L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Emmanuelle

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Emmanuelle, giovane parigina, raggiunge il marito diplomatico a Bangkok. Emmanuelle è molto innamorata di Jean, il marito, ed è convinta che il vero amore esiga un rapporto sessuale privo di qualsiasi inibizione; si mette così alla ricerca di tutto ciò che può ampliare i suoi orizzonti. Parte con Bee, una bella archeologa che la seduce ma poi l’abbandona. Tentata dalla matura Ariane e dalla giovanissima Mariane, decide poi di darsi a Mario, filosofeggiante ed omosessuale, che la spinge verso uomini insignificanti e privi di attrattive. Alla fine, frastornata e confusa, Emmanuelle chiede al marito di riportarla a Parigi, dove spera di trovare la sua vera identità

L’inevitabile debutto cinematografico avviene nel 1973. A dare corpo al romanzo sono Just Jaeckin (regista) e Sylvia Kristel (interprete). Emmanuelle fa registrare il più grande successo sexy di tutti i tempi (10 anni di programmazione ininterrotta in una sala di Parigi). Successo, francamente, imprevedibile in quanto Jaeckin dà un taglio al film prettamente fotografico. Il romanzo dell’Arsan è stravolto, non rintracciabile. Jaeckin ha paura della censura ed allora elabora un film dall’immagine elegante e niente più. Sylvia Kristel seminuda, con pizzi sempre bene in vista, fa pensare a un erotismo salottiero, da tavolino, patinato, decadente. A parere di chi scrive il film Emmanuelle, che ricalchi il romanzo, non è ancora uscito. Altri film su Emmanuelle sono usciti e tutti contrassegnati dalla doppia “m” che costituisce il marchio di fabbrica. Di questi citiamo volentieri l’Antivergine, Goodbye Emmanuelle, senz’altro il migliore, e, poi, Emmanuelle 4, 5, 6 e così via. In tutti questi film, l’asso portante è dato dal binomio erotismo-esotismo. Le performance extraconiugali della libertina Emmanuelle si svolgono in un contesto esotico, lussuoso, lussurioso e pieno di tentazioni irresistibili, ma levigato, sottolineato da una fotografia splendida ma calligrafica. In breve, di genuino e spontaneo non vi è nulla. Neanche la Kristel convince. E’ una bellezza fredda, ancorché ammaliante. Le sue apparizioni cominciano a diradarsi dal quarto episodio della serie, dove con il pretesto di un’operazione chirurgica viene «sostituita» da Mia Njgren, bella ogni oltre dire, ma fredda al pari della Kristel. Vi è, però da domandarsi, se detta freddezza è voluta o meno. La stessa Emmanuelle del romanzo, in fondo, programma scientificamente le sue avventure. Tanto che si rammarica di non essere riuscita a contare gli amanti che in una notte l’hanno posseduta o il numero dei loro getti di sperma sulla sua lingua. Il trionfo dell’Emmanuelle cinematografica scatena negli anni settanta un’abbondante produzione apocrifa, che si distingue per il mancato raddoppio della consonante del titolo. Tale produzione la si deve per la maggior parte al regista italiano Joe D’Amato (pseudonimo di Aristide Massaccesi). La serie realizzata in Italia è chiaramente più esplicita e piccante di quella originale e, a torto, è classificata come pornografica anziché erotica. Emmanuelle cambia nome, Emanuelle, e il colore della pelle. Non ha più un marito da tradire, lavora come fotoreporter (sexy, naturalmente) e di conseguenza viaggia per il mondo da sola, con pretesti professionali. Da Emanuelle nera (Adalberto Albertini, 1975) in poi, con pochissime eccezioni, l’eroina nostrana è interpretata da Laura Gemser, senz’altro più eccitante della Kristel. Negli anni Ottanta, Bruno Mattei rilegge per l’ultima volta il personaggio in chiave di sesso & sadismo. La firma della Arsan ricompare al di fuori della prima serie solo in Lettere ad Emmanuelle (1976), tratto da una sua novella intitolata Néa. Ma qui l’avventuriera funge solo da punto di riferimento per un’adolescente che vuole sfondare nel mercato editoriale con un romanzo erotico.

Titolo originale: Emmanuelle

Nazionalità: Francia

Anno: 1973

Genere: Erotico

Regia: Just Jaeckin

Produzione: Yves Rousset-Rouard Cineriz

Sceneggiatura: Emmanuelle Arsan Jean-Louis Richard

Fotografia: Richard Suzuki

Colonna Sonora: Pierre Bachelet

Montaggio: Claudine Bouché

Distribuzione: Universal Pictures

Cast: Alain Cuny, Sylvia Kristel, Marika Green, Daniel Sarry, Christine Boisson

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