L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 21

Gli uomini erano del tutto estranei a questo mondo di donne, un mondo che non capivano e con il quale evitavano di avere contatti. Ne avevano anche paura, perché sapevano di non essere graditi e cercavano di starne lontani, anche se qualche volta la curiosità aveva il sopravvento. I rischi erano comunque elevati: è nota la storia del dottor Veit di Amburgo, un medico mandato al rogo nel 1522 per essersi travestito da donna allo scopo di poter esser ammesso nella stanza di una partoriente e che il Tribunale della città considerò un “degenerato”. Del resto lo stesso Scipione Mercuri consigliava ai medici di non palesare in modo troppo evidente la propria identità quando – con il permesso del marito della gestante – entravano nelle stanze proibite per assistere a parti difficili e che richiedevano l’opera di un chirurgo. In fondo, gli uomini che si occupavano di gravidanze non erano mai stati simpatici e non venivano generalmente considerati esempi di buon comportamento morale, sentimenti che si sono poi ripetuti fino a non molti decenni or sono nei confronti dei ginecologi che sceglievano di occuparsi di contraccezione. Marziale, in uno dei suoi epigrammi,  racconta la storia di Nanneio, uomo tanto ripugnante che Leda, tenutaria di un bordello nella suburra, preferiva baciarlo sul ventre piuttosto che sulle gote: ebbene costui sapeva riconoscere, con una tecnica della quale è opportuno non dare particolari, il sesso dei bambini in utero. Ecco una parte dei versi (Libro XI, epigramma LXI): modo qui per omnes viscerum tubos ibat et voce certa consciaque dicebat puer an puella matris esset in ventre.

Venne il momento in cui gli uomini (e soprattutto i preti e i medici) decisero che questa “repubblica delle donne” non era più tollerabile, un passo al quale si arrivò con cautela e con arroganza insieme. Per certi versi non si trattò di una cosa difficile: la complessa biologia femminile era stata da sempre considerata un possibile strumento del male, la donna in fondo era la ianua diaboli, le sue mestruazioni tossiche e pericolose, gli stessi lochi puerperali impuri e nocivi. Il passo decisivo fu quello di indicare nelle levatrici una genìa di probabili streghe: migliore l’ostetrica, migliore la strega, si cominciò a dire. E così fu che i medici entrarono in campo, stabilirono le regole, limitarono il compito delle ostetriche che divennero le loro assistenti e dovettero rispondere persino di errori che non avevano commesso.

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