L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Famiglia e perversione

La famiglia rappresenta il luogo nel quale l’individuo nasce e si sviluppa, e dove dovrebbero essergli  forniti i mezzi per dare un nome a ciò che accade oltre a un senso e un significato alla sua storia soggettiva.

L’abuso spesso si consuma proprio all’interno della famiglia e quindi proprio nel luogo dove dovrebbe essere garantita la protezione e la sicurezza.

Nelle famiglie abusanti esiste una logica di godimento all’interno dei legami che può essere riferita a tratti di perversione.

Colui che agisce il trauma spesso  ha un rapporto distorto con la legge, si situa oltre questa, coinvolgendo nella sua logica perversa tutti i legami familiari.

Il rapporto che si instaura fra la vittima e l’abusante non è un rapporto duale ma presuppone l’esistenza di un terzo simbolico rappresentato dalla Legge.

Questo Altro simbolico rappresenta una legge universale che tutela il soggetto dal punto di vista fisico e psichico.

Si tratta di una legge transculturale che fonda tutte le civiltà ed è rappresentata dalla proibizione dell’incesto.

L’interdizione dell’incesto non si riferisce unicamente ai rapporti sessuali fra le figure parentali ma funziona da regolatore, da filtro, fornendo una griglia simbolica che impedisce l’accesso diretto al godimento.

L’individuo si costruisce e viene a essere un soggetto attraverso le coordinate che vengono fornite da questa griglia simbolica.

Il Complesso Edipico assume in questo senso la funzione di imbrigliare il godimento all’interno del funzionamento del desiderio.

Nei soggetti abusati questo schermo simbolico viene oltrepassato e il soggetto si trova a tu per tu con un godimento senza limite.

L’Altro simbolico che garantiva la legge e che sosteneva il soggetto è scomparso e così pure il soggetto.

La funzione di velo operata dalla metafora paterna è venuta meno e con questa ogni possibilità di significazione.

 

2 Risposte

  1. Non capisco.
    “Nei soggetti abusati questo schermo simbolico viene oltrepassato e il soggetto si trova a tu per tu con un godimento senza limite.”
    Vuoi dire che ci è vittima d’incesto comunque prova piacere?
    O il godimento senza limite è riferito all’abusatore, non all’abusato?

    Per evitare l’abuso, le maglie della griglia simbolica non dovrebbe divenire un poco più large in modo da contenere perversioni “sane”?

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    3 agosto 2011 alle 8:48 am

    • La perversione tra Freud e Lacan

      Lacan puntualizza che “tutto il problema delle perversioni consiste nel concepire come il bambino, nella sua relazione con la madre, relazione che nell’analisi è costituita non dalla dipendenza vitale, ma dalla dipendenza dal suo amore, cioè dal desiderio del suo desiderio, si identifichi con l’oggetto immaginario di questo desiderio in quanto la madre stessa lo simbolizza nel fallo”.

      Nella perversione, la predominanza della posizione materna è concomitante con una posizione paterna insufficiente: il ruolo e la funzione di padre sono carenti. Il feticista si identifica con il fallo mancante alla madre senza trovare nel padre un ostacolo a questa identificazione: nel padre trova il silenzio, complice del rapporto libidico che si instaura tra la madre e il suo fallo-bambino.

      Lacan concepisce la posizione del bambino rispetto alla madre, come caratterizzata dall’enigma della mancanza della madre ed a partire dal bisogno del suo amore. Per avere amore dalla madre il bambino deve rispondere ad una domanda, il punto è: “sapere in che modo il bambino realizza più o meno coscientemente che la madre onnipotente manca fondamentalmente di qualcosa, ed è sempre la questione di sapere attraverso quale via egli le darà quell’oggetto di cui lei manca e di cui egli stesso manca”. La questione è duplice: da un lato abbiamo la mancanza che s’intravede al di là della madre onnipotente, la castrazione dell’Altro assoluto, sui versanti immaginario, simbolico e reale, e dall’altro lato abbiamo il problema di come rispondere al desiderio dell’Altro.

      Nel testo freudiano il feticcio è un sostituto del pene: il pene della donna (della madre) a cui il bambino ha creduto e a cui non vuole rinunciare. Il feticcio è il segno di una vittoria trionfante sulla minaccia di evirazione e una protezione contro quella minaccia. Il feticcio è l’ultima impressione, quella che precede l’evento perturbante e traumatico, a essere trattenuta in guisa di feticcio. In casi estremamente raffinati, nell’edificazione dello stesso feticcio hanno trovato accesso sia il rinnegamento sia il riconoscimento dell’evirazione.

      La risposta del perverso è caratterizzata da ciò che Freud, aveva spiegato nel concetto di Verleugnung, “rinnegamento” o “disconoscimento”. Lo incontriamo per la prima volta in Alcune conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi: “[…] quando, analogamente, il maschietto scopre per la prima volta la regione genitale della bambina, rimane titubante, sembra essere dapprima poco interessato; non ha visto niente, oppure rinnega quel che ha visto”. Freud riprende tale ipotesi nello studio sul feticismo: “Se ora annuncio che il feticcio è un sostituto del pene […] mi affretto ad aggiungere che non è il sostituto di un pene qualsiasi, ma di un pene particolarissimo che negli anni remoti dell’infanzia ha avuto una grande importanza che in seguito però ha perduto. Ciò significa che se le cose fossero andate normalmente a questo pene si sarebbe dovuto rinunciare, mentre il feticcio è destinato precisamente a questo: a salvaguardarlo dall’estinzione. Per dire le cose in termini più chiari il feticcio è il sostituto del fallo della donna (della madre) a cui il piccino ha creduto e a cui […] non vuole rinunciare”. Non si tratta di una percezione rimossa, ma, continua Freud: “La situazione da noi considerata mostra, proprio al contrario, che la percezione si è conservata e che è stata intrapresa un’azione molto energica al fine di istituire e conservare il suo rinnegamento”. La Verleugnung non è presente solo nella perversione, ma la si ritrova anche nella nevrosi. Il terrore della castrazione si palesa in tutti gli esseri maschili dinnanzi alla visione dell’organo femminile e per ogni bambino abbiamo una predisposizione “perversa polimorfa”. È l’effetto prodotto dal rinnegamento a segnare una differenza tra le due strutture: “Si sa, esso [rinnegamento] è mantenuto nella perversione: l’erezione di un feticcio in età adulta ne è la prova inconfutabile. Nella nevrosi la posta in gioco del rinnegamento è ripresa e lavorata, come questione cifrata, attraverso il sintomo e il fantasma. Vi è dunque un uso perverso e un uso nevrotico del rinnegamento. Nella perversione esso continua a occupare un posto determinante[…] . Il nevrotico supera questo terrore”.

      Lacan sottolinea che nella perversione c’è una carenza della funzione paterna. A fronte di questa insufficienza al bambino non è consentito passare per la castrazione e pertanto egli si identificherà al fallo e cioè si offrirà come fallo alla madre in una modalità diversa da quella del bambino nevrotico, non solo rinnega la castrazione reale della madre, “il soggetto qui si fa strumento del godimento dell’Altro”. Inoltre, in Kant con Sade, egli intreccia il discorso sadiano con l’etica kantiana della “Critica della ragion pratica”, sottolineando che, l’etica impone all’Altro inevitabilmente una divisione soggettiva. L’etica ci conduce davanti ad una scelta, davanti ad una divisione: passioni da un lato e valori, principi o ideali, dall’altro. Lacan dirà: “[…] Questi due imperativi fra cui può essere tesa, fino alla rottura della vita, l’esperienza morale, nel paradosso sadiano ci sono imposti come all’Altro e non come a noi stessi. Ma questa distanza esiste solo a prima vista, perché in modo latente l’imperativo morale agisce nel senso che è dall’Altro che il suo comandamento ci rivolge la sua intimazione. Ci si accorge come qui si riveli francamente ciò cui c’introdurrebbe la suddetta parodia dell’universale evidente nel dovere del depositario, cioè come la bipolarità per cui s’instaura la Legge morale non sia altro che quella scissione del soggetto che si opera per ogni intervento del significante: quella del soggetto dell’enunciazione dal soggetto dell’enunciato”. All’opposto dell’ossessivo che porta dentro di sé il dubbio dilaniante della scelta, il perverso riversa questo dubbio sull’Altro ricavandone un indubbio guadagno: sarà l’Altro a portare in sé la divisione del dover scegliere, mentre al soggetto perverso rimarrà il vantaggio sicuro e confortevole della certezza. Il perverso, contrariamente all’apparenza fenomenica che lo vedrebbe soggetto di uno sfrenato godimento, si fa strumento del godimento dell’Altro.

      Lacan chiarisce il primato del fantasma sul sintomo, definendo il modo in cui il soggetto perverso si fa strumento del godimento dell’Altro: “Questo fantasma ha una struttura […] in cui l’oggetto è solo uno dei termini in cui può estinguersi la ricerca che figura. Quando il monumento vi si pietrifica, esso diviene il nero feticcio in cui si riconosce la forma offerta tale e quale, a tempo e luogo ed ancora ai giorni nostri, perché vi si adori il dio. È quel che avviene dell’esecutore nell’esperienza sadica, quando la sua presenza si riassume al limite nel non esserne più altro che lo strumento”.

      Il silenzio dell’atto perverso

      È risaputo che i perversi non si rivolgono all’analista. Ma questa idea deve ogni volta essere ponderata, meglio sarebbe dire che: i perversi non si rivolgono all’analista per la loro perversione. Il perverso è un uomo scientifico: sottomette il godimento perverso ai suoi strumenti scientifici. Non bisogna essere uno specialista della perversione altrimenti si rivaleggia con lui: il perverso necessità di una distanza clinica.

      In Kant con Sade il fantasma della perversione è a ◊ $ : il perverso è identificato con l’oggetto piccola a:a/$. Il fantasma inconscio del perverso è ridotto ad una pietra, seppur di fatto il perverso è mobile, attivo, nella vita. Il perverso “sembra” non esistere (come struttura), sembra potersi avviare alla castrazione: ma fondamentalmente egli rifiuta il dolore di esistere, il dolore di essere soggetto parlante ($), è questo dolore che egli rigetta. Nel suo fantasma inconscio è ridotto a oggetto, egli si fa oggetto, è questo ciò che il perverso mostra nella scena, nel suo “teatrino”: è una finta, una truffa, una sbuffonata. Si pensi al romanzo intitolato Avventure di un abate vestito da donna dove si raccontano gli anni di giovinezza di François-Timoléon de Choisy (1644-1724), un travestito eterosessuale. L’Abate Choisy, si traveste, vuole essere amato come si ama Dio. Vuole essere amato in modo “idolatrio”[15]. Dio gode perché è amato, questa è la teoria del perverso. Dio gode dell’amore idolatrio che i credenti provano verso di lui e lui cerca di “rapire” questo “amore” per coinvolgerlo su se stesso. a → $, il perverso moltiplica le azioni, gli atti, i riti, mentre il nevrotico tenta di commemorare la castrazione. Il perverso elegge un monumento alla castrazione “che è stata vinta”: Verleungnung, smentita della castrazione. Il Nome-del-Padre è presente ma il perverso “passa il suo tempo a trasgredire la legge”. Gli atti perversi sono dei rituali sotto legge: “il perverso s’identifica all’oggetto”.

      Dice Lacan: “Lo si vede nel paradosso costituito in Sade dalla sua posizione nei riguardi dell’inferno. L’idea di inferno, da lui mille volte refutata e maledetta come mezzo di soggezione della tirannia religiosa, ritorna curiosamente a motivare le gesta di uno dei suoi eroi, che tuttavia è uno dei più appassionati della sovversione libertina nella sua forma ragionevole, cioè l’orrido Saint-Fond. Le pratiche con cui si impone alle sue vittime l’ultimo supplizio si fondano sulla credenza di poter risparmiare loro il tormento eterno nell’aldilà”. “[…] Il sadico rigetta nell’Altro il dolore di esistere, ma senza vedere che per questa via egli si muta in un “oggetto eterno”.

      Nella scena apparecchiata dalla “messa nera” il perverso si fa oggetto: l’oggetto che diventa strumento. Nello scenario satanico della messa nera ognuno ha il suo posto e niente deve cambiare, proprio come accade nello scenario sadiano. Tutto deve restare al suo posto. Il soggetto è ridotto all’oggetto a/$. Non è possibile che la vittima possa diventare il carnefice o che possa godere: “ti frusterò ancora di più così tu non potrai godere”; “il nerbo del factum è dato nella massima che propone la sua regola al godimento, insolita nel suo porsi in termini di diritto alla moda di Kant, dato che si pone come regola universale. Enunciando la massima: “Ho il diritto di godere del tuo corpo, può dirmi chiunque, e questo diritto lo eserciterò, senza che nessun limite possa arrestarmi nel capriccio delle esazioni ch’io possa avere il gusto di appagare”.

      Contemporaneo a Kant con Sade è il Seminario sull’angoscia (Seminario X) ed è interessante ricordare che Lacan si chiede quale sia l’effetto prodotto nel partner da un soggetto che si identifica all’oggetto? Quale effetto avrà sulla vittima? a → $ : angoscia. È l’effetto prodotto dalla scena silenziosa della messa nera. La matta bestialità delle azioni: puro silenzio, nessuna parola, nessun suono, solo segni, segni di barbaria, non c’è più bisogno di parlare. C’è la presenza del segno sul corpo. La logica del segno che è la logica di una barbaria: non si deve più parlare. Basti pensare alle torture a cui sono sottoposte le vittime sacrificali dei riti satanici. Il perverso si dedica a completare l’Altro, a riempire il buco nell’altro con l’intento di smentire la sua castrazione, per fa esistere un pieno: Dio. S (A) è il matema delle perversioni. Nel caso del godimento nevrotico invece il godimento si è condensato nell’oggetto piccola a, ed il corpo resta come “cerchio bruciato e deserto di godimento”. Il perverso, dal suo canto, intende restituire il godimento al corpo, la “crociata” del perverso è questa: il godimento deve essere rimesso nel corpo, va restituito al corpo. È in questo senso che “il perverso ha di mira l’angoscia dell’altro”: egli lavora per il godimento dell’altro. Il Dio del perverso è Essere-supremo-in-cattiveria, è il Dio del male: egli vuole dimostrare che Dio esige il godimento. Il punto cui mira la soluzione perversa è dunque far esistere l’Uno assoluto, far svanire attraverso il godimento del corpo, il buco significante dell’Altro, annullarne la mancanza a livello simbolico .

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      3 agosto 2011 alle 12:22 pm

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