L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La donna etrusca e la donna romana

La donna etrusca ricopriva ruoli importanti, come rivelato dalla presenza della trasmissione del cognome materno nelle iscrizioni funerarie; poteva avere schiavi ed aveva diritto ad un nome completo ed essere titolare di attività produttive ….

Nella civiltà Etrusca la condizione della donna era per certi versi privilegiata, compaiono insieme con i mariti nelle scene di banchetto comuni nell’arte funeraria, sarcofagi, rilievi e pitture. Questo fu motivo di scandalo per molti scrittori greci, che consideravano questo tipo di condotta un chiaro esempio di depravazione morale etrusca, secondo lo storico greco Teopompo, le donne etrusche non solo condividevano la mensa con i propri mariti ma anche con altri uomini presenti al banchetto, arrivando perfino ad ubriacarsi e a rivolgere le proprie attenzioni nei confronti degli ospiti molto oltre il lecito, con l’inevitabile risultato che nascevano bambini di cui si ignorava chi fosse il padre.

La civiltà romana
Alcune fonti documentano che nei primi secoli successivi alla fondazione della città di Roma (753 a.C.) la religione locale onorava una figura femminile, presente in numerosi culti e conosciuta con diversi nomi: Mater Matuta, Feronia, Bona Dea, Fortuna e infine Tanaquilla.

Sulle condizioni di vita delle donne etrusche abbiamo numerosi racconti e descrizioni ad opera del greco Teopompo, che ne sottolinea la grande libertà: curavano il loro corpo, partecipavano ai banchetti insieme agli uomini, bevevano vino, e soprattutto allevavano i figli senza preoccuparsi di sapere chi ne fosse il padre.

Le donne etrusche godevano di una notevole libertà di movimento e di un certo prestigio: non più analfabete ma, anzi, colte, vivevano così con grande dignità e libertà un ruolo che però era sempre esercitato a livello familiare.

Anche i severi censori romani erano sgomenti davanti al fatto che le mogli degli aristocratici etruschi partecipassero tranquillamente ai banchetti standosene sdraiate sui letti del triclinio accanto ai loro mariti, spesso acconciate con bionde parrucche. Erano, questi, comportamenti da cortigiane, e nessuna seria matrona romana si sarebbe mai permessa simili libertà. Quando i Romani estesero il loro dominio sulle città etrusche imposero nuovi modelli di comportamento anche alle donne, che i sarcofaghi dell’epoca ci mostrano compostamente sedute ai piedi del letto su cui è disteso il marito.

Quindi la società etrusca non sembra essere matriarcale…. pertanto anche se in alcune fonti greche compare la parola “ginecocrazia”, questa è da intendersi con il significato di matrilinearità e cioè discendenza in linea materna. Un dato molto significativo è rappresentato dall’abitudine, riscontrata nelle iscrizioni tombali, di indicare anche il nome della madre dopo quello del padre: “Larth, figlio di Arruns Pleco e di Ramtha Apatrui”. Queste tradizioni onomastiche sopravvissero in Etruria pure dopo la romanizzazione; anche le iscrizioni in latino continuano a rispettare l’antica regola: “Lucius Gellius, figlio di Caio, nato da Senia”, oppure “Vibia figlia di Vibius Marsus, nata da Laelia”, in questi casi però il “figlio di” è seguito dal nome del padre, mentre “nata da” suggerisce una forma “d’uso” della madre come fattrice. Forse lo status femminile stava ormai offuscandosi.

Nella Roma arcaica il modello femminile era rappresentato da donne come Claudia e Turia, sulle cui lapidi sono incise lodi che ne esaltano la bellezza, la fedeltà e il senso di sottomissione al marito: la donna doveva infatti essere lanifica, pia, pudica, casta e domiseda. Tuttavia, alcune donne si dedicavano alle arti e alla letteratura o comunque proponevano un’immagine femminile diversa da quella tradizionale; queste donne facevano una scelta che la coscienza sociale non accettava: la donna diversa era considerata degenerazione, corruzione e pericolo, come possiamo vedere dalla dura repressione dei culti bacchici che furono stroncati nel 186 a.C..

3 Risposte

  1. Allora, secondo Teopompo presso gli etruschi le donne erano “tenute in comune”… come dire che gli etruschi erano molto in anticipo sui tempi: ciò è infatti quanto duemila anni dopo (e oltre) sarà ipotizzato da Marx ed Engels nel loro “Manifesto del partito comunista”: la comunanza delle donne come antidoto all’ipocrisia borghese. Ma questo, per quanto intrigante, non è assolutamente vero! Gli etruschi, come vedremo nel successivo capitolo “L’amore coniugale”, avevano in grande considerazione il matrimonio e il rapporto esclusivo con il coniuge; non praticavano la poligamia e la struttura dei loro rapporti familiari non era poi così lontana e dissimile rispetto a quella odierna. Come spiegare allora questa diceria? La verità è che la donna aveva nella società etrusca un ruolo ben più delineato che nella società greca o romana, e godeva di più libertà e più diritti rispetto alle donne greche e romane sue contemporanee. Non è nostra intenzione approfondire questo aspetto: ricorderemo solo che la donna etrusca partecipava con pieno diritto ai banchetti, distesa a fianco del marito, (come nelle raffigurazioni tombali di Tarquinia), con grande scandalo dei greci, che ai banchetti non ammettevano donne, se non le etere, che in buona sostanza erano prostitute. Quindi… se le uniche donne ammesse ai banchetti sono le prostitute, e se gli etruschi accettano di buon grado di farvi partecipare le loro donne… ciò, agli occhi dei greci, (il sillogismo viene da sé), vuol dire che le donne etrusche sono prostitute e che gli uomini ne fanno uso comune. Questo, a nostro giudizio, potrebbe essere il dato culturale di fondo che ha generato tali dicerie ed altre analoghe sulla licenziosità, spregiudicatezza ed estrema lussuria delle nostre antenate.

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    26 aprile 2013 alle 2:53 pm

  2. Randell F. Sandoval

    Per quanto riguarda il ruolo della donna nella famiglia etrusca, vi sono diverse situazioni a seconda dell’appartenenza ad una diversa classe sociale: in una famiglia di classe sociale elevata, che poteva permettersi delle serve, la padrona non aveva attività particolari da svolgere fatta eccezione per le attività personali. Per esempio la cucina era completamente nelle mani delle serve che portavano sia pani e focacce che minestre e zuppe sulla mensa di tutti i giorni. A testimonianza della comoda vita delle padrone vi sono le immagini della “Tomba Giolini I” di Orvieto (nella foto), che mostrano la preparazione del banchetto dei servi mentre la comoda padrona assiste distesa sul letto del consorte.

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    2 maggio 2013 alle 2:34 pm

  3. Per quanto riguarda il ruolo della donna nella famiglia etrusca, vi sono diverse situazioni a seconda dell’appartenenza ad una diversa classe sociale: in una famiglia di classe sociale elevata, che poteva permettersi delle serve, la padrona non aveva attività particolari da svolgere fatta eccezione per le attività personali. Per esempio la cucina era completamente nelle mani delle serve che portavano sia pani e focacce che minestre e zuppe sulla mensa di tutti i giorni. A testimonianza della comoda vita delle padrone vi sono le immagini della “Tomba Giolini I” di Orvieto (nella foto), che mostrano la preparazione del banchetto dei servi mentre la comoda padrona assiste distesa sul letto del consorte.

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    8 maggio 2013 alle 9:36 am

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