L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La trappola della re-genderizzazione: la natura sempiterna.

Tutto ciò sul lavoro. In una veduta generale c’ è poi da rilevare un fenomeno più insidioso, che ,silenziosamente, negli ultimi anni ha guadagnato sempre più terreno. Come dice Loredana Lipperini : « Quello che viene intuito oggi dai saggisti era già noto, da oltre dieci anni, nel marketing che riguarda i giovanissimi.

La re-genderization , il ritorno ai generi, è già in atto, dalla metà degli anni novanta, nella produzione e diffusione di giocattoli, programmi televisivi, libri. »

Elena Gianini Belotti osserva, a proposito delle ricerche della Lipperini : « Agli strumenti concreti in uso trent’ anni fa per modellare la mente delle bambine, tutti sopravvissuti – letteratura per l’ infanzia, libri scolastici, giornali, fumetti, pubblicità, televisione – l’ autrice aggiunge l’ analisi minuziosa della rete Internet (…): i blog, i forum, le chat, i siti, i diari on line., i videogiochi, i personaggi virtuali. I quali tutti, senza eccezioni, spingono le bambine e le preadolescenti a incentrare la loro attenzione in maniera ossessiva unicamente sul proprio aspetto fisico, sulla bellezza, sul corpo.»

Nella tesi del 1979 , nei capitoli “Studi recenti” e “Opposizione culturale maschile- femminile ” l’ accento veniva messo sui “tipi” femminili offertici dai mass media e sulla differenziazione di genere imperante nei testi scolastici, nei libri per ragazzi, nei giocattoli, nella pubblicità , attraverso gli spettacoli ed i mass media .

All’ epoca la contrapposizione era quasi tassativa ; vi erano ad esempio le materie “per maschi” e quelle “per femmine”. E lo spazio dedicato alle femmine era limitatissimo, nonché riservato al loro ambito familiare. Ricordo che il mio libro scolastico di istruzione religiosa Fede viva presentava soltanto immagini di maschi, nei libri (escludendo le fiabe) vi erano pochissime donne in cui identificarsi ed attraverso cui sognare un futuro, ed anche nelle pubblicità erano onnipresenti i figli maschi, perché statisticamente erano i più desiderati.

Vi erano steccati oggi impensabili ; ad esempio, i telegiornali non erano e non potevano essere presentati da una giornalista donna, poiché si riteneva che le donne non avessero autorevolezza né credibilità. E quando questa preclusione cadde la novità fece rumore, all’ epoca. Trenta anni fa, dunque, i giochi “per bambine” erano limitati alla cura della casa e alla bellezza, ed Elena Gianini Belotti osservava che anche quando si trattava di giochi neutri, nelle scatole delle costruzioni Lego apparivano solo maschi ; le bambine erano raffigurate nelle scatole speciali a loro dedicate.

Loredana Lipperini ha esaminato i giochi di oggi, per accorgersi che le cose non sono granché cambiate. « Nel Sapientino Parlante – lei osserva – la scatola mostra tre bambini maschi in riva al mare. Nel Sapientino classico, il bambino è uno solo. Sempre maschio. Ma attenzione : esiste Sapientino, rivolto esclusivamente alle bambine. Infatti, sulla scatola sono rappresentate alcune ben truccate ragazzine.(…) ‘Tutte le schede sono ambientate in un fantastico mondo di bambole ’ , recita la pubblicità. La bambina potr{ dunque imparare ‘i nomi dei personaggi del magico mondo di Barbie ’ . Insomma,ai maschi la fotosintesi, alle femmine Barbie e il suo cavallino bianco.»            E l’ autrice continua : « Certo, con l’ agendina elettronica e il computer interattivo parlante delle Winx si imparano l’ alfabeto e la grammatica, ma solo ‘ con un tocco di magia ’. I maschi non hanno bisogno di arti fatate : usano il cervello”. Ed ancora : “La tecnologia le riguarder{ molto spesso a partire dall’ estetica. Saranno quelle con l’ i-Pod rosa e porta i-Pod di peluche in tinta, la stessa del lettore mp 3. (…) E’ ancora rosa il mondo delle bambine. Rosa la loro Playstation, i loro telefonini (..) rosa i blog delle dodicenni, rosa la letteratura usa e getta delle sorelle appena più grandi…»

Inoltre, ora come allora, fa notare Lipperini : “ Gi{ intorno ai sette anni, inoltre, si offrono loro prodotti che la invitano a farsi belle: valigette per il trucco, mini-parrucchieri, gioielli, e gli spot impongono loro concetti come fascino, moda, tendenza.»

Come va poi con i libri di scuola, e nei quali Elena Gianini Belotti vedeva nel 1978 un concentrato di sessismo ?

La preziosa ricerca di Loredana Lipperini riporta una indagine del 2006 effettuata da Irene Biemmi , “ Sessi e sessismo nei testi scolastici. La rappresentazione dei generi nei libri di lettura delle elementari ”.

Ove si osserva : « Quando bambini e bambine entrano per la prima volta a scuola e siedono nello stesso banco, probabilmente con aspettative e sogni simili, vedono nello strumento che utilizzeranno quotidianamente l’ immagine maschile e, per quanto possono cercare, le bambine incontrano poche immagini che si riferiscono a loro.(…) Alle bambine non resta che descrivere ciò che gli altri fanno. »

Ancora, secondo Irene Biemmi « Le professioni maschili sono 50 (…) i lavori attribuiti alle donne sono 15 (…) le donne possono scegliere fra un numero ristretto di professioni ( ancora oggi, in molto casi, economicamente e professionalmente poco interessanti).»

Naturalmente, in gran parte dei casi la madre è casalinga, e guai se non agisce secondo il canone tradizionale, perché capita che i figli si ribellino contro una madre che non sa cucinare o che offra prodotti confezionati invece di “fare i biscotti in casa”.

Il culmine di ripulsa, di colpevolizzazione e di messa in ridicolo di una madre che lavora , secondo la ricerca di Irene Biemmi riportata da Loredana Lipperini, si raggiunge in queste parole del brano, trovato in un libro di scuola elementare, dal titolo Noi due .

« Mamma è molto occupata, è sempre in gara con il tempo. Lavora a scuola, insegna storia alle superiori… La mamma fa anche la casalinga ma la fa a ondate. Esiste una casa dove si lavano i pavimenti alle nove di sera ? Sì, la nostra.

Papà e io stiamo riposando in poltrona davanti al televisore e all’ improvviso compare lei, con il grembiule, il secchio e lo straccio, e ci ordina di tirare su i piedi per poter lavare sotto. Si mette a ginocchioni e sfrega il pavimento. »

Tra i “lavori” che le donne possono svolgere, citati nei libri di scuola elementare, compare anche quello di fata o di strega, e, secondo la Lipperini, «l’ insistenza sull’ associazione simbolica con la magia rimanda a quell’ idea di estraneità dalla vita reale che per secoli ha accompagnato le donne e oggi riemerge con forza del tutto nuova. »

E rimanda a quell’ archetipo, che ha larga parte nella mia tesi, della donna che fa parte della Natura, e che per certi versi è estranea all’ umanità : in quanto, nel profondo viscerale di tante culture, l’ umanità significa i maschi della nostra specie.

Spesso figure di donne, come ci ricorda anche Simone de Beauvoir, sono preferite per rappresentare concetti ed ideali astratti più che creature in carne ed ossa. La Patria, la Libertà, la Pace, la Rivoluzione,la Vittoria, la Chiesa, la Guerra hanno caratteri femminili.

 Abbiamo già visto la massiccia presenza della magia nei giocattoli e nei giochi per bambine. Anche i libri per ragazzi ed i cartoni che avevano pochissimi personaggi femminili, adesso sono popolati di fatine e streghette, come nel caso di W.i.t.c.h. Questo mondo di streghe , osserva Loredana Lipperini, « insiste (…) fortemente sul lato magico femminile » ; ed insiste anche, come al solito «sul suo destino di cura e di pacificazione. Infatti esse sono al servizio del mondo, della Terra da salvare,

hanno il compito di ristabilire la pace, ripristinare i buoni sentimenti e l’ amicizia. » L’ autrice poi aggiunge : « Le maghe e le streghe ovviamente, possono fare a meno della sapienza : i loro poteri ( incantesimo, bacchette, padronanza sugli elementi della natura ) sono più che sufficienti. (…) Storia antichissima : dagli albori della civiltà la donna ascolta le voci dei morti e degli dei, comprende il linguaggio del vento e degli animali, predice il futuro. E’ la donna selvaggia, che corre con i lupi, cara a molta simbologia contemporanea. La vestale new age. La sensitiva. E’ infine, colei che si oppone alla conoscenza intellettuale con un sapere, ancora una volta, Altro . La femmina come Altro è la prima questione che Simone de Beauvoir affronta scrivendo Il secondo sesso . Sa che la biologia non basta a fornire risposte sul perché la donna sia stata al di fuori del mondo maschile : e sa che è necessario capire, dunque, come la natura sia stata rielaborata – da altri – in lei nel corso dei secoli.»

La femmina è immanente alla natura, in essa immersa , ne è come imprigionata. Come la natura, può essere usata, può essere dominata.

Rinchiusa e relegata nel suo mondo di magia, alla donna si è sempre cercato di precludere l’ accesso al potere sociale ed economico, alla conoscenza scientifica.

Anzi, l’ ideologia della restaurazione degli ultimi decenni ha sferrato continui attacchi a quel superamento degli steccati tra i generi che si era cercato di attuare negli anni Settanta.

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