L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Storia del gioiello. L’Ottocento

Durante il XIX secolo si assiste in campo orafo ad una proliferazione di stili, motivi e progressi tecnici. La peculiarità dell’ottocento è quella di essere stato un secolo dominato dall’eclettismo in campo artistico e di aver visto, contrariamente a ciò che era accaduto precedentemente, non lo svolgersi progressivo di uno stile dominante, ma la compresenza e proliferazione di stili di diversa natura e provenienza.

Le importanti scoperte archeologiche della prima metà del secolo, infatti, diedero vita alla moda “archeologica” condizionando enormemente la produzione dei gioielli. Poche fortunate potevano sfoggiare autentici reperti di scavi (ancora non esisteva il concetto di reperto archeologico come bene pubblico!), ma, con l’aumentare delle richieste, gli orafi si specializzarono nella perfetta imitazione delle forme e delle tecniche antiche.

Il più importante laboratorio di oreficeria in questo campo fu fondato a Roma da Fortunato Pio Castellani nel 1814 e divenne in breve il punto di riferimento per tutti gli appassionati di archeologia.

Tale stile fu introdotto a Londra da un gioielliere napoletano Carlo Giuliani, e in Francia fu Eugùne Fontenay a dedicarsi a tale produzione. Anche Tiffany a New York produceva repliche di gioielli ciprioti.

L’eclettismo ottocentesco s’indirizzò anche al revival medioevale, con monili che ricordavano lo stile gotico e rinascimentale. In questo ultimo si distinse Alphonse Fouquet che intorno al 1870 produsse a Parigi oggetti in oro cesellato e smalto dipinto.

L’ispirazione verso nuovi motivi decorativi fu data anche dalle culture esotiche: il Giappone partecipò all’Esposizione Universale di Londra nel 1862 e, in campo orafo, diffuse l’uso di particolari tecniche (smalto cloisonné) e motivi (crisantemi, bambù, dragoni, ventagli ecc.).

La rivoluzione francese nel 1789 aveva determinato un brusco arresto della produzione di gioielli divenuti in quel periodo simbolo dell’aristocrazia e, pertanto, da combattere. Nel 1791 fu soppressa la società degli orafi parigini e nel 1797 fu ripristinata e riaprirono alcuni gioiellieri. Soltanto nel 1804, però, con la proclamazione dell’Impero, riprese la produzione orafa e degli articoli di lusso. Proprio a determinare un’ideale continuità con l’Impero romano lo stile d’inizio secolo è quello neoclassico.

L’orafo gioielliere

L’ottocento vide la nascita dei primi gioiellieri che riuscirono ad acquisire notorietà presso la nascente classe borghese, acquirenti sempre più numerosi ed esigenti. La nuova clientela cercava qualità e moda a prezzi convenienti e si fece strada un nuovo tipo di commercio del gioiello legato alla moda. I gioiellieri iniziarono ad uscire dall’anonimato per imporre il proprio stile alla società cercando di individuarne i gusti. Inizia, in definitiva, il fenomeno della “marca” immediatamente identificabile dal pubblico e per tale motivo richiesta. Questo aspetto determina un’originalità nell’esecuzione dei gioielli,caratteristica indispensabile per emergere e distinguersi.

Tra i più importanti “nomi” ricordiamo il gioielliere Fortunato Pio Castellani che, nel 1810, fondò a Roma un laboratorio d’oreficeria all’interno del quale avveniva anche commercio d’opere d’arte. Negli anni venti del secolo, l’amicizia con l’archeologo Michelangelo Caetani conte di Sermoneta, indirizzò la produzione verso temi classici e la sede prese il nome di Gioielleria Archeologica Italiana ed, all’interno del propi negozi era possibile ammirare anche una collezione di gioielli antichi.

In Inghilterra Carlo Giuliano introdusse lo stile archeologico. A Parigi Eugéne Fontenay (1824-1887) artista che creò uno stile inconfondibile e tanti altri ancora.

Gioielli Prodotti

L’influenza dello stile neoclassico determinò la ripresa della produzione di cammei.

Napoleone, oltre ad aver istituito una scuola d’incisione su gemme, nel 1804 per la cerimonia d’incoronazione, scelse una corona con decorazione di cammei.

Una tecnica molto utilizzata in questo periodo è quella dei micromosaici che si realizzava utilizzando piccole tessere di vetro molto resistente poste una accanto all’altra su basi d’onice, diaspro o pasta di vetro. I gioielli in micromosaico si affermarono alla fine del Settecento. La tecnica prevedeva l’uso di una particolare pasta vitrea dai colori delicati. Questa pasta una volta fusa poteva essere lavorata e ottenere bacchette sottilissime che raffreddate venivano tagliate in tessere di varie dimensioni. Le tesserine rivestono quasi completamente la base che di solito è in onice, diaspro o pasta di vetro.

La qualità del mosaico si rivela nell’esatta esecuzione: le tessere devono essere disposte una accanto all’altra senza spazi intermedi A Roma sorsero molti atelier ad inizio ottocento che si specializzarono sia nell’oggettistica (tabacchiere, bottoni, scatole ecc) che nella produzione di gioielli. Esperto nell’arte del micromosaico romano fu Giacomo Raffaelli, ma famosi diventarono anche altri artigiani come Nicola Roccheggiani, Nicola De Vecchis e Antonio Aguatti. Quest’ultimo usava mescolare diversi colori tra loro senza mai amalgamarli completamente realizzando in tal modo delle delicate sfumature.

Nelle vendite all’asta questo tipo di gioielli ha raggiunto notevoli quotazioni. Nel 1999 Christie’s a New York ha venduto per circa quindici milioni un paio di orecchini e un anello decorati a micromosaico con piccoli insetti.

Un materiale molto richiesto era il corallo proveniente da Napoli e dalla Sicilia. Erano prodotti vari ornamenti per il capo – tiare a punta al centro, fasce, fili di perle- e iniziò, in questi anni, la produzione dei pettini con rialzi decorati (in tartaruga o metallo).

La collana più diffusa è il filo di perle o pietre preziose spesso con pendenti a goccia.

Molto utilizzate erano le perline per creare un effetto simile al merletto.

Negli anni venti dell’ottocento compaiono le collane à la Jeannette composte di un nastro di velluto nero con un fermaglio centrale a forma di cuore con appeso un nastro con una croce in oro.

Ritorna di moda, grazie al revival rinascimentale, la ferronnière, gioiello che veniva indossato sulla fronte legato ad un nastro.

Esistevano, poi, i gioielli “souvenir”, richiesti dai numerosi visitatori delle mete turistiche più famose come Ercolano e Pompei, ed erano realizzati con micromosaici, pietre dure, cammei su conchiglia e corallo. Inoltre era possibile acquistare gioielli in pietra lavica. I gioielli in pietra lavica erano molto richiesti dai viaggiatori che visitavano Napoli e Pompei e desideravano un ricordo del Vesuvio che rimandasse anche all’eruzione di Pompei e Ercolano.

Sono cammei molto scuri in cui venivano rappresentati in rilievo soggetti classici – puttini, ritratti di dame ecc. Per questa tecnica e per la porosità del materiale molto difficile trovare sul mercato antiquario esemplari in buono stato.

Una parte rilevante di produzione riguarda i gioielli da lutto che diventarono di moda, quando nel 1861 dopo la morte del marito, la regina Vittoria prese la consuetudine di indossare esclusivamente pietre nere o ametiste. Le regole sociali suggerivano nero per il lutto perciò tali gioielli erano realizzati in giaietto, onice, vetro nero ricco di piombo (in Germania e Francia) e, a fine ottocento, anche con il legno affumicato di quercia irlandese lavorato con una tecnica simile a quello dei mobili Thonet.

Materiali e tecniche

L’ottocento fu un secolo di grandi progressi scientifici e tecnologici che coinvolse, inevitabilmente, anche la produzione dei gioielli. Accanto, infatti, ad un tipo di lavorazione artigianale compaiono le prime macchine. Nel 1859 ne fu brevettata una per la produzione delle catene, fu, inoltre, applicata la forza motrice a vapore a macchine che producevano la forma di base di un gioiello e furono prodotti semilavorati per pietre, fermagli e chiusure di sicurezza.

Contemporaneamente a ciò l’eclettismo stilistico che caratterizzò la produzione orafa del XIX secolo impose la ripresa d’antiche tecniche.

La moda neoclassica aveva introdotto un revival dello sbalzo con filigrana d’oro e granulazione tipica dei gioielli etruschi. Lo smalto era adoperato in sostituzione delle pietre per conferire vivacità cromatica agli oggetti.

Tra tecniche più diffuse vi era l’intaglio di cammei – nella maggior parte dei casi si usavano le conchiglie, ma erano utilizzati anche altri materiali come pietre dure, pietra lavica e corallo – e il micromosaico.

Il fascino dell’oriente indirizzò verso la tecnica dello smalto cloisonnè.

Per quanto riguardò, invece, l’utilizzo di nuovi materiali, nei gioielli da lutto fu impiegato il giaietto, un legno fossilizzato nero molto leggero che era facilmente intagliato.

L’oreficeria tedesca utilizzava il ferro creando oggetti con materiali economici, il cui valore era, però, conferito dalla elevata qualità di disegno e lavorazione.

Nel 1782 Lavoiser scoprì il metodo per lavorare il platino che venne utilizzato all’inizio solo per catene d’orologi. A Berlino fu prodotto un tipo di gioiello noto come Berlin Iron per il quale si utilizzava il ferro fuso a staffa e verniciato di nero. Il colore nero lo rendeva adatto al lutto, ma, in realtà nacque come gioiello patriottico durante la guerra napoleonica (1813-1815).

Motivi

Le forme della natura restano quelle più diffuse: fiori, spighe di grano, farfalle, viti rampicanti ecc. Ogni fiore aveva un suo significato in base ad uno specifico linguaggio diffuso da numerosi testi sull’argomento. Il fiore d’arancio, ad esempio, era il simbolo di castità e fecondità e quindi usato nei matrimoni. L’adozione del tema floreale da parte dei gioiellieri anticipa e prepara lo stile art nouveau in cui la natura diventa repertorio fondamentale per la realizzazione dei gioielli.

Un altro linguaggio utilizzato era quello delle pietre che, accostate tra loro in modo che le iniziali formassero una frase ( ad esempio Love: Lapislazzuli, Opal, Vermeil, Emerald).

Il serpente continua ad essere molto utilizzato per il suo significato d’eternità.

Accanto a questi si diffondono i motivi archeologici – angioletti, scene classiche ecc. – e medioevali – archi a punta quadrifogli, scene d’amor cortese e vite dei santi.

Il fascino orientale impose, inoltre, un nuovo repertorio di figure: bambù, crisantemi, dragoni e ventagli.

Motivi particolari si diffusero nella seconda metà dell’ottocento: lanterne, annaffiatoi, ruote di carri, locomotiva a vapore, uccellini appollaiati sul nido ecc.

Una Risposta

  1. Una storia che si intreccia con la storia degli uomini e delle loro passioni. Un caro saluto. Pietro.

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    22 gennaio 2012 alle 7:21 pm

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