L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 11

Secondo il Malleus Maleficarum il compito di istruire il processo spettava comunque al prete, al quale si concedevano in ogni caso tempi molto brevi. Chi mancava di denunciare una strega poteva essere scomunicato a sua volta e correva il rischio di essere interrogato (e torturato) se questa sua mancanza risultava in qualche modo sospetta. Il prete doveva comunque aver bene in mente che il potere della strega era sempre legato alla sua sessualità e che questa irrefrenabile tendenza alla lussuria poteva derivare solo dal diavolo: “…tutte queste cose provengono dalla concupiscenza carnale che in loro è insaziabile…. e non c’è da stupirsi se tra coloro che sono infetti dall’eresia delle streghe ci sono più donne che uomini. Sia benedetto l’Altissimo che sinora ha preservato il sesso maschile da così grande flagello.”

Se si sospettava che una donna avesse rapporti con il demonio era considerato indispensabili neutralizzare i suoi poteri prendendo specifiche precauzioni. Per evitare che, attraverso il contatto con la terra, acquisisse nuova forza dalle potenze malefiche, la si trasportava su un’ asse di legno o dentro a un cesto. Quando veniva introdotta nell’aula del Tribunale i carcerieri la facevano camminare all’indietro e avevano cura che non potesse guardare (o toccare) gli Inquisitori prima che costoro guardassero lei. Il Malleus racconta di streghe che il diavolo aveva dotato della capacità di restare in silenzio in tutte le circostanze e quali che fossero le torture alle quali erano sottoposte e illustra i mezzi con i quali questa resistenza poteva essere infranta: cita, a questo proposito, i brillanti risultati ottenuti dall’Inquisitore di Como che nel 1485 (dunque nel corso di  un solo anno)  era riuscito a ottenere una piena confessione da 41 maliarde (poi, naturalmente, mandate al rogo) facendole depilare completamente. Il libro spiega poi la vera ragione per cui le streghe, qualsiasi cosa si faccia loro, non possono piangere, fatto che, a quanto pare era noto a tutti: il significato simbolico delle lacrime è legato alla purezza del cuore di chi le versa, cosa che il mondo cattolico ha ben recepito da una semplice frase di San Bernardo: “Le lacrime degli umili possono attraversare il cielo e conquistare l’inconquistabile”.

Certo si è che i due domenicani hanno una incredibile faccia tosta e ci sono parti del libro manca completamente di pudore e ci sono parti in cui vengono descritti eventi assolutamente incredibili con la naturalezza e la semplicità di chi ne è stato consapevole testimone. Nella III Parte, XV Quaestio, si raccontano in dettaglio i “noti fatti” di Ratisbona, città nella quale i carnefici avevano cercato invano di portare a termine l’esecuzione di un certo numero di eretici che l’Inquisizione aveva condannato: li avevano messi sul rogo ed erano sopravvissuti alle fiamme senza riportare alcun danno; avevano cercato di annegarli, niente, si trattava di eretici apparentemente invulnerabili. L’evento stava cominciando a rappresentare un rischio per la popolazione dei fedeli, alcuni dei quali avevano cominciato a porsi domande sul significato di una eresia che concedeva tali privilegi e sulla correttezza della condanna. Dopo aver imposto a tutti alcuni giorni di digiuno, il Vescovo della città consigliò di eseguire una più attenta perquisizione dei loro corpi e, ben nascosti sotto le ascelle, furono scoperti gli strumenti demoniaci che avevano donato loro quella invulnerabilità.

I giudici utilizzavano, nel corso dei processi, tecniche che dimostravano l’esistenza di una notevole esperienza e di una sofisticata conoscenza della psicologia. Essi sapevano quanto erano importanti, per far crollare anche le persone apparentemente più forti, la solitudine, l’incertezza, la paura delle torture e perciò alternavano minacce e menzogne a studiati silenzi. Il Malleus, ad esempio, consiglia di promettere, in cambio di una piena confessione, il risparmio della vita, senza però specificare che quella vita sarebbe stata interamente vissuta in carcere; di dimostrare compassione e giurare di aver personalmente rinunciato a ogni ipotesi di condanna, per poi far emettere la sentenza da un altro giudice; di promettere misericordia, intendendo misericordia verso se stesso e verso lo Stato, in quanto tutto quello che viene fatto in favore della Chiesa e dello Stato è un atto di misericordia.

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