L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Percezione del divenire: Protagora di Abdera

Grande serata questa: avevo già da tempo in mente di parlare di Protagora di Abdera, e oggi posso parlarne accostandola ad una foto recentissima ed inaspettata (quando facebook serve realmente a qualcosa!!!). Ne spiega in pieno il senso del frammento riportato.

Protagora (Abdera, circa 480 a.C. – mar Ionio, circa 410 a.C.), di origini popolari e dapprima dedito a lavori manuali, si occupò successivamente alla ricerca intellettuale, proponendosi per la prima volta come insegnante a pagamento presso i giovani desiderosi di una formazione superiore.
Presente spesso ad Atene, si acquistò la stima di Pericle, che nel 440 a.C. circa lo incaricò di scrivere la costituzione democratica della novella colonia di Turi.
Accusato di empietà da un esponente del governo oligarchico dei Quattrocento, venne condannato a morte. Scelta l’alternativa dell’esilio, morì facendo naufragio mentre si dirigeva verso la Sicilia. Delle sue opere oltre a pochissimi frammenti rimangono alcuni titoli:ContraddizioniSugli dèiSull’essere (sezioni delle Antilogie?), Verità (o Discorsi sovvertitori), Grande trattato (ulteriore nome della Verità?). In tale situazione molto importante per la ricostruzione del suo pensiero è la testimonianza (peraltro ostile) di Platone, soprattutto nei dialogi TeetetoProtagora.

 

Questo è il senso della frase iniziale (l’unica giunta) dell’opera di Protagora sulla Verità:

Di tutte le cose misura è l’uomo: delle cose che sono così come sono, di quelle che non sono così come non sono (Platone, Teeteto, 152 a2-4 = DK 80 B 1 [greco]).

Una testimonianza ci informa sul modo effettivo in cui secondo Protagora la diversità delle disposizioni dell’uomo causa la differenza delle percezioni:

Dice dunque quest’uomo che la materia è fluida, ma via via che fluisce di continuo delle aggiunte compensano le perdite, e le sensazioni si trasformano e cambiano a seconda dell’età e delle altre condizioni del corpo. Dice poi anche che le ragioni di tutti i fenomeni sussistono nella materia, di modo che la materia, per quanto è in sé, può essere tutto ciò che appare a chicchessia. Gli uomini poi percepiscono ora l’una ora l’altra apparenza, secondo le diverse disposizioni in cui si trovano. Così un uomo in condizioni naturali percepisce, tra le ragioni insite nella materia, quelle che possono apparire a chi è in condizioni naturali, e così l’uomo in condizioni innaturali quelle per chi è in condizioni innaturali. Lo stesso discorso si faccia riguardo all’età, e secondo che si dorme o si è svegli, e insomma, secondo ogni specie di disposizioni.

Secondo lui dunque, criterio delle cose è l’uomo. Infatti, tutto ciò che appare agli uomini, anche è; e ciò che non appare a nessun uomo, neppure è. Vediamo pertanto che egli ammette come postulati la fluidità della materia e il sussistere in essa delle ragioni di tutti i fenomeni (DK 80 A 14).

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