L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Dolce Stil-novo e il valore della donna

Si legge spesso che l’espressione poetico-letteraria che va sotto la denominazione di “dolce stil novo” possa avere le sue origini dalla poetica dei trovatori provenzali ed anche dal famoso “Roman de la Rose”. Queste espressioni liriche, che si sviluppano prevalentemente in un canzoniere hanno il loro inizio nel primo secolo dell’anno mille ed hanno un contenuto prevalentemente popolare.

Ciò va riferito ad un fenomeno religioso preminente che riguarda l’auge religioso- popolare attorno alla figura di “Santa Maria Maddalena”. Questo personaggio, ormai mitico, fa ricordare il suo arrivo miracoloso (su una “barca di pietra”) sulle coste della zona di Marsiglia, mentre cercava di sfuggire alla opposizione, o anche persecuzione, delle gerarchie sacerdotali del Tempio di Gerusalemme contro i “primi cristiani”. Già era stato lapidato San Giacomo (il “saggio”, fratello di Gesù), forse insieme a San Pietro e, quindi, la Maddalena (ritenuta la sposa di Gesù), insieme a Giuseppe d’Arimatea, Salomé e forse anche a Lazzaro di Betania, aveva cercato rifugio nel sud della Francia, deve sembra ci fosse da tempo insediata una ragguardevole comunità ebraica.

La Santa per antonomasia della regione francese riceveva una grande devozione popolare che le aveva dedicate fonti miracolose, cappelle, una cattedrale e molti centri di raccolta rituale. L’espressione della devozione verso Maria Maddalena, intorno all’anno mille, deve essere riferita alla “… richiesta d’aiuto” per ottenere “misericordia e perdono da parte di Dio e di suo Figlio Gesù.

Queste richieste avevano una origine dall’impossibilità, da parte del popolo, che, spinto dalla tradizione catastrofista del “mille non più mille”, temeva la “dannazione eterna” non potendo accedere al “perdono dei peccati” attraverso le “indulgenze” che erano versate solo dai ricchi (… il famoso “mercato delle indulgenze”).

Le espressioni liriche avevano avuto antecedenti importanti nelle “favole popolari”: “la bella addormentata nel bosco” e, soprattutto, “la cenerentola”. Questi personaggi fanno riferimento alla “Madonna Nera”, ad una “Maria Maddalena” che è tenuta “nascosta” tra la fuliggine (la “figlia-serva – Cenerentola” dalla perfida matrigna che la tradizione esoterica vede come la “Chiesa di Roma”. Da queste considerazioni possiamo dedurre che la lirica provenzale ha un supporto religioso di ordine evocativo-petizionale e di istanza salvifica.

Per questi motivi si può decisamente sostenere che la “lirica del dolce stil novo” non deve essere riferita a quella provenzale. Partita da Bologna, con Guido Guinizzelli, la “lirica dell’amor cortese” con le sue caratteristiche “nuove” per linguaggio e per stile, si diffonde soprattutto in Toscana dove, con Guido Cavalcanti, Dante Alighieri, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi, Gianni Alfani e Cino da Pistoia, si arricchisce di spiritualità, nobiltà e gentilezza, spinta verso ideali di perfezione morale, nobiltà d’animo ed una concezione di vita fondata su:

– la bellezza femminile che nella sua immagine rispecchia la perfezione di Dio; – la Donna che, con la sua “saggezza”, diventa “guida per l’uomo” nel cammino

verso la perfezione e la trascendenza; – la “sorpresa dell’uomo” per la quale affascinato e sbigottito, viene rapito dalla

beatitudine, a volte estatica ed anche angosciosa;- un certo “effetto di smarrimento” per la “scoperta del vero senso dell’amore” che è superamento della passione in una “idealizzazione” che può sorgere solo da un animo nobile, gentile, elevato e colto.

Un altro fondamento per una lirica che è proprio Dante Alighieri (canto XXIV del Purgatorio nell’incontro con Bonagiunta Orbicciani, nel girone dei golosi) a denominare “dolce stil novo” è l’uso del “volgare”. La lingua popolare di Firenze (che già era usata abbondantemente in area giudiziale) dalla nuova lirica la possibilità di percorrere nuove vie espressive, lontane dalla rigidità accademica, piena di vigore, di sentimenti e di “desiderio di crescere”.

Il “volgare toscano” diventa poi la “lingua nazionale italiana”, acquistando anche “valore politico”, nel senso di “ricerca di unità” che è legame etico e morale, ricerca di una nuova visione della società che, per altro, era già cambiata profondamente sotto la spinta dello sviluppo dei commerci, delle conquiste geografiche ed astronomiche, sotto l’effetto di una nuova filosofia capace di mettere al centro l’uomo e quel legame amoroso tra uomo e donna che supera l’espressione erotico-sentimentale per riempirsi di saggezza, di chiarezza mentale, di una ricerca profonda sui valori e sugli affetti.

Queste sono le basi per una “sapienza globale” che tiene conto della storia, ma anche dei miti, dei misteri e degli archetipi, nell’ambito di una “tradizione unitaria” orientata verso la “luce del Dio dell’Amore” che illumina tutta l’umanità. Da tali considerazioni si comprende il valore mistico, teologico ed anche esoterico della “Divina Commedia” che è un “viaggio mistico, metafisico ed iniziatico che, sotto la guida di Virgilio (il sapere e la conoscenza) e di Beatrice ( la saggezza) porta alla “contemplazione della luce divina”.

Siamo di fronte ad un “nuovo senso della vita” che si esprime come “scoperta di una nuova spiritualità” (il “cristianesimo delle origini”) che fonde il “microcosmo- uomo” con il “macrocosmo-universo”. Possiamo parlare anche di una “nuova cultura” che, in una dinamica “umana”, è caratterizzata da un “nuovo stile” che porta a creare una “… saggezza di base per creare “rapporti gentili” tra tutti gli umani”.

Si tratta di trovare una “unità di principi”, una ricerca di consapevolezza, un “punto di convergenza tra le culture”, un “pensiero nuovo” partendo dal quale è possibile strutturare modalità originali per una “nuova forma di dialogo”. Questo “dialogo-linguaggio” viene rappresentato dalla “lingua volgare” che così si identifica in una “lingua cosmicamente sacra”, che si avvicina alla dimensione trascendente della lingua di Mosé e di Aronne: un chiaro invito alla scoperta delle ataviche origini, di quelle dinamiche culturali pre-miceniche che hanno permesso la nascita della civiltà, della cultura cretese, della filosofia greca, della cristianità e, quindi, della filosofia del Dolce Sti Novo.

Se da un lato il Dolce Stil Novo poteva far riferimento alla Francia ed alla ricerca di un clima di pace interiore, di tranquillità, di equilibrio psichico e mentale, di giustizia ed anche di “rispetto dell’uomo” (che come “creatura suprema” rappresenta, nella Natura, la “perfezione di Dio”) non va dimenticato che Guido Cavalcanti apparteneva alla “fratellanza bianca dei Rosa+Croce ed aveva iniziato Dante e Cino ai misteri minori, all’alchimia ed alla mistica ebraica.

In quel periodo, poi, la azioni dell’Inquisizione si erano fatte dure e oppressive, rendendo la vita poco sicura anche per un illustre pensatore guelfo-bianco d’origine e ghibellini d’adozione.

Le questioni politiche e le lotte tra il Papa Bonifacio VIII, l’Imperatore ed il Re di Francia, esprimevano una situazione poco propensa alla tranquillità ed anche difficile da affrontare dal momento che, inevitabilmente, si veniva trascinati in dispute infinite.

In questo ordine di idee, la “poesia”, vista come la “nuova lirica” –“il dolce stil novo”- diventa uno “stile per comunicare”, un modello di trasmissione delle idee, di creatività, di sviluppo ed anche di … evoluzione. Il “cambiamento di una cultura” comincia a profilarsi sulla base di principi nuovi: – la centralità dell’uomo nell’universo della “natura” fatta ad immagine e

somiglianza del “Sapere di Dio”; – la base etico-morale fondata sull’amore che è stato trasmesso

dall’insegnamento di un Gesù-Messia che ha portato a strutturare una “nuova

alleanza” che è, prima di tutto, “alleanza tra gli uomini di buona volontà”; – la costruzione di un “umanesimo” fondato sulla “saggezza” che è rappresentata dalla figura della DONNA che è espressa nell’immagine sacra di Santa Maria Maddalena, la Vergine Nera, la Principessa che il Principe ripone sul trono, nel

posto che le compete, al quale è stata “destinata”; – l’uso di una “lingua sacra”, legata alla tradizione popolare, per questo

“volgare”, ma capace di “legare le persone in una intesa che è un patto reso sacro dal cammino verso la trascendenza”.

Queste considerazioni portano ad immettere il “dolce stil novo” in una !atmosfera politica” nella quale assume un ruolo particolare, spinto non solo al rinnovamento, ma anche a distruggere la stabilità politica, amministrativa, sociale e culturale, non solo dell’Italia, ma anche di tutta l’Europa.

La “nobiltà dell’amore” è ben risaputo come possa essere uno strumento distruttivo che però porta alla “rinascita” (… vedi le parole di Gesù: “non sono venuto a portare la pace, ma la guerra”): il rinnovamento e la trasformazione richiedono sempre delle “macerie” e, forse proprio per questo, si potrebbe dire che “… la cultura della civiltà europea fiorisce per il seme del cristianesimo che si fonda su “Segno della Croce”.

La politica della tradizione, dello statu quo, del potere prestabilito, dei privilegi e del fondamentalismo, teme: – una lingua nuova ispirata dai nobili valori dell’Amore Cortese, dello Stile Dolce

che possa diventare la … base comune sulla quale riunificate le popolazioni

d’Europa; – una concezione metafisica per la quale in ogni uomo esiste il bene ed il male,

ma questo può essere vinto solamente attraverso la cultura, il riconoscimento dei valori timologici della relazione che escludono la guerra e le armi, sostituite dalla saggezza dell’attesa contro l’impetuosità dell’agire eroico, dai principi matriarcali che derivano dalle culture pre-miceniche, dalla conoscenza, tecnica e naturale, trasmessa dal popolo per il popolo.

Il “dolce stil novo” non è semplicemente una “poesia d’amore”, ma una ricerca profonda del “valore dell’uomo” posto al centro di una “Natura fatta ad immagine e somiglianza”.

È uno “sviluppo dell’intelletto” che trova una dimensione globale ed, per questo, anche trascendentale che Dante esprime nei suoi famosi endecasillabi espressi come una “preghiera” pensata e scritta dal fondatore dell’Ordine dei Templari, San Benedetto di Chiaravalle:

Vergine Madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso dell’eterno consiglio.

Tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore per lo cui caldo ne l’eterna pace così è germinato questo fiore.

Una Risposta

  1. elisir

    Complimenti, interessante analisi.
    Una nota per premio.

    Mi piace

    4 agosto 2012 alle 7:52 am

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