L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La condizione della donna in Atene

In Atene la donna non gode di diritti politici né giuridici. La città è principalmente un mondo di uomini, e la vita del maschio adulto è suddivisa tra le due attività della guerra e della politica. In questa civiltà maschilista, la donna tuttavia è indispensabile per la procreazione di figli legittimi che assicurino la trasmissione dei beni di famiglia e la continuità della polis. Essa pertanto, seppur in una condizione di minorità trova il suo ambiente ideale all’interno delle pareti domestiche, ove sovrintende da padrona alle faccende svolte dalla servitù, tanto più che il marito passa il suo tempo fuori anche per più giorni dedito ai lavori agricoli o nella partecipazione alla vita politica e giudiziaria.

Rare parentesi di vita fuori casa sono per la donna le occasioni connesse con il culto. Per la vita della donna libera ateniese, dunque, il matrimonio è l’evento più importante, quello che ne fissa definitivemente il ruolo civile, a meno che non intervenga una separazione o un ripudio. Nel primo caso la donna fa ritorno alla tutela della propria famiglia, nel secondo, qualora il ripudio sia dovuto all’adulterio, la donna è rovinata perché perde l’unico diritto civile che le è riconosciuto, quello di partecipare alle cerimonie pubbliche a lei riservate, rappresentando la famiglia con dignità matronale.

Il matrimonio non ha una precisa istituzionalità giuridica, in quanto condivide gli aspetti di consuetu- dine che sono propri di tutto il diritto greco. Esso si formalizza all’atto della eggùe, pegno o garanzia, cioè di un impegno verbale privato, assunto da due famiglie in presenza di testimoni, mediante il quale il padre consegna la ragazza allo sposo. La giovane diventa una sposa legittima dal giorno in cui inizia la coabitazione: questa può seguire immediatamente, ma può anche essere rinviata.

E’ significativo il caso della sorella di Demostene, che il padre aveva legato con una promessa di matri- monio poco prima di morire, quando la figlia aveva solo cinque anni. Si tratta di un caso estremo, ma utile a capire che il matrimonio era un contratto legato alla successione dei beni di famiglia, certo non era il frutto della libera scelta di due giovani. Questa particolare fisionomia patrimoniale ne determinava la forza e, nel frattempo, la debolezza. Il matrimonio, così concepito, doveva prevedere poca intimità e poco vero amore tra i coniugi. Ciò comportava necessariamente un deterioramento dei rapporti uomo-donna, che diede vita anche in campo letterario a una vasta produzione misogina.

3 Risposte

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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    30 ottobre 2012 alle 11:29 am

  2. E’ incredibile quanto ci sia vicino quel mondo, nonostante i tremila anni trascorsi.

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    30 ottobre 2012 alle 9:11 pm

  3. Sempre interessanti i tuoi articoli sulla condizione femminile

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    1 novembre 2012 alle 9:41 am

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