L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La donna nel Settecento

“La donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. L’esercizio dei diritti naturali della donna non ha altri limiti se non la perpetua tirannide che le oppone l’uomo. Questi limiti devono essere infranti dalle leggi della natura e dalla ragione.”
(dalla “Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina” di Olympie de Gouges )

La Rivoluzione Francese segnò la nascita del movimento femminista, preparato dalle idee sostenute e divulgate dagli illuministi; le donne iniziarono ad avere più voce in capitolo, anche se ancora non erano lo- ro riconosciuti gli stessi diritti degli uomini, tanto che le popolane restavano praticamente escluse dalla vita sociale. Fu proprio durante la Rivoluzione che le donne, non solo le aristocratiche, ma anche le borghesi e le popolane, cominciarono ad agire concretamente, rivendicando la completa equiparazione al- l’uomo e, soprattutto, dimostrando di esserne degne.

Nel 1789 le donne lottarono a fianco degli uomini durante la presa della Bastiglia; una di loro, Félicité de Keralio, divulgò un Quaderno delle rivendicazioni della donna, in cui il problema veniva affrontato in modo teorico e cioè: dato che anche le donne erano parte della società, era logico che ad esse, accanto ai numerosi e pesanti doveri, venissero riconosciuti anche alcuni determinati diritti, a cominciare da quelli politici. E così la rivoluzione femminista continuò di pari passo con quella politica e generale: armate come gli uomini, nel 1792 le Parigine assalirono la reggia di Versailles, quando già era apparsa, accanto a quella promulgata dall’ Assemblea Legislativa, la Dichiarazione dei Diritti della Donna e della Cittadina.

Ben presto sorsero numerosi “club” femminili e femministi; la stessa Olympie de Gouges fu da esempio, fondando il Club delle Tricoteuses (in italiano, magliaie) e presentando la sua ” Dichiarazione” ai membri della Convenzione, ma con esito vano, poiché nemmeno questo parlamento “democratico” riconobbe loro i diritti rivendicati. Non solo… venne loro negato anche il diritto di associazione. Instancabile, la de Gouges continuò la sua battaglia chiedendo che alle donne fosse riconosciuto “il diritto di salire sulla tribuna” (cioè la facoltà di intervenire nelle pubbliche assemblee), “se hanno quello di salire al patibolo!!”.

Nonostante gli insuccessi, il movimento per l’ emancipazione femminile non si arrestò di certo; cominciò a dilagare in molti altri paesi, a cominciare dalla “liberale” Inghilterra: qui, nel 1792, la scrittrice Mary Wollstonecraft compilò una famosa “Rivendicazione dei diritti della Donna“, che nei paesi di lingua in- glese è considerata quasi una “Bibbia” del movimento femminista.

Nel periodo Napoleonico, il movimento subì un violento arresto: sarebbe ripreso, con ancor maggiore inci- sività e determinazione, ma solo nella seconda metà del secolo XIX, quando entrarono in campo le famose “suffragette”, che combatterono vivacemente per la conquista del loro diritto di voto.

2 Risposte

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

    Mi piace

    25 novembre 2012 alle 12:34 pm

  2. tizianatius

    Interessante!

    Mi piace

    26 novembre 2012 alle 2:36 pm

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