L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Master, Padrone, Partner… facciamo un po’ di ordine

Nella mia breve introduzione al bondage e alla stimolazione dei sensi ho volutamente evitato definizioni come Master e Padrone, preferendogli il più asettico e generico Partner. Da una parte perché una Mente Desiderosa potrebbe desiderare di sottomettersi ad una donna, ad una Padrona quindi o ad una Mistress, ma anche perché volevo riservarmi di spiegare meglio il significato di questi ruoli, che tanti espongono come un blasone senza conoscerne il significato né la differenza.

Il Master sulle navi mercantili è una sorta di capitano (tant’è che “Master and Commander”, con il premio Oscar Russell Crowe, non è un film sulla dominazione, ma una storia di mare). In ambito audiovideo invece, il Master è la Matrice originale da cui si realizzano le copie.

Master è quindi, non solo un leader, ma l’iniziatore di un processo. Nel nostro caso, chi è a conoscenza delle regole e ha l’autorità per condurre il gioco.

Il Padrone invece è tutt’altra cosa. L’attributo evoca il senso di appartenenza e di assoluto dominio sulla schiava. Un dominio che può esercitare solo chi è dotato di una sicurezza che trova profonde radici in una grande forza sia mentale che psicologica. In altre parole nella cultura. Un requisito che viene sempre ben specificato negli annunci BDSM.

In entrambi i casi, niente a che fare con l’imponenza o la forza fisica. Tant’è che spesso, soprattutto nella cinematografia tedesca BDSM, vediamo Master/Padroni alti poco più di un metro e sessanta dominare schiave dal fisico statuario.

Un preambolo necessario per mettervi in guardia da quei sedicenti Padroni o Master che confondono tranquillamente le definizioni rivelando che, alla fine dei conti, ciò che cercano è solo un fugace amplesso oppure una sospirata masturbazione davanti alla “vittima” (stavolta trovo più giusto chiamarla così), ignara perché bendata.

Non smetterò mai di raccomandare quindi, soprattutto alle neofite, di dialogare a lungo, di comunicare, di chiarire… prima di mettersi nelle mani di uno sconosciuto.

Non vi fidate neppure di chi espone foto di elaborati bondage rubati in Internet, rivendicandone la paternità, quasi che quelle foto possano rappresentare una garanzia di qualità. Basta poco a smascherarli: la mancanza di un elemento comune.

Un Maestro di Bondage finisce con l’affezionarsi a determinati materiali, ai nodi, alle posizioni, addirittura alle particolari caratteristiche fisiche delle sue bondager. E sebbene li abbia sperimentati tutti e ne vanti la conoscenza, finirà per rivelarsi ora attraverso il senso estetico, ora attraverso l’ordine delle legature, od ancora usando particolari tecniche di stimolazione. La sua firma è inconfondibile.

Dei sedicenti Master/Padroni il peggiore è sicuramente quello, tremante per l’eccitazione, che lega la partner senza neppure conoscerne il corpo, come fosse un insaccato. Una figura che spesso coincide con quella del fidanzato, inesperto e senza alcuna competenza, smanioso di soddisfare “le strane voglie” di una Mente Desiderosa.

Arriviamo così ad un altro punto nodale. E’ davvero la figura idealmente perfetta quella del Master che è anche partner della bondager nella vita di tutti i giorni?

Ni, più probabilmente no. Anche se la libertà di una coppia stabile non è sicuramente paragonabile a quella di una coppia clandestina. Anche se molte Menti Desiderose bramerebbero di vivere il loro stato di sottomissione 24 su 24 (la sottomissione crea dipendenza).

Il motivo è semplice. L’autorità esercitata da uno sconosciuto sarà sempre superiore a quella del proprio partner, con cui, volenti o nolenti, si finisce con l’avere un rapporto di confidenza (altra cosa è la fiducia).

Non va dimenticato poi che il Master ha una responsabilità, una responsabilità importante che, se presa sul serio, è quasi stressante prolungare oltre la sessione/incontro, anche qualora questo duri più giorni.

E’ infine proprio il distacco dalla Mente Desiderosa che la aiuta a maturare quel senso di appartenenza che valorizza l’attesa che la divide dal prossimo incontro.

Questo il motivo per cui spesso Partner che si improvvisano Master finiscono presto per dedicarsi allo scambio di coppia. Non per creare un harem di bondager, ma per noia. Una scelta che finisce per indebolire il rapporto con la propria bondager anziché rafforzarlo, e che non stimola la fantasia, ma spinge al contrario ad esibire il medesimo noioso repertorio con bondager diverse.

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