L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Donne e letteratura nel cinquecento

 Nel sedicesimo secolo la produzione letteraria, fortemente monopolizzata dal potere e dalla parola maschili, viene affiancata da un nuovo tipo di poesia di stampo precettistica nel quale vengono spiegati il ruolo e i doveri della donna nella società del cinquecento. Il più importante trattato sulla vita delle donne nel cinquecento è “Il libro del cortegiano” in cui si discute la figura della donna di corte. In questo trattato Baldassarre Castiglione descrive particolarmente bene la donna di corte la quale deve far della bellezza e della gestualità la sua arma migliore. Inoltre deve saper governare le facoltà del marito, la casa e i figli ma, dovere ancora più importante, è quello di intrattenere ogni sorte d’omo con ragionamenti grati e onesti. Essa inoltre non deve mai trovarsi disorientata di fronte ad una domanda e per questo motivo il suo bagaglio culturale deve coprire tutti i campi, la letteratura, la musica, la pittura, deve saper danzare e festeggiare, ma aggraziatamente senza mai dimenticare le necessarie virtù della modestia e dell’onestà. Dopo il millecinquecentoquaranta la trattatistica della donna sposta la sua attenzione sulla sua vita famigliare e sul matrimonio come tutela dell’ordine sociale. Un esempio su questo nuovo tipo di trattatistica è “Degli ammaestramenti pregiatissimi”. Questo cambiamento di produzione trattatistica fa si che ci sia un passaggio dal prototipo di donna di corte a quello di moglie e madre. Questi testi sulla donna venivano utilizzati dagli uomini come criteri di scelta di una buona moglie e madre poiché il matrimonio all’epoca veniva visto come una realtà pericolosa e instabile. Infatti nel “Consigli a una moglie giovane” Ludovico Dolce espone la sua idea di matrimonio come metodo per incanalare nella vita sociale la forza derivante della figura femminile per fare in modo che la sua imperfezione naturale possa regolarsi alla presenza dell’universo maschile. La donna deve riconoscere il marito come suo unico referente e vivere in sua funzione, ha come dovere fondamentale di adattarsi a ogni situazione e di amare sempre il compagno, indipendentemente da come egli si comporta. La moglie, inoltre, non è padrona del suo corpo ma, è tutto in potere del marito, che ne dispone a suo piacimento. Questo fenomeno della trattatistica sull’aspetto delle donne non è presente solo in Italia, ma anche in Francia dove il medico parigino Jean Liébault espone l’ideale della bellezza femminile del cinquecento, ideale di bellezza che soddisfi l’occhio maschile. Questo nuovo ideale propone una donna in carne e formosa in modo che queste caratteristiche rappresentino lo status sociale. Infatti si nota nei libri di cucina degli alti ceti che le abitudini alimentari dell’epoca erano ricche di grassi e zuccheri. Infatti le forme opulente e la carnagione bianca evocavano un’idea di sanità fisica, di bellezza femminile e di appartenenza all’élite sociale, mentre l’abbronzatura e la magrezza venivano associate alla donna del popolo, costretta al lavoro e alla fame.

Dal sedicesimo secolo però la donna incomincia a interessarsi della vita culturale. Esse nelle loro poesie esprimono il rapporto con l’altro sesso, la loro visione del mondo, dell’amore e del matrimonio. Già nel secolo precedente però sono presenti delle figure colte femminili che furono lodate per la loro intelligenza e bellezza da molti scrittori. Le nuove poetesse si collocavano soprattutto nelle corti e con loro sono presenti anche cantanti e musiciste. Con l’inserimento delle poetesse nella sfera culturale si ha un maggiore interessamento, non più della produzione lirica, ancora molto nutrita, ma di altri generi letterari come il poemetto, la favola pastorale, l’epistolario, la scrittura mistico religiosa e anche la trattatistica. Le poetesse più importanti di questo secolo come Vittoria Colonna, Veronica Gambara, Isabella Morra, Veronica Franco e Gaspara Stampa si cimentavano nell’imitazione di Petrarca.

La trattatistica delle donne sulle donne, come “Il merito delle donne” e “La nobiltà et eccellenza delle donne” sono dei trattati che fungono da risposta ad altri trattati, come “Dei donneschi difetti”, nei quali le donne venivano provocate. Ne “Il merito delle donne” la poetessa Moderata Fonte descrive la vera situazione sociale della donna la quale ci mostra come, nonostante la condizione della donna sia migliorata rispetto ai secoli precedenti, sia ancora molto inferiore a quella dell’uomo e come esse abbiano preso coscienza di questa loro inferiorità sociale.

3 Risposte

  1. MI viene da sorridere con un guizzo amaro. La donna ci ha comunicato dal passato, come e quando ha potuto, di avere pensiero e consapevolezza. Tutt’ora penso permanga l’idea che la donna sia cambiata nel tempo. Non lo credo così tanto. La donna era già consapevole, quando in possesso degli strumenti culturali. Spesso i pregi di donne d’alto lignaggio vennero lodati e le strategie politiche altre volte furono decisive (regine vedove spesso hanno fatto le sorti di regni potenti), ciò nonostante erano tollerate come eccezione. C’è sempre bisogno di qualcuno che si pieghi per far sentir un altro più in alto a mio parere, perché altrimenti ci vorrebbe poco per vedere che poggiamo tutti i piedi sulla terra. Sorridere ancora viene al pensiero della tintarella e della magrezza di cui si fa un’ossessione adesso! e quando la donna potrà essere null’altro che se stessa? Quando se lo concederà e quando le donne si mobiliteranno seriamene per il benessere sociale delle altre. Sempre appassionante.

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    8 luglio 2012 alle 8:00 pm

  2. Buongiorno Fiorella, son passata a lasciarti un saluto … a presto … Luli

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    20 luglio 2012 alle 10:48 am

    • 😀 Luli
      un saluto a te cara e grazie per aver lasciato il segno del tuo passaggio

      a presto

      😉

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      20 luglio 2012 alle 1:57 pm

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