L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il Settecento e la centralità dell’interpretazione femminile

All’inizio del Settecento cresce la centralità dell’interpretazione femminile, fino a diventare il perno dell’azione scenica. In questo periodo si registra, ad esempio, l’ammirazione per una grande interprete come Elena Balletti, in arte Flaminia, moglie di Luigi Riccoboni, che nel 1713 trionfa a Venezia nelle vesti di Merope, la tragedia omonima di Scipione Maffei. Il pubblico nuovo della commedia è costituito anche da donne, che sono spettatrici e lettrici. L’attivismo culturale delle donne agisce positivamente sul piano delle  traduzioni, degli adattamenti delle drammaturgie europee e sulle nuove scuole di idee e di pensiero. In Carlo Goldoni, che con Metastasio e Vittorio Alfieri è l’esponente massimo del teatro italiano del Settecento, il protagonismo femminile assume una molteplicità di soluzioni. Nel sistema di Goldoni non conta solamente l’abilità professionale, ma pesa notevolmente la varietà delle componenti esistenziali: il ruolo della donna oscilla tra la funzione della musa ispiratrice e la complicità passionale. Il personaggio femminile che si staglia sopra tutti è quello di Mirandolina, la protagonista de La locandiera, ambito traguardo di quasi tutte le attrici. Mirandolina ha al suo arco tutte le astuzie femminili che Goldoni conosceva bene. Eleonora Duse l’ha definita “la più pazza e la più saggia creatura”. Goldoni ha scritto questo personaggio per Maddalena Raffi Marliani, con la quale aveva un rapporto amoroso. Su Mirandolina è stato detto tutto e il contrario di tutto, anche a seconda delle interpreti, che sono state Adelaide Ristori, la stessa Eleonora Duse, Rina Morelli, Annamaria Guarnieri, Adriana Asti, Valeria Moriconi, Carla Gravina, Marina Malfatti. La locandiera, più che onesta o crudele, più che infida o virtuosa, è un’efficiente donna d’affari, che pone la locanda al centro della sua vita e che al suo buon andamento, subordinerà sempre e oltre qualsiasi apparenza, ogni motteggio ed ogni lusinga. In questo forse, è riconoscibile uno dei primi veri ritratti di donna «moderna» che il teatro ci ha offerto. E’ stato detto  che Goldoni è il  primo  grande ritrattista del  femminile nel  teatro italiano,  anche numericamente. Nel suo repertorio ci sono ben 51 commedie con titoli al femminile, oltre alle donne presenti nelle commedie con titoli al maschile. Scrittore innovativo per l’epoca, Goldoni crea donne nuove, moderne, dal carattere complesso: civette, furbe, schiette, bugiarde, generose, interessate, fedeli,  spregiudicate. Donne  che  amano,  lavorano,  soffrono  e  sanno  godersi  la  vita,  mai  però dimenticando il rispetto dovuto a loro stesse.

Una Risposta

  1. ninatrema

    Adoro le tue pagine sulla.
    storia del teatro. Meglio del prof. Bosisio :op

    Mi piace

    16 agosto 2012 alle 11:31 am

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