una forma di questa dea diventata poi sì popolare. In  Bast era una dea  lunare.

Una leggenda racconta che Bastet, morsa da uno scorpione, fu guarita da Ra:
“Ra infuriato, provocò una siccità, quando si fu calmato, mandò Thot a cercare Bastet in Nubia, dove lei si era nascosta sotto forma della dea leonessa Sekhmet. Navigando il Nilo, Bastet si era bagnata nel fiume in una città sacra a Iside, trasformandosi di nuovo in gatta entrando a Bubastis, la città dei gatti, fu trovata da Thot … per molti secoli gli egiziani hanno ripercorso il suo viaggio in venerazione dei gatti e della dea Bastet”.

La gatta era assimilata alla luna: come nei gatti le pupille nel buio della notte subiscono grandi variazioni così venivano paragonati ai cicli lunari.

Scrive in proposito Edward Topsell (Topsell’s Histories of Beasts):
“Gli Egizi hanno osservato negli occhi di una gatta le varie fasi lunari perché con la sua luna piena splendono di più mentre la loro luminosità diminuisce con la luna calante e il gatto maschio muta l’aspetto dei suoi occhi in relazione al sole, infatti quando il sole sorge la sua pupilla si allunga, verso mezzogiorno si arrotonda e la sera non si vede affatto e sembra che l’intero occhio sia omogeneo”.

Alcuni versi tratti dai geroglifici del tempio di Dendera confermano il legame di Bastet con Iside, si legge:
“Quando la vide, sua madre Nut le disse, sii leggera per tua madre, Tu sei più vecchia di tua madre perchè il tuo nome è stato Iside” .

Nella VI dinastia, il faraone Pepi I fece costruire nel suo santuario una cappella dedicata a Bastet, e anche la grande regina Hatshepsut fece scavare un santuario in onore della dea gatto nei pressi di Beni Hassan.

Il gatto quindi venne ritenuto sacro al sole e ad Osiride, la gatta invece consacrata alla luna e ad Iside.Un brano tratto dal “Le settantacinque lodi di RA” 1700 a.C. recita:
“Lode a te, o Ra, glorioso dio-leone, tu sei il grande gatto, il vendicatore degli dei e il giudice delle parole, il presidente dei sovrani e il governatore del sacro cerchio, tu sei il corpo del grande gatto”.

Gli Egizi chiamarono il gatto Myou, conferendogli da prima un ruolo di porta fortuna, riconoscendogli una natura amabile e disponibile, lo introdussero successivamente nella vita quotidiana di tutte le famiglie, con il compito di proteggere le provviste alimentari dai roditori e serpenti velenosi.

Si sono trovate decorazioni tombali che provano che i gatti venivano portati dagli egiziani nelle paludi per recuperare le anatre cacciate, ma l’amore per questi felini si spinge oltre portando alcuni genitori a dare il nome dei gatti (Myoun… Mit… Mirt… Miut) alle proprie figlie femmine. E’ stata ritrovata a Deir el Bahri nel tempio del re Mentuhotep una mummia di una bambina di 5 anni dal nome Mirt.

Immagini dei gatti comparvero anche su oggetti di vita quotidiana, gioielli, braccialetti d’oro, amuleti e anelli ma il gatto fu anche rappresentato in moltissime statue in bronzo destinate per lo più a scopi funerari.

La gran parte delle statuette aveva le orecchie forate con orecchini d’oro o d’argento e occhi intarsiati di pietre semi preziose.

Dei gatti Erodoto scrive: “E quando scoppia un incendio, ai gatti succede qualcosa di veramente strano, gli Egiziani lo circondano tutt’intorno pensando più ai gatti che a domarlo, ma gli animali scivolano sotto o saltano sugli uomini e si gettano tra le fiamme. Quando questo succede, in Egitto è lutto nazionale, gli abitanti di una casa dove un gatto è morto di morte naturale si radono le sopracciglia, i gatti vengono portati in edifici sacri dove vengono imbalsamati e seppelliti nella città di Bubasti.”

Da scavi archeologici nelle rovine di Tell Basta (nome attuale di Bubastis) è stato ritrovato un grandissimo cimitero di gatti mummificati, infatti questi felini subivano lo stesso processo di imbalsamazione delle mummie reali, poi bendati con gli arti distesi e seppelliti con vicino ciotole per il latte e oggetti che ne garantivano la sopravvivenza nell’aldilà.

Il gatto di colore nero era il prediletto perché associato al colore della notte e al colore nero del limo portatore di fertilità e rinascita dopo le inondazione del Nilo.

Infine anche nell’Islam si trova traccia del gatto:
Si narra che Maometto, intento a leggere con un braccio allungato sul tavolo, fu avvicinato da un gatto che gli si sdraiò sulla manica della sua tunica, arrivata l’ora della preghiera Maometto guardando dormire beatamente il gatto non volle svegliarlo credendo che il felino stesse, nel suo sonno, comunicando con Dio (Allah). Preferì quindi tagliarsi la manica della tunica per andare a pregare. Al ritorno dalla preghiera il gatto, riconoscente gli fece tante fusa e Maometto commosso gli riservò un posto in paradiso ponendogli per 3 volte le mani sulla schiena gli donò la capacità di cadere sempre sulle zampe senza farsi male.

SIMBOLOGIA PSICOLOGICA DEL GATTO

Il Bello della Psicologia

Scritto dalla Dott.ssa Annalisa Barbier

“Il gatto non ci accarezza: accarezza se stesso contro di noi”, diceva Antonie Rivarol a proposito della peculiare attitudine del gatto di soddisfare immediatamente le sue necessità sensuali, pur mantenendo le distanze “emotive” dal resto del mondo.

Le diverse mitologie riconoscono ed attribuiscono al simbolismo felino una grande importanza: gli antichi egizi associavano il gatto alla luna e ne dedicavano la figura  alla dea -gatta Bast o Bastet, che veniva raffigurata come una donna dalla testa di gatto o dalle complete fattezze di gatto, associandolo simbolicamente alla notte, alla fertilità e alla gioia.  Nel “libro dei morti” si dice che i gatti fossero alleati del sole ed in grado di distruggere i suoi nemici. Poiché erano adorati come animali sacri alla dea Bast, i gatti erano ritratti in numerose statue e la loro morte – cui faceva seguito la mummificazione e la sepoltura in…

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Sesso in antico Egitto

Frutto della cultura di antichi contadini e allevatori, la mentalità egizia non poteva guardare al sesso che come al più naturale degli atti, e come al più potente simbolo di fecondità. La loro religione politeista intrisa di naturalismo dava all’atto sessuale il valore che esso ha nella natura, con il giusto equilibrio di amore, procreazione e piacere; non esistevano dunque i veti di culture posteriori, e quest’assenza diede del sesso una visione più sana, senza la morbosità dei Greci e dei Romani o anche della cultura moderna.

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Un tale simbolo di fecondità creativa occupò un posto importante nella religione, a partire da Osiride, simbolo della vegetazione e della fecondità della terra, che ancora nei Bassi Tempi è rappresentato disteso e mummiforme, mentre dalle bende sorge il fallo, simbolo dell’energia vitale che sconfigge la morte.

Ben noto è il dio Min, caratterizzato dal fallo eretto, simbolo di fecondità assoluta, ossia della divinità, dell’uomo e della terra; la stessa simbologia passò ad Amon-Min con il sincretismo delle due figure. Ad un livello più umano troviamo di fronte all’immagine di Hathor, a Deir el Bahari, degli ex-voto in forma di modelli di falli in legno e pietra, con cui si voleva pregare la dea di concedere dei figli.

Delle rappresentazioni di unione sessuale si trovano nelle theogamie, ma in questi casi il rapporto fra donna e dio era simbolizzato dalle loro mani allacciate, mentre il dio avvicinava alle narici della donna il simbolo ankh (vita). Nei geroglifici l’immagine del fallo era usata nel segno biconsonatico “mt” e in molte parole come “seme”, “progenitura”, “gloria”, “concubina”. La vulva era rappresentata solo nei simboli geroglifici per “donna”.

Sovente delle dee dell’amore, come Quadesh, o della divina procreazione, come Nut (il cielo che al mattino partoriva il sole) erano rappresentate nude, e il triangolo pubico è trattato con estrema semplicità e purezza, non essendo nè oggetto di particolare rilievo nè di censura.

Nelle pitture egizie la nudità dei giovani appare in tutta la sua semplice purezza; le serve, giovani adolescenti, sono in genere vestite di una semplice centurina che cinge i fianchi come motivo ornamentale, e questo non era che la più semplice normalità. Altro caso è quello di un papiro erotico, conservato al Museo Egizio di Torino, che però è di carattere satirico e non ufficiale; si tratta in effetti di un documento non ufficiale e satirico-erotico in cui le scene sono di gusto goliardico-lupanaresco.

Il Kamasutra egiziano

www.ilsegnocheresta.it

Il primo manuale del sesso, rinvenuto in un fragile vaso di terracotta è un papiro dell’antico Egitto, conservato nel museo Egizio di Torino e toglie il primato al Kamasutra, celebre trattato indiano che contiene i segreti dell’arte amatoria.

Il documentario trasmesso da History Channel ci presenta una visone di un Egitto cosmopolita, aperto all’esterno e con un sano senso dell’erotismo.

Immagini sorprendenti, insolite per noi abituati a geroglifici e scene di vita quotidiane raffigurati sule pareti delle  tombe egizie, che ci hanno tramandato un’idea di popolo rigido e represso.

Queste immagini invece descrivono con dovizia di dettagli le acrobazie sessuali più antiche della storia.  Il papiro erotico, esemplare rarissimo e unico nel suo genere,  ci permette di confrontare le emozioni e i desideri degli egizi di cui non sappiamo nulla.

Greci e romani dalla sessualità spiccata hanno lasciato molte tracce, ma sull’Egitto la storia per pudore, ha calato…

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Il Maschile e l’illusione “maldestra” del possesso — Psicologia Alchemica

Spesso gli eventi recenti di cronaca hanno messo in risalto il “gioco” del maschile con il femminile (un po’ come accade tra il gatto ed il topo), che ha assunto forme sempre più “aggressive”, dal ricatto del cyberbullismo attraverso il “materiale” videopornografico fino al femminicidio reale e non più virtuale. Eppure queste manifestazioni attuali hanno […]

via Il Maschile e l’illusione “maldestra” del possesso — Psicologia Alchemica

L’Arte del Cunnilingus

Vi propongo un articolo tratto da un promettente blog cui rivolgo la mia stima e incoraggiamento , per l’audacia e lo sprint con il quale affronta tematiche caldeggiate dalla scrivente condita con una buona dose di umorismo ed ironia.
Buona lettura

amorefilosofico (v.m. 18 anni)

immagine presa dal web immagine presa dal web

Guida pratica per rimanerne soddisfatti.

Per lui

#1. Barba

Il cunnilingus non prevede mezze misure, perciò è necessario rasarsi a pelle o lasciarsi la barba lunga: entrambe queste condizioni sono accettate e vanno bene. Tenere invece la barba dei tre giorni può essere terribilmente doloroso per la compagna, causare irritazione e nei casi più gravi morte.

#2. Non avere fretta

Tenere a bada il batacchio è difficile, si sa, ma l’etichetta vuole che sia concesso il giusto tempo al cunnilingus, non è sufficiente dare due pennellate e via. Per quanto riguarda il minutaggio è una scelta che spetta alla partner, sarà lei a decidere quando farvi smettere, perciò evitate di programmare il timer dello smatphone che non state giocando a Taboo.

#3. Attento ai gomiti

Così come a tavola, quando si pratica il cunnilingus bisogna stare composti, ed evitare in particolar modo di conficcare i…

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Eros e Logos: energia vitale e pianificazione

Si deve al filosofo greco Platone lo sviluppo del concetto idealistico di Eros che influenza ancora il pensiero della società attuale.  Platone non considera l’attrazione fisica una componente fondamentale dell’amore e con questa accezione l’amore platonico è rimasto ancora nel linguaggio attuale ad indicare una relazione molto intensa tra due persone che trascende dall’attrazione sessuale. Ma il concetto è in realtà più complesso.
Nel famoso dialogo scritto da Platone, il “ Simposio”, ciascuno degli interlocutori, scelti tra il fiore degli intellettuali ateniesi, espone con un ampio discorso la propria teoria sull’Eros. In questo dialogo Platone considera che inizialmente nei confronti di una persona si può provare amore o Eros, nella sua componente di attrazione fisica, ma la contemplazione può portare questo sentimento a divenire un apprezzamento della bellezza spirituale, o della bellezza in senso ideale. L’Eros può aiutare l’anima a “ricordare” la Bellezza nella sua forma pura. Ne segue che l’Eros può contribuire alla comprensione della Verità.
Da ricordare che per Platone gli oggetti fisici sono rappresentazioni impermanenti di idee immutabili e che solo la conoscenza delle Idee conduce alla Verità. Il mondo delle Idee infatti è perfetto. Le idee non sono però semplici rappresentazioni mentali frutto del nostro intelletto, non fanno parte del mondo fenomenico e si possono vedere solo con l’occhio della mente. Stanno in un altro mondo, l’iperuranio, e sono il vero essere.

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Un altro concetto cardine è la metempsicosi o trasmigrazione delle anime, secondo la quale l’anima, prima di trasmigrare, ha contemplato gli esemplari perfetti delle cose, per cui la conoscenza, per Platone, è reminiscenza o anamnesi, non deriva dall’esperienza, ma è innata.
In definitiva Platone considera l’Eros desiderio di completezza e unione, espressione di un bisogno di saggezza e verità. In questo senso diventa sinonimo della filosofia, che per definizione significa amore per la saggezza. E dal momento che la saggezza è la più grande delle virtù ne consegue che l’Eros esprime il desiderio per il bene più grande. Il bene di cui si parla è assoluto, cioè unico, perfetto, eterno e immutabile.
Platone considera dunque la passione erotica come un desiderio che guida l’essere umano in tutte le aspirazioni della vita. A causa della nostra finitezza, non ci è possibile raggiungere la perfezione e mantenerla in modo duraturo. Ma la perfezione dell’uomo non consiste tanto negli obiettivi che si propone di raggiungere, ma nella direzione seguita. Le idee perfette, infatti, fungono da riferimento nelle nostre azioni e ci portano a migliorare, a maturare e ad avvicinarci alla perfezione attraverso un processo evolutivo.
Il fondamento dell’impulso erotico è il poter procreare, rinnegando la morte. Creare, non solo in senso fisico, ma anche opere del pensiero che ci garantiscono l’immortalità. In definitiva, l’eros, ovvero la passione amorosa intesa in senso lato, è l’espressione del nostro desiderio di trascendenza e di immortalità. Il punto di riferimento è l’idea assoluta di bellezza (che è tutt’uno con il bene). L’amore, nella sua soggettività, ha un altissimo valore, espressione dell’aspirazione verso la bellezza ed elevazione progressiva dell’anima al mondo dell’essere, al quale la bellezza appartiene, per cui avvicinarsi all’idea di Bellezza significa avvicinarsi all’Essere e alla Verità.
Nella psicologia freudiana l’Eros, chiamato anche libido, è l’istinto alla vita innato in tutti gli esseri umani. Non è solo sessualità, è il desiderio di creare, produrre e costruire. E’ teso all’ auto-soddisfazione e alla conservazione della specie. Nella sua teoria psicoanalitica Freud oppose all’Eros l’istinto distruttivo di morte detto Thanatos. Questa pulsione porta negli uomini aggressività, sadismo, distruzione, violenza e morte. Le due pulsioni opposte, Eros e Thanatos, convivono in uno stesso individuo e nell’umanità e sono in conflitto.
Freud introduce anche il concetto di sublimazione della libido: tramite questo meccanismo le pulsioni sessuali o aggressive vengono “spostate” verso mete non sessuali o aggressive nell’ambito della ricerca, delle professioni o dell’attività artistica. In questo modo, «la pulsione sessuale mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di spostare la sua meta senza nessuna essenziale diminuzione dell’intensità. Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un’altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima».
Nel 1925, per difendersi da alcune accuse che la sua teoria aveva suscitato, Freud spiegò che il suo concetto di energia sessuale è più in linea con la visione platonica dell’Eros così come espressa nel Simposio che con l’uso comune della parola sessualità.

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Nella psicologia analitica di Carl Jung Il Logos, termine greco che indica razionalità, viene indicato come l’opposto dell’Eros. Jung considera il Logos come un principio maschile mentre l’Eros è un principio femminile.
Secondo Jung nell’inconscio sono presenti due archetipi antropomorfici, chiamati anima e animus, elementi dell’inconscio collettivo. Nell’inconscio maschile è presente un principio femminile, l’anima, che è caratterizzato dall’Eros. Nell’inconscio femminile è presente il principio maschile , l’animus, che è caratterizzato dal Logos.
Attraverso il processo di “individuazione” un uomo diviene cosciente della sua parte femminile, l’ anima, e dell’Eros. Una donna, invece, diviene più cosciente della sua parte maschile, l’Animus, e del Logos.
La combinazione dell’anima e dell’animus è nota come la coppia divina che rappresenta completezza, unificazione e totalità.
Nella sua essenza, il concetto junghiano di Eros non è dissimile da quello platonico. L’Eros è desiderio di completezza, sebbene possa prendere inizialmente la forma di amore passionale. In realtà è più un bisogno di intimità psichica, desiderio di interconnessione e interazione con altri esseri viventi.
Secondo Roberto Assagioli, a livello mentale l’energia viene messa in moto dal pensiero attualizzato in maniera differente a seconda della tipologia caratteriale di ognuno. Il processo individuale nel quale la mente separa, analizza ed ordina è detto Logos.
L’essere umano può essere definito come un modello di trasformazione energetica, ispirata a modelli etici o a valori quali la ricerca di Dio, del bello, del giusto, forze propulsive tese verso un fine; l’energia del Logos è sincronica, unificante. L’energia dell’Eros è soggetta alla legge di attrazione e di causa-effetto. E’ una forza bipolare, una tensione verso gli istinti di conservazione, aggregazione e riproduzione; questi impulsi si differenziano in impulsi e desideri, si affinano nei sentimenti e si sublimano nelle aspirazioni più raffinate.
Dall’integrazione della forza vitale dell’Eros e del principio direttivo del Logos nasce la vita.
Assagioli identifica 6 funzioni psicologiche che l’Io coordina tramite la volontà:
• a livello fisico considera le sensazioni e gli impulsi o istinti
• a livello emotivo considera i sentimenti e le emozioni
• a livello mentale considera il pensiero, l’immaginazione e l’intuizione.
Queste sono schematizzate nella STELLA DELLE FUNZIONI
stella delle funzioni di Assagioli
1. Sensazioni: osservazione esteriore ed interiore
2. Emozioni, sentimenti
3. Impulsi, desideri, istinti
4. Immaginazione
5. Pensiero
6. Intuizione
7. Volontà
8. Io o Sé personale

L’Eros attiene alle funzioni inferiori della stella numerate 1,2 e 3. Il Logos alle funzioni superiori, 4,5 e 6.
Per uno sviluppo completo della personalità è necessario che tramite un atto di volontà si dia per così dire una forma alla materia, ovvero che le funzioni dell’Eros, come impulsi e sentimenti, siano canalizzati verso un obiettivo comune attraverso le funzioni del Logos, attuando un processo di integrazione di Logos e Eros. In altre parole l’energia, o forza vitale, o Eros si esprime proprio attraverso l’immaginazione, il pensiero, l’intuizione, e viene canalizzata verso un obiettivo tramite un programma complesso, frutto di un atto di volontà dell’Io. Nell’ Atto di Volontà Assagioli parla di pianificazione e programmazione della personalità.

Pianificazione e programmazione
Se osserviamo la vita contemporanea, scrive Assagioli, ci viene presentata una curiosa contraddizione. Si parla spesso di pianificazione e programmazione in campo economico, sociale e tecnico. Dall’altro lato, gli individui spesso vivono senza un piano personale ben definito e senza avere un programma di vita chiaro e consapevole. Eppure una condizione fondamentale per un piano di successo di qualsiasi genere è la pianificazione e la programmazione della vita personale.
La regola più importante di un piano è formulare, in modo chiaro e preciso, la meta che si intende raggiungere e poi tenerla sempre in mente, durante tutti gli stadi dell’esecuzione, che spesso sono lunghi e complessi.
Questo non è affatto semplice, considerando che nell’uomo esiste una tendenza a prestare più attenzione ai mezzi da utilizzare per raggiungere lo scopo, che allo scopo stesso, fino al punto di perderlo di vista. I mezzi spesso lo rendono schiavo. Per esempio l’uomo ha creato e costruito le macchine per incrementare potere e capacità, ma l’uomo molto spesso sopravvaluta l’importanza delle macchine ed invece di possederle, finisce con l’esserne posseduto. L’esempio dell’automobile è molto chiaro: è stata inventata come mezzo di trasporto veloce e confortevole ma attualmente è diventata uno status-symbol, un mezzo di auto-asserzione, un mezzo per scaricare tendenze represse. Infatti piuttosto che esserci preoccupati di inventare modelli in grado di ridurre l’inquinamento sono stati costruite automobili sempre più inquinanti e che richiedono un consumo più alto di carburante. L’automobile è diventata in sé una fonte di problemi e di stress come il parcheggio ed il traffico. Assagioli si riferisce agli anni settanta ma il messaggio è ancora molto attuale. Il processo ha portato alla degenerazione che viviamo oggi.
L’errore non è certo nella tecnologia ma nel modo in cui la utilizziamo, quando cioè perdiamo di vista lo scopo originale.
Lo stesso ci accade ad esempio con il denaro, che facilmente diviene uno scopo in sé, dimenticandoci che è solo un mezzo. Una volontà vigile ed energetica è indispensabile per mantenere i “mezzi” al loro posto, per esserne sempre padrona.
Un’altra condizione fondamentale di un buon programma è che lo scopo sia realizzabile, e non richieda capacità, impegno e risorse che non possiamo avere a disposizione. Se il programma è troppo ambizioso, dice Assagioli, è bene cambiarlo, per evitare frustrazioni ed altri effetti dannosi dell’essere vittima della volontà Vittoriana. Bisogna essere sempre preparati ad aggiustare le proprie aspirazioni. Flessibilità, dunque.
Altra regola fondamentale, la cooperazione. Un motivo ricorrente nel fallimento di molti piani è il fatto che le persone vogliono portare avanti tutto da sole.
Il programma in sé è un processo passo-dopo-passo ma che richiede di mantenere una vision d’insieme. E’ richiesta una visione trifocale: tenere sempre in mente il traguardo e lo scopo da raggiungere, il quadro generale delle azioni necessarie a raggiungerlo, la coscienza del passo successivo. Aver chiaro il prossimo passo, ma sempre in vista del raggiungimento di uno scopo più grande. E’ necessario anche che ogni passo sia compiuto al momento giusto e abbia una durata definita. Ogni fase ha il suo momento favorevole per essere compiuta, ma bisogna tenere sempre a mente la flessibilità del piano, perché la vita può riservare molti imprevisti.
Si può dire che la psicosintesi personale consiste essenzialmente nell’attualizzazione del proprio modello ideale. Una attenta pianificazione ed una paziente esecuzione di un piano di vita sono necessari se si vuole raggiungere la pienezza della propria esistenza e diventare tutto quello che possiamo diventare. Attenzione a non rendere il nostro piano di vita rigido e severo. Diamo spazio al processo di elaborazione, gestazione, accettazione, ed inoltre non dimentichiamoci di coordinare i nostri piani a quelli delle persone che ci circondano e alle regole degli ambienti in cui viviamo.

Un piano di vita è fondamentale ma anche un atteggiamento positivo è necessario al raggiungimento di uno scopo. Una delle tecniche più seguite negli ultimi anni è prendere a modello e sviluppare le qualità di quelle persone che possono essere definite vincitori, persone che hanno raggiunto alti livelli nella loro vita. Le loro principali qualità sono:
Il coraggio. Non significa assenza di paura ma capacità di dominarla. In generale il vincitore nutre una fiducia profonda nelle proprie capacità, nella vita, nelle persone e in qualche principio superiore che lo aiuterà nel momento del bisogno.
Capacità di visualizzare il futuro in modo positivo. Hanno chiaro il loro modello ideale, cosa vogliono essere ed ottenere e riescono a visualizzarlo nei particolari e con la certezza che il futuro è già presente.
Hanno capacità di sognare, ma anche di essere razionali e logici.
Sanno che un progetto si realizza passo dopo passo. Un grande progetto deve essere “fatto a pezzi” se si vuole renderlo attualizzabile. Un progetto troppo ampio scoraggia e confonde anche il più volitivo degli esseri umani, ma un grande progetto diviso in piccoli passi è molto più realizzabile. Non si lasciano prendere dallo sconforto se un intoppo li fa inciampare. Sono flessibili.
Hanno sempre chiara la visione di ciò che è necessario compiere nell’immediato. Sognano,ma non si limitano a sognare:compiono quelle azioni necessarie per trasformare il sogno in realtà. Spesso è importante cominciare.

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Sono coscienti che realizzare i sogni comporta impegno, lavoro, responsabilità, momenti difficili, sforzo, intuizione ma soprattutto la maggiore qualità richiesta è l’auto- disciplina, la capacità di tenere ben saldo in mente l’obiettivo da raggiungere, il piano per arrivare alla meta ed evitare come diceva Assagioli di confondersi nel cammino e perseguire non lo scopo ma i mezzi. L’auto-disciplina permette anche di superare ostacoli e sopportare la privazione in vista del raggiungimento di una soddisfazione più grande. Comporta il dover rinunciare a piccole soddisfazioni immediate in vista di una soddisfazione non immediata ma più grande. E’ perseveranza, resistenza, impegno, fiducia, auto controllo e la capacità di evitare eccessi che possono portare a spiacevoli conseguenze.

Programmare la propria vita richiede un serio e lungo lavoro preparatorio:non possiamo essere ciò che non vogliamo essere nella nostra interezza. Ricordate l’Eros e il Logos? Un piano perfetto deve soddisfare ognuna delle nostre parti, essendo espressione di una psico-sintesi. A volte, molto spesso, l’auto-disciplina non è possibile senza una considerevole dose di autostima e soprattutto bisogna avere sempre la certezza che il nostro modello ideale sia realmente “nostro”, ciò che corrisponde realmente ai nostri più profondi desideri e alle nostre aspirazioni.
Ritornando a Platone…abbiamo parlato dell’Eros sublimato di Freud, l’Eros come principio femminile opposto al Logos che esprime il bisogno di completezza, l’Eros di Assagioli a cui il Logos da la forma, il modello ideale in cui l’eros si esprime insieme al logos per dare il meglio di un individuo e permettergli di vivere una vita piena che sviluppi tutte le sue potenzialità. Un individuo che esprime le sue potenzialità esprime anche la sua spiritualità, si avvicina alla verità, al divino, all’essenzialità.

Erotismo: forma alchemica di comunicazione mistica

L’ erotismo è spesso associato alla sessualità e ai suoi piaceri, ma non è accezione corretta: trattasi di componente pervasiva del corpo e della psiche

Erotico

Per il dottor Eusebio Rubio , un esperto di salute sessuale, l’erotismo è la dimensione umana derivante dalla possibilità di sperimentare il piacere sessuale e, oltre i livelli di manifestazione biologica, in sé racchiude componenti mentali, quali rappresentazioni, simbolizzazioni, significati sociali e loro regolazione, tali da rendere l’ erotismo una caratteristica specificamente umana.

Di solito, l’ erotismo è associato ad esperienze sessuali in particolare nell’accezione di “rapporto fisico”.

È condizionato all’atto di amare, in realtà si può avere esperienza erotica in contesti non -amatori, anche senza la presenza di una coppia.

Il Dr. David Barrios , sessuologo clinico e psicoterapeuta aggiunge che, sebbene l’ erotismo abbia basi fisiologiche , è soggetto a processi di apprendimento per tutta la vita. “Gli stimoli che innescano la risposta sessuale umana sono innumerevoli, la maggior parte con una percezione personale di esperienze individuali, temperati da una serie di emozioni e motivazioni .

L’ erotismo come espressione umana può essere concepita come un modo speciale di comunicazione e trascende l’individuo e la coppia di manifestare in letteratura, arti plastiche, la musica, o film “.

A CHE SERVE L’EROTISMO IN UN RAPPORTO

L’ erotismo è strettamente legato all’auto – conoscenza e lo studio delle sensazioni . Per gli altri specialisti in sessualità umana, come erotóloga Ana Ceron , una persona che riconosce i suoi sentimenti attraverso l’erotismo e lo vive come qualcosa di naturale e senza colpa ne ricava orgasmi più soddisfacenti, che sono necessari e sani perché aiutano a produrre gli ormoni essenziali per una sopravvivenza umana sana.

Al contrario, l’ignoranza verso il nostro corpo è responsabile di disfunzioni, come l’eiaculazione precoce e anorgasmia. Ana Cerón aggiunge che quando un bambino piccolo esplora il suo corpo e tocca i suoi genitali il primo monito perentorio è il “non toccarti “; quando si raggiunge l’adolescenza  e si esperisce la masturbazione , subentra in tali condizioni sperimentarlo  il più rapidamente come possibile, perché cresciuti con l’idea che la sessualità sia un male, e ci si stimolerà solo per raggiungere l’eiaculazione e senza esplorare i sentimenti .

Più tardi, nel caso una donna abbia l’ ansia di penetrazione sì grande non godrà  dell’ esplorazione del corpo del partner, non garantirebbe il piacere ricercato provocando in atto di penetrazione l’eiaculazione precoce . La donna subirà frustrazioni derivante dall’impossibilità di percepire l’orgasmo , perché le è stato così impartito che la ricerca del piacere non è atto consono. mediante educazione direttamente o implicitamente .

Qualora si sia aperti a sperimentare le sensazioni di un bacio, l’esperienza può essere più intima del un rapporto , ascoltare la respirazione del vostro amante durante il sonno può essere incredibilmente sexy , e si chiudono gli occhi e si prova a  descrivere a memoria parti del corpo del vostro patner può rivelarsi esperienza sublime.

L’ erotismo , come afferma la psicologa Lissette Valadez , comprende, unifica, totalizza e umanizza la sessualità.

Ancor più incisiva sull’argomento è la penna di Claudio Marucchi, che nel suo testo “Erotismo e Spiritualità” descrive e delinea il varco sacro sessuale.

“La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.
La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella.
Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire L’Eros apre le porte al Sacro, ed è il modo più immediato per chiunque di aver un approccio al numinoso e al trascendente.
I misteri della sessualità mistica sono celati tra le pieghe dei testi sacri, spesso ben criptati, ma anni di pratica aiutano nella decodificazione. E’ un percorso che va abbinato alla propria crescita interiore, nel senso che i troppi condizionamenti che abbiamo sulla sessualità rendono necessario un lungo lavoro preliminare. Non è praticabile questo tipo di amore se si pensa che sia solo una questione tecnica. Vi è anche una “riesumazione” dell’istinto. In realtà un enorme lavoro sulla propria psiche è necessario viatico per la resa nell’ambito della sessualità mistica. E’ una questione che concerne anche l’etica. Uno deve aver fatto i conti con imbarazzi o vergogne, paure, sindrome da abbandono, gelosie, possesso, attaccamenti, territorialità, identificazione nel partner e tutto ciò che normalmente contraddistingue un rapporto di coppia. Chi crede di poter fare a meno di questo lavoro, oppure si nasconde giustificando in qualunque modo la seppur minima presenza di tali “sentimenti”, si sta prendendo in giro da solo. Libertà e Amore devono essere una cosa sola… e la sola cosa! Il resto è pietra d’inciampo e serve solo a giustificare le proprie mancanze.”

Eros ed Eris, il potere del desiderio ed il desiderio del potere… — Psicologia Alchemica

“Totus mundus in maligno positus est” ma “Transit Eros in Eris” (Le dimore filosofali. Fulcanelli) L’antica conoscenza ermetica ci trasmette una paradossale informazione, quando si parla di energia vitale, di Fuoco, dello stesso Solfo, come di quello che causa movimento, di ciò che fa fiorire un fiore o ancora come quello che causa un terremoto, […]

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Arroyo – Ancient Egypt – Music of the Age of the Pyramids

Un tuffo nelle sonorità dell’antico Egitto, varcando la soglia spazio-temporale.  Buon ascolto

 

L’Egitto e la Magia

 

Magia

Pratica e forma di sapere esoterico e iniziatico che si presenta come capace di controllare le forze della natura; è stata oggetto, in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose.

(Fonte: Treccani.it)

Matriarcato in Sardegna, realta` o fantasia? —

Ci si interroga spesso sul “Matriarcato” residuo (o presunto tale) diffuso in Sardegna, un fenomeno che ha radici antichissime e quasi scomparso nell`ambito delle societa` contemporanee e “moderne”, ma che secondo alcuni pare trincerarsi nell`isola all`interno di quelle comunita` isolate ancora scarsamente colonizzate dal fenomeno globalizzante del “Patriarcato”. Ma da dove arriva esattamente questo fenomeno […]

via Matriarcato in Sardegna, realta` o fantasia? —

Il culto di Iside

Iside,archetipo per eccellenza dell’anima compagna,  si  inserisce nella categoria delle grandi Dee Madri, in quanto Dea di fertilità che insegnò alle donne d’Egitto l’agricoltura.
La sua devozione ad Osiride fu tale che Lei potè salvarlo dalla morte per ben due volte, ricomponendone i pezzi e restituendogli la vita.
Iside rappresenta la ricerca suprema dell’anima gemella, l’uso consapevole del potere femminile dell’amore e del misticismo.

Papyrus

Papyrus


Il mito

Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.
Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Iside dalle braccia alate, prima figlia di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e del dio della piccola terra Geb, nacque nelle paludi del Nilo il primo giorno di uno dei primi anni della creazione.
Fin dal principio Iside rivolse un occhio benevolo sul popolo della terra, insegnando alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere e ad addomesticare gli uomini a sufficienza per riuscire a vivere con loro. La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta dall’inondazione delle sue rive.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione. Tutti amavano Iside e Osiride – tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello.
Per porre fine al loro dominio idilliaco, Set assassinò Osiride e ne depose il cadavere in una bara, intorno alla quale, col tempo, crebbe un grande albero.
La Dea, travolta dal dolore si tagliò i capelli e si strappò le vesti soffrendo per la perdita subita. Setacciò ogni angolo alla ricerca del suo innamorato e dopo molto vagare giunse in Fenicia, dove la regina Astarte fu presa da pietà per lei senza tuttavia riconoscerla e la prese come nutrice del principe ancora bambino.
Iside curò tanto bene il piccolo da metterlo come fosse stato un ciocco nel focolare del palazzo, dove la madre, terrorizzata, lo trovò fumante. Essa afferrò il piccolo e lo estrasse dalle fiamme, annullando in tal modo la magia che Iside stava effettuando su di lui per dargli l’immortalità. Iside fu chiamata a spiegare il suo comportamento e così venne rivelata l’identità della Dea e raccontata la sua ricerca. Allora Astarte ebbe a sua volta una rivelazione: che il fragrante albero di tamarindo nel giardino conteneva il corpo del perduto Osiride.
Iside riportò finalmente il cadavere in Egitto per sepellirlo ma il malvagio Set non si diede per vinto: animato dalla più feroce crudeltà, tagliò Osiride in quattordici pezzi che sparpagliò attraverso l’Egitto.
Senza perdersi d’animo, Iside si trasformò in uccello e percorse il Nilo in lungo e in largo, raccogliendo ogni frammento di Osiride. Nel collocare ciascun frammento l’uno accanto all’altro, servendosi della cera per unirli, Iside si accorse che mancava il fallo di Osiride; per questo motivo, essa ne plasmò uno nuovo usando l’oro e la cera.
Successivamente, grazie ai suoi poteri magici, Iside fece rivivere Osiride per un breve lasso di tempo. Fu in questa occasione che inventò i riti di imbalsamazione per cui gli egizi sono ancora famosi e li eseguì sul corpo di Osiride, pronunciando delle formule magiche: il dio risorse vivo come lo è il grano dopo le inondazioni primaverili in Egitto. E la magia del loro amore le permettè di concepire un figlio suo.
Quel bambino, il dio Horus con la testa di falco, divenne forte e possente – e la sua forza lo spinse a vendicarsi di Set per l’assassinio di Osiride. Ma Iside, madre di tutte le cose, non gli permettè di distruggerlo fino in fondo.
Su Iside esiste un altro racconto.
Decisa ad avere il potere su tutti gli altri dei, essa forgiò un serpente e lo mandò a mordere Rà, il maggiore degli dei. Ammalatosi e sempre più debole, Ra mandò a chiamare Iside perché applicasse i suoi poteri curativi alla ferita. Ma la Dea dichiarò di non avere il potere di liberarlo dal veleno se non sapeva il nome segreto del dio, il suo nome di potenza , la sua essenza. Ra esitò e tergiversò, ma diventava senpre più debole. Infine in preda alla disperazione fu obbligato a bisbigliare il nome a Iside. Lei lo guarì ma Rà aveva pagato il prezzo per darle un potere eterno su di lui.

Iside e Osiride
Il culto
Il culto e la religione di Iside-Osiride fu molto lunga (migliaia di anni) e subì forti variazioni fra la forma antica, 3000 AC e la forma ellenistica con misteri e iniziazioni (500 AC, di cui abbiamo notizie da Plutarco).
Iside fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Dall’epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Da qui il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all’inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l’impero romano.
Quando era nata in egitto, il nome della Dea era Au Set che significa regina eccellente o semplicemente spirito. Ma i greci colonizzatori alterarono la pronuncia fino a farne il nome familiare Iside, un nome che venne usato per generazioni allorchè il culto della Dea si diffuse dal delta del Nilo alle rive del Reno. Come Ishtar, anche Iside assume le identità di dee minori finchè fu riverita come la Dea universale della cui femminilità totale le altre dee rappresentavano solo dei singoli aspetti.
Essa divenne la signora dai diecimila nomi il cui vero nome era Iside.
Poi crebbe diventando Iside panthea (tutte le dee).
Durante il suo sviluppo nell’ impero romano il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea molto festose e ricche. Le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell’ influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castita’ alla dea Iside.
Nella forma più antica invece, Osiride era la Luna e Iside la natura, Urikkitu, la Verde. Ma in seguito essa divenne la luna – sorella, madre e sposa del dio della luna.
Era la moglie dolente e tenera sorella, era colei che apportava la cultura e dava la salute.
Era il trono e la quindicina di dee. Era una forma di Hathor oppure questa era una sua forma. Era anche Meri, la dea del mare e Sochit il campo di grano. Ma rimase eternamente per i suoi fervidi seguaci la venerata dea che era essa stessa tutte le cose e che aveva promesso: “vivrete nella grazia, vivrete gloriosi nella mia protezione e quando avrete compiuto tutto il tratto di via che vi è stato assegnato e scenderete nel mondo sotterraneo, anche lì vedrete me, così come mi vedete ora, splendente… e se vi mostrerete obbedienti alla mia divinità, saprete che io sola vi ho permesso di estendere la vostra vita al di là del tempo assegnatovi dal vostro destino”.
Iside che vinse la morte per riportare il suo amato alla vita, può con altrettanta facilità abolire la morte per i suoi seguaci pieni di fede. Solo l’onnipotente iside era colei che poteva proclamare: io vincerò il fato.

Attributi
Iside, La luna, è anche Madre Natura, che è sia buona che cattiva. Tollera tutte le cose, proprio come nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il Tifone-Set, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.
Iside viene mostrata mentre decreta che non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
Iside aveva due aspetti: Natura e Luna. Essa era la madre, la creatrice, la nutrice di tutto, ed era anche la distruttrice.
Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza.
Iside è Maat, la Sapienza Antica. Ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre, la capacità innata, intrinseca di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco. E’ la sapienza dell’istinto.
Iside era vergine e madre, spesso rappresentata col bimbo in braccio.
Iside, nel periodo del lutto, era vestita di nero, oppure era essa stessa nera. Come la vergine nera dei santuari europei, che le è così strettamente collegata, essa era una Dea della guarigione.
Di Iside era detto: “dove tu guardi pietosa, l’uomo morto ritorna in vita, il malato è guarito”.
Le statue nere di Iside possiedono anche un altro significato. Plutarco dice che “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole – Osiride – e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.”


Il velo di Iside
Il velo colorato di Iside è simile al velo di Maya di cui parla la filosofia indiana.
Esso rappresenta le molteplici forme della natura nelle quali è rivestito lo spirito.
L’idea è che lo Spirito Creativo si rivestì in forme materiali di grande diversità e che l’intero universo che noi conosciamo fu fatto in questo modo, è cioè la manifestazione, sotto forma materiale, dello spirito del Creatore.
Plutarco disse : Iside è il principio femminile della natura e quello che è in grado di ricevere tutto ciò che è creato; a causa di ciò è stata chiamata “Nutrice “ e “Omni-ricevente” da Platone…
Perciò la veste o velo di Iside è la forma continuamente mutevole della natura, la cui bellezza e tragedia vela ai nostri occhi lo spirito. Questo perpetuo gioco reciproco nel mondo manifesto, che comprende gli oggetti esterni, gli alberi, le colline, e il mare, come pure gli altri esseri umani ed anche noi stessi, i nostri corpi, le nostre reazioni emotive, l’intero dramma del mondo, ci sembra possedere una tale realtà assoluta che non pensiamo a metterla in dubbio. Tuttavia in alcuni momenti di particolare intuizione, indotti forse dal dolore o dalla sofferenza o da una grande gioia, possiamo improvvisamente renderci conto che ciò che costituisce l’ovvia forma del mondo, non è quella vera, quella reale.
E’ detto che l’essere vivente viene afferrato nella rete o velo di Iside, e ciò significa che alla nascita dello spirito, la scintilla divina che è in ognuno, fu incorporata o afferrata nella carne.

Iconografia
Iside è spesso simboleggiata da una vacca, in associazione con Hathor, ed è raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell’iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente viene raffigurata con una donna vestita, con in testa il simbolo del trono, che tiene in mano un loto, simbolo della fertilità. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco, che si trova utilizzato per assicurare le vesti egiziane. L’esatta origine del simbolo è sconosciuta, ma probabilmente rappresenta la resurrezione e la vita eterna.

Simboli
Nei rituali pubblici celebrati in suo onore, nella festa della fertilità, e nel mese di Hathor, novembre, erano portati in processione un fallo, rappresentante Osiride, e un vaso pieno di acqua che lo precedeva. La coppa e il fallo sono gli eterni simboli della generazione che ricorrono sempre. Li troviamo nei riti primitivi – la torcia, che è chiamata l’uomo, e la coppa in cui penetra, che è detta la donna. Il foro nella terra al centro dell’accampamento in cui ogni soldato romano gettava la sua lancia; il calice del santo graal, nel quale era conficcata una lancia che faceva gocciolare eternamente sangue, la sacra fonte battesimale fertilizzata dall’immersione della candela accesa.

Pane ed eros, immagini dalla mostra “L’anatomia della coppia” — Andrea Musacci Freelance

Qui la mia recensione della mostra. Sarà visitabile fino al prossimo 25 settembre la personale di fotografia di Maria Chiara Bonora, ferrarese classe 1980, dal titolo “L’anatomia della coppia”, allestito nel doppio spazio dell’Hotel Annunziata (Piazza della Repubblica, 5) e Poltrona Frau di Paolo Gavioli (Corso Porta Mare, 8/a). Ventiquattro fotografie per questa provocatoria esposizione […]

via Pane ed eros, immagini dalla mostra “L’anatomia della coppia” — Andrea Musacci Freelance

L’erotismo nell’arte sacra

lurlodimunch

IL MARTIRIO DI SAN SEBASTIANO (Guido Reni – Pinacoteca Nazionale, Bologna)

Un’icona Gay.

“…nell’attimo in cui scorsi il dipinto, tutto il mio essere fremette d’una gioia pagana. Il sangue mi tumultuò nelle vene, i lombi si gonfiarono quasi in un empito di rabbia. La parte mostruosa di me ch’era prossima a esplodere attendeva ch’io ne usassi con un ardore senza precedenti, rinfacciandomi la mia ignoranza, ansimando per lo sdegno. Le mani, affatto inconsciamente, cominciarono un movimento che non avevano imparato mai. Sentii un che di segreto, un che di radioso, lanciarsi ratto all’assalto dal didentro. Eruppe all’improvviso, portando con sé un’ebbrezza accecante…(Yukio Mishima, Confessioni di una maschera)

IL MARTIRIO DI SANT’AGATA (Sebastiano del Piombo – Palazzo Pitti, Firenze)

Un immagine BDSM?

L’ESTASI DI SANTA TERESA D’AVILA (Gian Lorenzo Bernini – Santa Maria della Vittoria, Roma)

Sia Stendhal che il Marchese De Sade furono colpiti dalla conturbante bellezza di questa statua…

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Schopenhauer. La metafisica dell’amore sessuale

La volontà umana, quale oggettivazione della volontà intesa nel senso cosmico, si manifesta nella maniera più profonda e radicale nella sfera della sessualità, nella quale è volontà di vivere e di conservarsi sia come specie, sia come individui: «Le parti genitali, molto più di qualsiasi altro organo del corpo, sono soggette alla volontà sola e sottratte alla conoscenza: la volontà vi manifesta anzi la propria indipendenza dalla conoscenza. […] Ne risulta che i genitali costituiscono il vero punto focale della volontà, e quindi il polo opposto al cervello, che rappresenta l’intelligenza, ossia l’altra faccia del mondo, il mondo come rappresentazione». Schopenhauer insiste molto e ripetutamente su questo concetto chiave, sia nell’opera, sia nei Supplementi, fra i quali uno dei più popolari è la Metafisica dell’amore sessuale.

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

La scelta sessuale

La profonda serietà, con la quale noi uomini esaminiamo accuratamente ogni parte del corpo di una donna — e quest’ultima, per parte sua, fa lo stesso con noi —, la scrupolosità critica, con la quale studiamo una donna che incomincia a piacerci, la caparbietà della nostra scelta, l’apprensione, con la quale lo sposo osserva la sposa, le precauzioni, che egli prende per non essere ingannato e il grande valore che egli attribuisce a ogni perfezione o imperfezione delle principali parti del corpo, tutto ciò è pienamente commisurato all’importanza del fine. Infatti, il bambino che nascerà dovrà portare per tutta la vita una parte del corpo di quel genere: se, per esempio, la donna è anche solo un po’ storta, questo difetto potrà facilmente provocare nel figlio una gobba, e così in ogni altro caso. Non si ha naturalmente coscienza di tutto questo: anzi, ciascuno di noi crede di essere tanto difficile nella scelta solo negli interessi della propria voluttà, che invece non è assolutamente coinvolta nella decisione, mentre quella scelta, data la nostra particolare corporatura, è tale da corrispondere esattamente all’interesse della specie, il cui compito segreto è quello di mantenere il più possibile puro il tipo. L’individuo lavora qui, senza saperlo, in vista di un fine superiore, in vista della specie: ecco perché attribuisce tanta importanza a cose che, come tali, potrebbero, anzi dovrebbero essergli indifferenti.

(A. Schopenhauer, Metafisica della sessualità)

IL Sesso nel Medioevo

Il Medioevo è da sempre considerato un’età buia, caratterizzata dal bigottismo e dalla repressione, conseguenze di una forte religiosità, criticata ampiamente in età  illuministica e moderna. Sembra dunque chiaro, in quest’ottica, che il sesso sia un argomento tabù e che tutte le pratiche sessuali siano considerate non solo immorali ma anche peccaminose e in qualche modo influenzate dal demonio. Ma è davvero così?

Scandalo scuola: bimbi autistici gestiti da Coop

Scandalo scuola, bimbi autistici gestiti da Coop. I bambini autistici, nella maggior parte dei casi, vengono seguiti nel loro percorso sco­lastico da insegnanti di sostegno qualificati, assunti, però, da coo­perative che ne assistono il percorso, con contratti a tempo determi­nato, senza concorso, e che, però, stranamente, vengono pagati a stagione. Così il servizio pubblico risparmia tre mesi di stipendi, pe­raltro inferiori a quanto percepito dagli insegnanti di ruolo. Inoltre, sulle assunzioni di codesto personale, chi controlla? C’è persino ri­schio di licenziamento grazie al jobs act, per coloro che tentano di far valere i propri diritti. Un vero e proprio scandalo.

I dati del Ministero dell’Istruzione, e in particolare quelli provenienti dal Dipartimento per l’Istruzione Speciale, mostrano un significativo aumento della diffusione dell’autismo tra i bambini, e specialmente tra quelli nati tra il 1987 e il 1992. L’incidenza e prevalenza indicano che il momento di intro­duzione dei vaccini e le modificazioni nel tipo e nell’incremento del numero dei vaccini inoculati contemporaneamente implica che i vaccini sono causa di autismo. Molti genitori affermano, difatti che lo sviluppo dei loro figli era normale finché non hanno fatto i vaccini all’età di circa 18 mesi. L’autismo ha raggiunto proporzioni epidemi­che. È evidente una situazione di pericolo per le future generazioni. In italia, tra l’altro, mancano le scuole Aba. Si tratta di un metodo di ricerca per modifica su principi del comportamentismo dell’ambien­te, atta a stimolareun tipo di risposta. Più figure professionali entra­no in gioco tra cui specialisti in psichiatria psicoterapia e operatori. Il suo costo è di circa 1300/1500€ al mese.

Su queste problematiche scandalo, abbiamo ascoltato il parere della Dottoressa Fiorella Corbi,Educatrice Professionale ed Esperta della Formazione.

: Scandalo scuola: bimbi autistici gestiti da Coop

Ana Rossetti. A un giovane con il ventaglio

 

 

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting - Pietro Longhi

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting – Pietro Longhi

Che affascinante è la tua inesperienza.
La tua mano rozza, fedele persecutrice
di una grazia ardente che indovini
nel viavai penoso dell’allegro avambraccio.
Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini
affinché attraversi
le rotonde soglie del piacere
e provi contemporaneamente sdegno e seduzione.
In quel larvato gesto che rischi
si scorga tua madre, inclinata
nella grigia balaustra del ricordo.
Ed i tuoi occhi, attenti al paziente
ed indimenticabile esempio, si socchiuderanno.
Mentre, adorabile
e pericolosamente, ti allontanerai.

Oltre il tempo e gli spazi

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Sovente mi pongo mille domande cui non trovo risposta ….  sul tavolo forse ricorderai ne troveresti mille, in pieno stile Fiorella… lì tutte in fila come le espressioni facciali con le quali comunicavano molto eloquentemente nonostante l’ostinato silenzio che proferivo. Sì è vero sono ancora alla ricerca  di risposte, credo che in questo atto oltre frontiera risieda il mio senso. Sei passato ad altra energia ventitré anni fa, ed è cambiato tutto…  e non è cambiato niente. Ti lascio comunque questi pensieri.

Amo le rose, e il modus vivendi che adotto   in qualche modo le riproduce… ordinata nel disordine  quando penso, quando elaboro e quando amo. Non credo tu possa leggere,  coniugo l’amore e le sue forme… il solito tran tran detestabile….  e allora cantiamo e stavolta la scelgo io: oltrepassiamo  “Azzurro”, “L’istrione”, “Reginella” e anche “Gli uomini non cambiano”.

Cantiamo questa nella speranza che prima o poi io cresca. Ovunque tu sia, sicura che tu ci sei in qualche modo dentro me

Ciao Papà

Makhmalbaf M. – Sesso e filosofia

Gustati “Sesso e filosofia” on line 

locandina sesso e filosofia

“L’amore è un concetto estensibile
che va dal cielo all’inferno,
riunisce in sé il bene e il male,
il sublime e l’infinito.”
Carl Gustav Jung

Perché il sesso dovrebbe ignorare la filosofia, che in greco significa, come è noto, “l’amore per il sapere”, visto che tutto che è amore lo riguarda da vicino? Che cos’è questa sorta di ossessione universale (il sesso) che dovrebbe scomparire quando ci si accosta alle pareti ripide del discorso filosofico?
Perché tutto sia attraversato dal sesso, compresi i concetti più rigorosi, quelli che formano l’armatura della metafisica come tanti piccoli archetti metallici: Tempo, Verità, Misura, Politica, Desiderio, Essere, Infinito, Immagine, Casualità… non hanno niente in comune con la questione del sesso, eppure nessuno esce indenne da un confronto con il desiderio…

Una riflessione poetica e simbolica sulla difficoltà di dare forma e significato all’universo ellittico dei sentimenti. Il film narra come, quando abbiamo la libertà di fare sesso, spesso perdiamo l’amore. Trattasi  del prezzo del modernismo, in questa pellicola Makhmalbaf declina la solitudine: cosi come  le montagne sono proprio l’una accanto all’altra, restano inevitabilmente solitarie nella loro unicità

Jan festeggia il suo 40 ° compleanno nella sua auto, accendendo 40 candele sul suo cruscotto, da solo, ma per un musicista cieco che canta “il 40 ° anniversario della sua solitudine”, come la pioggia piange empaticamente sul suo parabrezza.

L’acqua, la sorgente della vita, è la matrice che sotto forma di liquido amniotico e delle acque primordiali preserva e da inizio alla vita. Nelle antiche cosmogonie l’acqua, componente primordiale, è un principio vitale inteso come mezzo della rigenerazione. Nella forma di pioggia rende fertile e feconda la terra. Infatti la goccia, l’infinitamente piccolo, contiene l’infinitamente grande, come il seme contiene tutte le informazioni per dar seguito allo sviluppo della vita. L’acqua, sotto forma di vapore sale verso il cielo e si impregna delle energie astrali. Successivamente torna sotto forma di pioggia sulla terra, fecondandola con le energie catturate nella dimensione sottile. La terra trae giovamento, dalle informazioni ricevute dall’acqua, per la sua continua evoluzione. Nella teoria dei quattro elementi tradizionali l’acqua si pone al terzo posto: dopo il fuoco e l’aria e prima della terra. Questa posizione tra l’aria e la terra le spetta per quanto riguarda il movimento consentito dalla sua struttura. L’acqua rappresenta il femminile per eccellenza, in quanto è estremamente adattabile, passiva e ricettiva. Infatti allo stato liquido è flessibile, cambia la sua forma, adattandosi alle circostanze, aggirando gli ostacoli che incontra nel suo cammino.

Rosso colore dominante in molte scene della pellicola simboleggia l’estroversione e la forza di volontà. Incremento dei ritmi vitali è quindi sinonimo di forte passionalità, di grande personalità e di fiducia in se stessi, stimolo alla creatività e aumenta le capacità di autoconservazione.

Capolavoro vocativo è l’uso del linguaggio del corpo, in particolare l’attenzione che Makhmalbaf riserva al movimento delle mani (mudra). Nelle danze indiane trovano la massima espressività la danzatrice infatti comunica con il divino e con le mani racconta le pene dei mortali che chiedono il perdono; la danzatrice con i suoi gesti assume la sacralità divenendo così un tramite tra l’uomo e Dio.

La danza indiana comunica ed insegna qualcosa a chi la pratica e a chi la osserva. La gestualità delle mani, le espressioni del viso, lo sguardo e le movenze eleganti raccontano una storia e permettono di rappresentare la bellezza, l’amore ed il mondo ultraterreno. Tale concetto è abilmente esplicitato nelle sequenze del film che gradualmente accompagnano ad una visione più ampia dell’emotività del protagonista che muove le sue peculiari scelte.

Le mani giocano un ruolo fondamentale, i loro mundra (gesti) sono la forma di comunicazione non verbale più immediata e permettono di esprimere emozioni, sentimenti e concetti veri e propri.

Nella tradizione indiana ogni singolo gesto ha uno specifico significato, ma può avere anche diversi significati a seconda del modo e contesto in cui viene eseguito. Danza in questa pellicola rappresenta il fil rouge concettuale, espediente che esplicita un’armoniosa sequenza di posizioni stilizzate e simboliche ottenute combinando variamente passi, gesti e rotazioni del corpo.

Tecnica e consapevolezza del proprio corpo a ritmo di musica in modo corretto affinano le capacità espressive, per trasmettere emozioni e sentimenti. Lo scorrere del movimento del corpo , l’intensità dello sguardo infondono sicurezza e liberano dalle tensioni verso il desiderare oltre gli steccati del pensiero mediocre.

Scheda del Film

  • DATA USCITA: 14 aprile 2006
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2005
  • REGIA: Mohsen Makhmalbaf
  • ATTORI: Dalir Nazarov, Marian Gaibova,Farzova Beknazarova, Tahmineh Ebrahiova,Malahat Abdulloeva, Ali Akbar Abdulloev
  • SCENEGGIATURA: Mohsen Makhmalbaf
  • FOTOGRAFIA: Ebrahim Ghafouri
  • MONTAGGIO: Mohsen Makhmalbaf
  • MUSICHE: Nahid , Daler Nazarov, Vanesa Mai
  • PRODUZIONE: Makhmalbaf Film House,
  • DISTRIBUZIONE: BIM distribuzione,
  • PAESE: Francia
  • DURATA: 102 Min

La filosofia del marchese De Sade

Filosofia Teoretica

Donatien Alphonse François de Sade Donatien Alphonse François de Sade

C’è un primo scarto che traspare dalla scrittura di Sade da ciò che egli voleva fosse il suo sistema filosofico. Se la trascendenza viene negata con veemenza e con dovizie di argomentazioni logico-razionali, perché l’autore è ossessionato dal sacro in quanto luogo del trascendente e perché ha un bisogno continuo di negarlo, quando una volta per tutte la ragione ne ha dimostrato la natura effimera o chimerica, come spesso ama ripetere Sade? Gli serve forse come gesto profanatorio – che è anche ciò che lo stesso marchese dichiara in molti luoghi – dal quale trarre un surplus di godimento? Ma questa sembra una spiegazione insufficiente. Nel gesto sacro vive qualcosa che la società dell’Illuminismo tende a perdere, una mancanza irrecuperabile sulla sfondo della quale emerge la dicotomia fondamentale razionale/irrazionale, propria della cultura del Settecento. Più propriamente, si tratta dell’antica dicotomia razionale/a-razionale, presente già nel pensiero…

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Giovanna la Pazza: pellicola del 2001

Goditi “Giovanna la Pazza” in streaming on line

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Il 22 agosto del 1496 parte da Laredo una flotta diretta verso le Fiandre: l’infanta Giovanna, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, deve incontrare il suo promesso sposo Filippo, figlio dell’Imperatore Massimiliano. L’incontro è folgorante, è attrazione fatale e i due dimenticano i loro obblighi politici, abbandonandosi ai loro sentimenti. Ma la morte dei fratelli prima e della madre poi, fanno di Giovanna l’unica erede al trono e tali avvenimenti scateneranno una battaglia politica fra nobiltà castigliana e fiamminga, e una battaglia fra Giovanna e Filippo.

  • DATA USCITA: 20 settembre 2002
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2001
  • REGIA: Vicente Aranda
  • ATTORI: Pilar López de Ayala, Daniele Liotti, Giuliano Gemma, Manuela Arcuri, Eloy Azorín, Rosana Pastor, Guillermo Toledo, Héctor Colomé, Chema de Miguel, Roberto Álvarez, Carolina Bona, Andrés Lima, Cipriano Lodosa, Susy Sanchez, Jorge Monje, Sol Abad
  • SCENEGGIATURA: Vicente Aranda
  • FOTOGRAFIA: Paco Femenía
  • MONTAGGIO: Teresa Font
  • MUSICHE: José Nieto (II)
  • PRODUZIONE: PRODUCTION GROUP, ENRIQUE CEREZO PRODUCCIONES CINEMATOGRAFICAS S.A., TAKE 2000, EURIMAGES, PEDRO COSTA PRODUCCIONES CINEMATOGRAFICAS S.A., SOGEPAQ
  • DISTRIBUZIONE: COLUMBIA TRISTAR ITALIA
  • PAESE: Italia, Portogallo, Spagna
  • DURATA: 123 Min
  • FORMATO: SUPER 35MM
Curiosità:

“Tentativo maldestro di trasformare la passionale, sventata, regina di Castiglia in un’eroina romantica, idea banale venduta come sorpresa. Ma non ci avevano già detto a scuola che, se vogliamo ritrovare il romanticismo ante litteram nei secoli precedenti, basta riprendere storia e cultura del primo cinquecento?”. (Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 27 settembre 2002)

“Il film ha un certo lusso visivo e la staticità amorfa delle stampe d’epoca. L’unica interpretazione degna di nota è quella di Pilar Lopez de Ayala. Gli attori italiani (la poco vestita Manuela Arcuri e Daniele Liotti) reclutati nel cast per esigenza di coproduzione, sono pronti per le parodie dei classici in costume dei varietà televisivi”. (Enrico Magrelli, ‘Film Tv’, 6 ottobre 2002)

Buona Pasqua di serenità e di luce

Dedico questo articolo ad un’energia amica e sincera: Federico Bernardini, che questo canto ti giunga  amorevole.

«Prima del peccato, quando era ancora innocente, la voce con cui Adamo cantava le lodi era come quella degli angeli, che la possiedono per la loro natura spirituale che riceve il nome dallo Spirito stesso di Dio. Ma quando si lasciò ingannare dal diavolo, opponendosi per suggestione di costui alla volontà del suo creatore, Adamo perse la somiglianza con le voci angeliche che aveva nel Paradiso […]. Tuttavia Dio, che nella luce della verità destina le anime degli eletti alla beatitudine, aveva già deciso di rinnovare nel corso del tempo molti cuori, quanti più poteva, inviando lo spirito della profezia […]. E i santi profeti, ispirati dall’insegnamento dello Spirito, composero non soltanto salmi e cantici, da cantare per accendere la devozione nei fedeli, ma inventarono anche diversi strumenti musicali […]. In seguito uomini sapienti e di buona volontà, imitando i santi profeti, con arte umana inven- tarono diversi generi di melodie per poter cantare assecondando il piacere dell’anima; e cantavano seguendo le note che indicavano coi movimenti del- le dita, come per ricordare che Adamo, nella cui voce prima del peccato c’era ogni suono armonioso e tutta l’arte della musica, fu formato dal dito di Dio, ossia dallo Spirito santo. Nella condizione in cui era stato creato, la forza e la sonorità della sua voce erano tali che la fragilità dell’uomo mortale non avreb- be potuto in alcun modo sopportarle. Per questo, quando il diavolo inganna- tore udì che l’uomo aveva cominciato a cantare per ispirazione di Dio stesso e capì che attraverso quest’arte si sarebbe trasformato sino a recuperare la dolcezza dei canti della patria celeste, vide dissolversi le macchinazioni della sua astuzia e ne fu così spaventato da tormentarsi non poco […]. E poiché talora, nell’ascoltare il canto, l’uomo sospira e piange, poiché si ricorda della natura dell’armonia celeste, il profeta, considerando sottilmente la natura profonda dello spirito e comprendendo che l’anima è armonica, ci esorta nel salmo a proclamare Dio sulla cetra e a lodarlo sul salterio a dieci corde: que- sto affinché la legge sia compiuta, perché la cetra, che ha un suono più basso, si riferisce alla disciplina del corpo, mentre il salterio, che emette suoni più alti, si riferisce all’intenzione dello spirito […]. Il corpo in verità è il vestito dell’anima, che vive nella voce, e perciò è giusto che il corpo attraverso la voce canti con l’anima lodi a Dio»

M. CRISTIANI & M. PEREIRA, Ildegarda di Bingen. Il Libro delle Opere Divine, Milano, Mondadori, 2003, pp. CLXIII-CLXIV.

 

Luce, di Alda Merini

 poetessa e scrittrice italiana, nata il 21 marzo 1931

 

Alda Merini

Alda Merini

Chi ti scriverà, luce divina
che procedi immutata ed immutabile
dal mio sguardo redento?
Io no: perché l’essenza del possesso
di te è “segreto” eterno e inafferrabile;
io no perché col solo nominarti
ti nego e ti smarrisco;
tu, strana verità che mi richiami
il vagheggiato tono del mio essere.

Beata somiglianza,
beatissimo insistere sul giuoco
semplice e affascinante e misterioso d’essere in due e diverse eppure tanto somiglianti; ma in questo
è la chiave incredibile e fatale
del nostro “poter essere” e la mente
che ti raggiunge ove si domandasse perché non ti rapisce all’Universo per innalzare meglio il proprio corpo, immantinente ti dissolverebbe.

Si ripete per me l’antica fiaba
d’Amore e Psiche in questo possederci
in modo tanto tenebrosamente
luminoso, ma, Dea,
non si sa mai che io levi nella notte
della mia vita la lanterna vile
per misurarti coi presentimenti
emananti dei fiori e da ogni grazia.

22 dicembre 1949

da “La Presenza di Orfeo”

Chiedi: il segreto delle virtù

La narrazione si apre con l’evocazione simbolica dell’origine, il cerchio: la perfezione, la compiutezza, l’unione… sostanza primordiale. Tale figura richiama l’armonia poiché sprovvista di angoli e spigoli, traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. Al centro cui tutto trae origine e a cui tutto torna vi è il Sole, il cui calore è associato all’Amore, alla luce, alla bellezza alla verità. All’inizio risiede il segreto… tale concetto va di pari passo con quello di condivisione: il segreto può essere solo svelato o rivelato. Qualora in terza istanza accettassimo il segreto come conservato finiremmo nel paradosso: sarebbe sì facile imbattersi in un esperimento mentale. La dialettica qui improntata tra fede-mistero-problema ci pone innanzi alle questioni più alte esistenziali e facilmente confuse: siamo inabili a riconoscere quando siamo a cospetto di un segreto mantenuto, o un qualcosa di in-affrontabile o un qualcosa con il quale l’uomo può misurarsi. Il ruolo dell’umano allora si identifica con quello dell’eroe junghiano in misteriosa collocazione e frequente inaccessibilità, luogo sacro dello Zero silenzioso ove il culto d’osservazione minuziosa trasuda dispositivi narrativi. Rituale di conoscenza e percorso di iniziazione alla saggezza, l’unico valido motivo per non soccombere il diventare Eroe, un non-morto-intellettualmente e artefice del preludio d’azione sublime. Fiedere, termine poetico ormai desueto, consiste nella ricerca altrui con lessico dai cardini binari bisogni/desideri … ascolto e mi fermo a riflettere sul modus operandi in linea pragmatica antropologica odierna di tale azione: domandando? Interrogando ? Implorando ? Un’istanza simile ad una preghiera, presente fin dal primo battito all’atto di concepimento e si protrae in esistenza che si in-futura; la costruzione di una cattedrale esistenziale in elevazione d’atto di volontà sfibrando il soma, il non luogo reale le cui fondamenta sono poste a pilastri quali dignità, autonomia e rispettabilità. L’analisi della decadenza immorale irrazionalità vigente sintomaticamnete richiama Dioniso dall’abissale inconscio a contaminare il pelago della vuota finzione dialettica alla luce effimera del sensibile. Utilità di die in die snocciola a prezzo di asservimento ove legge non conosce padrone e garante. L’ars vivendi in armonia mundi diviene dissonante all’irragionevole compagine attuale, amalgamata in lode a giustizia e onestà. Libertà, vocabolo che in questa lirica è autorevolmente assente evoca  pensiero, istruzione, espressione, l’ampiezza delle proprie possibilità e la stabilità della propria posizione, in un’asserzione, insomma, fluida, ma sempre rivolta al bene, al valore della persona. Amore terapeutico in giustizia e onestà diviene balsamo all’insana abitudine vigente del fra-intendimento e analfabetizzazione emotivi cui stiamo divagando le giovani generazioni che agognano una testimonianza concreta e credibile. Fondare la nuova umanità significa volgere creativamente ad Oriente la volontà della riflessione inesauribile tra scienza e mistica, incentrando i temi di Philia e Umanitas coniugati in reciprocità attiva.

Mosaico percettivo

Donna ai cancelli dell’alba

lussuria e progetti  in-formano

armonie di parole.

Binomi e artifici

in letizia quadrilatera

percorro avventure emotive

oltre il dilatato senso,

un congegno artistico su fogli,

pergamene di percezione.

Al calamaio sublime

intingo dita guizzanti

volgendo ad Oriente

lo sconfinato crogliuolo di idee

e tessera dopo tessera

compongo il coevico mosaico.

Iridediluce © tutti i diritti riservati

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Buon 2016!! Allineamoci all’Universo

Il mio augurio puro declina l’Amore come bussola: per tutti voi questo nuovo anno sia evoluzione, la sequenza interiore ove trascendenza e manifestazione del tempo assuma un aspetto profondamente intimo. Sia l’Est la sorgente, il luogo della vostra ispirazione, il punto ove nasca la Luce. Sia il Sud il luogo ove la luce splenda su di voi, il luogo ove ttuti noi possiamo preparare la nostra Luce interiore. Sia l’Ovest il luogo ove si realizzano le forme delle nostre aspirazioni in completamento d’opera; la nostra alchimia ci presenvi dalle forze astratte in questo punto ove l’insidia della fallacia delle stesse può sedurci di Luce artificiosamente generata dalla fantasia. Vi aspetto  fiduciosa al Nord… lì ove la Luce amana gli esploratori: possiate trovare la Luce ad Est e portare la Luce al Nord, concialiando significati e implicazioni

 

The Power Of Love (La Fuerza Mayor)

Yo te protegere de tus miedos
Soy tu principe azul
Angel del cielo
No hay mas que temer

Hoy como ayer siempre me vas a tener
Solo importa tu amor
Aqui estoy

La fuerza mayor
Esta en el amor
Es interior
La meta es darlo deberas
Mostrarlo sin razon
Con el corazon

Te prometo que te cuidare
Y para amarte solo vivire
Cuando triste estes alli estare
Con este inmenso amor que
Yo siento por ti y nunca lloraras
Tu seras lo unico

Solo importa tu amor, dámelo
Aquí estoy

La fuerza mayor
Esta en el amor
Es interior
La meta es darlo deberas mostrarlo
Con el corazon

La fuerza mayor
Esta en el amor
Es interior
La meta es darlo deberas
Mostrarlo sin razon
Con el corazon

Voluttà

Coglimi …

come seta all’aura son leggera

di brama 
alimenti lena.

Riluce verbo;

svincolo dai cristalli

l’istinto della mia purezza.

Di piacere e sensi in carne

ricopro la pelle

in serafici movimenti e dinamiche spirali,

morbide fluiscono le dita umide

in mistico ingollo

Melopea dissipa nebula

spoglia tra le cosce l’affanno

in spinte di fiato

Incido tracce sulla terga

e l’epicureo gusto nutre

l’intima risacca.

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