L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il contributo della Klein alla comprensione della passione.

 Una nota allieva di Freud – Melania Klein, la prima psicoanalista dei bambini – ci può aiutare a capire la differenza che c’è tra passione e sentimento. Secondo la Klein, il lavoro dell’educatore, ma anche quello del terapeuta, devono riconoscere come propria meta lo sviluppo, nel ragazzo, della capacità di amare le persone, e non solo di reagire a stimoli emotivi di cui le persone siano fonte.

Almeno a tratti, la Klein presenta la “coscienza morale” (Gewissen) come un Super-Io evoluto, che educa l’Io ad un “atteggiamento etico” – coincidente, ci sembra, con l’affermarsi del “principio di realtà”. «Il Super-Io» – scrive la Klein nel 1933 -, «da potere minaccioso e tirannico, fonte di pretese insensate e contraddittorie che l’Io non è assolutamente in grado di soddisfare, comincia a trasformarsi in un’istanza che esercita un’autorità più moderata e persuasiva, e che pone esigenze suscettibili di essere effettivamente soddisfatte. Il Super-Io, insomma, diventa a poco a poco coscienza morale nel vero senso del termine». Lo stesso lavoro “analitico” ha come scopo quello di migliorare la «capacità di sublimare e di adattarsi socialmente», rendendo così «il bambino non solo più felice e più sano ma anche più capace di senso sociale e morale».

 In fondo, la “capacità di amare” sembra costituire – nella prospettiva kleiniana – il fine adeguato della vita, ovvero il bene in senso propriamente morale e non più meramente economico. Se essa è, in una certa misura, qualcosa di “innato”, è anche vero che lo sviluppo psichico può promuoverla, ostacolarla o deviarla. Anche in questo caso, comunque, risulta decisivo il ruolo svolto dal senso di colpa: «infatti, allorché la severità esorbitante del Super-Io diventa alquanto minore, le sue richieste all’Io di dar conto delle aggressioni immaginarie fanno insorgere sensi di colpa che destano nel bambino forti tendenze a riparare il danno immaginario inferto agli oggetti»; ed è proprio da queste “tendenze riparatrici”, che si sviluppa un miglior rapporto col mondo sia esterno che interno.

 Del resto, la psicoanalisi mira ad una possibile convivenza dell’Io con i suoi sensi di colpa, nonché ad una valorizzazione di questi ultimi come stimolo alla responsabilità. Lo stimolo dà luogo a quelle fantasie riparatrici che, con un processo lungo quanto la vita psichica, consolidano le figure oggettuali e parentali “buone”, già introiettate dal soggetto quali elementi del Super-Io. In particolare, la “fiducia nel loro potere” e la “identificazione” con esse, rendono capace il bambino di difendersi efficacemente dalla minaccia degli elementi “cattivi” del Super-Io, e di operare “proiezioni di sentimenti buoni” verso l’esterno, operando di conseguenza investimenti libidici ordinati e soddisfacenti in quella stessa direzione.

«Se la madre è presa nel mondo interiore del bambino come un oggetto buono su cui si può contare» – leggiamo -, «l’identificazione con le buone caratteristiche della madre diviene la base per ulteriori utili identificazioni». Ad esempio, «una forte identificazione con la madre buona rende più facile al bambino di identificarsi anche con il padre buono e più tardi con altre figure amichevoli. Ne risulta che il suo mondo interiore viene a contenere prevalentemente oggetti e sentimenti buoni», ciò che «contribuisce ad una personalità stabile». Si raggiunge per questa via «quella ricchezza e pienezza affettiva che chiamiamo amore» e che «può rendere felici e liberi dal risentimento e dall’invidia».

 La dinamica del “consolidamento” delle figure “buone”, che conduce alla capacità di amare, viene descritta dalla Klein anche nei termini di una “integrazione”. In fondo, una originaria “integrazione tra libido e aggressività” è già operante nella genesi del senso di colpa, e quindi nel motore stesso dello sviluppo psichico. Ora, se tale integrazione riesce ad evolversi in una capacità di «sintesi degli aspetti buoni e cattivi dell’oggetto», e, più tardi, nella capacità di riconoscere le “persone totali” e di amarle “a dispetto dei loro difetti”, allora si instaura un circolo virtuoso, per cui l’integrazione spinge il bambino a cercare soddisfazioni nel mondo esterno, mentre i rinforzi che la pulsione di vita riceve dal mondo, spingono ulteriormente verso l’integrazione.

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