L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Lolita (1962): Nabokov & Kubrik

Goditi “Lolita” on line

Lolita

Dal romanzo (1955) di Vladimir Nabokov: intellettuale cinquantenne si fa mettere i sensi in fantasia da un’aizzosa quattordicenne e, per starle vicino, ne sposa la madre vedova. È una passione senza speranza, un gorgo nel quale sprofonda fino all’omicidio. Poco apprezzato dalla maggior parte dei pedanti critici dell’epoca, il 1° film britannico di Kubrick migliora ogni anno che passa: anche a livello stilistico e drammaturgico, la scrittura filmica rivela le sue qualità, reggendo il confronto con la capziosa prosa di Nabokov. Più che un dramma, è una inventiva e persino divertente commedia nera in cui si riconoscono diversi temi del successivo cinema kubrickiano. Recitazione ad alto livello con un Sellers straordinario nel suo proteiforme istrionismo. Durante le riprese la Lyon aveva 13 anni, ma col suo sessappiglio ne dimostrava 3 o 4 in più. Ridistribuito in Italia nel 1998.

Rifatto nel 1997.AUTORE LETTERARIO: Vladimir Nabokov

Un film di Stanley Kubrick. Con James Mason, Shelley Winters, Sue Lyon, Gary Cockrell, Jerry Stovin.

Peter Sellers, Diana Decker, Lois Maxwell, Cec Linder, Bill Greene,Shirley Douglas, Marianne Stone, Marion Mathie, James Dyrenforth, Maxine Holden, John Harrison

 Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 152′ min. – Gran Bretagna, USA 1962.MYMONETRO

Questo Stanley Kubrick nel film “lolita” tocca un tema universale: fin quando l’amore, i sentimenti , il desiderio, il sesso con minori sono giustificabili?Quando tali approcci divengono pedofilia e quindi attività perseguibile penalmente? Quale è lo spartiacque fra un sentimento possibile e quello aberrante?
La risposta richiede prima una collocazione culturale: le differenti età non contano in molti paesi indiani ed islamici ma anche in molti paesi poveri: la differente età viene vista anche per la donna come occasione di” maggior sicurezza sociale”.
C’è chi  ribatterà dicendo: ma in questi paesi la donna è sottomessa , quasi schiavizzata, esautorata di potere decisionale..
Si è vero. Vorrei ora parlare di questo problema con il cuore. E’possibile che due si amino “senza carta di identità”? La nostra risposta e sì: però si ama solo una donna ,non una bambina , e donna cioè colei che ha oramai fisicamente ed sessualmente tutti i comportamenti e richiami sessuali in senso lato; colei che ,avendo un fisico da donna, anche se ancora molto giovane, ha in se tutti i richiami normali che possono risvegliare un uomo.
La tutela giuridica della parte più debole, nel nostro caso la minore, è giustificata dal timore, anzi dalla certezza che la volontà di una ragazza può essere “coartata per mancanza di consapevolezza”. Bene, anche se so che troverò dissenzienti,affermo.,da uomo libero ,che l’amore vero ,raramente è possibile anche per una minore. L’amore è un energia che comanda l’intero universo: ma la società giudica, condanna, imprigiona libertà, anche se pulite, fissando regole rigide, “indiscutibili”: l’amore di un maggiorenne con una minore è reato e va perseguito ma se è amore vero e  libera scelta? Per tornare al film del grande Kubrick la risposta a questo tema è drammatica: “il tempo separa e quindi non unisce: l’amore tra generazioni diverse è sempre drammatico” Jams Meson e Sua Lyon non potranno mai unirsi perché il gioco delle parti non lo consente e neppure la società lo vuole.

2 Risposte

  1. Nina

    Nei paesi che vengono citati a esempio non si parla di donne, ma di bambine di otto, nove, dieci anni. Inoltre, se si trattasse di amore vero cosa costerebbe all’adulto, alla parte maggiormente consapevole di aspettare? Attendere che la sua donna sia più matura e consapevole, nel frattempo rispettandola come individuo adulto ancora in divenire? Nel libro di Nabokov il maturo professore non ama una ragazzina particolarmente matura fisicamente, al contrario, si confessa da sempre attirato da ragazzine acerbe, senza seno, minutissime e giustifica questa passione con il suo primo infantile amore per una coetanea. Il film tradisce il libro in questo punto.

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    2 maggio 2013 alle 3:13 pm

    • Gentilissima Nina
      Benvenuta tra i miei fogli iridati.

      “Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia”. Questo è l’incipit del romanzo che affronta in modo diretto e spietato il tema della pedofilia e dell’attrazione dell’uomo maturo verso la giovinezza, l’epoca della spensierata felicità dell’adolescenza. Il protagonista non cerca mai di giusitificare le sue azioni, non cerca mai la pietà e la commiserazione del lettore. Questo perchè lui vede l’amore verso Lolita come un amore assoluto e puro e invincibile. Non è corretto, infatti, classificare Lolita come un romanzo che parla di pedofilia o addirittua la esalta, come dissero alcuni critici benpensanti all’uscita del romanzo, censurato in tantissimi Paesi (compresa ovviamente l’Italia).

      Credo inoltre che la trasposizione cinematografica fatta dal genio di Kubrick sia quella più vicina allo spirito del romanzo, anche se Nabokov ebbe da ridire sul film. L’idea che sta alla base dell’opera di Kubrick la trovo affascinante: il desiderio del vecchio professore inglese di “possedere” la giovane e sguaiata americana Lolita, è in fondo il desiderio della vecchia, stanca Europa che cerca di dominare la sfrenata e spensierata giovinezza dell’America, è il desiderio del Vecchio Continente di spegnere quell’ardore, quell’esplosione di energia nuova rappresentata da Lolita, “mio peccato, anima mia”.

      Per quel concerne il romanzo aggiungo: Lolita è una ragazzina spavalda e consapevole di possedere una forte carica sensuale , nonostante la giovane età. Ammicca al malato Humbert appena si accorge del suo interesse per lei, per poi, dopo essersi concessa a lui provare ad essere o ad apparire al lettore come una vera vittima, cede a lui per disperazione (è tutto ciò che le resta dopo la morte della madre) ma chiede in cambio regali , nulla è concesso gratis , e qua esce fuori la grande malizia della piccola Lo.

      Humbert dal canto suo è un essere spregevole, ma quello che mi è piaciuto nella narrazione è che lui è consapevole di esserlo, non cerca di nascondere la testa sotto la sabbia. Sono interessanti i passaggi in cui lui, nel suo libro-diario incalza il lettore a continuare la lettura di certi avvenimenti e dei suoi pensieri al riguardo pur ammettendo anticipatamente che sono ripugnanti.

      Sicuramente a mio avviso non è un libro in cui si parla d’amore, a meno che uno non consideri amore anche quello profondamente malato , è comunque un libro sincero che certamente non vuole essere simpatico al lettore, pare dirci : sono così se ti va continua altrimenti chiudi e dedicati ad altro.
      Ma come si fa a dedicarsi ad altro? La penna di Nobokov è strabiliante , vale tutta l’indignazione che si prova durante la lettura. Un teso difficile, mi sento però di consigliarlo, un gran bel libro !

      Lolita è una storia inquietante, per i contrasti presenti in tutti i personaggi principali. Non ci sono buoni tra loro. Nemmeno la vittima, nascosta dietro la sua corazza di sfacciataggine, attira facilmente la simpatia e l’identificazione del lettore. Ma non ci sono nemmeno mostri assoluti e spaventosi, come quelli che costellano la narrativa noir dei giorni nostri.

      I mostriciattoli che circondano Lolita spaventano proprio perché sembrano troppo umani.
      Al primo posto c’è la madre, donna dai “solidi principi”. La “curata” e severa Charlotte esercita il suo dovere di madre, anche se vuole allontanare la sua creatura “bruttina” e “dispettosa”. La sua vera natura viene alla luce quando scopre il gioco del pedofilo che ha appena sposato:“… non rivedrai mai più, mai più quella miserabile mocciosa” urla prima di morire in uno stupido incidente.

      Poi c’è la voce narrante, il pedofilo in persona. Monsieur Humbert Humbert è un miserabile senza dignità, ma anche un uomo colto e forbito, con un forte senso estetico. È consapevole della sua natura e dei suoi crimini, ma non si dimostra completamente cinico.

      “E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia.”
      Lo stile sublime, impeccabile dell’autore fa risaltare in modo estremo il contrasto tra forma e contenuto, tra senso di colpa e crudeltà, tra bellezza e sudiciume.
      “…notavo spesso che, vivendo come vivevamo, lei e io, in un mondo di male assoluto, ci coglieva uno strano imbarazzo quando io cercavo di affrontare un argomento di cui avrebbero potuto parlare lei e un’amica più grande, lei e un genitore, lei e un innamorato vero e sano…”

      H. sa di non essere sano. Sa anche di essere marcio. E non si illude nemmeno di essere un uomo adulto. Esprime alla perfezione la consapevolezza quando incontra Lolita per la prima volta.
      “… mentre le passavo accanto vestito da adulto (un grande, possente, splendido esemplare di virilità hollywoodiana), il vuoto aspirante della mia anima riuscì a risucchiare tutti i dettagli della sua radiosa bellezza, che paragonai a quelli corrispondenti della mia promessa sposa defunta.”

      Nascosto dietro i vestiti e le parole eleganti c’è un bambino immaturo ed egoista, un piccolo bruto consapevole della sua pochezza, pronto a qualsiasi orrore pur di nutrire il vuoto che lo tormenta. H. è la brutta copia del bambino innamorato che era stato. Non è un uomo in grado di amare, quello che passa accanto a Lolita. L’innamoramento, quello sì, lo possono provare anche le creature più vuote. La passione di H. è simile a quella di chi ama soltanto la bellezza esteriore, e niente altro: gli altri sono sempre oggetti, mezzi per raggiungere un fine egoistico, involucri vuoti da adorare o da distruggere.

      “Lolita” è uno di quei capolavori che ha provocato, e provoca ancora, reazioni molto negative. Non mi stupisce che si possa odiare questo libro. Ma il vuoto non esiste soltanto nei libri o nei film dell’orrore. I mostri di Lolita li abbiamo già incontrati, anche se forse non li abbiamo riconosciuti.
      Il vuoto è intorno a noi, e Nabokov ha trovato le parole per raccontarlo.

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      2 maggio 2013 alle 9:54 pm

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