L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Eros e Femminile. Da Saffo a Platone, il forte legame tra donna ed Eros

eros e femminile

Nella cultura greca, la figura femminile è strettamente collegaa ad Eros e all’amore.

Prima di analizzare la donna come elemento fondamentale per la conoscenza della tematica amorosa, bisogna comprendere  la natura e le caratteristiche di Eros.

Nel Simposio di Platone, ambientato nella casa del giovane poeta di successo Agatone, echeggiano

elogi ad Eros, primordiale dio della generazione. I commensali (Fedro, Pausania, Erissimaco,  Aristofane, Agatone, Socrate e infine Alcibiade), inoltre, ne delineano le caratteristiche, alternandosi in una gara dai forti contenuti teatrali, dove ogni discorso è un capolavoro di eloquenza e psicologia.

Quindi, cos’è Amore per questi eccezionali simposiasti, rappresentanti più importanti della cultura classica nell’antica Grecia?

Eros è il più antico tra gli dei e configura il desiderio di un legame onesto fra amante e amato (Fedro); Amore è equilibrio di ogni cosa (Erissimaco), che deve essere distinto in volgare, l’attrazione per la bellezza del corpo, e celeste,attrazione per la bellezza dell’anima (Pausania); Amore è una potenza primordiale, che consiste nell’attrazione per la metà simile alla propria persona (Aristofane, mito dell’androgino). Eros è il più grande tra gli dei, ciò che fa nascere ogni virtù (Agatone).

Il discorso di Socrate su Eros merita un’analisi approfondita: il filosofo di Atene  confessa tutto il suo imbarazzo poiché egli credeva che il compito di ogni singolo parlante fosse quello di dire la verità sull’amore, e non quello di fare esercizio di stile, attribuendogli anche qualità spudoratamente false.

Per cui dopo aver polemizzato sui contenuti espressi dai precedenti oratori e dopo aver  rivolto una serie di domande ad Agatone, Socrate inizia il suo discorso, richiamandosi alla figura della veggente Diotima, che gli avrebbe consegnato gli arcani di Eros. L’amore, secondo il suo pensiero, si trova in una posizione intermedia fra brutto e bello, fra buono e cattivo.Esso non può certo essere un dio, dal momento che non è nè bello nè buono; e tuttavia non è neppure un mortale: anche in questo caso è qualcosa di intermedio. Egli infatti è un demone grande, un intermediario fra gli uomini e gli dei.

Socrate, poi, attraverso il mito della nascita di Amore, delinea altre fondamentali caratteristiche:

Amore è filosofo poiché si trova in una condizione intermedia fra la sapienza e ignoranza e solo i filosofi si trovano in questa situazione, Amore sta nell’amante, non nell’amato come affermava Fedro, in quanto è desiderio di possedere il bene per sempre, è desiderio di procreare nel bello, è desiderio di immortalità.

Ora analizziamo Eros in  altri contesti culturali.

In una particolare visione mistico-religiosa (Orfismo), Eros viene definito Fanes, la principale figura divina, generata da un uovo, la cosiddetta “ entità generatrice”.

Un’ altra testimonianza della nascita di Eros, è possibile osservarla su una corniola incisa (collezione H. Russel): si riconosce un giovane uomo, semisdraiato; l’uomo è alato e si trova fra le due metà del guscio di un grande uovo. In questo modo  viene raffigurata la grande entità divina originaria e creatrice. Euripide la definirà PROTOGONOS (primo generato)

Una visione fondamentale di Eros viene delineata soprattutto nella Teogonia di Esiodo (VIII sec. a.C.), ai versi 120,121,122 :

“poi Eros, il più bello fra gli immortali,

che rompe le membra, e di tutti gli dei e di tutti gli uomini

doma nel petto il cuore e il saggio consiglio…”

Dopo il Caos e Gaia, si generò Eros, che rappresenta l’impulso all’accoppiamento e alla procreazione di tutti gli esseri viventi. Inoltre l’Eros di Esiodo era talmente forte che poteva causare danni a cui nessuno poteva porre rimedio (“dio temibile”).

Spesse volte, Amore viene accostato ad Elena, protagonista di un gran numero di vicende culminanti con la guerra di Troia. A. Bottini analizza questo aspetto, nel saggio Archeologia della salvezza, Milano 1992.

Nel particolare corredo di Metaponto,fortunosamente recuperato nel 1986,  è stato trovato il cosiddetto “uovo di Elena”, piccola scultura che  costituisce il pezzo chiave dei reperti ritrovati.

Questa piccola opera scultorea, di grande importanza, rappresenta la nascita miracolosa  della moglie di Menelao, colta nell’attimo cruciale della ekkolapsis (la schiusa), secondo le indicazioni di una versione particolare del mito relativo, volta soprattutto a enfatizzare la natura divina.

Nata da un uovo divino esattamente come si immaginava,fosse avvenuto per Fanes, era divenuta la più bella fra tutte le donne, E DUNQUE PARADIGMA UNIVERSALE DELLA FORZA TRASCINANTE DELL’AMORE. Questo paragone tra Eros ed Elena è giocato attorno sia all’elemento uovo sia alle valenze erotiche e amorose.

Simposio-di-Platone

Partendo da Elena, è quindi possibile evidenziare lo stretto legame che intercorre tra la figura femminile e l’Eros.

Nella donna, secondo U.Galimberti, in Parole nomadi, Feltrinelli, Milano 1994, è possibile  riscontare eventi tipici dell’amore, che  caratterizzano solamente in parte la figura  maschile: psiche, inconscio, sentimento, sesso.

Citando Freud, Galimberti spiega cosa significa”l’enigma della femminilità”: la femminilità non è incomprensibile, come si penserebbe di fronte alla parola “enigma”, ma all’interno della figura femminile stanno raccolti quegli opposti che la ragione maschile disgiunge e separa nella contrapposizione dei significati. Se infatti per la ragione il significato di “odio” è l’opposto del significato di “amore”, per la psiche amore e odio convivono in ogni sentimento che pervade l’anima. Solo al femminile o accedendo al femminile possiamo capire che cos’è l’eros. Questo  concetto era già conosciuto da Socrate, che grazie all’insegnamento proprio di una donna, amica di terre lontane, aveva avuto la possibilità di istruirsi sulle cose d’amore.

Dirò il discorso su Amore che ascoltai una

volta da una donna di Mantinea di nome

Diotima, la quale era sapiente su ciò e su

molte cose. Consigliando gli Ateniesi a

fare sacrifici ritardò l’epidemia di peste di

dieci anni e fu proprio lei che mi istruì

sulle cose d’amore. Tenterò dunque di

riportarvi, così da me solo e per quanto ne

sarò capace, il discorso che lei fece a me.

Platone, Simposio 201 d

A Cavalero, in Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma 1990, affronta la complessa figura di Diotima, altro simbolo del legame  tra femminilità ed Eros.

Platone sceglie una figura femminile come maestra di verità, una sacerdotessa e nello stesso tempo una straniera, sapiente su Amore e su molte altre cose. Diotima parla le parole di Platone: la filosofia come Eros, come contemplazione dell’idea attraverso il desiderio della bellezza immortale.

Il discorso della sacerdotessa è tutto giocato sul tema e sulla metafora della gravidanza , del partorire, del figliare, del mettere al mondo (non a caso è il maieuta Socrate che riporta il suo discorso indicandola come sua maestra). Perchè una voce femminile per dire le più genuine dottrine platoniche? Le donne erano escluse dai simposi, inoltre Diotima è straniera ed è una sapiente sacerdotessa…un insieme di diversità e di caratteri di esclusione si sommano in lei. La tesi interpretativa della Cavarero è che Platone ha voluto “una voce femminile per esporre il discorso filosofico di un ordine patriarcale che esclude le donne, ossia per affermare un matricidio originario che le espropria” (op.cit, p.96). Infatti tutto il dialogo è mirato a legittimare l’amore omosessuale maschile, considerato via erotica privilegiata alla filosofia poiché conduce a cogliere poeticamente l’idea del bello. Nessun ruolo filosofico è concesso all’amore eterosessuale: Aristofane nel mito degli androgini lo relega negativamente alla sola necessità riproduttiva, conseguenza della punizione di Zeus. Questa è la cornice in cui si inserisce il discorso di Diotima intorno a Eros, “demone grande” che, come il filosofo, ama la sapienza stando nel mezzo come mancanza, tensione, desiderio e movimento mai appagato: Eros è desiderio del bello, ma è anche desiderio del bene che conduce alla felicità, all’essere felici stando presso la bellezza. Eros è metaforizzato attraverso la figura del parto ma in questo caso la filosofia è un parto dell’anima maschile legata all’amore tra uomini. La distinzione anima/corpo conduce al binomio mortale/immortale e Diotima precisa che mentre alcuni uomini sono fecondi nel corpo e partecipano all’immortalità tramite la generazione, altri sono fecondi nell’anima di una maternità maschile che ben si collega all’arte socratica della levatrice/maieutica. Avviene così l’espropriazione del parto dal femminile al maschile: la filosofia è il parto dell’anima omosessuale, via erotica verso il sapere più alto (cfr. teoria dei gradi dell’amore) e questo parto genera nell’immortalità mentre i corpi invecchieranno e moriranno. E questa espropriazione è inscenata per voce femminile, da parte cioè  di colei che l’espropriazione subisce: la nascita, potere femminile di dare la vita, si contrappone alla morte che nega l’ordine naturale/natale e che diventa il centro dell’ordine patriarcale fondato sulla potenza della morte e  che si misura sull’esser mortale anziché sull’esser nati e che desidera l’esser immortale, la filosofia. “Il sapere matricida” dice Cavarero, mette al mondo il maschile: gli uomini generano l’Uomo “perché gli uomini, necessariamente singolari e finiti, muoiono, ma la loro essenza neutro/maschile, eternizzata nella cultura d’Occidente, perdura” (op.cit. p. 109).

In conclusione, Diotima incarna la conoscenza dell’amore solo per dire che questa divina conoscenza è maschile e che l’amore a cui attinge il femminile è l’Eros dei corpi e della terra, come si evince anche dal mito di Dioniso, circondato dalle Baccanti che rappresentano la sfrenatezza e il delirio, una specie di divina follia che assimila la donna all’elemento primigenio istintuale. “Insomma a un polo maschile rappresentatesi come più-che-umano quasi-divino (questa è in effetti la normale definizione che i filosofi danno di sé)”, dice Cavarero, “corrisponde un polo femminile rappresentato come men-che-umano quasi-bestiale”. E questo contesto mitico di animalità, umanità e divinità ci suggerisce  che nel delirio e nella follia affonda la nostra originaria nascita, la maternità ferina e sconvolgente che lega Eros e Femminilità, quel fondo oscuro che sta prima del Logos e di ogni divina conoscenza.

Il filo sottile che unisce la donna all’amore viene decantato anche dalla prima voce femminile del mondo greco, Saffo che potè esprimere la sua personalità grazie alle condizioni particolari della Lesbo del VII-VI sec. a.C., dove il mondo femminile si esprimeva in associazioni come il tìaso e in manifestazioni come le gare di bellezza di cui ci parla Alceo in un frammento(fr.130 bV).

In nome dell’amore, che viene promosso a principio primo di vita, Saffo giustifica perfino Elena(ritorna ancora questo personaggio che racchiude in sé simboli e significati): l’amore è la cosa “più bella” che ci sia sulla terra, è il valore più alto di tutti e per questo Elena ha fatto bene a fuggire. Inoltre il ricordo di Elena suscita in Saffo l’improvviso ricordo della bellezza di  Anattoria, una giovane aristocratica di Mileto  che, dopo aver trascorso un periodo nel tìaso, ora è lontana

Anche in me d’Anattoria

ora desta memoria, ch’è lontana.

Di lei l’amato incedere, il barbaglio

del viso chiaro vorrei scorgere,

più che i carri dei Lidi e le armi

grevi dei fanti.

Da Lirici greci, trad. di F.M Pontani, Einaudi,  Torino 1969

In un’altra ode, molto famosa, Saffo descrive ancora la potenza dell’amore, in questo caso i suoi effetti devastanti sull’animo della poetessa.

L’amore coinvolge direttamente la donna, la rende partecipe della sua straordinaria forza.

Mi sembra essere uguale agli dei

Quell’uomo che siede di fronte a te

e ti ascolta da vicino mentre parli

dolcemente e sorridi amabilmente

e questo davvero mi fa sobbalzare

il cuore in petto;

infatti,appena ti vedo, non mi è più possibile

dire neanche una parola,

ma la lingua si spezza,

subito un fuoco sottile corre sotto la pelle

non vedo più nulla con gli occhi,

le orecchie ronzano.

Il sudore mi pervade e un tremito mi prende tutta,

sono più verde dell’erba,

e mi sembro poco lontana

dall’essere morta.

Ma tutto è sopportabile, poiché…

Fr.31 V,traduzione a cura di L.E. Rossi e R.Nicolai

Bibliografia:

Esiodo, Teogonia, vv.105-125, in lingua

Saffo, fr.31 V., fr.16 V, in lingua

Saffo, La cosa più bella è ciò che si ama

Platone, Simposio, in particolare Socrate-Diotima

A Cavarero, Diotima, in Nonostante Platone, Editori Riuniti, Roma 1990, pp. 93-120

U. Galimberti, Femminilità in Parole nomadi, Feltrinelli, Milano 1994, pp.68-70

U. Galimberti, Eros, in Idee: il catalogo è questo, Feltrinelli, Milano 1992, pp 66-67

Testimonianza archeologica della tomba dell’uovo di Elena da Metaponto, A.Bottini, Archeologia della salvezza, Longanesi, Milano, 1992, pp.64-85

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