L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Storia del gioiello. Il Medioevo

La produzione orafa medioevale riguarda tutto il periodo che va dall’alto medioevo –’800 al 1200 circa – fino allo stile rinascimentale – dal 1375 al 1490 circa.

In tale periodo lo stile artistico si evolve passando da una produzione tipica bizantina ricca di decorazioni e cromatismi, ad una che riprende lo stile gotico e quindi privilegia forme appuntite e uno stile semplice ed essenziale, per giungere, infine, al periodo rinascimentale durante il quale vi è una ripresa dello stile naturalistico.
Durante il primo periodo, sotto l’influsso dell’arte di Bisanzio, la produzione di gioielli è ricca di decorazioni e cromatismi grazie all’utilizzo di gemme incise, smalti cloisonné, filigrana e minuscoli grani d’oro sulla superficie dei gioielli.
Lo stile gotico, invece, impone ai monili la forma a punta caratteristica di tutti gli edifici religiosi del periodo. Le forme appuntite sostituiscono quelle arrotondate e la semplicità è preferita alla abbondante ornamentazione bizantina. Tecnicamente le pietre sono incastonate su superfici lisce.
Lo stile rinascimentale, infine, privilegerà i particolari naturalistici che verranno proposti nella produzione di gioielli.
Durante tutto il medioevo non vi era diversità tra i gioielli indossati dalle donne e quelli destinati agli uomini

L’orafo artigiano: la sua bottega.
Gli artigiani producevano gioielli, articoli per la casa e arredi sacri. Avevano disponibili vari oggetti di medio valore, per gioielli di particolare importanza, ricevevano anticipatamente commissioni.
L’oreficeria è definita “l’arte dei re” da Etienne Boileau nel testo Livre des métiers in quanto il valore economico dei suoi prodotti è subordinato alla simbologia che i gioielli sono in grado di evocare.
Laboratori di orefici sorgono presso i monasteri e le corti, i committenti dei principali prodotti.

Gioielli prodotti
Coloro che utilizzavano i gioielli erano uomini, donne e bambini. Per questi ultimi erano prodotti monili utilizzando vetri colorati al posto delle gemme.
Gli uomini nobili utilizzavano foderi per spade, speroni, cinture e spille. Le donne spille, collane, orecchini e braccialetti.
Negli ultimi anni del trecento, contemporaneamente alla moda di accentuare le scollature degli abiti, si diffuse l’uso di indossare collane con ciondoli.
Il gioiello più diffuso in questo periodo è la spilla, costituita quasi sempre da un anello con l’ago centrale, aveva la funzione pratica di bloccare i mantelli. Alcune erano cucite direttamente sugli abiti. Altro prodotto orafo, molto utilizzato sia da donne che da uomini, erano le cinte che potevano essere decorate e avere fibbie e borchie d’argento. Le cinte erano utilizzate per portare chiavi, borsellini, paternoster, flaconi per profumi ecc.
Gli anelli erano indossati su tutte le dita della mano, pollice compreso.
Per il fidanzamento e il matrimonio si utilizzava un unico tipo d’anello che durante la cerimonia veniva infilato al terzo dito della mano destra della sposa.
Gli ornamenti per il capo erano molto richiesti: il diadema, le coroncine e le tiare. I diademi erano i gioielli più importanti posseduti dalle ragazze nobili, e l’usanza di indossarli durante la cerimonia matrimoniale era tanto diffusa che le chiese ne avevano sempre uno a disposizione per le spose.
Durante il medioevo grande diffusione ebbe i gioielli religiosi: i reliquari a forma di pendenti, il medaglione agnus dei realizzato in cera ( materiale all’epoca molto costoso) e sul quale era inciso il nome del Papa in carica e l’immagine dell’agnello di Dio, e, soprattutto, i paternoster archetipi degli attuali rosari. Questi ultimi potevano essere di vari materiali, e i più richiesti erano quelli in corallo, ambra, giaietto e cristallo di rocca. I paternoster, nonostante fossero oggetti religiosi, erano diventati veri e propri status-symbol tanto che ne fu regolato l’uso, vietando ai Domenicani e agli Agostiniani i modelli pregiati.
Nel 1380 Carlo V possedeva vari rosari tra cui uno con ciascun grano in smalto e la croce incastonata di pietre preziose e perle.

Significato simbolico del gioiello

Significato pagano: Alle pietre preziose erano attribuite proprietà terapeutiche e spirituali. Marbodio, vescovo di Rennes, scrisse il Liber Lapidum in cui descriveva le proprietà magiche di numerose pietre.
Ai materiali erano attribuiti poteri magici: il “corno dell’unicorno” (animale di fantasia, si trattava del corno del narvalo, una specie di delfino) si cerdeva che fosse capace di individuare i veleni e per la sua rarità era adornato di pietre preziose ed era custodito gelosamente in ogni Wunderkammer del periodo. La malinconia era, invece, curata con i denti di pesci fossilizzati.
I materiali “magici” erano montati in modo da facilitare il contatto con la pelle per meglio diffondere i propri poteri.
Significato religioso : Nei gioielli religiosi il potere di protezione era affidato al tipo di messaggio che portavano e non alla preziosità della pietra utilizzata. Il medaglione dell’Agnus Dei, ad esempio, aveva il potere di cancellare i peccati, proteggere dai pericoli, salvaguardare le donne durante il parto.
Significato sociale: I gioielli non possedevano, però, soltanto poteri magici o religiosi ma indicavano anche l’appartenenza ad una determinata classe sociale; per tale motivo furono emanate le leggi suntuarie che, al fine di non stravolgere la gerarchia sociale, ne regolavano l’uso.
Nel 1363 un decreto di Edoardo III d’Inghilterra vietava ai ceti più umili di indossare monili d’oro e d’argento.

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