L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 4

A Roma la magia nera era considerata un reato soprattutto quando era responsabile della morte o della malattia di un cittadino, negli altri casi le pene erano molto probabilmente lievi. Il testo originale della legge delle XII Tavole non è giunto fino a noi poiché le Tavole andarono perdute nell’incendio di Roma che si verificò intorno al 390 a.C., quando i Galli occuparono la città. Molti frammenti sono però citati da fonti antiche, vuoi testualmente (ipsissima verba), vuoi come trascrizione, spiegazione o commento di una specifica norma. Sulla base di queste reminiscenze molti studiosi hanno cercato di ricostruire il testo (la palingenesia) ma ogni risultato deve comunque essere considerato dubbio e ogni interpretazione arbitraria. E’ comunque probabile che nella Tavola VIII, molto probabilmente dedicata agli illeciti, ci fosse un riferimento alla magia nera, del quale ci è giunta solo la parte che potrebbe costituirne l’esordio: qui malum carmen incantassit….(coloro che hanno cantato un maleficio). Le altre indicazioni della Tavola riguardano le punizioni per i danni alle persone o alle cose, i furti, le frodi e le mancate testimonianze. Le pene non sono particolarmente severe, il che fa pensare che la magia nera fosse punita solo con una multa. In seguito, almeno secondo quando riferisce Tito Livio, furono promulgate leggi più severe che peraltro riguardavano in modo specifico coloro che usando la negromanzia avvelenavano il bestiame o distruggevano le messi. È comunque bene ricordare che Roma traboccò per secoli di indovini, di maghi e di streghe e che molti di costoro godevano della protezione di personaggi di alto rango e potevano operare praticamente indisturbati. Imperatori come Augusto e Tiberio, del resto, mandavano in esilio i negromanti, ma ne tenevano sempre qualcuno con sé. Quando i primi cristiani acquisirono, come libro di culto, l’Antico Testamento, ereditarono anche la convinzione dell’esistenza di esseri misteriosi capaci di controllare forze  la cui comprensione era negata alla razionalità. I cenni all’esistenza di queste forze presenti nel vecchio Testamento sono ambigui e apparentemente insignificanti e spesso sono anche il risultato di banali errori nella traduzione dalla lingua originale. Sulla frase “ non lascerai vivere la strega” (Esodo, 22,18), ad esempio, in realtà esistono non poche perplessità e, come dirò più avanti, la cosa più probabile è che si tratti di una cattiva interpretazione, un fatto abbastanza frequente per quanto riguarda la Bibbia. Qualche accenno all’esistenza di poteri occulti si trova nel I libro di Samuele e viene  spesso citata, a questo proposito, una frase in realtà molto ambigua (“poiché la ribellione è come il peccato della divinazione e l’ostinazione è come l’adorazione degli idoli e degli dei domestici”: I libro di Samuele, 15,23). Più avanti (28,7-25) nello stesso libro, Saul dice ai suoi servi: “cercatemi una donna che sappia evocare gli spiriti e io andrò da lei a consultarla”. E i servi gli risposero: “ecco, a Endor c’è una donna che evoca gli spiriti”. Quella donna evocherà realmente lo spirito di Samuele, e nel testo non c’è alcun segno che quella evocazione sia considerata blasfema e illecita. Si può dunque capire come i primi cristiani avessero un’attitudine basata sulla tolleranza nei confronti delle persone accusate di stregoneria e si comportassero complessivamente in modo simile a quello tenuto dagli antichi romani, che si preoccupavano delle streghe solo quando era possibile provare che avevano commesso un delitto. Con l’eccezione di Agostino, dunque, il Magistero cattolico si limitava a condannare la convinzione che le streghe esistessero. In questo senso fu particolarmente importante il Concilio di Ancira (IX secolo) che aveva formalizzato questi convincimenti inserendoli nel cosiddetto Canon Episcopi, incorporato nel 1284 nei Decretales di Gregorio IX e perciò divenuto parte della legge canonica.

2 Risposte

  1. Molto interessante, dove trovo le altre parti, che stampo e leggo? Grazie

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    8 febbraio 2012 alle 4:35 pm

    • Ciao e grazie per l’apprezzamento all’articolo.
      Sono 28 post, prendila come un appuntamento quotidiano a visitare queste pagine

      se poi sei interessato all’intero articolo ne parliamo via mail: fiorella.corbi@yahoo.it

      Attendo

      Iridediluce

      Mi piace

      8 febbraio 2012 alle 5:34 pm

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