L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Storia del gioiello. Il Seicento e il Settecento

La Francia impone nel XVII secolo mode e comportamenti. Il termine “barocco” con cui si definisce lo stile dell’arte del seicento, sembra derivi dal portoghese “barroco” che vuol dire perla irregolare. Lo stile che distinse anche la produzione di gioielli è, infatti, quello irregolare, sfarzoso, eccentrico. Il rococò nasce in Francia negli anni trenta del XVIII secolo e predomina il gusto fino alla fine del secolo.
Gli uomini continuano adornarsi di gioielli, anche se ne limitano l’uso alle occasioni speciali. Giacomo Casanova nelle sue memorie cita la propria tabacchiera, la catena dell’orologio e i suoi anelli, tutti gioielli che identificavano subito il ceto sociale del proprietario.
Un altro fenomeno importante di questo secolo consiste nel fatto che per la prima volta si allarga il pubblico che acquista e indossa gioielli e, per tale motivo, la classe borghese inizia ad acquistare monili realizzati con nuovi materiali, economici, che i progressi tecnici e scientifici rende simili alle pietre preziose.
Inizia ad aumentare lo sviluppo della bigiotteria.

L’orafo fornitore
La struttura dell’industria orafa somiglia molto a quella attuale: la produzione era organizzata con apprendisti, operai qualificati e maestri artigiani che lavoravano in piccoli laboratori. I laboratori rifornivano i gioiellieri che vendevano al dettaglio.
I venditori si facevano conoscere attraverso annunci in cui era indicata la propria città e gli oggetti prodotti.

Gioielli prodotti
Il seicento è il secolo della perla la cui iridescenza e irregolarità si adatta alla perfezione al gusto dominante. Inoltre durante il XVI secolo in Francia si credeva che migliorassero il colorito. Erano indossate in gran numero in collane, orecchini, come ornamento nei capelli e venivano anche cucite direttamente sugli abiti. Un’ immagine emblematica è fornita da un dipinto d’ignoto conservato a Londra alla National Gallery in cui è ritratta la regina Elisabetta I con la sua collana di perle pagata 3000 sterline.
Molto di moda erano le gemme, importate dall’India e valorizzate da nuovi tagli e lucidature.
Si diffonde l’uso di incastonare i diamanti inserendo, nell’incastonatura, una piastra sottile metallica colorata in modo da ottenere tonalità pastello.
Le spille con diamanti erano piuttosto grandi e indossate numerose in dimensioni decrescenti fino alla vita. L’abbigliamento era impreziosito da gemme e perle che erano utilizzate in modo funzionale -come bottoni o fibbie per le scarpe- o a scopi esclusivamente decorativi – cucite lungo tutto l’abito.
Gli orecchini prodotti si arricchirono di gemme, smalto e oro: la tipologia più utilizzata è quella a girandola, tre gocce di cui la centrale in posizione più bassa, che ricorda i candelabri dell’epoca.
Un altro gioiello molto in uso era il sigillo che era sospeso alla catena dell’orologio o utilizzato come anello. Il gioiello caratteristico delle dame del settecento era la chètelaine un ornamento da cintura che aveva sia funzione pratica che decorativa. La chètelaine era una placca decoratica che si indossava sulla cintura alla quale venivano appesi, per mezzo di catene, diversi oggetti come orologi, sigilli, libri, ètui ( piccolo astuccio contenente forbici, matita, coltellino per frutta pieghevole ecc.) La bellezza di questi gioielli consiste nel fatto che le varie parti che erano agganciate alla cintura erano impreziosite in diversi modi (durante il neoclassicismo, ad esempio, con scene di mitologia classica) ed erano spesso dipinte a smalto.
Le fibbie gioiello per le scarpe erano molto diffuse sia per gli uomini che per le donne in sostituzione dei nastri utilizzati in precedenza. I cammei furono di gran moda durante lo stile neoclassico. J. Wedgwood inizia la sua caratteristica produzione di prodotti caratterizzati da figure bianche su sfondo colorato. Verso la fine del seicento si iniziò ad utilizzare un diverso tipo di abbigliamento a secondo del momento della giornate: durante il giorno si preferivano abiti e gioielli semplici e, alla sera, venivano indossati vestiti e gioielli fastosi.
A fine settecento la Rivoluzione francese impose mode e comportamenti e suggerì ai gioiellieri un ricco repertorio iconografico. L’immagine della ghigliottina, ad esmpio, fu di gran moda, per la produzione di orecchini, e indossandoli, venivano espresse le proprie ideologie politiche.

Motivi
I motivi ripresi dalla produzione orafa, durante il Seicento e il Settecento, erano molto spesso i fiori, sia quelli rappresentati nei testi di botanica che quelli esotici, come dimostrava il libro del 1635 Lire des ouvrages d’orfevrerie di Gilles Légaré. Un altro motivo molto diffuso il fiocco e deriva dai nastri con cui si fissavano i gioielli. Le spille a fiocco con le cocche rivolte verso il basso si chiamavano Sévigné (dal nome della scrittrice francese Madame de Sévigné).
Per quanto riguarda la produzione d’anelli, si diffonde il modello giardinetti, chiamato così perchè erano decorati con piccoli cesti di fiori realizzati con pietre colorate e diamanti.
Nel seicento continuavano ad essere apprezzati i gioielli memento mori e in questo secolo nascono monili il cui fine era quello di ricordare una persona defunta; formati da un piccolo contenitore sul quale vi era impresso lo stemma, le iniziali e la data della morte della persona deceduta, avevano all’interno uno spazio in cui erano custoditi i capelli, il tutto era poi ricoperto da un cristallo e montato ad anello, ciondolo ecc.
Gli anelli, la maggior parte delle volte, recano messaggi d’amore, a volte espliciti, altre nascosti (ad es. le lettere sono disposte come rebus a formare frasi amorose).

Bigiotteria
L’allargamento degli acquirenti al mercato del gioiello comporta lo sviluppo della “bigiotteria” attraverso l’uso sempre più diffuso del vetro e dell’acciaio che erano utilizzati per creare gioielli molto originali e apprezzati da una cliente sempre più numerosa. Già nel 1670 il londinese George Ravenscroft aveva creato un tipo di vetro in grado di essere tagliato come un diamante perchè particolarmente duro. Questo materiale fu poi perfezionato da G.F. Strass (1701-1773) che produsse la qualità più resistente, un vetro piombifero molto luminoso.
L’acciaio, utilizzato soprattutto in Inghilterra, era adoperato a borchie sfaccettate e avvicinate per aumentare lo scintillio.

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