L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Shakespeare in Love

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Londra, estate 1593. Un giovane Shakespeare a corto di ispirazione, impulsivo e alla ricerca del fuoco dell’amore per dare vita alla poesia del teatro. Una ragazza figlia di ricchi borghesi, Viola De Lesseps, trascorre le notti a sognare i versi di quello Shakespeare artista della penna e di poter un giorno far parte di una compagnia di teatro, vietato alle donne. Alle audizioni per trovare un Romeo a una commedia non ancora scritta, dopo una desolante schiera di aspiranti, un giovane sconosciuto recita un sonetto con tanto sentimento che lo stesso Shakespeare lo rincorre fino a villa De Lesseps per sapere di lui. O meglio di lei, che travestita da uomo e aiutata dalla fedele balia, voleva coronare il sogno di calcare le scene. Mentre lei è promessa dal padre in sposa al venale e odioso Lord Wessex, Shakespeare non vuole lasciarsi sfuggire il promettente Romeo: Viola alias Thomas Kent. Ad un ballo a casa De Lesseps, Will vede Viola (per la prima volta non vestita da uomo)e tra i due è amore a prima vista (lo nota anche Wessex; Will si spaccia per Christopher Marlowe, il poeta più stimato di Londra, quando il nobile lo minaccia). Lui corre sotto il balcone di lei, come nella celebre scena di Romeo e Giulietta; ma i suoi intenti falliscono perché, trovatosi faccia a faccia con la balia in cima al balcone, scappa inseguito dalle guardie. Il pensiero di lei non lo lascia un secondo e lo spinge a consegnare a Thomas Kent-Viola una lettera d’amore. Lei regge il gioco delle due personalità per scoprire i sentimenti di lui e per fargli capire che anche se lo ama deve sposare Wessex, finché un giorno Will davanti a palazzo De Lesseps viene a sapere dal barcaiolo che quel Kent che era con lui sulla barca fino a un minuto prima altro non è che Viola. I genitori di lei sono via. Lui la rincorre fin nel palazzo, dove scoppia la passione e l’amore. Da qui un intrecciarsi di battute del Romeo e Giulietta che si va delineando, il gioco sulla doppia identità di lei che continua ogni giorno a teatro come T. Kent e ogni notte come Viola, Will che ora sa tutto e non perde un attimo con la sua amata. Neanche quando deve andare all’udienza con la regina per avere il consenso per il matrimonio con Wessex (lui si traveste da balia). La regina, intelligente ma non decisa a ostacolarli, capisce tutto e fa una scommessa con Viola sulla reale possibilità di rappresentare il vero amore in scena. Due incidenti però: morto Marlowe in una rissa, Will si sente colpevole perché pensa che lo abbia fatto uccidere Wessex credendolo lui; Wessex, pensando morto l’amante di Viola, lo dice a lei che pensa sia morto Shakespeare. Chiariti gli equivoci, i due capiscono che il loro amore era assolutamente vero ma anche che è impossibile stare insieme per la vita. Viola viene anche scoperta come donna e cacciata dal teatro. La ragazza si sposa con Wessex, come volevano i genitori. Will si appresta a mettere in scena il Romeo e Giulietta senza lei. Ma all’uscita dalla chiesa Viola vede il volantino della commedia e scappa a vederla. Nel frattempo la “Giulietta” designata (un uomo) è impossibilitato a recitare e si è nel panico. Venutolo a sapere, Viola assume la parte, mentre Will è Romeo. I due recitano la commedia che non è altro che la storia del loro amore, che si conclude tragicamente. La regina li salva dalla prigione asserendo che Viola è un uomo, ma non può annullare il matrimonio. Viola deve partire per la Virginia con suo marito. Il suo amore con Will è potuto solo essere “una stagione rubata”. Ma il pensiero di lei sarà la sua ispirazione per sempre.

Recensione di Maurizio Porro (Il Corriere della Sera)

Shakespeare William, principe del cinema. Oggi, in questo boom romantico di fine secolo partito sulla rotta del “Titanic”, egli è protagonista di una favola biografica in cui soprattutto i giovani ritrovano la voglia di parlare d’amore: il caso “Shakespeare in Love”, il film di John Madden, regista di regine. Segni particolari: sceneggiatura di ferro, amore del teatro, cast perfetto, 13 nominations agli Oscar cui ne andrebbe aggiunta una quattordicesima per la professionalità e l’astuzia, vincenti anche in Italia: sette miliardi in soli dieci giorni di programmazione nelle sale. Se Di Caprio e la Winslet furono gli amanti del ’98, Joseph Fiennes e Gwyneth Paltrow sono quelli del ’99, anche se nessuno vivrà felice e contento. Ma il mistero è chiuso nel grande cuore di Shakespeare, che nel film palpita in diretta come il suo Romeo. Moda, poesia, marketing, ultimo match del massimalismo contro il minimalismo? “Mi sembra sia un piccolo germe luminoso nel cuore dei ragazzi”, dice Anna Maria Guarnieri che fu, nel ’64, una straordinaria Giulietta. “È la prova” ribatte il regista Giancarlo Cobelli “che solo la poesia ci salverà”. Il bisogno di carezze nasce dai troppi pugni: “Siamo disgustati dall’esibizione compiaciuta della violenza, anche della pulp generazione letteraria”, dice la scrittrice Dacia Maraini “ma il ritorno al sentimento deve essere forte e critico”. “La voglia d’affetto” aggiunge la regista Liliana Cavani “è contagiosa, mi piace in questo film la fiducia nell’amore vincente: se qualcuno lo racconta così bene, vuol dire che l’ha vissuto”. Infatti. “È soprattutto merito di Shakespeare” assicura Agostino Lombardo, studioso e curatore di una rivista scespiriana, “perché è il massimo poeta moderno, i giovani vi ritrovano problemi generazionali, la mancanza di certezze riflesse nei meravigliosi Riccardi III di Al Pacino e McKellen. “Shakespeare in Love”, la cui storia d’amore ricorda il “Titanic”, ci mostra la pratica del teatro, elemento in più di fascinazione”. Concorda Mariangela Melato: “Per noi attori è commovente vedere l’utopia del pubblico di allora, e la verità è che c’è in giro una gran voglia di innamorarsi, sognare, idealizzare i propri sentimenti con la poesia”. Insomma Shakespeare superstar, in love e in business. Dice Giorgio Albertazzi, ex Amleto di successo: “Sono stato in anticipo sui tempi, perché già anni fa avevo impersonato in uno spettacolo Shakespeare e i suoi eroi, con incursioni trasversali nel jazz. L’alto gradimento è la reazione al minimalismo della fiction televisiva e degli attori di oggi. Da troppo tempo ci mancano eroismo, tensione, nobiltà, voliamo bassi”. Il regista Giuseppe Tornatore: “Non mi stupisce che la gente sia stufa del realismo della tv, viviamo un bisogno d’amore sincero, le grandi storie non invecchiano mai e non a caso il millennio si chiude nel nome di Shakespeare”. Ne è convinto anche Luigi Squarzina, regista intimo del Bardo: “C’è la Bardomania, la Bardofobia e la Bardolatria, la mia. In Shakespeare c’è tutto e tutto è molto resistente: nel ’64 misi in scena la Nato che assedia Troia nella tragedia “Troilo e Cressida”. Siamo sazi di elettronica e restituiamo il favore a questo poeta che si è tanto interessato all’Italia”. Come autrice del libro “Storia delle passioni”, l’analista Silvia Vegetti Finzi precisa: “I giovani hanno voglia di ritrovare un registro passionale, i grandi modelli anche in piccole storie e Shakespeare è una autentica miniera di emozioni, perché con lui si esce dal minimalismo imperante”. Fuori dal coro la poetessa Patrizia Valduga: “Trovo vergognoso che Shakespeare diventi di moda per un film e dubito che, al di là di scene e costumi, si possa sentire la sua forza carnale e rinascimentale”. Negli Stati Uniti è guerra tra “Shakespeare in Love” di Madden e “Salvate il soldato Ryan” di Spielberg, a 10 giorni dalla notte degli Oscar, per la campagna pubblicitaria delle case cinematografiche che distribuiscono i film. La Miramax (gruppo Disney) avrebbe speso circa 15 milioni di dollari (27 miliardi di lire) per “Shakespeare in Love” (13 nominations) costringendo la Dreamworks (guidata dallo stesso Spielberg) ad alzare il budget per “Salvate il soldato Ryan” (11 nominations). In molti accusano la Miramax di scorrettezza e di aver condotto una “campagna sleale”. Ma alla Miramax ribattono: “È solo un modo intelligente di pubblicizzare un film ancora nelle sale”.

Paese: USA/Gran Bretagna

Anno: 1998

Durata: 123′

Audio: sonoro

Genere: drammatico, sentimentale, commedia

Regia: John Madden

Soggetto: Marc Norman, Tom Stoppard

Sceneggiatura: Marc Norman, Tom Stoppard

Interpreti e personaggi :

Joseph Fiennes: William Shakespeare

Gwyneth Paltrow: Viola De Lesseps

Geoffrey Rush: Philip Henslowe

Tom Wilkinson: Hugh Fennyman

Judi Dench: regina Elisabetta

Colin Firth: Lord Wessex

Martin Clunes: Richard Burbage

Simon Callow: Tilney

Ben Affleck: Ned Alleyn

Rupert Everett: Christopher Marlowe

7 Premi Oscar 1999:
Oscar al miglior film, Oscar alla migliore attrice (Gwyneth Paltrow),
Oscar alla migliore attrice non protagonista (Judi Dench),
Oscar per la migliore scenografia, Oscar per i migliori costumi,
Oscar alla migliore colonna sonora (Stephen Warbech),
Oscar alla migliore sceneggiatura originale
3 Golden Globe 1999:
miglior film commedia/musical,
miglior attrice (Gwyneth Paltrow),
miglior sceneggiatura
BAFTA al miglior film del 1999
BAFTA alla migliore attrice non protagonista a Judi Dench

Una Risposta

  1. E’ senz’altro molto particolare questo blog, propone tematiche insolite, ma che anche se neghiamo fanno parte di noi, della nostra vita.
    Un saluto, ricambiando la tua visita sul mio… A presto.

    Mi piace

    6 aprile 2012 alle 7:12 am

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