L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il fallo come oggetto immaginario

A questo livello il fallo è l’oggetto immaginario correlato al desiderio materno, è il simbolo del desiderio della madre.

Il bambino si identifica immaginariamente con il  fallo per poter essere ciò che manca alla madre.

Il soggetto si trova nella posizione di “essere il fallo che manca all’Altro”.

La perversione assume in questo caso una dimensione strutturale, il bambino si sente primariamente spinto a occupare il posto di quell’oggetto immaginario  che rappresenta il desiderio della madre per soddisfarlo. Si verifica quindi una identificazione immaginaria del soggetto all’oggetto del desiderio dell’Altro.

La clinica della perversione mostra come l’identificazione con il fallo avvenga in quanto oggetto immaginario del desiderio materno diversamente dalla clinica della nevrosi in cui questa identificazione avviene in quanto significante della mancanza materna.

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