L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Caratteri del Kamasutra

Si tratta di un’opera messa per iscritto in India in un periodo imprecisato fra il III e il V secolo d.C. Il titolo è stato variamente tradotto e indica comunque insegnamenti riguardo il piacere dell’amore. L’autore viene indicato in Vatsyayana Mallanaga ma di lui non ci resta nessuna notizia attendibile. Certamente egli fu un compilatore che mise insieme varie opere risalenti a epoche precedenti: nel XIII secolo si aggiunse un celebre commento di Yashodhara.

Il fine dichiarato dell’opera è quello di trattare dell’amore che viene posto al terzo posto nella scala dei valori del “trivarga”: al primo posto vi è il rispetto di Dio e della morale e al secondo la cura degli affari. Il Kamasutra vuole portare armonia e felicità nel pieno rispetto della religione, della morale, della vita sociale ed economica, nulla da vedere con amori turbinosi che distruggano le leggi morali e la società.

Qualcuno ha voluto vedere in esso aspetti di parodia, quasi una opera scritta con un sorriso furbesco (come il nostro Cecco Angiolieri o le opere picaresche spagnole del 600). Ma non pare che questo sia il tono generale dello scritto che è stato considerato sempre opera seria, parte di una biblioteca etica e religiosa nella quale la tradizione indù la ha sempre inquadrata.

L’opera del Kamasutra è rivolta a un pubblico socialmente elevato, ricco e raffinato: chiaramente i poveri si arrangino come meglio possono. E’ scritta per tutti, uomini e donne e anche e soprattutto per le ragazze che si apprestano al matrimonio. Notevole è che vengono poste sullo stesso piano sia le esigenze sessuali maschili che quelle femminili.

Non si tratta di un’opera isolata: ve ne sono moltissime altre dello stesso genere sia in India che in tutto l’Oriente, ne ricordiamo alcune: Ratirahasya (segreti d’amore), Panchasakya, (le cinque frecce), Smara Pradipa (luce dell’amore), Ratimanjari (ghirlanda d’amore), Rasmanjari (germoglio d’amore).

L’opera fu tradotta in inglese alla fine dell’800 ma recentemente è stata fatta una nuova traduzione dall’originale che, si dice, sia più fedele all’originale in quanto non più legata ai pudori dell’età vittoriana.

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