L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Madame de Pompadour

Luigi XV, salì al trono all’età di cinque anni, in un momento molto difficile per il prestigio della sua Casa, ha la sfortuna si succedere al nonno, Luigi XIV, grande sovrano molto amato dal popolo francese.

Costretto a sposare la principessa polacca Maria Leczinski, figlia del re Stanislao, una ragazza fredda, distaccata, senza alcun interesse per la sua nuova patria, perde completamente l’affetto dei propri sudditi.

La debolezza d’animo e la sua ingenuità rendono il Sovrano facile strumento della folla dei cortigiani pronti ad assicurarsi titoli e benefici che nulla hanno a che vedere con il bene del paese. Egli si sente ogni giorno più solo, è perciò in condizioni di spirito tali da rendere inevitabili nuovi legami con una donna capace di capirlo, amarlo e sostenerlo nei momenti di sconforto e d’indecisione; sogna una donna che sia per lui una moglie-amante, un’amica vera che gli assicuri oltre all’amore l’affetto di cui aveva bisogno.

Il sogno non tarda a realizzarsi: nel 1744, infatti, incontra ad un ballo mascherato in onore delle nozze del Delfino, Jeanne-Antoinette Poisson; questa bellissima donna nata a Parigi nel 1721 ed educata come una principessa riceverà il titolo di Marchesa di Pompadour e diventerà Dama di Onore della regina inol- tre sarà chiamata ad occupare l’appartamento sottostante a quello del Re nel corpo centrale del palazzo di Versailles.

La donna conquista prepotentemente il suo posto a corte, dove manca la presenza attiva di una vera regina-moglie che completi la debole figura del Re. Luigi XV ha bisogno di sentirsi protetto da una donna con carattere, che sappia esercitare quelle indispensabili funzioni di guida ed equilibrio, doti che manca- no a lui stesso.

Glorie, favori, privilegi, vengono amministrati dalla Marchesa in contrasto con l’ambizione dei cortigiani incuranti delle sorti del paese.

Jeanne-Antoinette è piena di talento, crede nelle arti e ama circondarsi di artisti infatti, raccoglie collezioni di quadri, libri e oggetti preziosi.

Svolge un ruolo molto importante anche nell’apparato amministrativo, amministrando le terre e riscuotendone le rendite.

Una donna assediata dall’invidia e dalla mediocrità che riesce a dare l’impronta della sua personalità nella moda, nell’arredamento e nell’architettura.

Ma la stessa, come donna, chi è, che cosa ha fatto, perché il suo nome resiste nel tempo?

Il caso la fa nascere da una famiglia modesta, al limite della borghesia. La natura ne fa un esemplare di bellezza e di grazia femminile, dotandola di un animo sensibile e buono, d’intelligenza superiore, di for- te volontà.

Conscia delle sue qualità, non si rassegna alla monotona vita senza volto dell’anonimato famigliare, e punta sull’avvenire degno di lei e dei suoi sogni, sorretta dall’ambizione che la spinge verso difficili mete.

La Corte è il centro di richiamo di ogni giovane donna; lo splendore delle sue feste , la ricchezza ostentata, le posizioni di potere ed il prestigio riservato agli assidui frequentatori incantano ed attraggono. Gioca tutto sulla possibilità di entrare nel giro: sfondare, mettersi in evidenza, farsi notare e preferire, battere le altre temibili concorrenti e conquistare l’invidiato ruolo di seconda donna del Regno.

Così, la Pompadour che è partita per essere protetta da un re, si trova nelle braccia la stessa Francia sola e priva di guida, all’inizio di una deriva che può essere senza rimedio. Nomina generali, riceve ambasciatori, detta la corrispondenza con le corti straniere diventando, l’esempio più sincero e raffinato del trionfo della femminilità.

Borghese di estrazione osserva e giudica, criticando e condannando i difetti e la falsità di chi la circon- da. In questo modo, acquista una rilevante funzione di controllo e di equilibrio che non può esserle nega- ta, in un periodo di grande decadenza e corruzione.

La mala fede del clero che agisce sempre per difendere posizioni d’interesse, sorprende e mortifica la Marchesa, facendole pronunciare parole di fuoco contro l’apparato ecclesiastico, dimentico della sua missione spirituale. Ma s’inchina alla volontà e alla grandezza di dio, che vede tradito ogni giorno, ed al quale si rivolge per conservare il coraggio e la fede necessari alla sua battaglia. La mancanza di uomini idonei a servire lo stato la rattrista e la impensierisce, nella vana ricerca di uomini degni delle grandi figure del passato. Costretta ad intervenire continuamente per correggere gli errori di scelta del sovrano, la Favorita cerca di eccitare la volontà e l’orgoglio dei chiamati, sperando in risultati ed azioni positive per la nazio- ne.

Alle sfortunate campagne di guerra, che provocano sfiducia e miseria, oppone la sua volontà di pace che ritiene fonte di benessere e di ricchezza per lo stato. Non vuole che tra i sudditi e il sovrano si venga a cre- are il solco dell’incomprensione e della critica, da cui può nascere un qualsiasi moto rivoluzionario.

Il punto debole del potenziale bellico è la Marina da guerra, e la Pompadour appoggia ogni piano di rinnovamento e di potenziamento della flotta, sapendo che la pace non si può ottenere affrontando in condizioni d’inferiorità le forze navali inglesi.

Usa il suo potere presso il re per alleggerire le punizioni di coloro che mal ricambiano la fiducia del sovrano, ma non vi riesce. Questa impareggiabile donna si trova ogni volta più delusa e abbandonata fino a pensare di abbandonare il campo, ma continua a lottare per la Francia.

Soltanto un’altra donna riesce a reggerne il confronto: è Maria Teresa d’Austria che fa sentire il peso della sua figura di imperatrice destinata a prendere il timone dello stato asburgico già gravemente lesionato.

La Pompadour a ventotto anni perde le grazie e continua da sola a guidare lo stato. Nel suo ventennio di regno senza corona passa dalla vittoriosa campagna di Fiandra alla pace di Aix-la-Chapelle che segna l’inizio dello sgretolamento dei domini coloniali francesi da parte dell’Inghilterra. La Marchesa raggiun- ge alò trono di Francia grazie a meriti propri e spazia dall’arte alla diplomazia, alla politica, alla strategia militare, dimostrando le sue qualità di eclettica intellettuale, che la impongono all’ammirazione della mondanità parigina.

Riesce a capovolgere la politica estera e ad allearsi con la casa d’Austria, sicchè l’imperatrice Maria Teresa le scrive in termini di aperta amicizia, tenta di salvare la monarchia avvicinandola alle nuove idee filosofiche e riesce a sciogliere la “Compagnia” dei Gesuiti liberando così la Corte dal potere politico che questi “Soldati di Cristo” hanno esercitato sin dall’inizio del secolo.

La pace a conclusione della Guerra dei Sette anni, piega la Francia alle umilianti condizioni imposte dagli inglesi. La politica non riesce a raddrizzare le sorti del Paese ormai impoverito e sconfitto. La colpa si fa ricadere in gran parte sulla Pompadour ingiustamente accusata e ritenuta responsabile del disastro. Dopo pochi mesi, con la visione della patria in ginocchio e il presentimento di tragici eventi non lontani, la Marchesa si prepara ad uscire di scena per sempre e con regale discrezione. Rassegnata al corso del suo male incurabile, accetta la morte come liberazione dalle ansie e dalle preoccupazioni; sostenuta dalla fede in Dio non può che perdonare le offese degli uomini del suo tempo sperando in un più onesto ed obbiettivo giudizio dei posteri. La Pompadour si spegne il 15 aprile 1764 a Versailles.

Una Risposta

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    Mi piace

    23 novembre 2012 alle 9:51 am

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