L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Le perversioni secondo Freud.

Nei Tre saggi sulla teoria sessuale scritto nel 1905, Freud parla della perversione distinguendola dalla nevrosi, da lui definita il “negativo della perversione”.

Secondo Freud nella nevrosi ci sarebbero delle tendenze perverse avvertite però come impossibili da realizzare, mentre nella perversione i propri intenti verrebbero direttamente agiti.

L’omosessualità, la bisessualità, il feticismo, il sadismo e il masochismo farebbero parte delle “aberrazioni sessuali”.

In questo saggio Freud fa emergere la natura del bambino relativamente alla sessualità pregenitale e lo definisce un  “perverso polimorfo”.

Questa disposizione perversa polimorfa persisterebbe nei nevrotici in forma fantasmatica mentre si tradurrebbe in atto nella perversione.

Freud individua nella perversione un punto di appoggio per mettere in dubbio la definizione di sessualità tradizionale. Per lui, infatti, la sessualità umana è caratterizzata strutturalmente da un tratto perverso-polimorfo che rende possibili sia i cambiamenti d’oggetto (dall’altro sesso allo stesso sesso ) che di meta (dall’unione genitale all’indugiare nelle zone erogene).

Freud nei Tre saggi mette in discussione i tre assiomi che orientavano fino a quel momento il discorso sulla sessualità umana mostrando che questa domina l’infanzia e non subentra solo con la pubertà ed implica strutturalmente un tratto perverso polimorfo.

Nei Tre saggi è centrale il tema relativo al rapporto fra la dimensione simbolica della Legge edipica e il reale del godimento pulsionale ponendo l’accento su ciò che del godimento si oppone alla Legge edipica. Si verifica una fissazione pulsionale, la libido del soggetto si arresta a un godimento infantile perverso che innesca nel soggetto una compulsione a ripetere, ingovernabile.

Freud sostiene la tesi dell’esistenza di una sfasatura strutturale tra l’azione della Legge e l’azione della pulsione. L’adeguazione della libido alla Legge della castrazione  risulta essere imperfetta a causa di questa fissazione pulsionale che si oppone alla perdita dell’oggetto. A livello pre-genitale si verifica una “ fissazione come attaccamento attivo del soggetto a un godimento fuori Legge, ad un’esperienza del piacere impossibile da dimenticare”.

La sessualità freudiana non coincide con la genitalità, non è un fatto appartenente alla natura ma chiama in causa la parola: qualsiasi atto compiuto dall’uomo, anche il più “istintivo”, è soggetto alla strutturazione simbolica operata dal linguaggio.

“Quando Freud definisce lo sviluppo della libido, lo definisce precisamente come uno sviluppo mediante limitazione. In termini lacaniani, questo significa che la libido appare come tagliata dal significante.(…) Il luogo del taglio significante è lo stesso luogo dove – venendo meno l’oggetto – la pulsione vi resta fissata in un movimento di costeggiamento della cavità lasciata  vuota dall’oggetto.(…) Questo è ciò che Freud definisce un attaccamento ostinato del soggetto ad un piacere che la Legge della castrazione minaccia”.

Per Freud lo sviluppo della libido subisce una divaricazione: una parte della libido evolve (e dà luogo alla sessualità come relazione con l’altro sesso), un’altra resta fissata e tende a riprodurre lo stesso modo di godimento pregenitale, tende alla ripetizione di una esperienza infantile estremamente soddisfacente che rimane scritta definitivamente nella memoria del soggetto.

Quindi non tutta la libido è normata dall’azione della castrazione.

Per Freud la teoria della perversione si fonda proprio su questa fissazione del godimento pregenitale infantile.

Non c’è rimozione, il soggetto rimane fissato “a un godimento che la rimozione non metaforizza nella forma del ritorno del rimosso – e del ritorno attraverso la sostituzione significante – ma solamente in quella di un ritorno dell’identico, dello Stesso, di questa stessa congiunzione originaria”.

Il soggetto perverso è attaccato a questo godimento infantile senza rimozione, non simbolizzato ma in presa diretta col reale del corpo.

Freud, nel primo saggio dedicato al tema della perversione, mostra come l’aberrazione perversa sia un prolungamento nell’adulto dell’autoerotismo infantile  (senza rimozione) per cui  cambiamento di oggetto (omosessualità) e cambiamento di meta (feticismo)  appaiono come due modi per indicare l’uscita del soggetto dalla contingenza dell’incontro con l’Altro sesso e, dunque, con la castrazione.

Una Risposta

  1. Davvero molto interessante… Mi hai regalato nuovi spunti e ottime riflessioni!

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    12 luglio 2011 alle 10:26 am

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