L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La sessualità nel Medioevo

Nel Medioevo il corpo umano era considerato sotto due fondamentali punti di vista: da un lato abbiamo il culto e l’esaltazione del corpo di Cristo martoriato, dall’altro il tentativo da parte della stessa Chiesa di mortificare e limitare i desideri della carne. I teologi del tempo arrivarono a far coincidere il “peccato” sessuale con il peccato originale, fonte di ogni male per l’uomo. In verità questa dottrina così rigida riguardo i costumi sessuali serviva a dare alla Chiesa un controllo sempre maggiore sulla popolazione. Addirittura nel corso dell’anno vi erano tre periodi della durata di quaranta giorni durante i quali, secondo i precetti della Chiesa, ci si doveva astenere dall’avere rapporti sessuali. Questo è un dei motivi per cui le nascite erano più o meno concentrate sempre negli stessi lassi di tempo; partorire nove mesi dopo una di queste “quaresime” era molto disdicevole e, anzi, era considerato un vero e proprio peccato. Inoltre l’attività sessuale era consentita solo dopo il calar del sole, in quanto il giorno doveva essere interamente dedicato al lavoro, che aveva la specifica funzione di purificare il corpo. Anche la domenica era giorno di astinenza, poiché consacrata al Signore. Era poi diffusa la credenza che fare l’amore mentre la donna aveva le mestruazioni avrebbe portato alla nascita di un bambino malato di peste e si vietava (o comunque si sconsigliava) l’attività sessuale durante le gravidanze e l’allattamento, per non recare danni al figlio. Dunque in verità le coppie sposate e totalmente fedeli avevano poco spazio per vivere serenamente la loro sessualità. Ovviamente l’atto sessuale nel momento in cui lo si poteva portato a termine doveva essere moderato sotto ogni aspetto: una delle funzioni più importanti era la riproduzione, ma il sesso coniugale aveva soprattutto lo scopo di “arginare” l’uomo (e anche la donna), soddisfacendo i suoi bisogni carnali così che non fosse indotto a trovare soddisfazione in altri rapporti non controllati ed istituzionalizzati. Non si poteva assolutamente dare libero sfogo alla lussuria: le donne in particolare dovevano essere totalmente passive; inoltre san Bernardino dice che un dei pochi motivi per una moglie di non ubbidire al marito è quando questo le chiede di unirsi “come animali”. Ingoiare lo sperma era considerata una pratica di stregoneria: per purificarsi da questo peccato si sarebbero dovuti passare sette anni a pane ed acqua. L’omosessualità era ovviamente uno dei peccati più gravi, paragonabile addirittura al cannibalismo. Chi fosse stato accusato di avere rapporti sessuali con persone del proprio sesso (in particolare si trattava di uomini, in quanto l’omosessualità femminile era poco diffusa) era condannato a morte: veniva arso vivo come un eretico, su pire di legno e finocchio (a quest’ultimo, utilizzato per “addolcire” l’odore della carne bruciata, si deve l’appellativo utilizzato in maniera dispregiativa nei confronti degli omosessuali ancora oggi).

La donna era considerata impura, poiché colpevole di indurre l’uomo in tentazione ed in quanto causa prima del peccato originale. Soltanto le vergini e le vedove sono considerate meno “sporche”, poiché in qualche maniera controllano la loro sessualità. La colpevolizzazione della donna arriva davvero a livelli estremi. Ad esempio sant’Agostino scrive queste parole molto crude: “ed ecco che siamo nati tra le feci e l’urina ed è nel peccato che mia madre mi ha concepito”. Egli afferma dunque che la donna nel momento in cui si è concessa all’uomo nell’atto sessuale ha commesso peccato. In effetti già san Paolo definiva l’istinto che porta uomini e donne ad unirsi carnalmente come frutto dell’intervento di Satana. Il demonio era allora descritto molto dettagliatamente, soprattutto per quanto riguarda la sua anatomia sessuale: il pene era lungo, rigido e rivestito di pezzi di ferro o squame; il suo sperma era gelido (dunque non utile alla procreazione, ciò a simboleggiare che l’atto era fine a se stesso). Molte donne furono in questo periodo accusate di aver avuto rapporti con il demonio: si tratta delle cosiddette streghe, perseguitate dall’Inquisizione durante tutto il Medioevo. Inoltre Satana era considerato il diretto ispiratore di ogni genere di sogno erotico. Chi faceva quel genere di pensieri durante il sonno doveva poi fare penitenza, poiché era come aver commesso un peccato. Abbiamo però anche un’altra faccia della medaglia: il Medioevo è il periodo in cui si assiste alla nascita della concezione di amor cortese, che dalla letteratura dei trovatori provenzali arriva poi a influenzare notevolmente i circoli letterari italiani, in primis per quanto riguarda il Dolce Stil Novo. In questo caso la donna è vista non più come strumento del demonio, bensì come un angelo di Dio, con vere e proprie capacità purificatrici. Il rapporto tra il poeta o cavaliere e la sua “domina” era quasi sempre spirituale piuttosto che fisico, ma in alcuni casi si arriva a considerare questa forma di amore extraconiugale come l’unico modo per poter realmente vivere il sentimento. Molto spesso ,infatti, nelle famiglie nobili moglie e marito erano uniti per motivi più politici più che amorosi. La donna poteva in questo genere di relazione esercitare un potere immenso sull’uomo, il quale doveva affrontare delle prove durissime per dimostrare la sua completa fedeltà (si può ben immaginare che queste fortunate signore si divertissero nel potersi prendere una meritata rivincita sul genere maschile). Una di queste prove arrivava davvero al limite dell’adulterio: la donna accoglieva l’uomo, nudo, nel suo letto e gli permetteva di baciarla, ma non di avere un rapporto completo (una prova di resistenza insomma). Vi erano però donne che, più o meno volontariamente, erano tenute a restare se mpre fedeli ai mariti, anche quando questi partivano per lungo tempo (ad esempio per affrontare una Crociata). Infatti in questo periodo fu inventato uno strano e (a mio parere) inquietante strumento di controllo: la cintura di castità. Comparsa per la prima volta in Italia nel XIV secolo, aveva inizialmente lo scopo di proteggere giovani vergini dalle violenze sessuali. Presto però la sua funzione principale divenne quella di impedire alle mogli di tradire il marito. Francesco da Carraia, nobile fiorentino, regalò una di queste cinture alla moglie infedele. Oggi è conservata presso il palazzo del Dogi a Venezia. Queste cinture erano formate da una struttura in metallo con due piccole aperture (ornate con spunzoni affilati) le quali permettevano le normali funzioni fisiologiche ma impedivano ogni tipo di rapporto sessuale. Spesso quando i mariti partivano si diceva che lasciavano le mogli “sotto chiave”: rinchiuse in casa e con addosso la cintura di castità, della quale l’uomo si teneva la chiave. Molte donne accettavano questa condizione, ritenendola una prova di fedeltà assoluta. Spesso però riuscivano a procurarsi in qualche modo una copia delle chiavi, se non altro per evitare le infezione che potevano risultare anche mortali. Esisteva anche un modello maschile di cintura di castità: in questo caso non per evitare l’adulterio ma per impedire la masturbazione, che secondo le credenze del tempo portava alla cecità e alla pazzia. Nonostante le opposizioni della Chiesa, in questo periodo era necessario utilizzare metodi per il controllo delle nascite, poiché le famiglie potevano mantenere solo un certo numero di figli. In verità qualcuno utilizzava come perfetto metodo contraccettivo l’astinenza, ma si trattava di pochi virtuosi. Già allora vi erano infatti delle tecniche per limitare il rischio di gravidanza: oltre alla pratica del coito interrotto (osteggiata da sant’Agostino e san Tommaso), abbiamo l’utilizzo di diaframmi fatti con cera d’api o di pezze di lino per bloccare lo sperma. Inoltre vi erano le solite superstizioni: bere bevande fredde, rimanere passive durante l’atto sessuale, trattenere il fiato al momento dell’eiaculazione dell’uomo, saltare violentemente dopo il rapporto, erano considerati metodi per evitare una gravidanza indesiderata. Quando questi metodi non funzionavano, spesso si ricorreva all’aborto, fortemente condannato dalla Chiesa. Esso veniva praticato con modalità che mescolavano credenze popolari con un poco di scienza medica (ma giusto un poco…). Ad esempio si facevano lavande interne o si utilizzavano varie sostanze quali catrame, piombo, succo di menta, semi di cavolo e addirittura urina animale. Anche così però non si era certi di interrompere la gravidanza: in tal caso il neonato veniva abbandonato presso una chiesa (in questi anni nascono anche i primi orfanotrofi). Nonostante la Chiesa avesse un’enorme influenza sulla popolazione, vi era comunque una notevole libertà dei costumi, soprattutto nel periodo in cui era diffusa in tutta Europa la peste nera: una maggiore consapevolezza della volubilità della vita umana portava l’uomo ad una ricerca sfrenata dei piaceri terreni. Dunque permane l’usanza romana di recarsi ai bagni pubblici, ora considerati luoghi di depravazione, dove uomini e donne stavano assieme nudi nelle vasche e venivano a volte anche serviti prelibati banchetti (il cibo era spesso legato all’attività sessuale in quanto altra debolezza della carne). Spesso questi bagni erano dotati di stanze private, dove risiedevano le prostitute pronte ad accogliere i clienti. Inoltre gli indumenti indossati ai tempi tendevano ad enfatizzare i caratteri sessuali: le donne portavano abiti molto scollati e spesso avevano il seno scoperto anche in pubblico (soprattutto per l’allattamento); gli uomini indossavano calzoni attillati che invece che nascondere i genitali li evidenziavano. Anche in seno alla Chiesa vi erano elementi che non rispettavano alla lettera i precetti morali imposti da questa: addirittura nel XIII secolo era usanza diffusa che i preti avessero delle concubine! Ciò era giustificato affermando che avendo a loro disposizione delle donne di bassa moralità i preti non avrebbero corso il rischio di corrompere donne oneste, nel caso non fossero riusciti a contenere i loro istinti. Addirittura in alcune zone di Francia, Scozia ed Inghilterra pare che i parroci godessero della cosiddetta “jus primae noctis”, ovvero del diritto di togliere la verginità alle giovani spose. Questo “diritto” fu in seguito limitato: il prete solo a volte poteva inserire simbolicamente una gamba nel letto della donna. Neppure le donne di Chiesa erano esenti a questa degenerazione morale: infatti molte di esse ricorrevano all’aborto in seguito a relazioni illecite, spesso intrattenute con altri ecclesiastici. La depravazione era diffusa ad un livello tale da raggiungere i massimi vertici: papa Giulio II nel 1510 arrivò ad aprire una casa di tolleranza per cristiani, e così fecero anche altri dopo di lui. In realtà la dottrina cattolica (che veniva comunque ribadita, in modo alquanto ipocrita ) considerava la verginità come lo stato di massima elevazione morale. Dunque gli ecclesiastici, in quanto votati alla castità, erano superiori rispetto a tutti gli altri uomini che non erano cappaci di dominare l’istinto. Come già detto, in realtà il matrimonio non era imposto per consentire la procreazione: quella poteva avvenire in qualsiasi genere di rapporto. Il vero motivo era la necessità di un controllo degli istinti, che rendesse gli uomini che non erano abbastanza forti da rimanere casti almeno in condizione di non dare libero sfogo alla lussuria, peccato molto grave agli occhi di Dio. Sant’Agostino afferma che il matrimonio non è un male, in quanto “stringe una società naturale tra due sessi”, caratterizzata dalla reciproca fedeltà e dalla procreazione; ma, nonostante ciò, l’astensione da qualunque rapporto era comunque preferibile, poiché se tutta l’umanità riuscisse ad astenersi “molto più presto si adempierebbe la città di Dio e si aprirebbe la fine dei tempi”. Differente è invece la visione luterana della sessualità: infatti la svalutazione delle opere dell’uomo porta a non considerare la verginità come un elemento che migliora la posizione di questo davanti a Dio. Inoltre gli esseri umani, proprio in quanto tali, non sono in grado di resistere agli istinti, poiché non è nella loro natura. Dunque la miglior condizione di vita non è più il celibato, bensì il matrimonio. Nonostante ciò, questo non è considerato dai protestanti come un sacramento, bensì come un semplice contratto tra due persone, il quale può anche essere sciolto.

Sono comunque riprese da Lutero delle ideologie di base del cattolicesimo: la condanna totale dell’adulterio e l’obbligo da parte i entrambi i coniugi di saldare il “debito coniugale”, ovvero di concedersi al marito o alla moglie ogni qualvolta venga richiesto (sempre nei tempi stabiliti ovviamente). Addirittura il monaco tedesco arriva ad affermare che una donna che rifiuta il suo uomo deve essere condannata a morte. In realtà è molto difficile fare un quadro generale relativo ai costumi di un periodo tanto vasto, durante il quale esistevano moltissime realtà differenti tra loro per luoghi e tempi. Resta comunque un’ immagine che sotto certi aspetti non è troppo differente da quella del mondo moderno, ancora ricco di contraddizioni riguardo al sesso: dal timido velo di pudore che spesso ne copre l’esistenza, al televisore che la usa come merce. Fatto sta che si tratta di qualcosa di trasversale, che sta alla base dalla natura e della sopravvivenza di ogni specie e che l’umanità dovrebbe imparare a vivere con più serenità e rispetto.

Una Risposta

  1. Molto interessante questo approfondimento sulla sessualità nel Medioevo. A ben guardare, certe cose sembrano non cambiare mai…
    Personalmente, credo che la Chiesa cattolica farebbe un gransissimo passo avanti se accettasse il matrimonio come valore anche per i suoi funzionari che, in ogni caso, nella maggior parte delle volte, come purtroppo sappiamo, non riescono comunque a controllare i loro istinti più umani.

    Mi piace

    9 gennaio 2012 alle 8:30 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...