L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Simone de Beauvoir

simonebeauvoir21 Simone de Beauvoir è conosciuta in tutto il mondo come una delle più grandi scrittrici francesi del ‘900. Dopo essersi laureata in lettere alla Sorbona e aver conseguito l’agrégation di filosofia, si dedicò all’insegnamento. L’incontro con Sartre, avvenuto negli anni dell’università, fu determinante per la sua carrie- ra e per la sua vita. Nel 1943, abbandonato l’insegnamento, pubblicò il primo romanzo, L’Invitée. Ella afferma: “Ebbi una rivelazione: questo mondo era maschile, la mia infanzia era stata nutrita da miti for- giati dagli uomini, e io non avevo reagito come se fossi stata un ragazzo. Mi appassionai tanto da abbandonare il progetto di una confessione personale, per occuparmi della condizione femminile in generale”. Nel 1949 scrive il lungo saggio Le deuxième sexe (Il secondo sesso), dove è trattato il problema della libertà e della condizione della donna sul piano sociale e morale. Dai suoi numerosi viaggi in tutto il mondo Simone ha tratto spunto per varie raccolte di osservazioni e di meditazioni di carattere politico e sociale, tra cui ricordiamo La longue marche (1957; La lunga marcia), scritta al ritorno da un viaggio in Cina. Di grande interesse anche i suoi lavori autobiografici.

♦ IL SECONDO SESSO La questione della differenza sessuale nasce storicamente e teoricamente nella storia del pensiero occidentale in relazione al ruolo delle donne. Nella storia del pensiero politico, essa è strettamente legata alla giustificazione della posizione della donna nella famiglia e, di conseguenza, nella società. La riflessione sul ruolo delle donne si pone col movimento femminista come problema politico e viene letta in termini di differenze sessuali. Ma dove nascono queste disuguaglianze e come vengono giustificate?

Il secondo sesso è diviso in quattro parti: nella prima si analizza l’essere-donna dal punto di vista natu- ralistico, delle scienze. La seconda sezione affronta l’essere-donna dal punto di vista della storia: su base storica, è sempre stata una “presenza-assenza”, una presenza reale assente alla storia che è stata fatta dagli uomini, dal sesso maschile. Tranne alcune importanti eccezioni, la donna è stata ciò che l’uomo ha voluto che fosse. La terza parte è dedicata allo studio della sua immagine proposta dai miti più antichi fino a quella creata dalla letteratura. La quarta parte, infine, è un’analisi del “vissuto” femminile, descritto in forma evolutiva attraverso le varie età della vita, dall’infanzia alla vecchiaia: “i drammi della nascita, dello svezzamento avvengono nello stesso modo per i due sessi; l’uno e l’altro hanno i medesimi interessi, gli stessi piaceri”.

Simone de Beauvoir in quest’ opera indica la necessità del superamento di una visione gerarchica che ve- de la donna come inferiore, in cui il maschile è assunto come “norma” e il femminile come “secondo sesso”. La de Beauvoir cerca la risposta alla nostra questione di partenza in due direzioni, sia sottolineandol’importanza dell’educazione nella formazione individuale delle donne del suo tempo, sia negando un’inferiorità biologica della donna: “nessun destino biologico, psichico, economico definisce l’aspetto che riveste in seno alla società la femmina dell’uomo; è l’insieme della storia e della civiltà a elaborare quel prodotto intermedio tra il maschio e il castrato che chiamiamo donna”.

La filosofa francese affronta l’argomento della femminilità cercando di capirne il vero significato. L’essere donna, afferma, è “un fondo comune da cui ha origine ogni singola esistenza femminile”. Ogni donna viene identificata con il suo sesso e imprigionata in un corpo governato dalla natura; l’uomo inve- ce pensa al suo corpo come indipendente dalle sue azioni di essere razionale.

“Donna non si nasce, lo si diventa”, dopo aver svelato la realtà della propria condizione, deve adesso viverla, ridefinirla. Un momento importante in questa ricerca di identità sarà costituito dai rapporti con l’altro sesso. Ma sul futuro dell’identità femminile e sul rapporto fra i sessi la de Beauvoir non intende azzardare pronostici.

COMMENTO A MADAME DE BEAUVOIR

L’educazione dell’individuo femminile fin dalla primissima infanzia appare già differenziata sessual-

mente con un intervento imperiosamente imposto dall’esterno. Io non credo assolutamente nell’inferiorità del sesso femminile, ma nella parità dei sessi, se non addirittura nell’inferiorità dell’uomo. Come la storia mostra, la donna ha raramente avuto ruoli importanti ed è per questo che ancora di più dovremmo essere fiere dell’impegno, dello sviluppo e del coraggio che le donne hanno avuto per acquistare posizioni sempre più importanti.

Noi siamo soliti definire un corpo come maschile o come femminile, non ci soffermiamo sulla sua essen- za profonda che è l’espressione di una soggettività quale può essere il carattere. Se rifletto bene, posso dire che l’altro sesso inizia a far paura o a provocare dubbi solo quando ci si accorge della differenza fisica, ossia nel periodo della pubertà.

Fin da piccoli ai bambini viene imposta la loro sessualità, un esempio lampante sono i colori dei vestitini: azzurri per i bambini e rosa per le bambine; infatti il bambino non coglie alcuna differenza se non viene spiegata dal genitore. Di fatto lo sviluppo dell’individuo avviene negli stessi termini tra due persone di sesso opposto, che con la stessa curiosità cercano la loro identità sessuale.

Al momento della nascita non esiste una reale distanza tra i due sessi, ma è la società ad imporla; primi tra tutti i genitori, che, essendo già a conoscenza delle differenze a cui anche loro stessi sono stati abituati, le passano inconsciamente ai propri figli, vestendoli in modi diversi, comprando giochi differenti, in- staurando quindi due ideologie, due modi di vivere pressoché opposti. Senza interventi esterni maschi e femmine avrebbero la stessa attitudine verso il mondo esterno, verso la propria famiglia e il proprio corpo, la donna si formerebbe crescendo, non esisterebbe un “sesso forte” e un “sesso debole” , forse le donne non verrebbero sottovalutate e sfruttate, e probabilmente neppure le forti discriminazioni nei confronti degli omosessuali create proprio dalla società.

Il sesso maschile era considerato superiore, si riteneva che gli uomini avessero una cultura più ampia e che quindi dovessero avere un ruolo di maggiore importanza nella società. La donna, invece, era identificata come il “secondo sesso” e fu costretta ad adeguarsi ai valori imposti dagli uomini e ad accettare come suo unico ruolo la crescita dei figli.

Già quando la bambina raggiunge i dodici anni incominciano a esserle fatte presenti molte distinzioni sessuali così che “la sua vocazione le viene imperiosamente imposta”.

In alcune culture la donna non ha diritti , ne di parola, ne di azione, la sua vita è praticamente gestita dal maschio dal quale dipende totalmente.

In altre invece la donna ha assunto un ruolo paritario sia sul piano di diritti che de4i doveri. In queste società è stato fatto molto affinché si arrivasse a ciò. Sono serviti anni di storia e di lotte per far sì che la donna acquistasse la dignità che di sua natura si merita, in quanto essere umano. E’ per questo che io come “donna” ritengo paritaria la posizione maschile rispetto a quella femminile non negando però, a en- trambe le parti, attitudini diverse.

Il cammino da fare per diventare donna é molto lungo e comporta molti cambiamenti difficili, che porta- no la femmina a differenziarsi sempre più dall’uomo, ponendo le premesse per entrare a far parte definitivamente dell’età adulta come “donna”. Credo che queste differenze portino anche delle complicazioni per quanto riguarda il rapporto e la comunicazione fra i due sessi.

La “donna” è il risultato di una trasformazione fisica e psicologica che inizia dall’infanzia ed ha il suo culmine con l’età adulta. Durante l’infanzia i due sessi non sono diversificati, è solo con l’adolescenza che questa differenziazione inizia. I due sessi si vedono con curiosità e timore allo stesso tempo. Nascono quindi molte difficoltà di comunicazione e i rapporti si fanno più complicati.

La solita etichetta che da sempre è stata attribuita alla donna è quella del “sesso debole” che va difeso. Riferita a questa definizione l’immagine che ci dovrebbe apparire di conseguenza nella mente è quella che dell’uomo che va al lavoro e della donna che resta in casa per occuparsi dei figli e delle faccende domesti- che. La situazione oggi è migliorata: molte donne hanno ottenuto i loro diritti, riuscendo quindi a conquistarsi più spazio e più libertà; forse alcune anche troppa perché cercano di prevalere sull’uomo.

Oggi, il ruolo della donna è stato riscattato, in quanto si trova a vivere in situazione di uguaglianza rispetto all’uomo e in alcuni casi i loro ruoli tendono addirittura a sovrapporsi.

Nonostante questo, sentiamo parlare spesso di paesi in cui esistono donne che combattono per conquistare una posizione all’interno della società, in quanto vivono in situazioni di schiavitù o di minoranze.

Quando la bambina cresce e diventa adulta, si inizia a cogliere una differenziazione sessuale e le viene data la qualificazione di “donna” (o “essere castrato”) e, proprio nell’adolescenza, le viene imperiosamente imposta la sua vocazione, cioè il ruolo di “custode del focolare domestico”, datale dalla cultura sociale del gruppo in cui essa viene ad inserirsi. Infatti, come dice l’autrice, donne non si nasce, si diventa. Le idee progressiste e femministe della scrittrice però non devono essere viste come qualcosa di “anormale” o di “dissonante”, ma sono semplicemente il risultato di una concezione di storia fatta al “maschile”.

Se la donna non ha nessun destino psichico ed economico non possiamo negare che abbia un destino bio- logico. La società e l’ambiente in cui viviamo condizionano la nostra vita dal punto di vista caratteriale e professionale ma non da quello biologico.

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