“I libri si rispettano usandoli.” U. Eco

NATURA = NON UMANITA’

E’ stata soprattutto Simone de Beauvoir , nel suo seminale libro “Il secondo sesso”, a riflettere sulla riduzione a “natura” della donna.

Ecco come : nella sua fantasia l’ uomo ha avvicinato la donna alla luna per il suo carattere di periodicità, alla natura creatrice per il suo potere di procreare, all’ aldil{ per il suo costituirsi “ponte” tra la esistenza e la non-esistenza. Possiamo realmente dire che la donna è esclusa dall’ umanit{ perché è “natura”.

Gli uomini primitivi erano invasi da un profondo sentimento di venerazione e di timore al cospetto della Terra-Natura, la “Grande Madre” che generava tutte le cose, che dava la vita e la toglieva, con la sua terribile potenza. Le più antiche sculture del paleolitico, trovate in regioni e continenti diversi, raffigurano la dea madre come una donna con enormi seni rigonfi o ventre maturo. Per i nostri antenati la natura si identifica con il sesso femminile. La donna è femmina, e la femmina è natura.

Come la Grande Madre, le donne generano nuove vite e le nutrono al loro seno. Esse condividono, dunque, i poteri della natura e sono parte di essa. La Dea Madre, come tutti gli Esseri Supremi femminili, ha come principale attributo la creatività, ma non possiede in nessun caso la onniscienza o onniveggenza, caratteristico delle supreme divinità maschili celesti. Infatti la dea è sempre vista come una donna, che può avere i poteri della natura, ma non la capacità culturale. Questo mito della donna- natura, passiva e immutabile, lo ritroviamo con regolarità nelle arti visive ( pittura, scultura, fotografia).

Gli artisti raffigurano di preferenza l’ uomo in movimento, nell’ atto di impugnare un utensile o un’ arma, o di meditare, o nell’ attimo vivo e trionfale di una vittoria appena raggiunta.

Al contrario essi ci mostrano quasi sempre la donna “in posa” o in atteggiamento di riposo. Spesso la raffigurano abbandonata a un dolore straziante o al ritmo della danza, cioè dominata da forze e impulsi primordiali. Un’ immagine femminile che sembra ispirare molto gli artisti di ogni tempo è la donna immersa nel sonno : la personificazione della passività. Da questa ispirazione sono nate opere squisitamente maschili, nelle quali la figura di donna assume il valore estetico di un sereno e maestoso paesaggio.

Anche nel linguaggio poetico è presente questa concezione, che fa retrocedere troppo spesso la donna dalla sfera dell’ umano a quella del naturale. Il poeta prova per la donna gli stessi sentimenti che prova per la natura : la venera come “madre”, teme il mistero della sua diversità, ammira la sua grazia, la utilizza per i suoi progetti. Paragona la sua bellezza a quella della rosa, della colomba, della gazzella, del diamante, della luna, delle stelle. Soprattutto nella poesia romantica la donna è disumanizzata, negata nella sua umanità e nella sua individualità. Non è una donna ma “la donna”, non una persona ma un simbolo, in cui si ritrova l’ antico mistero della vita, della bellezza.

La personificazione poetica della Femminilità ( uno dei concetti più deleteri mai creati) ha la pelle bianca come la magnolia e vellutata come la pesca, la chioma nera come l’ ala del corvo o bionda come il grano, labbra di corallo, denti di perla, orecchie simili a conchiglie, occhi color del cielo e del mare, dell’ ambra o della notte oscura. Quindi la bellezza ideale è qualcosa che sta a met{ fra il paesaggio e la “natura morta”. Non a caso si definisce “in fiore” o “sfiorita”, “fresca” o “appassita”. E’ significativo che tali aggettivi siano adoperati esclusivamente per le donne. F. G. Lorca intitolando un suo dramma : “Donna Rosita nubile” descrive la protagonista come “Rosa Mutabile”, rossa all’ alba, bianca alla sera, sfogliata di notte, rosa “ non colta ”, che “sfiorisce” : E i messaggi pubblicitari possono essere del tipo “La donna è un’ isola” ( accompagnato visivamente dalla sovrapposizione di una spiaggia e di una figura femminile ) o “Sei una donna arancia o una donna mela ? Mira Lanza lo sa”.

La riduzione delle donne a “natura” le ha strettamente legate, in tutte le culture, ai riti della vita e della morte : il lamento funebre è stato dall’ inizio dei tempi una loro prerogativa.

Tradizionalmente esse sono legate alla tradizione, alla conservazione della stirpe ; e devono rimanere il più possibile incontaminate dalla cultura ; vicine alla semplicit{ e all’ innocenza primigenia. Così, come nel silenzio della natura l’ uomo si riposa dei suoi sforzi intellettuali o fisici, ma comunque umani, trova riposo e pace nella semplicità e nella passività della donna .

Tale disumanizzazione della femmina umana si è prodotta retrocedendola e fissandola a due ruoli della sfera naturale : essere sesso ( stimolo biologico per l’ uomo) e madri ( donatrici e protettrici della vita ). Sull’ estrema importanza giocata dal ruolo di madre ci può illuminare il saggio : “Aspetti psicopatologici della gravidanza nel Senegal”, in cui è scritto : “Senza figli, la donna è come una barriera interposta alla trasmissione della vita, opaca alla forte corrente maschile che, radicata negli antenati, dovrebbe ramificarsi attraverso di lei in numerosa progenie”.

Secondo la concezione di questo popolo, l’ unica discendenza è quella maschile, e solo essi formano l’ umanità, a cui la donna d{ la vita . Non è certo un’ idea isolata : basta leggere la Bibbia per vedere come il vero figlio è il primogenito maschio, non solo per gli uomini ma anche per gli armenti e le greggi, tale da essere consacrato al dio Jahvé . Nell’ elenco delle discendenze ebraiche compare una lunga serie di nomi maschili : il padre che genera un figlio il quale poi diventa padre di un altro figlio e così via . Questo è valido ancora oggi, con il diritto quasi esclusivamente maschile di trasmettere il cognome, cioè il nome della stirpe . Con l’ imposizione del nome del marito a lei e ai figli, la donna scompare ; non è portatrice del nome come lo è della trasmissione della vita . Se una famiglia non possiede il figlio maschio che trasmette il nome essa viene cancellata, la sua traccia svanisce .

Nel libro Questo sesso che non è un sesso Luce Irigaray si chiede cosa abbia significato per le donne questo essere nella storia mentre contemporaneamente veniva loro richiesto di essere la natura e l’ immanenza, da cui potessero continuamente prodursi la storia e la trascendenza dell’ uomo maschio ; mentre venivano semiotizzate come madri-per-l’ uomo . La storia delle donne è la storia della loro continua riduzione, generazione per generazione, a madri per l’ uomo maschio . Così come il capo indiano Alce Nero, nelle sue memorie, parla della donna “madre dell’ uomo”, “donna che genera i guerrieri”, lo scrittore Alberto Bevilacqua in una intervista a “L’ Europeo” dice : “La pietà interverrà quando la donna capirà il valore di essere madre, madre in senso sociale, madre dell’ uomo . Di quest’ uomo stanco . Ecco : qui sta il nocciolo del problema : capire l’ uomo .”

L’ equazione : donna = naturalit{, la sua esclusione dalla cultura, l’ hanno portata ad essere fuori dalla storia, riducendola a “simbolo” .

Il manifesto pubblicitario di una agenzia turistica riporta, accanto alla dicitura : “ Goditi la Grecia: anima e corpo” la foto di una ragazza . Certamente questa figura di donna ha vari significati : è un mezzo per attirare l’ attenzione, un richiamo esplicito alla possibilità di incontrare, nel viaggio, bellezze esotiche. Ma si può interpretarla anche, con la massima facilità, come personificazione della bellissima regione greca, come “simbolo” della Grecia . Nella nostra cultura è molto difficile trovare che un certo simbolo si riferisce all’ uomo . Infatti siamo portati a vedere un uomo come un individuo, cioè dotato di qualità proprie e uniche : una persona. La donna non ha la stessa possibilità di essere individualizzata, e noi la immaginiamo come facente parte di una massa opaca e indistinta : le donne, le madri, le mogli, le casalinghe, ecc. Non a caso Hitler identificava “donna” e “massa” ( ambedue termini femminili ), sostenendo che la massa è, come le donne, da dominare.

“L’ anima delle masse – ha scritto – non è accessibile che a tutto ciò che è duro e forte. Allo stesso modo che la donna è poco sensibile ai ragionamenti astratti, che essa prova una sua indefinibile aspirazione sentimentale per un atteggiamento duro, e che si sottomette al forte mentre domina il debole, così la massa preferisce il padrone al supplicante.”

Mentre nel linguaggio si accenna alle donne come “massa”, nei libri di storia e nei manifesti politici ci viene presentata per lo più una donna sola . Sembra in apparenza l’ esatto contrario, ma è la stessa cosa. Infatti se noi presentiamo un gruppo individuato di uomini, e fra di essi mettiamo una sola donna, che deve rappresentare tutto il suo sesso, vogliamo con ciò significare : una sola donna basta a rappresentarle tutte.

La donna non agisce nella storia, la subisce di riflesso e viene usata dai reali agenti per i propri scopi, sia direttamente che attraverso le sue personificazioni. Troppo spesso infatti è servita come supporto emotivo di una ideologia mistificante, come nel caso delle incitazioni alla guerra, che sono di questo tipo : “ Bisogna difendere la nostra terra, le nostre spose, madri e sorelle ”.

Anche le virtù e i concetti astratti per cui si può vivere e lottare sono spesso di genere femminile e come tali rappresentati visivamente : Bontà, Libertà, Fede, Giustizia, ecc.

Una donna personifica ( di volta in volta ) La Città Eterna, l’ Italia Unita, La Patria In Guerra, La Chiesa Madre, ecc. Questa operazione è comunissima, e, per indicare un esempio a caso, in una versione moderna della famosa canzone “Michelemm{” è spontaneo identificare la città di Napoli, da sempre sottomessa ai conquistatori, con una donna che i turchi si giocano a carte. Marinetti nella “Alcova d’ acciaio” diceva : “ O Italia, o femmina bellissima, viva – morta-rinata, saggia – pazza, cento volte ferita e pur tutta risanata, Italia dalle mille prostituzioni subite e dalle mille verginit{ stuprate… Italia mia, donna – terra saporita, madre – amante, sorella – figlia ….”. Non molto diversi nel presentare questa figura allegorica sono i seguenti versi di una canzone degli Inti Illimani : “Morena America mia litorale / il vento pettina i tuoi capelli di cristallo / il tuo petto di terra scura minerale …”

Del resto, il libro I pampini bugiardi documenta come nei libri di testo delle scuole elementari la Patria è identificata con la mamma ( e dunque – rilevano gli autori – come una entità che si sovrappone ai cittadini e li genera anziché venirne generata ).

Vengono propinate ai bambini poesiole come : “ Ricca o povera, Italia, sei la patria mia./ Sei così bella che somigli / alla mia mamma” ; oppure : “ La Patria è come la mamma / che ti portò sui ginocchi : / la specchi nel fondo degli occhi, / la celi nel cuore : una fiamma, / un foco vivo d’ amore.”

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