L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La donna romana.Un soggetto passivo nell’età repubblicana

Nel mondo romano dominava, sul piano teorico, una radicata misoginia, che attingeva le proprie giustificazioni nella medicina e nella filosofia greca. La donna rappresentava una mutazione degenerativa della specie ed era considerata psicologicamente e spiritualmente inferiore all’ uomo. La donna era vista come un” UOMO IMPERFETTO” , paragonabile al fanciullo, che però aveva il vantaggio di crescere e quindi di sottrarsi a tal stato di soggezione, destinato invece per la donna ad essere permanente. A Roma le donne libere non erano mai titolari di diritti politici e non potevano esercitare autonomamente neppure i propri diritti civili, in quanto dovevano passare sempre attraverso il consenso del PATER FAMILIAS.

Un simbolo significativo di questo ruolo passivo della donna nella città romana è rappresentato dal fatto che, a differenza degli uo- mini, le donne non venivano designate con tre nomi, ma solo con il GENTILIZIO e il COGNOMEN; erano perciò prive di PRAENOMEN, o nome individuale, a sottolineare il loro totale assorbimento dalla famiglia, di cui venivano considerate una frazione anonima. L’unica funzione civilmente e politicamente utile rico-riconosciuta alla donna era quella di sposarsi e di procreare.

IL MATRIMONIO

Il matrimonio poteva essere celebrato in due modi.

Il primo era detto CONVENTIO IN MANUM: il marito poneva la sua “mano” sulla donna, che passava così dal potere del padre a quello del marito: con tale atto il marito acquistava il diritto di proprietà sulla donna e la tutela dei suoi beni patrimoniali. Tale matrimonio veniva definito una COEMPTIO, cioè una vera e propria compravendita, nel corso della quale la donna veniva comprata.

Esisteva anche un secondo tipo di matrimonio, detto SINE MANU, senza mano. Quando la sposa era ricca si preferiva questo tipo di matrimonio, perché le proprietà della donna rimanevano alla famiglia stessa.

LA DONNA COME PROPRIETA’

Nella società romana vigeva il principio dell’ USUS: l’ uso, per un anno di una cosa mobile, e per due anni di una cosa immobile sanciva il diritto alla proprietà della cosa in questione. Anche la donna poteva essere ” usata” per un anno, dopo di che diventava proprietà del marito.

Il TRINOCTIUM però consentiva alla donna di allontanarsi per tre notti dalla casa coniugale prima che l’ anno scadesse.

LA MISOGINIA

Con questo frammento, un brano di satira antifemminile che si ricollega ad una lunga tradizione diffamatoria e misogina della poesia giambica, Semonide di Amorfo mira a denigrare ogni tipo di donna paragonandola in tono sprezzante ad un animale o ad un elemento naturale con cui abbia in comune qualche carattere. Questo atteggiamento negativo nei confronti della donna è un elemento caratterizzante del pubblico del simposio, al quale il poeta indirizza questi versi: le femmine rappresentavano la parte debole della comunità e questo genere di componimenti tende a ribadirne la naturale e irrevocabile condi- zione di inferiorità e comunque manifesta una serie di luoghi comuni riguardanti l’universo femminile, così da ridimensionare almeno in parte la posizione antifemminile del poeta.

2 Risposte

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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    7 novembre 2012 alle 11:54 am

  2. E’ con l’impero quindi che le cose cambiano? Non ricordo. Grazie per avermi fatto venire il desiderio di tornare a cercare

    Mi piace

    7 novembre 2012 alle 5:42 pm

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