L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 10

Il Malleus Maleficarum, almeno secondo il giudizio che ne danno molti studiosi, sembra dunque scritto da persone ossessionate da fantasie sessuali che gli psichiatri collocano generalmente nel campo della patologia. Il libro racconta di streghe che, valendosi della loro malefica capacità di far scomparire il pene degli uomini – un intervento non chirurgico, che non lascia cicatrici – fanno raccolta di falli umani, conservandoli in una scatola (dove si agitano e si torcono non diversamente dalle code di una lucertola e dove vengono nutriti con orzo e grano) o li conservano nel nido vuoto di un uccello. Una ulteriore ossessione è rappresentata dai rapporti sessuali tra esseri umani, soprattutto donne, e entità immateriali, definite come incubi (di sesso maschile) e succubi (di sesso femminile) . Ma mentre per le donne lo scopo di queste copule mostruose era quello di appagare una concupiscenza di per sé irrefrenabile, per quanto riguardava gli uomini il risultato di questi coiti incorporei era quello di procurare agli agenti del demonio liquido seminale umano, soprattutto attraverso le polluzioni notturne. Di qui, un’attenzione morbosa ai problemi dello sperma, discussioni sulla sua possibile natura demoniaca, sull’esistenza di polluzioni incolpevoli, ipotesi sulla possibilità che comunque anche un seme innocente possa essere trafugato dagli agenti del demonio e poi utilizzato per operazioni innominabili. In realtà, per i due domenicani queste pratiche sessuali rappresentavano una blasfema parodia del concepimento di Cristo e costituivano una trasgressione particolarmente empia. Si trattava quindi di un atto blasfemo di tale gravità che doveva essere sospettato anche in conseguenza di eventi apparentemente innocenti, come una casuale esposizione di nudità. In ogni caso, il comportamento di molte donne in questo campo non poteva lasciare adito a dubbi: “Spesso le streghe sono state viste sdraiate sulla schiena nei prati o nei boschi, nude fino all’ombelico, ed era evidente dalla disposizione degli arti e delle parti veneree nonché dalla frequenza degli orgasmi, nonché dai movimenti delle gambe e delle cosce, che stavano copulando con i demoni noti come Incubi, che pure erano invisibili agli astanti”. 

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