“I libri si rispettano usandoli.” U. Eco

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Loretta Goggi – Cicciottella

Auguri ad una straordinaria artista.

“Non cresci quando non hai critiche. Bisogna affrontare e scavare i propri difetti, portarli alla luce e poi affrontarli.”

Loretta Goggi

 


L’albero della vita – S.O.Sesso Il più bel cartone sulla sessualità… che forse vi siete persi.

Chi di voi ha riconosciuto la copertina di questa serie animata dei primi anni Novanta? Sto parlando de “L’albero della vita“, l’indimenticabile serie sull’educazione sessuale pensata per i bambini tra i 4 e i 12 anni, prodotta da uno studio di animazione francese, che trattava i diversi aspetti della sessualità e della riproduzione, suddivisi in brevi capitoli: la serie, pur non essendo passata in Tv, ebbe un discreto successo all’epoca e i suoi VHS vennero distribuiti in allegato con il quotidiano La Repubblica nel 1993.

Nel corso degli anni, è diventata un cult, come le avventure dei fantastici personaggi di “Esplorando il corpo umanoaltro capolavoro dell’animazione prodotto a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, trasmessa su Italia Uno con il titolo di “Siamo Fatti Così”, che cercava di fornire in maniera semplice e divertente le informazioni sul nostro corpo.

Allo stesso modo, “L’albero della vita” ha cercato di raccontare l’educazione sessuale utilizzando i criteri scientifici e aggiungendo elementi di fantasia per renderla più adatta ai bambini.

La struttura narrativa è semplice, immediata e soprattutto affascinante, perché ricalca quella delle fiabe:Anna e Paolo, i protagonisti, sono cugini tra loro e si fanno raccontare dalla nonna perché uno di loro ha il pene e l’altra la vagina; come tutti i bambini, sempre più interessati e incuriositi, proseguono con le domande e ascoltano le risposte della nonna, che usa un linguaggio semplice e chiaro fin nel dettaglio, coronato da orsetti, alieni, astronavi e quadri rinascimentali.

Una modalità certamente ingenua, probabilmente banale oggi, tanto per un ragazzo delle medie, figuriamoci per uno delle superiori; ma quello che vorrei sottolineare è che si affrontava in maniera sincera un argomento come quello dell’educazione sessuale per bambini, che è uno di quei temi eternamente e incomprensibilmente controversi, soprattutto in Italia, dove le istruzioni fornite su questa materia dalle scuole elementari, medie e superiori, sono pressoché assenti.

Così, mentre scorrono le immagini di un cartone animato e si ascolta una favola, accompagnata a volte da immagini psichedeliche (associazione clitoride – delfini), i bambini scoprono il mondo della realtà sessuale, sentendo parole come “spermatozoi”, “cromosomi”, ed entrano nel “mistero” della nascita dalla fecondazione fino ai primi istanti di vita.

L’attività sessuale, quindi, vista come una cosa “…del tutto normale, ed è anche piuttosto piacevole”, come la nonna la descrive ad Anna e Paolo: insinuare che la sessualità sia legata al piacere anziché alla vergogna in un cartone per bambini?

Pura avanguardia…da non perdere


Best Jazz Compilation: Female Voices



Umberto Galimberti – Il corpo in Occidente

“Mi era venuto il dubbio che la filosofia fosse una grande difesa contro la pazzia. [… ] E ancora di questo sono convinto oggi, perché sono convinto che i nevrotici studiano psicologia e gli psicotici filosofia. Perché se noi consideriamo, chi si iscrive a filosofia? Si iscrive a filosofia una persona che vuole risolvere dei problemi, senza andare da qualcuno. [… ] Sotto ogni filosofo sottintendo un folle che vuole giocare un po’ con la sua follia, e al tempo stesso non vuole diventar folle e quindi si arma per tenere a bada attraverso una serie di buoni ragionamenti, che qui si imparano… a tenere a bada la follia.”

Umberto Galimberti

(da una conversazione nel Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali, Università Ca’ Foscari di Venezia, dicembre 2007).

“Socrate diceva non so niente, proprio perché se non so niente problematizzo tutto. La filosofia nasce dalla problematizzazione dell’ovvio: non accettiamo quello che c’è, perché se accettiamo quello che c’è, ce lo ricorda ancora Platone, diventeremo gregge, pecore. Ecco: non accettiamo quello che c’è. La filosofia nasce come istanza critica, non accettazione dell’ovvio, non rassegnazione a quello che oggi va di moda chiamare sano realismo. Mi rendo conto che realisticamente uno che si iscrive a filosofia compie un gesto folle, però forse se non ci sono questi folli il mondo resta così com’è… così com’è. Allora la filosofia svolge un ruolo decisamente importante, non perché sia competente di qualcosa, ma semplicemente perché non accetta qualcosa. E questa non accettazione di ciò che c’è non la esprime attraverso revolverate o rivoluzioni, l’esprime attraverso un tentativo di trovare le contraddizioni del presente e dell’esistente, e argomentare possibilità di soluzioni: in pratica, pensare. E il giorno in cui noi abdichiamo al pensiero abbiamo abdicato a tutto.“

Umberto Galimberti

(dall’incontro Intellégo – Percorsi di emancipazione, democrazia ed etica di Copertino, 25 gennaio 2008)


Galleria

Le mythe d’Ophélie et ses représentations au XIXème siècle

ARTchéologie

Ophélie est un des personnages de Hamlet, “revenge tragedy” de Shakespeare publiée vers 1601. Fille de Polonius et soeur de Laërte, elle va sombrer dans la folie lorsque Hamlet (son amant qui l’a délaissée) assassine son père. Sa mort est relatée par la reine dans la scène 7 de l’acte IV. Accident ou suicide, le mystère reste entier.

 « Un saule pousse en travers du ruisseau

Qui montre ses feuilles blanches dans le miroir de l’eau.

C’est là qu’elle tressa d’ingénieuses guirlandes

De boutons d’or, d’orties, de pâquerettes, et de longues fleurs pourpres[…]

Là, aux rameaux inclinés se haussant pour suspendre

Sa couronne de fleurs, une branche envieuse cassa,

Et ses trophées herbeux comme elle

Sont tombés dans le ruisseau en pleurs. Ses vêtements s’ouvrirent

Et telle une sirène, un temps, ils l’ont portée ;

[…] Mais bientôt

Ses habits, lourds de ce qu’ils avaient bu,

Tirèrent l’infortunée de ses chants…

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La Bella e la Bestia di Jean Cocteau

Film francese girato nel 1945 (inizio 8 agosto) e pubblicato nel 1946 con una durata di 1:40 in bianco e nero.
Adattamento del racconto di Madame Le Prince de Beaumont scritto nel 1757.
In questa pellicola di rara bellezza  è possibile contemplare l’arte  un numero di attori e personalità che hanno segnato la storia del  cinema: Jean Marais (che interpreta qui un doppio ruolo: Avenant and the Beast), René Clément Cocteau contribuisce inoltre come consulente tecnico.
SCHEDA TECNICA
Paese : Francia
Durata : 1h40
Anno : 1946
Regista e sceneggiatura : Jean COCTEAU dopo la storia di Mme LEPRINCE DE BEAUMONT
Immagine : Henri ALEKAN
Direzione artistica : Henri BERARD
Set : René MOULAERT
Musiche originali : Georges AURIC
Distribuzione : Célia-Films
Attori : Jean MARAIS (Avenant, la bestia, il principe), Josette DAY (The Beauty), Mila PRELY
(Félicie), Nane GERMON (Adelaide), Michel AUCLAIR (Ludovic), Marcel ANDRE (Il mercante).
Jean Cocteau è considerato agli inizi come un bambino prodigio di tutta Parigi.
Poeta, romanziere, drammaturgo, pittore, cerca nelle sue creazioni di associare queste diverse arti. Si avvicina al cinema nel 1930, con il Sangue di un poeta, un cortometraggio dall’estetica barocca dove mostra in immagini sorprendenti la funzione che assegna al poeta: rivelare l’invisibile. Questo film ha un discreto successo, ma Cocteau è più disposto a lavorare come dialogista in The Herbarium o Delannoy per l’Eternal Return .
Nel 1945, scrisse la sceneggiatura, secondo Diderot, di uno dei  film più belli di Robert Bresson: The Ladies of the Wood di Boulogne . Quindi, assicurandosi della collaborazione di René Clement e Henri Alekan, mette in scena il meraviglioso
racconto “la  Belle e la Bestia” .
Successivamente, con Orfeo (1950) e Il testamento di Orfeo (1960), dà corpo alla  morte, in modo molto concreto, rendendosi conto di ciò che ha definito “realismo magico”. Entrambi i film hanno subito fallimenti di pubblico. I terribili genitori (1949) consente a Jean-Pierre Melville di realizzare uno dei suoi migliori film The Terrible Children (1950), visione poetica del mondo che ci sorprende quasi fino a toccarci.
Jean Cocteau  scrisse romanzi: i bambini terribiliThomas l’Impostor e il dramma: Oedipus RexAntigone ,Orfeo. Anche se gli storici parlano  molto di lui come il creatore surrealista, non aderisce al movimento surreale pur essendo amico di Satie, Picasso …
Aspetti psicoanalitici della narrazione e del film
Questo racconto appartiene al ciclo di racconti chiamato “l’animale-fidanzato” o “l’animale-fidanzata”. il
le costanti sono:
– non sappiamo perché il fidanzato è stato trasformato in un animale,
– la metamorfosi è  fatto causato  da una strega
– il padre favorisce l’incontro tra l’eroina e la Bestia, essendo la madre quasi inesistente.
Nel film, la Bestia è circondata da un mistero: cosa nasconde  il suo passato? È l’amore e la dedizione di l’eroina che trasforma la Bestia in principe azzurro.
C’è un trasferimento dell’amore edipico della Belle da  suo padre verso la Bestia. Il racconto ha questo come oggetto ricerca: trasformare l’amore edipico in un amore “Normale”.
In psicoanalisi delle fiabe , Bettelheim ci ricorda che il desiderio di Belle è chiara nel richiedere: “voglio una rosa”, che introduce una relazione edipica con suo padre, quindi una relazione legata al tabù. “Il simbolo della rosa indica è il deflorare “.
” La Bella e la Bestia” , meglio di qualsiasi altra fiaba ben nota, esprimono chiaramente
quanto l’attaccamento edipico del bambino sia naturale, desiderabile e abbia le conseguenze più positive se, durante il processo di maturazione, viene trasferito e trasformato rompendo evolvendosi  al partner sessuale “.
Belle vuole scoprire l’amore. Questo amore riguarda prima di tutto il padre e il trasfert si compie “normalmente” sulla Bestia.
Il film
La lingua di Cocteau è soprattutto un linguaggio di iconico. Ogni frame, ogni immersione o precipizio ha un senso. Usa tutti i mezzi a sua disposizione in materia di effetti speciali:
rallentamento, sovrastampa …
Anche il suono è importante: possiamo anche notare che è importante soffermarsi ai rumori reali. È un film molto referenziato in senso pittorico: l’idea di Cocteau era di trarre ispirazione dai grandi maestri come Velasquez ma non plagiarli.
Un film di squadra
Cocteau trova casualmente il luogo della caccia: trattasi di  un maniero in Touraine  tutto ricostituito in studio. Questo film è il risultato di un lavoro collettivo. Ovviamente il responsabile dell’inizio del film è Jean Cocteau ma è consigliabile associare 2 nomi essenziali alla realizzazione: René Clément come assistente tecnico e Henri Alekan come direttore della fotografia. Henri Alekan era (e forse lo è ancora) uno dei più grandi registi della fotografia nel cinema.E’ d’uopo notare che  alla fine degli anni ’30, quest’ultimo ha collaborato  a molti film di registi prestigiosi: GW Pabst, Max Ophuls … Poi lavorerà a due film che confermeranno la sua  fama:  la battaglia della ferrovia e la bellezza e la bestia (2 film molto opposti per il loro modo di avvicinarsi il cinema). Da lì in poi sarà sollecitato dal più grande: Carné, Robbe-Grillet, William Wyler … Tra gli altri, è  direttore della fotografia de    ali del desiderio  Wim Wenders. Il suo contributo alla bella e la bestia è notevole: è lui che escogita tutti gli effetti della luce mirando a dare credibilità alla realtà magica del mondo della Bestia. Jean Cocteau ha fissato l’obiettivo di rendere il suo film in una luce vicino agli interni delle opere di pittori olandesi del XVIII secolo, come Vermer e Pieter de Hooch.
Qui possiamo veramente parlare d’orchestrazione della luce.
L’uso del bianco e nero ha il compito  di creare zone di attrazione e repulsione grazie a
giochi alternati di bianchi e neri, chiaro e scuro: lo sguardo è quindi guidato ritmicamente da questa architettura.
Il film gioca anche molto sulle opposizioni degli effetti naturali della luce (i cosiddetti effetti naturalistici), luce dall’esterno (sui fogli …) e effetti artificiali chiamati effetti estetici (fuoco nel camino …)
Alekan mette in opera un’illuminazione molto classica in questo film:  dà importanza ed evidenzia al lavoro espressivo dell’attore, crea anche l’effetto “stella” (a differenza del cinema moderno e dell’illuminazione New Wave, ad esempio dove l’idea era di non distinguere il soggetto in  una particolare illuminazione).
René Clément, grande amico di Jean Cocteau completa le riprese e il montaggio di La battaglia della ferrovia quando Cocteau inizia le riprese . Il suo contributo tecnico è essenziale per il ritmo di design e produzione del film: ha una formazione da regista che rassicura Cocteau di  lasciare niente al caso.
Topografia dei luoghi cinematografici
Tre posti sono rappresentati:
– la casa del commerciante : ambiente diurno, corrispondente ad una “realtà” analogica del nostro mondo
– il castello della bestia : ambiente notturno, irreale
– Il padiglione di Diane , metà reale, metà immaginario
Il film organizza il traffico tra questi diversi luoghi.
Un primo percorso educativo potrebbe consistere nel trovare tutti i momenti e i mezzi di
passaggio da un luogo all’altro:
– uso di oggetti inanimati con caratteristiche magiche: specchio, guanto
– uso di personaggi magici: il cavallo il Magnifico
Il progresso della storia
Il film è suddiviso in 5 parti:
1. presentazione del mondo reale: dall’inizio alla sequenza del mercante che si smarrisce
nella foresta,
2. Presentazione del mondo fatato: il mercante che arriva nel castello alla sua partenza
sul magnifico.
3. La bellezza al castello della bestia: la bellezza che parte alla luce della luna nella sequenza in cui il la bestia consegna la chiave del padiglione di Diane
4. Il ritorno di Belle a suo padre: la Bella sorge dal muro della stanza alla sequenza in cui la donna vede la bestia morente allo specchio.
5. Il ritorno della bella al castello della bestia: tutti gli sforzi compiuti da dalla Bella alla fine del film
Il fantastico e il meraviglioso
È negli anni ’40 che in Francia esplode il genere fantasticocon:
nel 1942: La fantastica notte di Marcel L’Herbier, visitatori serali di Marcel Carné
nel 1943: La mano del diavolo di Maurice Tourneur, L’eterno ritorno di Jean Delannoy
nel 1945/1946: La bella e la bestia di Jean Cocteau.
Forse l’ embrione per spiegare  il fatto che i registi avevano in questa compagine storica la possibilità di rivolgersi a un altrove per denunciare la situazione francese : occupazione, film sotto controllo …
Il cinema fantastico può essere definito un tentativo di rendere visibile o almeno presente
lo strano, l’anormale, la mostruosità, l’aldilà, il mistero in un mondo “ordinario” …
I fantastici giochi ai limiti tra il reale e l’irreale riporta paure arcaiche collegate tra loro
altri alla perdita dell’identità, alla minaccia della morte …
Di qui una serie di temi ricorrenti nel cinema fantasy:
– Il doppio,
– la confusione dei sogni e della realtà,
– L’invasione del mondo reale da parte di forze soprannaturali,
– Maledizioni di tutti i tipi.
Ciò che distingue il fantastico dal meraviglioso è senza dubbio il luogo occupato dal soprannaturale.
Nel meraviglioso, l’introduzione è fatta dal famoso “C’era una volta”. Il meraviglioso è quindi governato da leggi che appartengono al dominio del soprannaturale.
La fantasia nasce dalla collusione tra il reale e l’irreale: quindi il costrutto in analogia con il nostro mondo conduce la nostra vigilanza come spettatore e l’intrusione di qualcosa di strano inevitabilmente si rafforza. La nozione di paura è collegata qui alla presenza di un mostro per il quale esisterà una “strana seduzione”.
Il prologo del film di Cocteau gioca su questo effetto reale: i personaggi e i lioghi indicano a mondo probabile; Cocteau in realtà ha miscelato  gli ingredienti del meraviglioso simbolico dei racconti: sfarfallio, la luce con un’opera essenziale di Henri Alekan, i personaggi e il loro posizionamento nella  storia (le attanti, i coadiuvanti …)
• Alcune riflessioni sull’adattamento di questa sequenza
Il mercante lascia una “corte dei miracoli” dove gli storpi svelano un mondo inquietante per entrare in quello della foresta che delimiterà lo spazio della magia in cui agiscono
forze soprannaturali. Il personaggio (e quindi lo spettatore) è qui nel punto di rottura che segna la scissione tra il mondo familiare, l’obbedienza alle leggi della realtà e la faccia nascosta di questo universo apparentemente rassicurante.
Lo spazio della foresta – transizione tra il mondo familiare e il mondo incantato – è un must
che deve risvegliare una sensazione di ansia nello spettatore. La foresta è un elemento spaventoso, onnipresente nei racconti, che evoca l’abbandono, il vagare, il pericolo che emanano dalle presenze invisibili.
Di notte, la presenza di un suono onnipresente e una musica che drammatizza l’azione (il suono si rafforza qui l’angoscia creata dall’immagine) e l’immagine rafforza questa sensazione.
2 – Il narratore sa che la luce segnala un luogo abitato nella foresta ostile, di questa luce
non verrà la salvezza.
3 – Si noti che il piano generale e l’immersione sulle scale evoca le incisioni di Gustave Doré .
La presentazione del castello indica una dimora infestata, il regno oscuro del mistero e
la strana. Il mercante, letteralmente inghiottito dall’oscurità, passa la porta del suo destino.
L’ombra sulla porta del castello: la luce eccita l’azione. Come per magia, il cancello del castello si apre sotto la misteriosa spinta dell’ombra crescente.
Musica per voce umana che riempie lo spazio sonoro del film.
Gli incantesimi aiutano a creare un universo meraviglioso in cui gli oggetti animati evocano una presenza invisibile. Chi è il padrone del posto? Si manifesta senza apparire. Esiste nel fuori campo della pellicola.
Cocteau nelle sue interviste afferma: “Le giovani comparse  recitano il ruolo dello spettacolo di teste di pietra con incredibile pazienza. Disordinati, inginocchiati dietro il paesaggio, con le spalle dentro una sorta di armatura, devono premere i capelli pettinati e bavosi contro il tendone e tendere fortemente ad uno scolpo  dalla parte anteriore. L’effetto è tale che mi chiedo se il dispositivo adottato tradurrà la sua intensità, la sua verità magica. Queste teste vivono, guardano, soffiano fumo, girano, seguono il gioco di artisti che non vedendoli, poiché è possibile che gli oggetti intorno a noi agiscano, sfruttino la nostra convinzione d’abitudine nel  pensarli immobili. All’arrivo del commerciante il fuoco è fiammeggiante. L’orologio rintocca. Il tavolo è apparecchiato, coperto di stoviglie, caraffe, bicchieri stile Gustave Doré. Da un pasticcio di torte, edera, frutta, lascio vivo il braccio  che avvolge il candelabro. “
5 – Una voce terribile fuori dal campo ripete la chiamata cauta del mercante mentre informa un effetto d’angoscia aggiunto da un violento turbine di vento. Questa volta è l’immagine che rafforza l’effetto  del il numero tre che si trova nella narrativa scritta e nel testo filmico. Il tre indica : i mesi per il racconto e tre giorni per il film, probabilmente per questioni di credibilità degli scenari e costruzione precisa del tempo.
L’uso di immersioni e tuffi ha ovviamente l’effetto di rendere la Bestia più
minaccioso, più terrificante e mostrando l’impotenza del commerciante. Questo posizionamento della telecamera si muoverà nel corso della storia: la Bestia diventa più umana con l’incedere della storia, la cinepresa va sempre più in alto.
La questione del trascorrere del tempo e della sua costruzione trova qui tutto il suo significato: il corso si decifra solo in relazione alla destinazione  cui ci porta. Trattasi di un  condizionamento dello spettatore nel  viaggio che appare breve nella durata del film (1’40 ”) per portaci a rilevare indici temporali molto chiari (i candelabri che si consumano, i
le statue si stanno svegliando, anche il mercante, all’incendio nel camino esce). Si noti che in questo piano che segue la dissolvenza in nero (codice cinematico riconosciuto per segnalare allo spettatore che la notte è passata) l’inquadratura e il movimento della telecamera hanno questa funzione di fornirci  un’indicazione temporale.

La rosa del giardino e il suo simbolismo

Per comprendere la firma archetipica della rosa, è necessario sospendere le proprie connessioni intellettuali e culturali e semplicemente essere aperti alla “presenza” della rosa. Questo fiore popolare ha una simbologia complicata con significati paradossali. È allo stesso tempo un simbolo di purezza e passione, sia la perfezione celeste che il desiderio terreno; sia verginità che fertilità; sia morte che vita. La rosa è il fiore delle dee Iside e Venere, ma anche il sangue di Osiride, Adone e Cristo.

Originariamente un simbolo di gioia, la rosa in seguito ha indicato la segretezza e il silenzio, ma ora è solitamente associata nella mente comune con l’amore romantico. Ma la rosa è molto più significativa, molto più antica e profondamente radicata nell’inconscio umano di quanto la maggior parte della gente creda. In Europa sono stati trovati fossili di rose di 35 milioni di anni fa e le ghirlande di rose pietrificate sono state dissotterrate dalle più antiche tombe egizie. Circa  gli elementi numerologici della rosa  essa rappresenta il numero cinque. Questo perché la rosa selvatica ha cinque petali, e i petali totali sulle rose sono in multipli di cinque. Geometricamente, la rosa corrisponde al pentagramma e al pentagono. Cinque rappresenta il quinto elemento, la forza vitale, il cuore o l’essenza di qualcosa. In un senso assoluto, la rosa ha rappresentato l’espansione della consapevolezza della vita attraverso lo sviluppo dei sensi. Le varietà a sei petali indicano equilibrio e amore; varietà a sette petali indicano passione trasformativa; e rare rose a otto petali indicano rigenerazione, un nuovo ciclo o un livello superiore di spazio e tempo.

La rosa è uno dei simboli fondamentali dell’alchimia e divenne la base filosofica dell’alchimia rosacrociana. Era così importante per gli alchimisti che ci sono molti testi chiamati “Rosarium” (Rosario), e tutti questi testi trattano della relazione tra il re e la regina archetipici. Abbiamo notato il rosario di Jaros Griemiller; un altro importante rosario è stato preparato dall’alchimista Arnold de Villanova.

Nell’alchimia, la rosa è principalmente un simbolo dell’operazione di Congiunzione, il Matrimonio Mistico degli opposti. Rappresenta la rigenerazione delle essenze separate e la loro resurrezione su un nuovo livello. Nella pratica della psicoterapia , Carl Jung ha discusso le basi archetipiche dell’amore tra le persone in termini di rosa: “La totalità che è una combinazione di ‘io e te’ fa parte di un’unità trascendente la cui natura può essere afferrata solo in simboli come la rosa o il coniunctio(Congiunzione). “

Nell’alchimia la rosa rossa è considerata un principio maschile, attivo, espansivo dello spirito solare (zolfo), in cui la rosa bianca rappresenta il principio femminile, recettivo, contrattivo dell’anima lunare (Sale). La combinazione di rose bianche e rosse (spirito e anima) simboleggia la nascita del figlio del filosofo (Mercurio). Durante l’operazione di Congiunzione, la relazione tra la rosa rossa maschile e la rosa bianca femminile è la stessa relazione raffigurata nelle immagini alchemiche del Re Rosso e della Regina Bianca o del Sole Rosso e della Luna Bianca. Le rose bianche erano legate alla fase bianca del lavoro ( albedo ) e alla pietra bianca della moltiplicazione, mentre la rosa rossa era associata alla fase rossa e alla pietra rossa della proiezione.

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Particolare di una statua vivente che opera nei pressi della Loggia degli Uffizi a Firenze.

La singola rosa dorata (o dorata) è un completamento simbolico della Grande Opera o di una realizzazione consumata nell’alchimia personale o di laboratorio. I Papi erano soliti benedire una Rosa d’Oro la quarta domenica di Quaresima, come simbolo del loro potere spirituale e la certezza della resurrezione e dell’immortalità. In termini alchemici, la rosa d’oro significa un matrimonio riuscito di opposti per produrre il Bambino d’oro, l’essenza perfezionata del re e della regina.

Poiché Maria è il modello cristiano di unione con Dio, la rosa e il rosario sono diventati simboli dell’unione tra Dio e l’umanità. Scene di Maria in un roseto o sotto un pergolato di rose o davanti a un arazzo di rose rinforzano questa idea. Maria tiene una rosa e non uno scettro nell’arte del Medioevo, il che significa che il suo potere deriva dall’amore divino. Il roseto in disegni alchemici è un simbolo dello spazio sacro. Potrebbe significare una camera di meditazione o tabernacolo, un altare, un luogo sacro in natura o il paradiso stesso. In tutti questi casi, il roseto è la mistica camera nuziale, il luogo del matrimonio mistico.

La rosa ha evidenti connessioni con l’energia sessuale nell’alchimia. Il “sangue color rosa del redentore alchemico” o la “tintura rossa calda” erano riferimenti ad effetti curativi di energia sessuale purificata (alchemicamente distillata o sublimata). Ad esempio, l’alchimista rinascimentale Gerhardt Dorn chiama sangue color rosa un vegetabile naturae mentre il sangue normale era una materia vegetale . In altre parole, il sangue color rosa porta l’essenza naturale o l’anima, mentre il sangue ordinario funziona semplicemente a livello fisico per fornire ossigeno alle cellule, ecc. Questo è il significato della frase alchemica, “L’anima della pietra è nella sua sangue “, o come diceva Carl Jung:” Il colore rosso rosato è legato all’acqua permanentee l’anima, che viene estratta dalla prima materia . “La spada e il coltello, simboli dell’operazione di Separazione, hanno un tale potere nell’alchimia in parte a causa della loro capacità di attingere sangue.

Nell’alchimia spirituale, la singola rosa rossa rappresenta il centro mistico di una persona, il suo cuore di cuori – la propria vera natura. Rappresenta anche il processo di purificazione per rivelare la propria essenza o la “perla oltre il prezzo” interiore. L’alchimista spirituale sufi Rumi descrisse questa idea quando scrisse: “Nell’infinito deserto del dolore più secco, ho perso la mia sanità mentale e ho trovato questa rosa “. Come simbolo del Matrimonio Mistico a livello personale, la rosa rossa rappresenta un tipo speciale di amore in cui uno “si scioglie” nella bellezza di un altro, e la vecchia identità si arrende a quella dell’amata o di un’identità superiore all’interno se stessi. In questo senso, la rosa è un simbolo di resa completa e trasmutazione permanente.

L’alchimista Daniel Maier discute il simbolismo della rosa nella sua Septimana Philosophica : “La rosa è la prima, la più bella e perfetta dei fiori. È custodito perché è vergine e la guardia è una spina. I giardini della filosofia sono piantati con molte rose, sia rosse che bianche, i cui colori sono in corrispondenza con oro e argento. Il centro della rosa è verde ed è emblematico del Green Lion [First Matter]. Anche se una rosa naturale è un piacere per i sensi e la vita dell’uomo, a causa della sua dolcezza e salubrità, così anche la Rosa filosofica esalta il cuore e dà forza al cervello. Proprio come la rosa naturale si rivolge al sole e viene rinfrescata dalla pioggia, così la Materia filosofica è preparata nel sangue, cresciuta nella luce, e in e da questi resi perfetti. “

A causa della sua associazione con il funzionamento del cuore, la rosa in alchimia ha finito per simboleggiare i segreti del cuore o cose che non possono essere pronunciate o un giuramento di silenzio in generale. Nella struttura piegata della rosa, il fiore sembra nascondere un nucleo interiore segreto. “Il mistero brilla nel letto di rose e il segreto è nascosto nella rosa”, scrisse l’alchimista persiano del XII secolo Farid ud-din Attar.

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Nella ricchissima simbologia medievale la Rosa ha un ruolo di primo piano, tanti erano i significati esoterici o popolari, religiosi o letterari che era chiamata ad incarnare in un intreccio semantico di variabili quali forma, colore, profumo, numero dei petali, presenza di spine. Già nella cultura classica era il corrispondente occidentale dell’asiatico fiore del Loto, entrambi associati per forma alla Ruota, simbolo esoterico tra i più importanti e complessi in tutte le culture del mondo conosciuto. Nell’antico Egitto la Rosa era il fiore consacrato ad Iside, dea della rinascita e personificazione della Natura, del pari era sacro ad Afrodite dea dell’eros e della rigenerazione nel pantheon greco e in quello romano. Proprio da Chartres, contemporaneamente all’evolvere della nuova filosofia della Natura, supportata dalla rilettura di testi dell’antichità classica e della cultura araba, prende il via il processo di trasformazione dei culti pagani della Natura-Grande Madre e allegoria della Femminilità Generatrice, in quello della Vergine, Madre di Dio, ma anche Madre Misericordiosa per tutti gli uomini. Questa traduzione dell’Amore Profano in Amor Sacro ne trasferisce anche i simboli ed ecco che la Rosa, consacrata a Maria, diventa nel personificarla “il Fiore tra i Fiori” e assume il più importante tra i suoi significati nella simbologia medievale. Attraverso le metafore della tradizione biblica, dove nell’Eden il roseto rappresentava Eva e quindi il Peccato, a Maria, l’anti-Eva (non è casuale la salutazione “Ave Maria”, dove il latino Ave è antipodo di Eva), viene dedicata una Rosa senza le spine, segno della fragilità e caducità dell’anima tentata dal peccato, e di colore bianco, indice di purezza, che sostituisce il vermiglio, colore della passione e della vergogna per il peccato commesso. La Rosa bianca, regina dei fiori, emblema della Vergine, Regina dei Cieli, indica la salvazione, la purezza, la devozione. Nel medioevo solo le vergini potevano indossare ghirlande di rose bianche, testimonianza della virtù mariana. Nella letteratura di lode e di preghiera la Vergine Maria viene invocata con appellativi quali “Rosa Mystica”, “Rosa Fragrans”, “Rosa Rubens”, “Rosa Novella”, fino a “Rosa das Rosas”, Rosa tra le rose, superlativo di maestà della “Regina delle regine”. Ma la Madre di Cristo è prima di tutto una madre: pietosa e misericordiosa, intercede presso Dio per tutti i suoi figli sofferenti nell’animo e nel corpo.

Questo aspetto di Maria artefice di salvezza fisica e spirituale, e nella mentalità medievale l’infermità era corollario del peccato, si trasferisce nell’uso della Rosa come talismano contro il male. Se nella medicina è adoperata in varie preparazioni per le sue qualità taumaturgiche, come cura per gli incubi, l’ansia, la vista, la rabbia (rosa canina), la superstizione e la devozione le attribuiscono poteri magici come la capacità di allontanare qualunque malattia: durante le pestilenze che spazzarono l’Europa si portavano indosso rose come presidio e amuleto contro il rischio del contagio. Con i petali di rosa si depurava l’aria e si disinfettava il vestiario.

Moltissime leggende medievali contemplano la Rosa come testimonianza di un intervento miracoloso della Vergine: in una delle Cantigas de Santa Maria del XIII secolo, un monaco dedica quotidianamente alla Madonna cinque salmi, uno per ogni lettera del nome di Maria. Alla sua morte cinque rose crescono sulla sua bocca tra lo stupore dei confratelli. Un simile miracolo avviene nei coevi Les Miracles de Nostre Dame di Gautier de Coinci, in cui un chierico, morto senza confessione, viene sepolto in terra sconsacrata e la Vergine, impietosita, fa nascere una rosa nella sua bocca per dimostrare la propria intercessione. Ancora nelle Cantigas de Santa Maria, un cavaliere devoto, che ogni giorno recitava il rosario su una ghirlanda di rose fresche, si salva dai suoi nemici che, pur avendolo sorpreso in condizioni di svantaggio, vedono al suo posto, per azione divina di Maria, una vergine che intreccia corone di rose e si ritirano disorientati. Una leggenda, che vuole l’etimologia del rosmarino provenire da Rosa Mariae, Rosa di Maria, narra come la pianta avesse in origine fiori bianchi che si tinsero d’azzurro quando la Madonna aprì il proprio manto sull’arbusto.

rose

Un altro simbolo sacro della Rosa è direttamente mutuato dalla sua forma circolare e dalla disposizione dei petali, che come un mandàla, rappresentano l’idea della perfezione e dell’infinito. A questa immagine circolare di perfezione si collega quella della Rosa specchio del Paradiso: Dante nella Divina Commedia vede Maria al centro dei cieli concentrici del Paradiso come Rosa che regna al centro della Rosa. Dal Cerchio alla Ruota, simbolo dello scorrere infinito del tempo e paradigma dell’eternità e dell’Eterno, la Rosa assume nuove valenze simboliche del divenire dell’opera divina e del divenire dell’Opera tout court nel traslato ermetico dell’alchimia. La Rosa, sembiante del lapis philosophum, la pietra filosofale, è uno dei fiori eletti degli alchimisti, i cui trattati hanno titoli come “Roseto dei filosofi”, “Rosarius”, o il “Rosarium” attribuito ad Arnaldo da Villanova. La Rosa bianca era associata alla pietra al bianco della “piccola opera”, mentre la Rosa rossa era collegata alla pietra al rosso della “grande opera”, la Rosa azzurra era la figurazione dell’Impossibile, inoltre ciascuno dei sette petali della Rosa alchemica evocava un metallo, un pianeta o un passaggio dell’Opera.

Legata al cerchio, simbolo del cielo e del disco solare, troviamo un’interessante stilizzazione della Rosa nei rosoni che, insieme alle finestre a feritoia laterali, illuminavano le vaste e scure cattedrali gotiche. I rosoni nel rappresentare, per la loro forma, la bellezza e la perfezione della Creazione, sono altresì proiezioni del mistero di Dio-Luce e Fonte di vita. Queste finestre, porte di comunicazione tra il mondo divino e quello dell’uomo, sono più ampie nella parte rivolta all’interno e più strette in quella che guarda l’esterno, poiché la luce, specchio della Rivelazione Divina, penetra nella chiesa, simbolo dell’interiorità dell’uomo, attraverso piccoli spiragli, ma subito si diffonde nell’esperienza della contemplazione. Vi sono vari tipi di rosoni e ognuno ha un suo significato: a sei petali è associato al sigillo di Salomone, a sette petali indica l’ordine settenario del mondo, a otto petali la rigenerazione, a dodici petali gli apostoli. La disposizione dei tre rosoni nel costante orientamento dellíarchitettura delle cattedrali suggerisce un nesso con la scienza alchemica: nel corso della giornata, seguendo il percorso del disco solare, nei tre rosoni si succedono i colori dell’Opera secondo un processo circolare che va dal nero (il rosone settentrionale mai illuminato dal sole), al colore bianco (il rosone del transetto meridionale illuminato a mezzogiorno) e al colore rosso (il rosone del portale illuminato al tramonto).


Max Gazzè – Raduni Ovali

Preziosa perla musicale questa chicca datata 1998 nella quale il cantautore Max Gazzè incentra e sciorina sacri temi esistenziali. Dal testo elaborato e tappeto strumentale accorto e minuziosamente attento ad armonie sofisticate rilevabili ad un ascolto intenso e profondo. Il piacere del movimento libero del corpo sonoro si effonde in giochi d’arredo sonoro proporzionato  in tutte le sue forme, si colloca all’origine di ogni apprendimento naturale. Questo paradigma  investe e pervade anche la qualità del rapporto che l’uomo intrattiene con il proprio principio. Corpo e respiro, inteso come dimensione simbolica, emotiva e affettiva ove  occorre un disponibile afflato  alla presenza corporea, dove sentire e pensare non siano separati, ma coincidano. Umanità sull’altalena ciclica “ripiena di seme” nascita e rinascita intrisa di divinità.

 


The Cranberries – Animal Instinct

Un dipinto musicale che riguarda l’istinto materno, intriso di chiaroscuro come solo Dolores O’Riordan riusciva abilmente a colorare oltre le superflue sbavature con la sua unica voce e maestria architettonica musicale. Nel mondo animale oltre qualsiasi difficoltà presunta o fattiva le madri compiono il miracolo della difesa dei loro cuccioli, a volte eroicamente nel bene e nel male.

Dolores coronata di fiori ci indica di vivere appieno l’ora, adesso o mai più, filosoficamente il “carpe diem”… una lezione che tutti indistintamente abbiamo da apprendere in questi tempi liquidi vuotati di senso.

“Animal Instinct”, estratto come secondo singolo il 5 luglio 1999. Il brano è basato su un riff di chitarra acustica, una struttura classica, e un ritornello diretto. Quella che sembra un’atmosfera serena, diventa nel corso dell’esecuzione sempre più cupa, attraverso la voce di Dolores O’Riordan, candida e decisa, capace come poche altre di portare un brano attraverso mood contrastanti. Il testo è in realtà molto forte, molto più della musica, parla della maternità e delle sue difficoltà nel modo più freddo e disilluso, ed è sottolineato da un videoclip di grande impatto emotivo.


Quando Babbo Natale era una donna: 5 storie di Natale che vorresti conoscere

Probabilmente hai  idea che il Natale affondi le sue  radici nelle tradizioni pagane. Forse già conosci   che il Natale sia in stretta correlazione al solstizio d’inverno o a qualche antica festa romana. In questo periodo  sei affaccendato a fare shopping natalizio. Magari ti prepari per  la settimana bianca. Hai delle calze da appendere e degli alberi da decorare. Sicuramente non hai il tempo di fare ricerche sulle origini del Natale.

La verità è che ero nella medesima condizione qualche tempo fa. Avevo sentito dire che una volta le celebrazioni pagane venivano assorbita dal Natale. E questo era tutto ciò che sapevo. Ma ho sempre voluto saperne di più su questo aspetto. E, sapendo che c’è un grande orrore nelle tradizioni pagane, volevo scoprire che cosa poteva aver perso del lato prettamente femminile di questa stupenda festa . Ora che so quanto deve il Natale a una tradizione femminile, non guarderò più Babbo Natale allo stesso modo. E, dopo aver scoperto queste cinque storie nascoste del Natale, penso cambierai idea anche tu.

 

      Il Bacio sotto il vischio

“Un bacio di Natale” di George Bernard O’Neill.

 

Baciarsi sotto il vischio può essere fatto risalire alla dea norvegese Frigg(a) il  cui figlio Baldr fu ucciso da una lancia di vischio. Quando gli dei riportarono in vita Baldr, Frigga dichiarò che, da quel momento in poi, le persone che passavano sotto il vischio dovevano baciarsi in festa.

Mentre poche persone oggi darebbero credito  al legame di Frigga con questa tradizione, “la Chiesa sembra aver conosciuto dei collegamenti ad una religione pagana, perché tradizionalmente il vischio non è compreso tra il verde che decora le chiese a Natale.”

 

Vigilia di Natale e giorno di Natale

“L’albero di Natale” di Albert Chevallier Tayler.

C’era una volta la vigilia di Natale, conosciuta come “Notte delle madri”, il giorno che precedeva o Yule che celebrava le Madri .

” Nel settimo secolo, Bede, un monaco che viveva nell’Inghilterra sassone al tempo ancora in gran parte pagana, ha raccontato come la notte prima di Natale fosse conosciuta come Modranight, la notte della Madre. Si festeggiava da  almeno 6.000 anni, ci sono riferimenti in tutta l’Europa antica a tre divinità femminili onnipotente chiamate Madri.  “

Il fatto stesso che il Natale sia celebrato il 25 dicembre potrebbe essere stato preso in prestito dalle tradizioni pagane.

Oltre alla più nota celebrazione dei  Saturnali , le feste invernali includevano Yule – una celebrazione dei bambini nati dopo la Notte delle Madri, e Koliada – una celebrazione della  dea del sole Koliada.  Dísablót , il festival di metà inverno in onore del disir ( gli spiriti delle antenate)   è  stata una festa privata per la famiglia e gli amici,  molto simile al Natale di oggi.

Quindi cosa potrebbero avere queste celebrazioni invernali diffuse con la data del Natale?

” La teoria più accreditata delle origini delle date di Natale è che è stata presa in prestito dalle celebrazioni pagane … Se il Natale sembrava una festa pagana, più pagani sarebbero aperti sia alla festa che al Dio la cui nascita avrebbe celebrato.  “

   L’albero di Natale e i canti natalizi

“Glade jul” di Viggo Johansen.

 

 

L’albero di Natale è di gran lunga il simbolo più rappresentativo  del Natale. L’amato evergreen è un punto fermo per le case cristiane ed è stato adottato da innumerevoli amanti delle vacanze non cristiane.

Di tutte le tradizioni della festa, l’albero di Natale potrebbe avere le radici più antiche e varie in un mondo pre-cristiano.

Secondo l’ Encyclopædia Britannica , “L’uso di alberi sempreverdi, ghirlande per simboleggiare la vita eterna era un’usanza degli antichi Egizi, Cinesi ed Ebrei. Il culto degli alberi era comune tra gli europei pagani e sopravviveva alla loro conversione al cristianesimo. “L ‘” albero di Natale “era comune nella Roma pagana e in Egitto come è oggi. A Roma l’albero era un abete, ma in Egitto era una palma.

Quando decori le tue case con ghirlande e piante di Natale, pensa a questo:

“Gli antichi egizi portarono nelle loro case rami di palma verde nel solstizio d’inverno come simbolo del trionfo della vita sulla morte.  “

Le palme erano sacre alle dee da Ishtar  a Inanna  a Nike / Victoria .

 

“La foglia di palma” di William-Adolphe Bouguereau

Così anche l’albero di Natale ha radici nel giudaismo antico. L’antica dea israelita Asherah era adorata erigendo “pali di Asherah”, che erano o pali di legno intagliato alberi .   ” Proprio mentre i primi cristiani reclutavano i pagani romani associando il Natale ai Saturnali, così anche gli adoratori del culto di Asheira e le sue propaggini venivano reclutati dalla Chiesa che sanzionava” alberi di Natale “.

E l’albero di Natale ha anche altre sue radici pagane. Radici sepolte nel terreno fertile della notte delle madri.

Nella saga dei Vichinghi Erik the Red , nella Notte delle Madri, una veggente svernante in viaggio avrebbe pagato una visita alla gente del posto. Portava un bastone alto e decorato e fu salutato con una festa e incantesimi cantati per evocare gli spiriti di metà inverno.

Lo staff del veggente simboleggiava – avete indovinato – un albero. Quel “albero” decorato era un antenato della bellissima sempreverde che hai brillato nel tuo salotto, e le canzoni sacre cantate al veggente erano precursori dei canti di Natale di oggi.

4.      Giù al camino e attraverso il focolare

 

 

Cosa c’è di più natalizio delle castagne che arrostiscono su un fuocovivo, il ceppo di Yule che brucia e le calze appese al camino con cura? Che Natale d’infanzia è completo senza la storia millenaria di Babbo Natale che scende dal camino? Per quanto intrinseche siano queste tradizioni per questa festa cristiana, il focolare – e le tradizioni natalizie che lo circondano, sono radicate  nel tempo passato.

La tradizione di celebrare il focolare viene dalla devozione alla dea Estia , il cui nome significa “focolare” , mentre le famiglie aspettavano che la dea Hertha scendesse attraverso il camino a portare i suoi doni molto prima che ci fosse un Babbo Natale.

5.      La slitta di Babbo Natale

 

Lo scrittore romano Tacito ci dice che a metà inverno la dea Nerthus – il cui nome era sinonimo di Madre Terra – cavalcava un carro da slitta trainato da buoi. Ovunque andasse, ha diffuso l’allegria e la pace delle vacanze. “Era [un] periodo di festività  in qualunque luogo ella degnasse [ed] onorare”. Insieme a portare festa, ovunque andasse Nerthus, “nessuno andò in guerra, nessuno prese armi”.

” Alla fine Nerthus fu sostituito da due dee, Freya e Frigg. A metà inverno Freya si era incarnato come Mamma Natale in rituali in tutta l’Europa occidentale, girando per la campagna in un carro, anche se la sua non era trainata da buoi ma da gatti. In seguito, la sua presenza fu rappresentata da donne sagge che erano possedute dal suo spirito.  “

Ci sono forti rumori del carro da slitta di Nerthus nella slitta di Babbo Natale. Ovviamente i buoi (o gatti!) Sono diventati renne, e la slitta ora vola, ma una cosa rimane invariata nei millenni poiché Madre Terra era la figura centrale del Natale. Ovunque vada, porta festeggiamenti natalizi e (almeno desideri) pace sulla terra.

Per migliaia di anni la stagione delle vacanze è stata un momento per celebrare le donne. Imparando questo ricco richiamo al femminile, rendiamo omaggio a quel  potere femminile così pervasivo che può ancora essere trovato tra le ghirlande e i rami del Natale di oggi.

Sentirai echi di Madre Terra nel tintinnio della slitta di Babbo Natale? O ricorda la Notte delle Madri quando rimboccherai i tuoi bambini la vigilia di Natale? Fammi sapere! Hai qualcosa da aggiungere? Mi piacerebbe saperne di più! Contattatemi  e facci sapere, e per favore condividi le tue fonti.

Con gli auguri di pace e Buone Feste a tutti, qualunque sia la radice da cui i tuoi alberi possano crescere.

Bibliografia :
 Hopley, Claire . Festival dei vischi “Tenbury Wells”: il frutto magico del nulla . ” British Heritage , novembre 2010.
Bates, Brian. “La metà migliore di Babbo Natale; Mamma Natale. ” Sunday Times. Londra, Inghilterra, 18 dicembre 1994.
Hubbs, Joanna . Madre Russia: il mito femminile nella cultura russa . First Midland Book Edition 1993.
DuBois, Thomas A. “Religioni nordiche nell’era vichinga.” Anistoriton Journal ,  Philadelphia: University of Pennsylvania Press, 1999.
Turville-Petre, Gabriel. Mito e religione del nord: La religione dell’antica Scandinavia , Londra: Weidenfeld, 1964.
McGowan, Andrew. “Come il 25 dicembre è diventato Natale.” Archeologia biblica. Agosto 2014. Web. 15 dicembre 2014.
Hislop, Alexander. I due babilonesi . Loizeaux Brothers, Inc .; 2a edizione (1959).
Marsh, Carole. La storia dell’albero di Natale . Gallopade International, 2003.
Nevling Porter, Barbara. “Alberi sacri, palme da datteri e la Persona reale di Ashurnasirpal II.” Journal of Near Eastern Studies , vol. 52, n. 2 (aprile 1993), pp. 129-139. Web. 23 dicembre 2014.
Miller, Naomi F. “Simboli di fertilità e abbondanza nel cimitero reale di Ur, in Iraq.” American Journal of Archaeology , vol. 117, n. 1 (gennaio 2013), pp. 127-133. Web. 23 dicembre 2014.
Tarbell, FB “La palma della vittoria”. Filologia classica , vol. 3, n. 3 (luglio 1908), pp. 264-272. Web. 23 dicembre 2014.
Clement Miles. Usi e tradizioni natalizie: la loro storia e il loro significato , New York: Dover Publications, 1976.
Bates, Brian. “La metà migliore di Babbo Natale; Mamma Natale. ” Sunday Times . Londra, Inghilterra, 18 dicembre 1994.
Kajava, Mika. “Hestia Hearth, Goddess e Cult.” Harvard Studies in Classical Philology ,  2004. Web. 23. Dicembre 2014.
De Witt Van Amburgh, Fred. Dal lato della strada . Silent Partner Company, 1925.
Bates, Brian. “La metà migliore di Babbo Natale; Mamma Natale. ” Sunday Times . Londra, Inghilterra, 18 dicembre 1994.


MARIA MADDALENA – Trailer Ufficiale Italiano

DAL 15 MARZO AL CINEMA


Che fine ha fatto la semplicità?

Sembriamo tutti messi su un palcoscenico,

e ci sentiamo tutti in dovere di dare spettacolo.

Charles Bukowski

 


IL POTERE DELLA VAGINA NELLA RIVOLUZIONE SESSUALE DI DIANA TORRES — Talco Web

Il libro Fica Potens, scritto da Diana J. Torres, può essere considerato un manifesto e un inno all’organo genitale femminile, simbolo di ribellione femminista e rivendicazione del corpo contro il sistema capitalistico e patriarcale.

via IL POTERE DELLA VAGINA NELLA RIVOLUZIONE SESSUALE DI DIANA TORRES — Talco Web


Uno stralcio di Luce Irigaray

Nella nostra epoca, uomini e donne si incontrano nella vita pubblica, e una politica giusta non può basarsi sull’istituzione familiare in quanto tale, ma su un rapporto di condivisione civile fra generi maschile e femminile. Questa convivenza civile fra uomo e donna permette d’altronde di rifondare la famiglia su parole e diritti corrispondenti a una reale maturità civile da parte della donna come dell’uomo. (…)

Una politica democratica non comincia da una somma di sì, con una folla che elegge che governerà, ma può soltanto basarsi su un due che non si riduce a uno + uno individui astratti, ma un due che esiste tra un uomo e una donna che si incontrano si rispettano della loro irriducibilità.

Ho capito che diciamo cose diverse credendo di dire le stesse cose. (…) aggiungerò soltanto una cosa: l’universale è a due : è donna, è uomo. E si trova infine nell’incontro fra questi due universali, è in quest’incrocio, o in questa culla, naturale e culturale, che l’umanità può nascere e rinascere.

Questa nascita o rinascita è possibile nella fedeltà a noi stessi, donna e uomo, e nell’ascolto dell’altro, con cui condividiamo il compito di generare l’umanità, non solo come figli naturali, ma anche come figli spirituali, come umanità e Storia presenti e futuri.

Luce Irigaray, La democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri


Citazione

Il linguaggio delle donne

Buon pomeriggio a tutti.

Sono curiosa di conoscere la vostra in merito…


Apprezzi il tuo bikini? Una breve storia dei costumi da bagno delle donne

 

Mentre il caldo estivo colpisce come l’esplosione, uomini e donne in tutto il mondo si affollano nell’acque per trovarvi sollievo, refrigerio  e relax . Stupenda è la sensazione di lasciarsi colpire dalle onde quando l’intensificarsi del  caldo ci lascia senza respiro, invogliandoci ad indossare il nostro amato costume da bagno. È certamente interessante tracciare una breve storia dei costumi da bagno femminili.

 
 La storia del costume da bagno  femminile inizia con un semplice abito noto come “il vestito di compleanno”.  Battute a parte, fino al diciannovesimo secolo, le donne si svestivano poco a riva e si  con abbigliavano con abiti  che  erano al nuoto. Infatti, i costumi da bagno sono stati inventati alla metà del 1800. La loro creazione è stata una necessità; i miglioramenti nei sistemi ferroviari e altri mezzi di trasporto avevano finalmente invogliato al nuoto e andare in spiaggia, per cui nacque una nuova attività ricreativa.

1876 ​​Costumi da bagno


Se vi è capitato di  vedere una foto di donne in costume da bagno nella seconda metà del XIX secolo, la difficoltà a riconoscere i loro abiti come costumi da bagno è davvero imbarazzante! A quei  tempi i costumi si  avvicinavano più  ad un vestito a cintura lungo con  pantaloni.  Esteticamente attraenti, funzione e scopo del costume da bagno era nascondere il corpo di una donna.

Storia del costume da bagno delle donne

Un esempio di costume da bagno ( fine del 1800 )

In quegli anni le donne erano costrette a nascondere i loro corpi per pudore e per questo motivo, la parte superiore del costume da bagno copriva tutta  la figura della donna. Questi vestiti erano fatti di tessuto di flanella pesante  sia opaco che robusto da impedire la risalita “oscena” dall’acqua. In alcune località marittime, le donne nel XIX secolo hanno anche avuto il lusso di poter utilizzare una speciale macchina da bagno:  piccole strutture chiuse corredate  da ruote venivano trascinate in acque poco profonde, in modo da permettere ad  una signora vittoriana di bagnarsi nell’oceano in completa privacy.

Macchine da bagno d'epoca

Costumi da bagno 1800

Costume da bagno vittoriano successivo

Solo alla fine del secolo, quando il nuoto diventò uno sport collegiale e olimpico, ci si rese conto che  la linea di abbigliamento corrente era stata progettata senza la funzionalità in relazione all’attività da svolgere. Quando la passione per lo sport  crebbe, i costumi da bagno diventarono più snelli e meno pesanti, aprendo la strada per gli stili a venire. A questo punto della storia dei costumi da bagno delle donne ha una svolta contemplando anche l’uso di  accessori, come pantofole morbide che  fornivano una protezione aggiuntiva  sule rive con sassolini.

Squadra britannica Swim 1912

La squadra britannica delle donne di nuoto alle Olimpiadi del 1912.

Stile semplificato del costume da bagno delle donne

Costumi da bagno più snella e atletici dagli inizi del 1900.

Nel 1910, i costumi  da bagno delle donne erano meno restrittive e pesanti. Le donne potevano finalnte esporre le loro braccia, i pantaloncini a metà coscia e i gli stilisti usarono  meno tessuto per nascondere la figura di una ragazza. Negli anni ’20  i costumi da bagno diventavano più piccoli,  la richiesta aumentava. Hollywood e Vogue hanno diffuso l’idea di costumi da bagno sexy e glam, una tendenza che persisterà nei decenni a venire.

Storia di costumi da bagno

Questa foto è stata presa nel 1922, le donne erano  controllate  da “poliziotti da bagno” che misurano effettivamente la lunghezza dei loro costumi da bagno.

1938 Costumi da bagno

Costume da bagno a due pezzi 1900

I costumi a due pezzi divennero comuni negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale,  scoprivano l’ombelico di una donna e lasciarono solo un po ‘di interno coscia visibile. Nel 1946, lo stilista francese Louis Reard ha ideato il primo bikini moderno, con utilizzo di minor tessuto significativamente  rispetto ai suoi predecessori. La sua intuizione  ha radici nella guerra: Reard è stato ispirato a denominare la sua creatura  dopo un test atomico statunitense con il nome Bikini Atoll. Il nuovo design era così audace che il progettista dovesse assumere Micheline Bernardini, una showgirl parigina, come modella.

Il primo bikini del mondo

Micheline Bernardini che modella il primo bikini al mondo.

Moda di Swimwear degli anni '60

Le ulteriori evoluzioni   dei costumi da bagno sono state per lo più di natura estetica, infatti  alcuni stilisti hanno affascinato con le loro creazioni. Prendiamo, ad esempio, il pezzo rosso che indossano le stelle come Pamela Anderson e Carmen Electra in  Baywatch . Nel tempo il costume da bagno delle donne si è ampliato fino ad includere una varietà di stili, aprendo la via a nuove industrie . in particolare menzioniamo  la fotografia dei costumi da bagno, che ha avuto il suo inizio a metà del 20 ° secolo e da allora è catapultato in popolarità e portando  in auge la figura della Pin-up.

Di sicuro  non possiamo che apprezzare l’innovazione  che il costume da bagno moderno ha introdotto, alla della storia della  balneazione è mondiale.

Storia della tuta da donna Baywatch


L’illusoria Osmosi del Vuoto

L’OSMOSI DEL VUOTO

Quando una persona ha un vuoto dentro, cerca di colmarlo. Non riesce. Vaga da un palliativo all’altro, a volte per tutta la vita.

Qualcuno, classico figlio della mamma dei cretini, decide di passare il suo vuoto agli altri. Fa l’amicone e piano piano, come un serpente, porge la mela. Suscita gelosie, invidie, discordie, mette la gente contro, fa sempre a chi ce l’ha più lungo, misurando qualsiasi cosa futile riesca a trovare, inclusi i titoli di studio o la provenienza geografica. Fa il troll con chiunque gli stia intorno, ma con discrezione, per non farsi scoprire.
Piano piano cerca di insinuarsi nel suo Eden preferito: la tua autostima. Quella che a lui manca. Lui possiede soltanto un vuoto. Così si adopera per passarlo.  Ruba i tuoi sogni e se non riesce con te, cerca di rubare quelli della tua famiglia, dei tuoi amici.

La verità è che quel vuoto non lo ha passato a nessuno. Lo ha solo duplicato. Il vuoto non rispetta le leggi della fisica: non si trasforma, non si trasferisce. Ma può essere creato.
Basta una fluttuazione quantistica nell’autostima.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA

Chi crea vuoti negli altri, in realtà conserva il proprio. Per un po’ non se ne accorgerà e s’illuderà di stare meglio. Poi sentirà il vuoto risorgere come la fenice, anzi, più forte di prima. Lo sentirà urlare, sempre più assordante. Allora ripeterà il suo agire. Alla stregua di un serial killer.
Le persone che creano vuoti nel prossimo sono questo: serial killer dell’autostima altrui.

Il bello del vuoto, però, è che come si può creare, si può anche distruggere.
In quale modo?
Non provare a riempirlo. Guardalo in faccia. Esploralo. Tutto.
Potresti scoprire di essere una bellissima persona.
Potresti anche scoprire di essere una cattivissima persona.
Ma finché avrai paura di guardarlo, quel vuoto continuerà a risorgere come la fenice, a crescere come l’entropia, a nutrirsi della tua paura.
E a tormentarti.
Più continui a creare vuoti negli altri, più fortifichi il tuo. Più lo ignori, più lui scava, più ti rende quella cattiva persona che temi di vederci riflessa dentro.

La mamma dei cretini, infatti, non si limita a generare figli suoi, ma è anche  disponibile per adottare quelli degli altri.

Il vuoto è personale. Non può essere passato a nessuno.
Il vuoto è un bambino che strilla per ricevere attenzione. La tua.
Se lo guardi per bene, sul serio, si vedrà riflesso nei tuoi occhi e si annienterà.
Da solo.


Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse

Dobbiamo un po’ tutti un ringraziamento a questa donna straordinaria che ci ha permesso e aiutato a conoscere la grande letteratura d’oltreoceano. Oggi avrebbe cento anni, ma grazie alla sua brillante apertura mentale e la sua gioiosa vitalità non li dimostrerebbe affatto, e avrebbe ancora molto da insegnarci. Lascio il link a un documentario a […]

via Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse


Rubens.. religiosità in privato e sensualità in pittura – Alcuni capolavori.. un accenno al tema dei Satiri e la poesia della Szymborska sulle sue donne — IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

Breve ricordo del grandissimo Pittore barocco… del ‘600 con un accenno ad uno dei temi da lui amati… i Satiri… e con una poesia della poetessa Premio Nobel Wislawa Szymborska dedicata alle mitiche e formose donne dei suoi dipinti. . . Rubens – Ixion RUBENS I SATIRI… E LA PITTURA SENSUALE a cura di Tony Kospan […]

via Rubens.. religiosità in privato e sensualità in pittura – Alcuni capolavori.. un accenno al tema dei Satiri e la poesia della Szymborska sulle sue donne — IL MONDO DI ORSOSOGNANTE


Orgasmo e piacere: tra fisiologia e soggettività

L’orgasmo è un fenomeno soggettivo  che mostra manifestazioni oggettive (contrazioni) che sono state considerate come conditio sine qua non. La maggior parte dei cambiamenti del corpo durante l’orgasmo sono stati osservati da Masters e Johnson – e definiti risposta sessuale umana  nel corso dei loro studi di laboratorio  con un campione di  382 donne e 312 uomini. I loro studi riguardavano essenzialmente descrizioni fisiologiche.

L’orgasmo è una delle funzioni  inalienabili e inviolabile  del cervello umano,  esperienza durante a quale si impegnano una vasta gamma di transizioni nelle terminazioni fisiche impegnate nell’atto deputato. Particolare interesse è  la progressione del desiderio sessuale e dell’aspirazione, nonché gli aspetti fisiologici e mentali che non sono necessariamente sinergici e che comunque hanno rilevanza non trascurabile in situazioni riguardati il sesso. Le esperienze derivanti dal piacere dell’orgasmo e dalla soddisfazione negli uomini sono state poco studiate, ma le prove  suggeriscono che dipendono dalle influenze psicosociali , così come avviene nelle donne  Uno dei presunti fattori di influenza che contribuiscono al piacere e alla soddisfazione dell’orgasmo è quello associato all’intensità percepita e alla posizione anatomica legata alle sensazioni orgasmiche:

l’orgasmo della masturbazione è stato considerato più fisicamente intenso e localizzato rispetto all’orgasmo coitale, sebbene quest’ultimo provoca più piacere e soddisfazione. Altri autori affermano che il piacere e la soddisfazione orgasmica dipendono più dall’intensità psicologica dell’esperienza orgasmica, se associata ai sentimenti e alle emozioni esperite erimentate .

Alcuni fasi di studio hanno sottolineato l’importanza della qualità del rapporto nelle esperienze maschili dell’orgasmo. McCarthy e Fucito credono che, da una prospettiva teorica e clinica, una sessualità intima e interattiva è ciò che gli uomini e le coppie considerano in primo luogo, dal momento che la sessualità è principalmente un processo interpersonale in cui l’obiettivo finale è quello di stimolare la soddisfazione e la relazione di coppia . Negli uomini più anziani Schiavi ha scoperto che il funzionamento sessuale e la soddisfazione sono stati più influenzati da fattori psicologici, relazionali e psicosessuali che da fattori vascolari, neurologici e ormonali .

Mah e Binik hanno valutato l’esperienza orgasmica nei giovani e hanno scoperto che:

a) la soddisfazione sessuale e orgasmica è stata significativamente maggiore durante il rapporto sessuale della coppia rispetto alla masturbazione solitaria e un rapporto più stretto con le caratteristiche cognitivo-affettive dell’esperienza orgasmica rispetto a quelli sensoriali;

B) l’intimità emotiva era cruciale per l’orgasmo;

C) l’intensità psicologica e affettiva dell’esperienza orgasmica è stata più significativa nel vivere il piacere rispetto  alla posizione anatomica assunta  in riferimento alle  sensazioni orgasmiche;

D) le sensazioni orgasmiche oltre la regione genitale-pelvica erano più piacevoli .

L’intimità relazionale, l’intimità sessuale della coppia e la tendenza a sperimentare un orgasmo erano positivamente correlati alla soddisfazione sessuale nei maschi. Un aspetto importante dell’esperienza orgasmica è quello associato alle rappresentazioni di piacere sessuale, che «hanno un significato specifico per ciascun uomo e devono pertanto essere più definiti», secondo Fink, Carson e De Vellis in «Studio sugli esiti di circoncisione adulta: Effetto su Funzione erettile, sensibilità del pene, attività sessuale e soddisfazione» (Journal of Urology 2002) citata da Richters. Il piacere va oltre l’esperienza orgasmica, che ha richiamato una maggiore attenzione forse a causa dell’esistenza di correlati fisiologici, evidenziati sia negli organi riproduttivi che in quello sessuale. Tuttavia, l’espressione soggettiva dell’orgasmo è più difficile da capire per la sua natura «profondamente personale», associata ai concetti del piacere e della soddisfazione, anche se diversi allo stesso tempo, un’analisi  accurata  richiede competenze combinate di fisiologi, psicologi, endocrinologi nonché  un’attenta valutazione delle rappresentazioni  del cervello e del soggetto stesso.


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Ofra Haza (עפרה חזה عفراء هزاع) – Adama (אדמה)

 L’Oriente, magico e misterioso, per noi è un qualcosa di infinito. Ofra Haza, regina d’Israele, ammalia e cattura con la sua voce e la sua arte percorrendo  letteratura e  lingua in  musica preziosa, incantando e  divenendo a metà degli anni ’80 un’artista internazionale. Eclettica donna che ha saputo coniugare la sua radice ebraico-yemenita con la capacità di abbattere muri e differenze con la potenza della sua voce e la collaborazione con altri autorevoli artisti del panorama mondiale.

 

אדמה – אני קשובה לקולך
אדמה – תמיד ולאן שאלך
אדמה – השביל בו אפסע הוא שבילך
אמא אדמה
 
אדמה – רגלי מהלכות יחפות
אדמה – פנייך חמות ועוטפות
אדמה – עיניים חומות בי צופות
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה

 

 

Terra – Io presto attenzione alla tua voce
Terra – Sempre e dovunque vado
Terra – La strada che percorro è la tua strada
Madre Terra
 
Terra – Cammino a piedi nudi
Terra – Il tuo volto è caldo, accogliente
Terra – I tuoi occhi castani mi guardano
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra

Nihil — Madame Claudia Blog

Nihil sub sole nov. Amo la parola Nihil, la ritengo potente nella sua incompiutezza. Il suo acerrimo nemico ed amante è il Logos, si compenetrano e vivono uno in stretta simbiosi con l’altro. Sussistono per combattersi, guerra che dona vita, ossimoro delicato, quasi una carezza nella forza distruttiva e creatrice. Non abbiamo nemmeno potere […]

via Nihil — Madame Claudia Blog


Medusa, regina di Sardegna — Horoène

Per i greci era la Regina d’Occidente. Per i romani era la Regina di Sardegna, figlia di Forco il marinaio, Re di Sardegna e Corsica. Per i sardi era una bellissima regina, dai lunghi capelli, che lottava e cavalcava, guidando il popolo sardo. A Samugheo e a Lotzorai esistono i castelli di Medusa. Si narrano […]

via Medusa, regina di Sardegna — Horoène