L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Malleus Maleficarum (Il martello delle streghe). Parte 22

Nel 1700 le Università cominciarono a impostare l’insegnamento dell’ostetricia su basi tecniche e scientifiche e a farne addirittura materia di specializzazione medica. Nel corso del secolo furono pubblicati numerosi trattati di anatomia, fisiologia e patologia ostetrica e ginecologica, dedicati sempre più spesso ai medici: fino a quel momento i libri più letti erano stati La Commare e un testo di Michele Savonarola dedicato alle donne ferraresi e pubblicato nel 1460. Contemporaneamente cominciarono a entrare in uso nuovi strumenti, come il forcipe, il cranioclaste, il craniotribo, il craniotomo, il decollatore, l’embriotomo, nomi di per sé terrificanti e che fanno intuire per quale uso fossero stati immaginati.

A Bologna, nel 1742 venne istituita la Scuola di Chirurgia, che fu affidata a Pier Paolo Molinelli. Nel 1757 papa Benedetto XIV decise di acquisire il materiale didattico di Giovanni Antonio Galli, al quale affidò l’insegnamento dell’ostetricia presso l’istituto delle Scienze che si aprì così a un nuovo pubblico, quello delle levatrici (che però entravano da una piccola porta posteriore del palazzo, quella principale era ancora riservata agli studenti di medicina e ai professori). Galli aveva tenuto scuola di ostetricia per otto anni a casa sua utilizzando tavole di cera e modelli anatomici di argilla e aveva insegnato a medici (pochi) e ostetriche (progressivamente più numerose, avendo molte di loro fiutato il rischio che la loro professione stava correndo). Questa scuola divenne ben presto nota in tutta Europa per aver aggiunto (si diceva) alla carne per credenti – le cere votive – la carne per studenti – le cere didattiche. Galli la diresse fino al 1782, anno in cui la consegnò nelle mani del suo successore, Luigi Galvani.

Si trattò dunque di una straordinaria trasformazione, ormai inevitabile se si pensa al posto che la sacralità naturale e la religiosità sovrannaturale del nascere hanno sempre occupato nella mentalità popolare e nelle religioni. Ma per più di un secolo non si trattò di un evento fortunato e felice. La medicina ufficiale, la medicina degli uomini, non pensò mai di utilizzare l’antica e straordinaria cultura che per secoli aveva amministrato con saggezza i problemi della salute femminile e in particolare quelli delle gravidanze, ma semmai si contrappose ad essa, operando contemporaneamente per limitare i compiti delle levatrici, togliendo loro ogni autorità, coprendole di sospetti e di calunnie. L’antica cultura delle mammane, il loro sapere ereditato e raffinato da secoli di esperienza, i loro rimedi così diversi, le loro tecniche sconosciute e, soprattutto, la loro capacità di occuparsi delle altre donne con compassione e solidarietà, furono completamente ignorati. In più, l’uso maldestro di strumenti di difficile impiego fece danni straordinari: aumentò la mortalità da parto, furono estratti a pezzi bambini che avrebbero potuto nascere vivi e sani, comparvero complicazioni pressoché ignote come la febbre puerperale, la cosiddetta febbre dei dottori, che dilagò per tutta l’Europa come una peste e decimò le puerpere almeno fino alle intuizioni di Ignaz Semmelweis (ma in realtà anche oltre).

3 Risposte

  1. api

    questo tuo escursus storico, finalmente fatto con sguardo diverso, si fa sempre più interessante…tornerò indietro a leggere dall’inizio. grazie!
    api

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    26 febbraio 2012 alle 7:58 am

  2. E.

    Trattato interessantissimo…

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    26 febbraio 2012 alle 9:27 am

  3. Ciao Fiorella
    come sai, ricevo regolarmente i tuoi post, che trovo sempre interessanti.
    Ora ti chiedo, quando hai un po’ di tempo, di guardare il video che Roberta Sole, Francesco Farachi e io, abbiamo realizzato e appena pubblicato sul lavoro di Claudio Orlandi, un fotografo che si sta affermando negli ultimi anni in Italia e soprattutto in Turchia.
    Questo è il link per You tube.

    Un saluto

    Stefano

    Mi piace

    26 febbraio 2012 alle 10:58 am

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