L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Storia

2000 grazie!!!!!!!!!!! da principiante

Grazie a di cuore a tutti coloro che seguendomi ad ogni dove del globo alimentano la fiamma …….

il miglior regalo di compleanno di una donna che nonostante tutto e tutti continua a sorridere alla vita!!!!!!!!

😀

 


IL POTERE DELLA VAGINA NELLA RIVOLUZIONE SESSUALE DI DIANA TORRES — Talco Web

Il libro Fica Potens, scritto da Diana J. Torres, può essere considerato un manifesto e un inno all’organo genitale femminile, simbolo di ribellione femminista e rivendicazione del corpo contro il sistema capitalistico e patriarcale.

via IL POTERE DELLA VAGINA NELLA RIVOLUZIONE SESSUALE DI DIANA TORRES — Talco Web


Nag Hammadî – L’ambiguità di Sophia

l'arte dei pazzi

Dalì-rose-sanguinanti Salvador Dalì – Rose sanguinanti

Io sono l’onorata e la disprezzata.
Io sono la prostituta e la rispettabile.
Io sono la donna e la vergine.
Io sono la madre e la figlia.
Io sono le membra di mia madre …

Io sono il silenzio tacito e irraggiungibile.
Io sono l’Intelligenza di cui molte cose al mondo serbano memoria.
Io sono la Voce che fa rumore.
Io sono il Logos di cui ci sono tanti echi …

Io sono la sapienza e la non-conoscenza.
Io sono il pudore e la spudoratezza.
Io sono la svergognata e la pudica.
Io sono la potenza impotente.
Io sono la timida che vive tra mille paure.
Io sono l’audace che incute spavento.
Io sono la fragile e sono la caduca,
ma sono anche Colei che mai cadde
giù dal trono della luce …

Io sono la stolta e sono la più saggia.
Assaggiami: io sono…

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Umberto Galimberti – Dizionario dei nuovi vizi – Filosofarti 2017


Svelando… Il Cantico dei Cantici

Oggi vi propongo una riflessione sull’enigmatico  Cantico dei Cantici, frutto di meditazioni e lettura profonda,   eventualmente illuminante e decisamente alternativa.

Nel Cantico la dottrina esoterica  individua simbolicamente due piani : il primo cosmico, che descrive la processione in fieri dalla Divinità nascosta che è designata come non-essere e il ritorno alla stessa Divinità; la seconda riguarda  la prospettiva antropologica, in relazione all’origine   dell’uomo, la caduta, la rivelazione, l’esilio, la redenzione, le cose ultime (escatologia).

La Teosofia del Vajda afferma  che lo scoppio della processione dell’essere o della sua “emanazione” viene rappresentata come un atto volontario del Dio ignoto … in tal caso si parla  non tanto di creazione come produzione istantanea di cose attualmente esistenti, quanto di progressiva manifestazione di ciò che è sempre esistito, da qui la formula l’entità è stato l’emanazione di essere recentemente prodotto .  Il passaggio dall’in-conoscibile per il manifesto passa per creazione ex nihilo trans-mutandosi  in simboli nel dispiegarsi della creazione mediante le prime due Sephirot: Keter (Corona) e Hokmah (Sapienza) .

Le Sephiroth sono state   commentate da vari autori in Provenza nel XII secolo, e raccolte in un testo , il Bahir. Ma la prima trattazione delle Sephirot è contenuta nel Sefer Yetzirà ( il libro della form-azione o della Creazione) del V-VI secolo.  Esprimere in simboli il dispiegarsi della creazione, il primo evento di scissione dall’indifferenziato alla  molteplicità  dell’Essente necessitava di un  corredo di immagini potenti in logos, metafore e  figure di sostegno   teologico-filosofico e teosofico.

Il divenire dell’essere, in origine nascosta nel divino non -Essere è spargimento e diffusione delle conoscenze; e le cose ritornano  alla loro originaria ascendendo coronando unione, alla luce suprema.

In principio, le cose sono latenti all’interno della visione del  Pensiero, stadio della  prima Sephira (Kether), cui  si riferisce al primo verso : “Mi baci con i baci della sua bocca” (I-2): questo verso significa che la parola pronunciata  che aspira ardentemente ad elevarsi fino  alla combinazione ove sarà illuminato dall’incomparabile ed esaltato somma luce entro la Mente … il ” bacio “simboleggia la delizia, le cui cause sono la congiunzione dell’anima con la fonte della vita e con il germoglio Vitale.

Poi arriva a “tracciare” senza rendersi conto ancora, i contorni di quello che sarà, è la seconda modalità della saggezza primordiale, secondo Sephira (Hochma). Gli enti nell’essere sono contrassegnati in modo positivo e tutto è pronto per la loro manifestazione come entità separate. Il primo livello di essere corrispondente è la terza Sephira (Bina). Infine ques’ultima sarà  tagliata –  momento che segna  la fine del Libro della Creazione – (Sefer Yetzira) successivamente in sette Sephiroth inferiori. Ultima Sephirot è la Presenza (Shekinah chiamato Malkut o regalità o diadema). Tra lei e Tif’eret simbolica si stabiliscono relazioni coniugali e un legame indissolubile di solidarietà

Il Cantico è la dimostrazione, mediante la vibrazione d’amore, la canzone in forma poetica, aspetto della conoscenza che rivela la verità nascosta.

La donna nel Cantico è la presenza – l’entità femminile della Divinità, Shekinah presente tra gli uomini,  simboleggiato da un giardino. L’ uomo del giardino porta l’acqua per irrigare  e produce vari tipi di erbe e piante; le piante rappresentano le nazioni, gli alberi  i re e tutto il giardino riceve il suo sostentamento dalla sorgente che sgorga dall’ Eden, la Sapienza, dove le anime volano nella gioia; il fiume  riversa  le sue acque di giorno e di notte, grazie ad esso  il mondo vive.

Lo Sposo del Cantico ha in sè vari aspetti della Divinità,  il primo non-essere, e la saggezza, il Tetragramma, il nome da non pronunciare che porta all’esistenza, colui che dona vita, perché non c’è mai nome prima della creazione dell’uomo, immagine di Dio . il nome è il sigillo ricevuto a suo completamento, e tutto si chiama in base  all’uomo, perché egli è coronato, decorato e ornato  dalle dieci Sephiroth, questo è quello che i medici hanno insegnato circa il primo uomo: “nel sesto giorno, ha imposto i nomi”.

” Il mio Amato è andato giù al suo giardino, alle aiuole profumate, 
per trasportare pascolare nei giardini e per raccogliere gigli “.
Ci fermiamo qui al momento con  questi commenti sul Cantico dei Cantici, ma c’è molto altro da dire.

Note:
1 – Chouraqui  : L’Universo della Bibbia 10 volumi – Ed Lidis.
2 – Paul Villiaud  : Il Cantico dei Cantici da Editions tradizione ebraica di oggi
3 – Georges Vajda  : I commenti dei Ezra di Gerona sul Cantico dei Cantici  Col. Pardes, Ed. Aubier Montaigne
4 – Opere mistiche di San Bernardo Ed du Seuil ..


Uno stralcio di Luce Irigaray

Nella nostra epoca, uomini e donne si incontrano nella vita pubblica, e una politica giusta non può basarsi sull’istituzione familiare in quanto tale, ma su un rapporto di condivisione civile fra generi maschile e femminile. Questa convivenza civile fra uomo e donna permette d’altronde di rifondare la famiglia su parole e diritti corrispondenti a una reale maturità civile da parte della donna come dell’uomo. (…)

Una politica democratica non comincia da una somma di sì, con una folla che elegge che governerà, ma può soltanto basarsi su un due che non si riduce a uno + uno individui astratti, ma un due che esiste tra un uomo e una donna che si incontrano si rispettano della loro irriducibilità.

Ho capito che diciamo cose diverse credendo di dire le stesse cose. (…) aggiungerò soltanto una cosa: l’universale è a due : è donna, è uomo. E si trova infine nell’incontro fra questi due universali, è in quest’incrocio, o in questa culla, naturale e culturale, che l’umanità può nascere e rinascere.

Questa nascita o rinascita è possibile nella fedeltà a noi stessi, donna e uomo, e nell’ascolto dell’altro, con cui condividiamo il compito di generare l’umanità, non solo come figli naturali, ma anche come figli spirituali, come umanità e Storia presenti e futuri.

Luce Irigaray, La democrazia comincia a due, Bollati Boringhieri


Desiderio

L’origine della parola desiderio è una delle più belle e affascinanti che si possa incontrare attraverso lo studio della meravigliosa disciplina che è l’etimologia.
Questo termine deriva dal latino e risulta composto dalla preposizione de- che in latino ha sempre un’accezione negativa e dal termine sidus che significa, letteralmente, stella.
Desiderare significa, quindi, letteralmente, “mancanza di stelle”, nel senso di “avvertire la mancanza delle stelle”, di quei buoni presagi, dei buoni auspici e quindi per estensione questo verbo ha assunto anche l’accezione corrente, intesa come percezione di una mancanza e, di conseguenza, come sentimento di ricerca appassionata.

Annette Kellerman: la “sirena australiana” che introdusse al nuoto ricreativo le donne americane

Annette Kellerman in una delle sue foto d’epoca più scandalose di nuoto. 

Nell’estate del 1907, una donna australiana di nome Annette Kellerman diede scandalo sulle sabbie della spiaggia di Revere appena a nord di Boston. Tra le bagnanti femminili presenti  che indossavano il costume da bagno standard (camicetta, gonna, calze, scarpe da nuoto ) passeggiava verso l’acqua indossando  un manicotto a manica corta tagliato a due centimetri sopra il ginocchio.

Per questa sua iniziativa da atleta in procinto di affrontare una gara,  la Kellerman fu  tempestivamente arrestata per esposizione indecente. “È stata denunciata come sconsiderata”, riferì il  New York Times sulle sue pagine, “e sono state fatte profezie oscure per il futuro dell’America”.

L’incidente,  si è concluso innanzi ad un giudice che ha licenziato  la Kellerman a condizione di indossare un mantello quando si cammina verso l’acqua; la risonanza del fatto accaduto  solo  pubblicità di cui la Kellerman aveva bisogno per lil suo intento  di sensibilizzare le donne al nuoto  ricreativo.

C 1901

Un tipico costume da bagno di inizio ‘900: restrittivo, ingombrante e certamente non adatto per fare gare. 

Nel 1907, la Kellerman era “la nuotatrice e la tuffatrice più famosa del mondo” dichiarò l’Ohio Chronicle-Telegram. Nata nel 1886 e cresciuta sulle sponde diSydney, la donna conosciuta come “sirena australiana” imparò a nuotare durante l’infanzia nel tentativo di rafforzare le gambe deboli dopo diagnosi di  poliomielite. Dopo aver scoperto di avere una velocità naturale e una grazia nell’acqua,  la Kellerman  iniziò a partecipare a  gare di nuoto – che a quel tempo erano nuove e rare per le donne – dimostrando  balletti in immersione tra i pesci all’Acquario di Melbourne e l’attitudine  per le nuotate a lunga distanza .

Nel 1904, all’età di 18 anni, la Kellerman si recò in Europa, dove nuotò  in molti dei fiumi più noti del continente. Una nuotata di 26 miglia nel Tamigi fu seguita da una gara nella Senna, in cui si  piazzò terza gareggiando contro 17 concorrenti maschi. Dopo aver vinto una gara di 22 miglia nel Danubio, si è diresse verso il canale inglese. Aveva intenzione di  attraversarlo, partendo dall’Inghilterra meridionale e raggiungendo la Francia settentrionale, un’impresa che solo una volta era stata realizzata da Matthew Webb nel 1875 . Rivestito in olio di poro e indossando un abito da gara maschile, la Kellerman nuotò circa tre quarti del tragitto prima di dover ammettere la sconfitta dopo 10 ore, ammettendo  di “aver  avuto la resistenza ma non la forza del bruto”.

La Kellerman  diventò una pioniere delle danze subacque e furono utilizzate nel  nuoto sincronizzato da Weeki Wachee, stella   ed incarnazione acquatiche di Cirque du Soleil. Nel 1905  iniziò a lavorare all’Ippodrome di Londra, che la invitò a mostrare le sue abilità da sirena in un evento privato per il duca e la duchessa di Connaught. Per questo evento, Kellerman non fu autorizzata ad indossare il costume da bagno maschile che  era abituato a indossare in Australia; allora  improvvisò cucendo le calze sul suo costume abituale, creando così il primo costume da bagno un pezzo per le donne.

Kellerman nel suo costume da bagno ad un pezzo  per le donne. (Foto: Bain News Service / Biblioteca del Congresso )

Quando terminò la sua stagione all’Ippodromo, Kellerman si diresse verso gli Stati Uniti. Il suo fuoco, ancora una volta, era stupido, ma lungo il cammino Kellerman prese un’altra missione importante: insegnare alle donne americane a nuotare. Una grande parte di questa ricerca era la questione del costume da bagno. “Le donne americane sono state troppo a lungo svantaggiate nel godere di questo eccellente sport da stili buffi in costumi da bagno che rendono praticabile nuoto quasi impossibile”, ha scritto Kellerman nel suo libro del 1918,  Bellezza fisica, Come tenerlo .

Alcuni mesi prima del suo arresto a Revere Beach,  la Kellerman  scrisse un editoriale dedicato al nuoto , pubblicato dall’Ohio  Chronicle-Telegram . Nell’erticolo offrì delle raccomandazioni su cosa indossare in acqua: “Il miglior costume è un abbigliamento economico e ordinario, che fasci il corpo” scrisse. “Dovrebbe essere senza maniche e non ci dovrebbero essere gonne … sono molto belle e adatte per il mare, ma non per la piscina”.

Alla  conferenza dedicata alle donne,avuto luogo al Colonial Theatre di New York il 23 novembre 1909, la Kellerman ha detto al pubblico che  “se più  ragazze nuotano, ballano e si prendono cura del corpo co l”atletica, invece di correre in matrimonio come l’unica gioia del mondo , ci sarebbero meno divorzi “. Dopo questa dichiarazione, la” sirena australiana “ha tolto il suo abito di velluto nero per rivelare un costume da bagno di un pezzo nero e si tuffò in una piscina per dimostrare la sua agilità acquatica. Una  relazione di Cincinnati Enquirer  nell’edizione della  sera scrisse che “molte donne sono andate via promettendo di imparare a nuotare anche a costo di  se dover rompere il ghiaccio per farlo”.

Rose Pitonof, 1910

La nuotatrice  di campionato Rose Pitonof si presta a modella del coraggioso  costume da bagno stile Kellerman nel 1910. (Foto: Bain News Service / Library of Congress )

Negli ultimi decenni, la Kellerman ha vissuto molte esperienze in campo artistico: è stata Stella cinematografica muto; autrice , ma tutti si concentravano sulla sua attività da nuotatrice. Questo mix di interesse che abbracciava sport atletico e arti non era assolutamente inusuale per quegli anni , infatti un’altra nuotatrice, Rose Pitonof del Massachusetts,nel 1910 fondeva sport   e divertimento e il divertimento con un appeal appassionante. “Il genio medio dell’atletica o delle arti è in grado di essere un fulmine folgorante”, scrisse un reporter di Oakland Tribune nel 1908. “La signorina Kellerman sfugge a questa carica; È dotata di bellezza e stile “.

La Kellerman, in modo totalmente inaspettato , ebbe nel 1905 una proposta di matrimonio, mentre si avvicinava al canale inglese durante una gara ricoperta di grasso di porpora. Un nuotatore  non riuscì a mantenere il passo, e durò solo una mezz’ora nella sua forma splendente prima di abbandonare la gara. Due anni dopo la Kellerman riferì: “Gli dissi che preferivo aspettare fino a quando non l’avessi  visto fuori dall’acqua”, disse la Kellerman nel 1907 . Dopo averlo incontrato ad una  cena data in suo onore, scoprì  che era “di bassa statura, quindi rifiutai la sua offerta lusinghiera”.

Kellerman e compagno di nuoto a distanza CM Daniels nel 1907. (Foto: GG Bain / Library of Congress )

Nel 1910, il dottor Dudley Allen Sargent, direttore al Gymnasium della Harvard University , la definì “la donna perfetta”,  avendo eseguito tutte le misurazioni del suo corpo e concludendo che le sue misure corrispondevano quasi esattamente a quelle della Venere di Milo, la famosa statua antica greca. Gli spettacoli di ballo dell’acqua della Kellerman furono successivamente promossi usando la taglia  da”perfetta donna”, spessofornendo ad un elenco dettagliato delle sue misure. A quanto pare, la circonferenza del polso di una femmina era di scintillante interesse per i teatri edoardiani.

Forse l’aspetto più attraente dell’eredità della Kellerman è stato  il modo in cui ha riconosciuto il desiderio e  mostrato la forza femminile, la fiducia e l’autodeterminazione. La nuotata era la sua soluzione e lei era determinata a convincere le donne americane dei suoi meriti. In una colonna di giornale del 1907  ha anche fornito lezioni di nuoto per i lettori che non vivevano vicino all’acqua, consigliandoli di  “perfezionare i rudimenti del colpo essenziale” mentendo disposti su una sedia “nel proprio boudoir”, estendendo le braccia e le gambe e nuotare  elegantemente fino a stancarsi. 

“Insisto che il nuoto non è solo uno splendido sport per le donne, ma che è lo sport per le donne”, scrisse  in Bellezza Fisica, Come tenerlo. Non solo ha ritenuto che il  nuoto fosse l’unico fattore “a cui, più di ogni altra cosa, devo  il mio sviluppo personale e il successo della vita”,  dichiarò  che il nuoto fosse “più utile e vantaggioso per la carnagione di tutte le lozioni cutanee che sono state mai inventate”.


Apprezzi il tuo bikini? Una breve storia dei costumi da bagno delle donne

 

Mentre il caldo estivo colpisce come l’esplosione, uomini e donne in tutto il mondo si affollano nell’acque per trovarvi sollievo, refrigerio  e relax . Stupenda è la sensazione di lasciarsi colpire dalle onde quando l’intensificarsi del  caldo ci lascia senza respiro, invogliandoci ad indossare il nostro amato costume da bagno. È certamente interessante tracciare una breve storia dei costumi da bagno femminili.

 
 La storia del costume da bagno  femminile inizia con un semplice abito noto come “il vestito di compleanno”.  Battute a parte, fino al diciannovesimo secolo, le donne si svestivano poco a riva e si  con abbigliavano con abiti  che  erano al nuoto. Infatti, i costumi da bagno sono stati inventati alla metà del 1800. La loro creazione è stata una necessità; i miglioramenti nei sistemi ferroviari e altri mezzi di trasporto avevano finalmente invogliato al nuoto e andare in spiaggia, per cui nacque una nuova attività ricreativa.

1876 ​​Costumi da bagno


Se vi è capitato di  vedere una foto di donne in costume da bagno nella seconda metà del XIX secolo, la difficoltà a riconoscere i loro abiti come costumi da bagno è davvero imbarazzante! A quei  tempi i costumi si  avvicinavano più  ad un vestito a cintura lungo con  pantaloni.  Esteticamente attraenti, funzione e scopo del costume da bagno era nascondere il corpo di una donna.

Storia del costume da bagno delle donne

Un esempio di costume da bagno ( fine del 1800 )

In quegli anni le donne erano costrette a nascondere i loro corpi per pudore e per questo motivo, la parte superiore del costume da bagno copriva tutta  la figura della donna. Questi vestiti erano fatti di tessuto di flanella pesante  sia opaco che robusto da impedire la risalita “oscena” dall’acqua. In alcune località marittime, le donne nel XIX secolo hanno anche avuto il lusso di poter utilizzare una speciale macchina da bagno:  piccole strutture chiuse corredate  da ruote venivano trascinate in acque poco profonde, in modo da permettere ad  una signora vittoriana di bagnarsi nell’oceano in completa privacy.

Macchine da bagno d'epoca

Costumi da bagno 1800

Costume da bagno vittoriano successivo

Solo alla fine del secolo, quando il nuoto diventò uno sport collegiale e olimpico, ci si rese conto che  la linea di abbigliamento corrente era stata progettata senza la funzionalità in relazione all’attività da svolgere. Quando la passione per lo sport  crebbe, i costumi da bagno diventarono più snelli e meno pesanti, aprendo la strada per gli stili a venire. A questo punto della storia dei costumi da bagno delle donne ha una svolta contemplando anche l’uso di  accessori, come pantofole morbide che  fornivano una protezione aggiuntiva  sule rive con sassolini.

Squadra britannica Swim 1912

La squadra britannica delle donne di nuoto alle Olimpiadi del 1912.

Stile semplificato del costume da bagno delle donne

Costumi da bagno più snella e atletici dagli inizi del 1900.

Nel 1910, i costumi  da bagno delle donne erano meno restrittive e pesanti. Le donne potevano finalnte esporre le loro braccia, i pantaloncini a metà coscia e i gli stilisti usarono  meno tessuto per nascondere la figura di una ragazza. Negli anni ’20  i costumi da bagno diventavano più piccoli,  la richiesta aumentava. Hollywood e Vogue hanno diffuso l’idea di costumi da bagno sexy e glam, una tendenza che persisterà nei decenni a venire.

Storia di costumi da bagno

Questa foto è stata presa nel 1922, le donne erano  controllate  da “poliziotti da bagno” che misurano effettivamente la lunghezza dei loro costumi da bagno.

1938 Costumi da bagno

Costume da bagno a due pezzi 1900

I costumi a due pezzi divennero comuni negli anni precedenti alla seconda guerra mondiale,  scoprivano l’ombelico di una donna e lasciarono solo un po ‘di interno coscia visibile. Nel 1946, lo stilista francese Louis Reard ha ideato il primo bikini moderno, con utilizzo di minor tessuto significativamente  rispetto ai suoi predecessori. La sua intuizione  ha radici nella guerra: Reard è stato ispirato a denominare la sua creatura  dopo un test atomico statunitense con il nome Bikini Atoll. Il nuovo design era così audace che il progettista dovesse assumere Micheline Bernardini, una showgirl parigina, come modella.

Il primo bikini del mondo

Micheline Bernardini che modella il primo bikini al mondo.

Moda di Swimwear degli anni '60

Le ulteriori evoluzioni   dei costumi da bagno sono state per lo più di natura estetica, infatti  alcuni stilisti hanno affascinato con le loro creazioni. Prendiamo, ad esempio, il pezzo rosso che indossano le stelle come Pamela Anderson e Carmen Electra in  Baywatch . Nel tempo il costume da bagno delle donne si è ampliato fino ad includere una varietà di stili, aprendo la via a nuove industrie . in particolare menzioniamo  la fotografia dei costumi da bagno, che ha avuto il suo inizio a metà del 20 ° secolo e da allora è catapultato in popolarità e portando  in auge la figura della Pin-up.

Di sicuro  non possiamo che apprezzare l’innovazione  che il costume da bagno moderno ha introdotto, alla della storia della  balneazione è mondiale.

Storia della tuta da donna Baywatch


Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse

Dobbiamo un po’ tutti un ringraziamento a questa donna straordinaria che ci ha permesso e aiutato a conoscere la grande letteratura d’oltreoceano. Oggi avrebbe cento anni, ma grazie alla sua brillante apertura mentale e la sua gioiosa vitalità non li dimostrerebbe affatto, e avrebbe ancora molto da insegnarci. Lascio il link a un documentario a […]

via Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse


Ricordo di Bruna Weremeenco: nel vortice delle forme geometriche — forme 70′

Nell’opera di Bruna Weremeenco – già dalle prime esperienze fresche d’accademia e del debutto alla Laus, fino alle ultime frutto di esperta abilità – la pittrice scomparsa giorni fa all’età di 88 anni, rivela l’orientamento a stare lontana dai vizi intrinseci delle “sperimentazioni” e degli “aggiornamenti” lessicali. Nella vasta composizione e scomposizione del suo […]

via Ricordo di Bruna Weremeenco: nel vortice delle forme geometriche — forme 70′


Gambe, piedi e calze fruscianti di Elmer Batters, un pioniere della fotografia e del feticismo. — tramineraromatico

Nato nel 1919 e morto nel 1997 ha iniziato a fotografare gambe, piedi e calze di seta e nylon verso la fine degli anni cinquanta per raggiungere fama e successo a partire dal decennio successivo. Maestro nella raffigurazione della sensualità con forti connotati di feticismo il suoocchio era inesorabilmente attirato dall’arco di un piede, da […]

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Guaritrice — Lunanuvola’s Blog

(“Medicine Woman”, di Molly Remer – poeta, femminista e sacerdotessa contemporanea. Trad. Maria G. Di Rienzo.) Colei che guarisce Tendendo all’esterno forti mani duttili polsi tocco purificante mette la tua mano nelle sue e tu la senti… Energia che passa dall’una all’altra canale di grazia e riparazione. Reintegrazione La Donna Medicina ti ricorda di dormire […]

via Guaritrice — Lunanuvola’s Blog


Libertinismo — Il Reazionario

Nella forma del libertinismo si mostra la più completa dissoluzione dei vincoli tradizionali del vivere umano e l’eccesso di un senso di libertà che si attribuisce l’indisciplinatezza come suo contrassegno, se non come merito e impresa. […] L’intera concezione ruota intorno all’idea del pneuma come privilegio aristocratico di un nuovo tipo di uomo non più […]

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Rubens.. religiosità in privato e sensualità in pittura – Alcuni capolavori.. un accenno al tema dei Satiri e la poesia della Szymborska sulle sue donne — IL MONDO DI ORSOSOGNANTE

Breve ricordo del grandissimo Pittore barocco… del ‘600 con un accenno ad uno dei temi da lui amati… i Satiri… e con una poesia della poetessa Premio Nobel Wislawa Szymborska dedicata alle mitiche e formose donne dei suoi dipinti. . . Rubens – Ixion RUBENS I SATIRI… E LA PITTURA SENSUALE a cura di Tony Kospan […]

via Rubens.. religiosità in privato e sensualità in pittura – Alcuni capolavori.. un accenno al tema dei Satiri e la poesia della Szymborska sulle sue donne — IL MONDO DI ORSOSOGNANTE


Video

Ofra Haza (עפרה חזה عفراء هزاع) – Adama (אדמה)

 L’Oriente, magico e misterioso, per noi è un qualcosa di infinito. Ofra Haza, regina d’Israele, ammalia e cattura con la sua voce e la sua arte percorrendo  letteratura e  lingua in  musica preziosa, incantando e  divenendo a metà degli anni ’80 un’artista internazionale. Eclettica donna che ha saputo coniugare la sua radice ebraico-yemenita con la capacità di abbattere muri e differenze con la potenza della sua voce e la collaborazione con altri autorevoli artisti del panorama mondiale.

 

אדמה – אני קשובה לקולך
אדמה – תמיד ולאן שאלך
אדמה – השביל בו אפסע הוא שבילך
אמא אדמה
 
אדמה – רגלי מהלכות יחפות
אדמה – פנייך חמות ועוטפות
אדמה – עיניים חומות בי צופות
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה
 
הן באתי ממך, מחיקך, אדמה
ואת עתידה לשכך – אדמה
את כל כאבי, את לילותי, את ימי
עולם ומלואו לך מודה – אדמה
ואנו עצי השדה – אדמה
ממך ואלייך אם כל חי, אמציני
 
אדמה – נותנת פריה לכולם
אדמה – טובה ותמימה לעולם
אדמה – למדי נא את בנך האדם
אמא אדמה

 

 

Terra – Io presto attenzione alla tua voce
Terra – Sempre e dovunque vado
Terra – La strada che percorro è la tua strada
Madre Terra
 
Terra – Cammino a piedi nudi
Terra – Il tuo volto è caldo, accogliente
Terra – I tuoi occhi castani mi guardano
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra
 
Ecco, io vengo da te, dal tuo grembo – terra
E tu dai sollievo a ogni mio dolore – terra
Alle mie notti, ai miei giorni
Tutto il mondo ti rende grazie – terra
E anche noi alberi dei campi – terra
Veniamo da te e a te ritorniamo
Madre di ogni vita, dammi forza
 
Terra – Tu dai i tuoi frutti a tutti
Terra – Sempre buona e innocente
Terra – Istruisci tuoi figli, gli uomini
Madre Terra

Nihil — Madame Claudia Blog

Nihil sub sole nov. Amo la parola Nihil, la ritengo potente nella sua incompiutezza. Il suo acerrimo nemico ed amante è il Logos, si compenetrano e vivono uno in stretta simbiosi con l’altro. Sussistono per combattersi, guerra che dona vita, ossimoro delicato, quasi una carezza nella forza distruttiva e creatrice. Non abbiamo nemmeno potere […]

via Nihil — Madame Claudia Blog


Medusa, regina di Sardegna — Horoène

Per i greci era la Regina d’Occidente. Per i romani era la Regina di Sardegna, figlia di Forco il marinaio, Re di Sardegna e Corsica. Per i sardi era una bellissima regina, dai lunghi capelli, che lottava e cavalcava, guidando il popolo sardo. A Samugheo e a Lotzorai esistono i castelli di Medusa. Si narrano […]

via Medusa, regina di Sardegna — Horoène


Il profumo nella storia

La storia del profumo si perde nella notte dei tempi.

Inizia quando l’uomo scopre che bruciando alcuni particolari tipi di legname e di resine si sprigionano odori e venti profumati. Non a caso l’etimologia stessa del termine ci porta al “per fumum”, cioè attraverso il fumo. Le dense nubi profumate di mirra e sostanze aromatiche erano utilizzate nei riti religiosi, soprattutto durante le offerte agli dei, raggiunti al di là del cielo, in una dimensione extraterrestre. Presto però il profumo e il senso a lui connesso divenne uno strumento di seduzione dalle altissime potenzialità.

Narra Plinio che l’origine dei profumi va fatta risalire ai Persiani. Secondo le sue osservazioni costoro ne erano sempre impregnati. Ereditarono il patrimonio culturale dai loro antenati, i Medi, popolo di maghi e di scienziati, esperti in numerose arti tra cui la cosmesi e la profumeria.

Le miniature persiane ritraggono spesso nobili e divinità nell’atto di aspirare delicatamente la fragranza di fiori circondati da immagini di corolle stilizzate. Il giardino era luogo sublime, tant’è che nel Corano il paradiso prende il nome di pairidaeza o “giardino cintato”.

Tra i Babilonesi i soldati si spalmavano il corpo di balsami profumati durante i riti propiziatori che precedevano le battaglie.

Egizi e Assiri, solo per citare alcune delle civiltà più antiche, attribuivano un potere magico-sacrale ai profumi. Proprio grazie alla loro natura eterea e ai benefici effetti sull’organismo vennero attribuite a queste sostanze caratteristiche divine tanto da essere considerate il mezzo attraverso il quale gli dei comunicano con gli uomini.

The Roses of Heliogabalus by Sir Lawrence Alma-Tadema

I primi documenti sulla profumeria risalgono agli Egizi. In questa civiltà alle fragranze, la produzione delle quali era di sola competenza dei sacerdoti, era attribuita la proprietà di fare da tramite alle aspirazioni umane nell’aldilà. Emblematico è il rituale dell’imbalsamazione: alla morte del Faraone, il suo corpo era privato delle viscere, pulito con olio di pino, riempito di essenze come mirra, cassia e cedro ed infine avvolto in bende impregnate di oli aromatici.

Ma via via che il lusso e la raffinatezza entrarono nella vita privata, gli Egizi iniziarono ad impiegare le sostanze odorose anche nell’igiene quotidiana.

Nella tradizione indiana ogni profumo viene identificato con una divinità, e le fragranze più pregiate trovano corrispondenza con le parti del corpo. Tra queste, legato al culto di Krishna è il sandalo della cui fragranza sono impregnate le vesti usate nelle celebrazioni rituali. Già nella cultura egizia al significato magico-sacrale si sommò quello più profano, legato all’arte del sedurre. Le donne egizie si spalmavano sul corpo balsami e posavano sulla loro raffinata acconciatura pomate profumate.

Anche in Mesopotamia, all’interno di laboratori vicini ai templi, si maceravano piante fresche di rosa, giglio, melograno e mirra da utilizzare sia durante le liturgie che per profumarsi e curare malattie. Lo stesso Alessandro Magno, quando spostò la capitale a Babilonia, soleva profumare le sue suntuose tuniche e stanze.

Le donne dell’antica Grecia, imitando la loro dea preferita, usavano oli aromatici e profumi per ogni parte del corpo, oltre a balsami e pomate odorose. I profumi erano simbolo di lusso e raffinatezza e quelli più costosi e rari, frutto di un lungo processo di macerazione, provenivano da Delos e Corinto.

Secondo diverse testimonianze e scritti dei poeti, le nobildonne romane spendevano cifre inestimabili per la cosmesi e la cura del loro corpo. Gli aromi più diffusi erano il balsamo storace, l’incenso e la mirra. Seguirono l’aroma agrumato del limone, il bergamotto e il sandalo provenienti dai territori persiani. Ma la vanità romana non era solo femminile. Anche gli uomini delle famiglie patrizie trascorrevano il loro tempo dedicandosi alla cura del sé e della loro bellezza: bagni, terme, massaggi e unzioni facevano parte della vita quotidiana.

Non si profumavano solo il corpo ma anche i capelli, gli abiti ed il letto, e persino l’amata, la schiava favorita e il cavallo. Inoltre profumavano i templi, le tende, le portantine e persino le vele delle navi.

Gli Arabi di religione Islamica erano famosi per i loro piaceri sensuali e per il loro gusto per le cose belle, e in modo particolare per tutti i tipi di fragranza. Gli Arabi furono i primi ad utilizzare l’alcol e a ideare il processo di distillazione tuttora conosciuto. Fino ad allora le fragranze venivano utilizzate sotto forma di essenze che diventavano rapidamente rancide. L’invasione della Spagna da parte dei Mori ha portato le fragranze in Europa.

Nel Medioevo le crociate importano dall’Oriente materie prime e tecniche del profumo. Al seguito dei Cinesi e degli Arabi, gli alchimisti d’Europa scoprono l’alcol etilico e la distillazione. Dopo i viaggi di Marco Polo, inevitabilmente, il commercio delle spezie s’intensifica. I profumi, si crede, disinfettano e proteggono dalle epidemie: i ricchi portano bocce da profumo piene di muschio, d’ambra o di resine aromatiche. L’uso del profumo accompagna la nascita di un certo stile di vita. I poeti cantano liricamente la femminilità. Nonostante gli avvertimenti della Chiesa, gli uomini galanti e le loro dame assaporano i piaceri della carne nella sensualità dei bagni profumati.

Il Rinascimento propone una nuova visione del mondo. Architetti, ingegneri, artisti e letterati viaggiano in Europa. È l’età d’oro del mecenatismo e dell’arte. Dopo le ricette alchemiche, appaiono i primi trattati di chimica.

Il Rinascimento fu un periodo molto produttivo, grazie all’interesse di nobili come Caterina Sforza, Isabella e Alfonso d’Este, Lucrezia Borgia, Cosimo de’ Medici, i quali amavano molto i profumi, e grazie anche all’arrivo di materie prime fino allora sconosciute portate dagli esploratori di ritorno dai loro grandi viaggi.

La Spagna deteneva in quel periodo il monopolio di ingredienti quali muschio, ambra grigia, zibetto, sandalo e bergamotto, che servivano anche per impregnare le pelli conciate con le quali si producevano guanti e cinture.

In Inghilterra fu la regina Elisabetta I a dare l’impulso decisivo allo sviluppo della profumeria; essa, infatti, impose alle sue suddite di coltivare fiori da essenza e ad imparare a produrre in casa acque odorose e diffuse l’uso dei pomanders, palline a base di ambra che era solita tenere in mano per allontanare le infezioni.

In Italia si era all’avanguardia nell’arte dei profumi: Firenze, Venezia erano celebri in tutta Europa per i loro laboratori, ed è proprio a Venezia che furono pubblicati i primi libri sull’arte della cosmesi e della profumeria.

Bisogna aspettare il 1533 anno in cui Caterina de Medici arriva a Parigi accompagnata dal suo astrologo di fiducia e dal suo profumiere personale perchè in Francia la profumeria cominci a diventare una cosa seria, ma in breve tempo gli artigiani francesi divennero dei veri esperti. Luigi XIV il Re Sole era profumatissimo e così pure il suo successore Luigi XV e le sue famose amanti, la Pompadour e la du Barry, le quali spesero fortune dai profumieri.

Il 1900 è la Belle Epoque, il profumo diventa un prodotto di lusso, ha ormai un nome e un flacone. L’Art Nouveau scatena l’entusiasmo. Per quanto riguarda il profumo, Coty, creatore d’avanguardia, unisce i suoi talenti con quelli di Lalique e fa del profumo un vero prodotto di lusso. Per quanto riguarda la moda, addio ai falsi sederi: Poiret reinventa la silhouette della donna.

Negli Stati Uniti comincia la marcia della bellezza con i primi istituti di cura del corpo e di cosmesi di Elisabeth Arden e di Helena Rubinstein, che solo molto più tardi fabbricheranno profumi.

Storicamente è agli inizi del ‘900 che vengono per la prima volta utilizzati prodotti di sintesi: Flomary è il primo profumo che contiene “aldeidi”, derivati degli idrocarburi che danno una sensazione di freschezza e consentono agli aromi di espandersi; ma la vera affermazione dei sintetici si deve a Ernest Beaux che crea negli Anni Venti per Coco Chanel il famosissimo N.5 nel quale vengono utilizzate le aldeidi in gran quantità. Componenti naturali e prodotti di sintesi sono poi uniti a sostanze che hanno il compito di “ancorare” il profumo alla pelle, sono questi i fissatori, le cui caratteristiche sono quelle di essere poco volatili, incolori, solubili nell’alcol e negli oli essenziali; fra questi, pregiatissimi sono quelli di origine animale: ambra, muschio, zibetto e castoro, di difficile reperimento, molto rari e costosissimi.

Attualmente il significato simbolico dell’incenso rimane forte all’interno delle religioni orientali e occidentali, ma forse l’uso dei profumi ha assunto molta più importanza nella cosmesi. Il profumo rappresenta un forte conduttore di messaggi e oggi più che mai la comunicazione è al centro del nostro sistema. Attraverso il profumo comunichiamo con noi stessi e con il mondo che ci circonda.

Il profumo stimola tutto ciò che appartiene alla parte più irrazionale della mente. Ha il potere di far rivivere momenti e sensazioni che appartengono a un lontano passato. Porta con sé messaggi e ricordi che indissolubilmente si legano ai più intimi pensieri. E non c’è forte sensazione che non sia accompagnata da impercettibili profumi.

 

 


Galleria

Il culto romano di Iside e Serapide

Rebloggo con piacere un articolo interessante e minuziosamente intriso di bibliografia

Art Research

I rapporti tra il mondo egizio e il mondo romano andarono ben oltre il semplice accoglimento delle tematiche religiose: comportarono profondi cambiamenti nel campo della concezione dinastica imperiale, nella topografia urbana e nell’architettura monumentale. È possibile collocare l’introduzione dei culti egizi a Roma intorno al I secolo a.C. o nel corso della prima metà del secolo. Questa penetrazione sembra avvenuta in due fasi distinte: la prima, in ambito ellenico per mezzo di commercianti romani residenti a Delo; la seconda, in epoca imperiale, per contatto diretto di Roma con l’Egitto.

Durante la XXVII dinastia (525-404 a.C.) la civiltà nilotica, da sempre chiusa in una sorta di aristocratico isolamento, venne conquistata dai persiani di Cambise. Con la successiva dominazione Tolemaica ci fu una vera e propria rinascita e l’Egitto si aprì al Mediterraneo, crogiolo di nuove civiltà. Nell’ambito di un progetto di integrazione culturale e religiosa tra greci ed egizi, nel Paese venne attuato un attento programma…

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L’Utopia di Wilhelm Reich

“Ogni specie di moralismo è negazione della vita e il compito più importante di una società libera è quello di dare a tutti i suoi membri la possibilità di soddisfare i bisogni naturali.”

Wilhelm Reich (Dobrzcynica 1897 – Lewisburg 1957)
Psichiatra e psicoanalista austriaco,La rivoluzione sessuale,Die Sexualitaet im Kulturkampf, 1936

 

 

L’indagine sull’Eros fonda i suoi rizomi in remoti saperi d’Oriente. Certo filo dia-logico è sopravvissuto, qui in Occidente, a margine di pensieri che peregrinano l’Umanesimo e il Rinascimento (alchimia e magia), nella pratica di Erasmo da Rotterdam e Tommaso Campanella, fin ad approdare a Marx.

La profetica, ma sfocata, visione bruniana, obliqua alle passioni di Spinoza e all’Olografica in nuge di Leibniz, si focalizza nel nuovo ordine formulato da Freud (inconscio e libido); e le sorgive, antropologiche, riflessioni Junghiane.

Ora, dunque, un ribelle, un pioniere: Wilhelm Reich. Reich curiosità arguta e fine, Reich, genio. Caposcuola di Alexander Lowen, studia per anni l’amplesso “psiche-soma”. Mostra l’esistenza di un’energia che pulsa in ciascun organismo, e senza sosta cerca la decifrazione della vita viva. Egli valica barriere concettuali, disvela la calle che conduce a Kundalini; vilipesa dalla concezione meccanicistica, figlia del dualismo cartesiano.

In armonia col maestro Freud, identifica nella realtà sessuale del paziente, l’origine capitale del disagio, e cioè: una cospicua porzione della vita psichica è accudita da processi inconsci; i bambini accrescono un vivace erotismo la cui energia è il motore; la sessualità infantile rimossa reca dolorosi strascichi alla prosperità interiore; la formale morale coercitiva, ben lungi dall’essere trascendente, è somma di misure oppressive abili a reprimere la sessualità nell’infanzia, nella pubertà e nell’età adulta.

La monacale attenzione al corpo e alla sua funzionalità scorta Reich a sensazionali scoperte e i suoi scritti rendono chiave di lettura e risoluzione alle questioni moderne. Desueto: non è lemma che si confà a questo talento, né alla sua opera. Gli studi in ambito fisico, biologico e psicoanalitico, accendono nuovi scenari e fresche metodologie, che allorché applicate assicurerebbero più stima per la vita, e maggiore presa d’atto.

Merleau Ponty asserisce: “Per noi il corpo è molto più di uno strumento o di un mezzo; è la nostra espressione nel mondo, la forma visiva delle nostre intenzioni. Non è all’oggetto fisico che il corpo può essere paragonato, quanto piuttosto all’opera d’arte.

Esser creatura denota legarsi a un luogo definito; la nostra, per di più, non è in origine nello spazio, bensì vi s’inserisce. La sua spazialità è nella misura in cui essa si compie. Un corpo che muove nello spazio, che «acciuffa» e «comprende» tale oscillazione, non con la sola vista o il sol tatto, ma con compiutezza di esser carne. Le parti del corpus non sono dispiegate l’una accanto all’altra, ma implicate l’una nell’altra: in un’esperienza integrale, grazie alla quale i “contenuti visivi e tattili” vivono a solo titolo d’istanti inseparabili.

È qui partecipe un connubio indissolubile tra sessualità, conoscenza, e volontà in potenza. Freud stesso definisce erotismo “la capacità generale di un soggetto di adeguarsi ad ambienti diversi, di crescere attraverso differenti esperienze e di acquisire nuove strutture di condotta”. Il vissuto orgastico fornisce il passpartout dell’esistenza, poiché vi si proietta la misura d’essere. La sessualità, ergo, non identifica l’esistenza, ma si elegge ad accessorio capitale come la vista o l’udito.

I prodromi fisici a sè legati costituiscono le molte manifestazioni di malessere, giacchè quintessenza dell’individuo rispetto all’esistenza.

Merleau-Ponty richiama l’essenziale differenziazione husserliana di Körper: macchina anatomica cartesiana oggetto di scienza, e di Leib «Io posso» (Ich gehe) unità originaria e vissuta della coscienza. A partire dalla descrizione fenomenologica di attuale differenza, il pensatore d’Oltralpe si candida a reinventare una genealogia della coscienza per sottrarsi con giustizia all’impasse del dualismo cartesiano. Egli stesso attesta:

Con il mio corpo (Leib) io mi impegno fra le cose, esse coesistono con me in quanto soggetto incarnato, e questa vita nelle cose non ha nulla in comune con la costruzione degli oggetti scientifici, […] io comprendo l’altro tramite il mio corpo, come tramite questo corpo percepisco delle “cose”.

Ebbene, Il filosofo esige allora sottolineare, l’incipit in base al quale a partire da carnalità agita, da relatività connaturata, là è plausibile frequentare tanto la vita quanto verità intersoggettive. È in tal “singolare sapere” che rintracciamo il mondo e l’umanità, «solo perché siamo un corpo», e persino la scienza e la filosofia stessa si scoprono barbicate, ancor prima di qualsivoglia conoscenza etica, dianoetica e puramente intellettuale.

Amerò appaiare siffatta profonda folgorazione alle teorie di Reich, dacché ne riflette veridicità e forza. Incontrare l’ambiente preannuncia l’innescare di una chimica che accorda il corpo e si trasmuta in azione. L’incanto fisiologico di cui siamo struttura, contiene e opera come un congegno di precisione, con discordi frequenze da soggetto a soggetto, ciò ci rende unici, come esclusive e impareggiabili sono le espressioni sagge e raffinate. Nella società astratta che egli figura, l’individuo non riceverebbe obbligo di precetti morali a garanzia del mutuo rispetto, giacché ognuno scorgerebbe davvero in sé, nell’etica “naturale”, il valore di un’armoniosa coesistenza.

Per lo scienziato austriaco, qualora la società suggerisse regole a maggior misura tolleranti e non soffocanti la potenza orgastica, non si renderebbe tassativa la sottomissione a una probità coatta, in tal criterio si eclisserebbero perversioni, sadismo e atto masochistico. Finanche il complesso d’Edipo non giungerebbe a insorgere, impugnando così la stimata unicità di tal freudiano complesso. Tanto è vero; in una società ideale atta a non boicottare l’erotismo infantile, gli infanti potrebbero serenamente consacrarsi a trastulli genitali senza sovraccaricare l’impulso di rinuncia al corpo materno. Seppur il bambino vi abdicasse, avulso da rischi e incagli, nutrirebbe le intime pulsioni distante da illogiche colpevolizzazioni.

Persino la nozione d’istinto di morte elaborata da Freud viene posta in controversia. Reich ritira qualsiasi tesi di distruttività costituzionale e consacra la natura accessoria di ogni comportamento antisociale che abbia radice in strutture difensive sviluppate dall’Io all’ombra di un’educazione punitiva e assolutista. Le forze distruttive figliano pertanto da una passione mal appagata in virtù di modelli sociali indirizzati ai richiami delle classi di potere. Egli rimarca come la società odierna sia latrice di una moltitudine di norme volte a reprimere, puntellando che grazie al metodico avvilimento di una sessualità naturale, l’economia capitalistica persegua i propri fini di manipolazione e asservimento dei ceti più deboli: di fatto un deperimento dell’autostima e della forza d’intraprendenza e rivolta.

Reich disapprova in egual misura la tesi freudiana in cui civiltà ed evoluzione formativa scaturiscano da un’esaltazione di parte della libido; eco di rinuncia alla gratificazione. Infatti, laddove Freud avvalora come l’affettivo ammontare delle pulsioni non agite sia gregario della sublimazione per il perseguire di fini socialmente utili, Reich elabora: l’energia repressa non dà genesi ad azioni creative o costruttive tout court; di contro la frustrazione convoglia a una reale atrofia dello spirito d’intraprendenza. La rinuncia libidica pertanto, è humus di tutte le psicopatologie e numerose affezioni somatiche quali i tumori.

L’energia sessuale è biologica, e ogni suo altro impiego, spetta essere una digressione dal suo corso spontaneo.La natura innanzi positiva dell’uomo la si ritrova in sparuti individui che, godono ancora una sessualità genuina, e cioè di un carattere genitale. Artisti, poeti e filosofi hanno matrice maieutica: la sagacia di progettare inconsciamente la realtà in cui interagiscono; essi profetizzano orizzonti per il volgo non proprio agibili.

Freud assicura che urgano uomini audaci di fantasticare prima di comprovare. Il modernismo viennese di cui Freud e Reich sono fulgidi talenti, tentò di arricchire e fondere il sapere orientato ai fondamenti di Darwin. Debuttarono, così, vergini prospettive nella medicina, nelle arti, nella filosofia, e nell’economia; un dialogo che permane ancora. Ciò che siamo non sta più nei geni altresì nella cultura. L’attività sinestetica indotta dall’uso di essenze vegetali psicoattive, nel moto dei millenni, inalvea un cosmo interiore lungi dalla coscienza ordinaria. Sia il sistema immunitario, sia la coscienza, apprendono, discernono, rammentano. La coscienza ordinaria merce finale di un processo di filtrazione, e dell’esperienza psichedelica quale antitesi di questa edificazione, è stata proposta da Aldous Huxley. L’esercizio dell’innominabile astrae e ricava lo spettacolo della vita tramite atti d’immaginazione. Gli allucinogeni possono esporre l’individuo alla ruggente forza del Tao. L’impatto di questa chimica nella dieta è stato più che psicologico: tale uso è garante d’indivise funzioni psichiche che leghiamo all’immagine di umanità. La società, oggigiorno, riterrà arduo gradire giacché ha reso tabù l’estasi indotta da mezzi farmacologici. Come la sessualità, e gli stati alterati di coscienza, sono illeciti perché consciamente e/o inconsciamente connessi al mistero delle origini. Tali pratiche dilatano i confini e minacciano il dominio di un ego non riflessivo.

Terence McKenna dichiara che comprendere l’essere umano palesi interpretare la sua unicità. La ferrea lottizzazione tra umanità, e resto della natura, è così appariscente che, per i pensatori prescientifici fondava prova sufficiente che fossimo divinamente i pupilli del creato –diversi-, e più conformi a dio. Caratteristiche e conquiste che ci contrassegnano possono ascriversi alla categoria delle attività cognitive: danza, filosofia, pittura, poesia, sport, meditazione, fantasie erotiche, politica, autointossicazione estatica. Siamo davvero Homo sapiens, l’animale pensante; creiamo inusuali opere e propugniamo profondi modelli teorici e matematici dei fenomeni. E gli umani si distinguono anche, per il numero delle diverse sostanze delle quali fanno uso, e alle quali divengono assuefatti; i nostri atti sono tutti frutto di quella dimensione.

Materialismo, estraniamento dalla natura, mancanza di soddisfazioni professionali in un mondo del lavoro meccanizzato e senza vita, noia e mancanza di scopi in una società ricca e iper-satura, la perdita di un fondamento filosofico della vita dotato di senso. Una “nuova consapevolezza della realtà” che potrebbe diventare la base di una spiritualità non fondata sui dogmi delle religioni esistenti ma nella visione interiore di un senso più alto e più profondo dell’esistenza” “Quando certe visioni saranno interiorizzate nella nostra coscienza collettiva, potrà essere questo il punto di partenza da cui la ricerca scientifica e coloro che finora hanno distrutto il pianeta – la tecnologia e l’industria – serviranno lo scopo di riportare il nostro mondo a ciò che era all’inizio: il giardino terrestre dell’Eden. Questi concetti sono stati espressi dal genio della chimica che si trasforma così in un profondo filosofo della natura ed un critico visionario della cultura contemporanea.

La distanza critica dall’euforia della generazione hippie – flower power sull’LSD non ha fatto mollare Albert Hofmann, pur ammettendo di essere il padre di un “bambino difficile”, come sottolinea in uno dei suoi lavori più conosciuti, ha sempre evidenziato i rischi derivanti da un uso incontrollato della sostanza. Esperienze psichedeliche in un setting sicuro possono aiutare la nostra coscienza ad aprirsi a questa sensazione di connettersi ed essere un tutt’uno con la natura.

L’LSD ed altre sostanze correlate non sono droghe secondo il senso comune, ma fanno parte delle sostanze sacre, utilizzate per migliaia di anni in settings rituali. Gli psichedelici classici come LSD, Psilocybina e Mescalina sono tutte caratterizzate dal fatto di non essere nè tossiche nè di indurre dipendenza. Mi preme a questo punto delineare le forme della Grandezza Umana sono il Santo, il Saggio e il Genio.

I cammini che gli uomini scelgono per conseguire la più ampia e profonda coscienza della realtà sono diversi. La religione, l’arte e la scienza, cercano con mezzi propri la via che possa condurre alla conoscenza unificata dell’uomo e dell’universo.

Il Santo cerca l’unione e la fusione per la contemplazione o per l’amore.

Il Saggio arriva ad essere umile seguace del comportamento della natura. Per poter conoscerla deve rispettare il suo corso, descrivere la sua morfologia e udire i suoi segreti palpiti.

L’Artista dalla sua parte, tenta di rivelare realtà interne che sono, nel fondo, realtà cosmiche. Si rimanda così a uno strumento lucido delle forze di organizzazione e creazione che si fanno presente in lui, in maniera imperativa. L’Artista si sperimenta a sé stesso, compartecipando nella creazione universale.

In ogni essere umano alitano le forme di grandezza umana. In ogni essere umano dorme un titano, un genio, un amoroso.

Gli effetti che hanno le droghe, che espandono la coscienza nell’uomo comune, gettano molta luce sulla comunicazione della grandezza interiore, addormentata o latente; si collocano nell’esperienza della totalità.

Il sentimento di intimo vincolo con se stessi, con la natura e con il prossimo, è una esperienza

suprema che si ha rare volte nella vita. Sperimentarla una sola volta, permette di iniziare un cambio di comportamento verso sé stessi e verso gli altri.

Il sapere con “certezza” che non siamo esseri isolati, ma bensì che partecipiamo nel movimento unificatore del cosmo, basta per spostare la nostra scala di valori. Ma questo sapere con certezza non è un sapere intellettuale, è un sapere più commovente e trascendente.

Gli egiziani nel Libro dei Morti fanno riferimento al potente sentimento di unità ontocosmologica: “ Sono una parte delle parti, della Grande Anima Incandescente”.

Per gli uomini di questa civiltà, minacciati, depressi, tirannizzati dalla meccanizzazione e dalle ideologie, la possibilità di raggiungere uno stato di coscienza amplificata è quasi impossibile.

I nostri abiti mentali ci hanno svincolato dalla totalità.Questo ci fa pensare che la riscoperta degli effetti delle droghe “enteogene” espansore della coscienza e il conseguimento della sintesi chimica del LSD-25, la mescalina e la psilocibina, rappresentano per l’umanità una grande speranza. Questa speranza non è esenta di pericoli, giacchè non tutte le persone che ingeriscono queste droghe raggiungono la esperienza suprema. La integrazione psicologica previa alla esperienza lisergica è molto importante, così come la

presenza di una guida che conosca la fenomenologia degli effetti e senta una calda affinità per la persona iniziata. L’esperienza lisergica permette la percezione di se stessi e l’apertura amorosa, la quale, in grande scala, può correggere il destino di estinzione verso cui si orienta l’umanità attuale.

Affermava Max Planck:: “è di fondamentale importanza che il mondo esterno sia qualcosa di indipendente dall’uomo, la ricerca delle leggi che si applicano a questo assoluto mi parve lo scopo scientifico più alto della vita.” E nella ricerca dell’assoluto Reich concorse attraverso la sua penetrazione scientifica nel micro e macro cosmo, tracciando valori morali, oggi carenti, quali rivelazioni di leggi spontanee assolute che vanno ben oltre la stessa psiche: “ L’amore, il lavoro e la conoscenza sono alle origini della nostra vita, dovrebbero anche governarla.” Il dramma sta pertanto nel diniego della sessualità naturale con logico accrescimento della perversione, per limitare la quale, l’umano, in patetico circolo vizioso, scagiona il blocco della prima.

L’opera di Reich e del suo allievo Lowen, sorregge a divenire singoli solidi, sicuri, orgogliosi e colmi di dignità nel portamento come nella relazione, con peculiare sensibilità alla semplicità. Un intimo accordo con la natura riscatta da quei vincoli che ad essa indispongono.

 

 


Riflessioni su #Manchester

“L’amore e l’odio non sono ciechi, bensì accecati dal fuoco che covano dentro.”
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE

I fatti di Manchester delle ultime ore stimolano riflessioni di vario tipo, chi con retorica, chi con dialettica, chi con pseudo politica, altri sparuti input allo sguardo d’insieme con relative sensate connessioni storiche, incomprese ai più.

Il lettore assiduo di queste pagine telematiche conosce il taglio che riservo ai miei articoli, che principalmente sono di natura filosofica e incentrate sul tema donna e piuttosto avulse da argomenti di politica in senso stretto, eppur stavolta ho qualcosa da proferire in merito….

Colpire una “Dangerous Woman” nella terra della “Magna Charta libertatum” significa colpire al cuore l’idea di πολιτεία di libertà di pensiero laico, veder scorrere foto sui social ho affatto categorizzato. Ho visto diversi umani, non “crociati”, come coloro che in terra araba di giorno in giorno nutrono la lista delle vittime di una guerra che valica i confini.

L’umano agire nel dissociarsi dal sentire armonico alimenta la peste emozionale, patologia cui giocoforza le nuove generazioni dovranno trovar rimedio, reimpiantando novelle e funzionali costellazioni di senso.

 

All’artista Ariana Grande va il mio umile sostegno morale e l’invito a continuare a lavorare ed esprimere la sua arte, i giovanissimi cui lei è punto di riferimento necessitano di esempi forti che non temano la violenza e di guardare al futuro, nonostante il tragico. Solo con l’energia veicolata dalla musica si può proseguire oltre il tunnel, trasformutando in chiave positiva e feconda l’orrenda esperienza con un nuovo inizio.

 

Questi i miei pensieri con i quali vi lascio la buonanotte

La verità non vuole nessun altro Dio oltre sé. La fede nella verità comincia col dubbio su tutte le “verità” fino ad allora credute.
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE


Donne pronte a entrare nella Storia

di Sara Vicidomini

Ellen Johnson Sirleaf, è stata la prima donna capo di Stato di un Paese africano. Nel 2011, ha ricevuto il premio Nobel per la pace in ragione del suo impegno nella lotta per i diritti delle donne.

Si sposò a 17 anni con un uomo violento, a 23 era già madre di quattro figli. Riuscì a divorziare e a studiare, e intraprese una lunga e difficile carriera politica per la quale ha patito il carcere e l’esilio.

“Donne, siete pronte a entrare nella Storia?” è stato il grido con il quale ha esordito nel suo primo discorso dopo l’elezione, convinta che non sarebbe mai arrivata fin lì se non avesse imparato sulla sua pelle a resistere e superare le discriminazioni.

Da quando è diventata presidente del suo Paese, è riuscita a traghettare la Liberia lontano dalle guerre civili. La chiave della sua azione politica è stata quella di fare affidamento sulle donne nella convinzione che, siano loro le uniche a poter garantire a Paesi afflitti da miseria e guerra un futuro di ricchezza e pace.

Come ho riscontrato quest’anno, infatti, nel brano “Quando il genio è donna” per secoli si è pensato che le donne fossero incapaci di dedicarsi a qualsiasi attività di carattere intellettuale. Più di tutte lo dimostra Ipazia di Alessandria che per le sue numerose conoscenze fu giudicata secondo la leggenda una specie di mostro e per questo fu uccisa da monaci cristiani. Dopo molti secoli ci fu la milanese Maria Gaetana Agnesi che fu nominata da papa Benedetto XIV professore di Matematica e Filosofia naturale all’università di Bologna senza però aver mai potuto insegnare. Per essere prese in considerazione le donne scienziate dovevano pubblicare col nome maschile le loro opere.

Come dimostra la vicenda di Trotula De Ruggiero, medico e autrice di importanti trattati di ginecologia, che firmava le sue opere col suo nome, ma poi nelle trascrizioni successive lo vide cambiato nel maschile “Trottus”.

Tutto questo ha avvantaggiato uomini più famosi, spesso padri, mariti o fratelli.

Un ruolo importante le scienziate lo hanno avuto nel progetto internazionale “La carte du ciel” (la mappa delle stelle) e nel progetto “Manhattan”, programma segreto per la costruzione delle bombe atomiche.

Oggi sono 12 le donne cui è stato riconosciuto un Nobel. Tra le ultime c’è Rita Levi Montalcini forse la più grande scienziata italiana, premiata dal re Gustav di Svezia nel 1986.

Il segreto, ha spiegato la Montalcini, è tutto in una frase di Primo Levi: “Amare il proprio lavoro costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla Terra”.

La prima fu, invece, la scienziata polacca Marie Curie (nata nel 1867 a Varsavia si trasferì a Parigi, dove conobbe e sposò lo scienziato Pierre Curie) che scoprì il radio, elemento chimico presente nei minerali di uranio, e studiò la radioattività, ottenendo due premi Nobel ( nel 1903, con il marito, per la fisica e nel 1911, da sola, per la chimica). Pierre e Marie non vollero mai brevettare il metodo con cui ottennero questo elemento, affinchè tutta l’umanità potesse usufruirne. Rimasta vedova Marie continuò gli studi e allo scoppio della Prima Guerra Mondiale organizzò un servizio radiologico per l’esercito e si recò di persona al fronte. Morì nel 1934 per le radiazioni cui il suo fisico era stato per lungo tempo esposto.

 


La donna: un modello di forza e determinazione

di Sara Vicidomini

La donna, argomento intenso e profondamente caro, in questo giorno nel quale si riflette sulle molteplici vie da seguire in questa compagine storica in vista di un’autentica emancipazione e parità sono lieta di ospitare l’elaborato di una giovanissima donna. Vi presento con onore e stima gli argomenti selezionati da Sara Vicidomini .

Mi ha colpito profondamente la cura e la determinazione nel trattare argomenti scottanti e delicati con inchiostro fresco  e vento giovane.

Buona lettura

La donna: un modello di forza e determinazione

Il percorso che ho scelto di presentare è un argomento che ritengo fortemente importante. Parlo del ruolo che ha assunto la donna nel contesto 
storico – sociale.

I motivi che mi hanno condotta alla scelta e all’analisi di tale tematica sono molteplici e diversi tra loro: innanzitutto l’argomento della donna e della sua condizione mi sembra un tema che è ancora oggi molto attuale, per questo ho scelto di evidenziare il processo discriminatorio a cui la donna è stata sottoposta nel corso dei secoli, e ritengo che oggi, anche se in misura inferiore, ne sia ancora soggetta.
La mia è una “critica”ad una società che ha considerato l’emisfero femminile inferiore, dimenticando il ruolo chiave che esse hanno assunto e che tutt’oggi assumono all’interno della società e dei suoi molteplici settori.
La parità dei diritti e l’accesso alle professioni, sono ormai conquiste delle donne, anche se segnate da numerosi pregiudizi. 

Futuro dell’umanità e liberazione della donna

Da migliaia di anni la storia dell’umanità è una storia di uomini nella quale le donne sono presenti solo di riflesso e sempre in ruoli secondari: Penelope, la sposa fedele; Cornelia, la madre dei Gracchi; Beatrice, l’amore impossibile sognato da Dante Alighieri, dove, con il dolce stil novo (il passaggio che trasforma il volgare in una lingua letteraria, l’aggettivo dolce definisce lo stile terso e musicale, mentre l’espressione novo sottolinea la consapevolezza dei poeti che lo hanno adoperato, tra cui Guido Cavalcante e Dante Alighieri, di aver inaugurato un nuovo modo di concepire il sentimento amoroso), gli stilnovisti celebrano la donna gentile,rappresentandola come una donna angelo, e così via.

Una donna soggetta alla proprietà paterna è, anche, Gertrude, ovvero la Monaca di Monza, la quale, è il personaggio protagonista dei capitoli IX e X del romanzo “I Promessi Sposi”, l’opera più importante di Alessandro Manzoni, a cui egli lavora dal 1821 al 1840. Essa rappresenta un’immagine opposta del mondo degli ordini religiosi rispetto a quella offerta da Padre Cristoforo, perché da ospite e aiutante di Lucia si trasforma in aiutante dei suoi rapitori. Appartenente alla più alta nobiltà, essa vive, fin dalla sua monacazione forzata, tutte le contraddizioni e i malefici effetti dell’intreccio tra sistema ecclesiastico e prepotenza sociale.

Oggi però la situazione va rovesciata, prima di tutto perché il progredire della democrazia è stato accompagnato dalle lotte delle donne per la conquista dei loro diritti, in secondo luogo perché i più ascoltati economisti contemporanei sostengono che rinunciare al contributo extra-familiare di metà dell’umanità porta a crisi economiche, guerre e rovine.

L’Occidente sta già procedendo sulla strada di questa radicale trasformazione; invece, in Africa come in Asia e in vaste zone dell’America centrale, le donne stanno cominciando solo ora a reagire ai soprusi. Il fenomeno delle “spose bambine” , è il primo ostacolo da abbattere a causa della catena di conseguenze che porta con sé. E’ un fenomeno che interessa nel mondo 60 milioni di minorenni.

 

Le cause del fenomeno delle “spose bambine”

Il fenomeno delle “spose bambine” ha diverse cause, alcune di carattere culturale, altre di carattere economico. Tra le prime vi è l’obbligo per le ragazze di essere vergini al momento del matrimonio o la convinzione che sposarsi presto metta al riparo le giovani dal rischio di subire violenze. Ma la causa principale è la povertà.

Per le famiglie che vivono in miseria, infatti, dare in sposa una figlia il più presto possibile significa non doverla più mantenere. Inoltre, in molti Paesi, più la ragazza è giovane più bassa è la dote, la spesa principale che la famiglia della sposa deve affrontare in vista del matrimonio. Quasi sempre i mariti sono uomini adulti. In una situazione simile, per molte famiglie povere non ha alcun senso investire tempo e denaro nell’istruzione delle figlie e così il fenomeno non fa che perpetuarsi, perché meno le donne studiano meno speranze hanno di procurarsi un lavoro e rendersi autonome.

 

Le conseguenze: analfabetismo e morte precoce

I matrimoni delle spose bambine comportano molte conseguenze. La prima è l’abbandono scolastico, che condanna la donna a rinunciare per sempre ai suoi diritti civili e politici.

La seconda è la morte per parto, in quanto il loro fisico spesso non è ancora pronto a sopportare la gravidanza. E infatti nel mondo gravidanza e parto sono la prima causa di morte per le donne fra i 15 e i 19 anni. Dati del 2010 affermano che nel mondo ogni minuto una donna muore di parto, altre venti donne ogni minuto restano vittime di infermità. Anche in questo caso le differenze tra le varie aree del pianeta sono abissali. In molti Paesi non si investe abbastanza in strutture ospedaliere e non si tutela la salute delle donne povere e poco istruite.

 

Un indicatore della disuguaglianza

In molte parti del mondo, milioni e milioni di donne muoiono per cause dovute esclusivamente al fatto stesso di appartenere al sesso femminile.

In Cina il rapporto è di 107 maschi ogni 100 femmine e in India 108 maschi ogni 100 femmine. Secondo l’indiano Amartya Sen, vincitore del premio Nobel per l’Economia nel 1998, la spiegazione sta nel fatto che in questi Paesi le donne vivono in condizioni di enorme inferiorità e dunque muoiono prima, tanto che il rapporto tra la popolazione maschile e femminile rappresenta, secondo Sen, il miglior indicatore della disuguaglianza tra i sessi. Le bambine muoiono prima, perché non ricevono le stesse cure mediche dei maschi. Le donne sono vittime della discriminazione e della scarsa considerazione in cui la società tiene la loro vita e la loro salute.

Secondo i calcoli di Sen, al mondo mancano all’appello più di 100 milioni di donne.

Più di cento milioni di vittime del sessismo, la forma di discriminazione che, così come il razzismo prende di mira una razza, colpisce un sesso, quello femminile. Come tutti i razzismi, il sessismo non ha alcun fondamento reale e va combattuto con tutte le forze.

 

continua…..

 

 

 


Buon San Valentino

 

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Le Origini: La festa degli innamorati trae le sue origini da una festività pagana. Essa veniva celebrata, nei riti pagani romani, come tributo al Dio Lupercus Faunus (che era un fauno cacciatore di ninfe, sposo e fratello di Fauna, una delle tante rappresentazioni femminili di Madre Natura) e si svolgeva dal 13 al 15 febbraio […]

via San Valentino tra storia, superstizione e magia. — When you Touch me


Il #Corpo. Luogo di #Utopia (Michel #Foucault – conferenza radio 1966)


“Les hétérotopies” et “L’utopie du corps” were two radio conferences broadcast by France culture station on December 7 and 11, 1966 as part of the Culture française radio program produced by Robert Valette.

© INA – Institut national de l’audiovisuel, 1966

A quel luogo che Proust torna a occupare, lentamente e con timore, a ogni suo risveglio, non posso più sfuggire, non appena avrò aperto gli occhi. Non che a causa sua io rimanga inchiodato al mio posto – perché dopo tutto posso non soltanto muovermi e agitarmi, ma anche agitarlo, muoverlo, cambiarlo di posto –solo che, ecco, non posso cambiare luogo senza di lui, non posso lasciarlo là dov’è, e andarmene, io, altrove. Posso pure andarmene in capo al mondo, nascondermi sotto le coperte la mattina, farmi il più piccolo possibile, posso pure liquefarmi al sole su una spiaggia, lui sarà sempre là dove sono io. É irrimediabilmente qui, mai altrove. Il mio corpo è il contrario di un’utopia, è ciò che non sarà mai sotto un altro cielo, è il luogo assoluto, il piccolo frammento di spazio col quale letteralmente “faccio corpo”. Il mio corpo, spietata topia. Magari potessi vivere con lui una sorta di familiarità consumata, come con un’ombra o con quelle cose di tutti i giorni che finisco per non vedere più e a cui la vita ha tolto ogni colore, come con questi comignoli, con questi tetti che compaiono ogni sera davanti alla mia finestra! E invece ogni mattina, stessa presenza, stessa ferita; sotto i miei occhi si disegna l’immagine inevitabile che lo specchio impone: volto magro, spalle curve, sguardo miope, niente più capelli, veramente non un granchè. Dentro questo brutto guscio che è la mia testa, dentro questa gabbia che non mi piace,dovrò mostrarmi e andarmene in giro; attraverso questa griglia dovrò parlare, guardare, essere guardato, dentro questa pelledovrò marcire. Il mio corpo è il luogo a cui sono condannato senza appello. Credo che, in fondo, sia contro di esso e come percancellarlo che nascono tutte queste utopie. Il prestigio, la bellezza, la meraviglia dell’utopia a che cosa sono dovuti? L’utopia è un luogo fuori da ogni luogo, ma è un luogo in cui io avrò un corpo senza corpo, un corpo bello, limpido, trasparente, luminoso, veloce, colossale nella potenza, infinito nella durata, sciolto, invisibile, protetto, sempre trasfigurato; ed è ben possibile che l’utopia prima, quella più impossibile da sradicare dal cuore degli uomini, sia proprio l’utopia di un corpo incorporeo. Il paese delle fate, il paese dei folletti, dei geni dei maghi – ebbene – è il paese in cui i corpi si muovono alla velocità della luce, le ferite guariscono in un lampo con un balsamo meraviglioso ed è possibile cadere da una montagna erialzarsi vivi, il paese in cui si è visibili quando si vuole, invisibili quando lo si desidera. Se c’è un paese di fiaba, è proprioperché in esso io sia un principe affascinante e tutti i bei damerini si ritrovino coperti di peli e brutti come orsi. Ma c’è anche un’utopia fatta per cancellare i corpi. Questa utopia è il paese dei morti, le grandi città utopiche che la civiltà egizia ci ha lasciato. La mummia, in fin dei conti, che cos’è? É l’utopia del corpo negato e trasfigurato. La mummia è il grande corpo utopico che permane nel tempo. Ci sono state anchele maschere d’oro che la civiltà micenea metteva sui volti dei re defunti: utopia dei loro corpi gloriosi, potenti, solari, terrore degli eserciti. Ci sono state le pitture e le sculture sepolcrali, i giacenti che dal Medioevo prolungano nell’immobilità una giovinezza che non passerà più. Oggi ci sono quei semplici cubi di marmo, corpi resi geometrici dalla pietra, figure regolari e bianche sul grande sfondo nero dei cimiteri. Ed ecco che in questa città d’utopia dei morti, il mio corpo diventa solido come una cosa, eterno come un dio. Ma forse la più ostinata, la più potente di queste utopie con le quali cancelliamo la triste topologia del corpo, ce la fornisce, dal profondo della storia occidentale, il mito dell’anima. L’anima funziona nel mio corpo in un modo ben mirabile. Essa vi alloggia, certo, ma sa anche fuggirne: se ne fugge per vedere le cose attraverso la fessura dei miei occhi, se ne fugge per sognare mentre dormo, per sopravvivere quando muoio. È bella la mia anima, pura, bianca; e se il mio corpo infangato – o comunque non certo immacolato – viene a sporcarla, ci saranno di certo una virtù, una potenza, mille gesti sacri in grado direstituirle la sua primitiva purezza. Durerà a lungo la mia anima, più che a lungo, mentre il vecchio corpo andrà a marcire. Viva la mia anima! Essa è il mio corpo luminoso, purificato, virtuoso, agile, mobile, tiepido, fresco; è il mio corpo liscio, castrato, arrotondato come una bolla di sapone. Ecco, in virtù di tutte queste utopie il mio corpo è svanito. Svanito come la fiamma di una candela quando ci soffiamo sopra. L’anima, le tombe, i geni e le fate ne hanno fatto man bassa, l’hanno fatto scomparire in un batter d’occhio, ne hannocancellato la pesantezza, la bruttezza, e me l’hanno restituito splendido e perpetuo. A dire il vero, però, il mio corpo non si fa ridurre così facilmente. Dopo tutto ha anche lui le sue risorse fantastiche; anche lui possiede luoghi senza luogo, luoghi anche più profondi e più ostinati dell’anima, della tomba, dell’incantesimo dei maghi. Ha le sue caverne e le sue soffitte, i suoi soggiorni oscuri, le sue spiagge luminose. La mia testa, per esempio, la mia testa: strana caverna che si apre sul mondo esterno con due finestre, due aperture, ne sono sicuro, perché le vedo nello specchio; e poi, posso chiudere l’una o l’altra separatamente. E tuttavia ce n’è una sola di queste aperture, perché vedo davanti a me un solo paesaggio, continuo, senza divisioni né tagli. E dentro questa testa come vanno le cose? Ebbene, le cose vi alloggiano. Vi entrano – si sono sicuro che le cose penetrano nella mia testa mentre guardo, perché il sole, quando è troppo forte e mi acceca, mi ferisce fino in fondo al cervello – eppure queste cose che entrano nell mia testa restano all’esterno, perché le vedo davanti a me e, per raggiungerle, devo spostarmi a mia volta. Corpo incomprensibile, corpo penetrabile e opaco, corpo aperto e chiuso: corpo utopico. Corpo, in un certo senso,assolutamente visibile: so bene cosa significhi essere guardato da qualcun altro dalla testa ai piedi, essere spiato alle spalle, sorvegliato dall’alto, sorpreso quando meno me l’aspetto, so che cosa significhi essere nudo. Eppure questo stesso corpo così visibile se ne sta ritirato, captato da una sorta di invisibilità da cui non posso mai liberarlo. Questa testa, questa parte di dietro della mia testa che posso toccare qui, con le mie dita, ma mai vedere; questa schiena che sento appoggiata contro il materasso del divano quando me ne sto disteso, ma che riesco a sorprendere solo con l’astuzia di uno specchio; e che cos’è questa spalla, di cui conosco con precisione i movimenti e le posizioni, ma che non potrò mai vedere senza contorcermi orribilmente? Il corpo, fantasma che appare solo nel miraggio degli specchi e, comunque, in maniera frammentaria. Ho veramente bisogno di geni e di fate, della morte e dell’anima, per essere contemporaneamente e indissolubilmente visibile e invisibile? E poi, questo corpo è leggero, trasparente, imponderabile; niente è meno cosa di lui: corre, agisce, vive, desidera, si fa attraversare senza resistenza da tutte le mie intenzioni. Si, ma solo fino al giorno in cui ho male da qualche parte, la caverna del mio ventre si approfondisce, il mio petto e la mia gola si bloccano, si intasano, si riempiono di stoppa; fino al giorno in cui il mal di denti si irradia fino al fondo della mia bocca. Allora, allora si che smetto di essere leggero, imponderabile eccetera: divento cosa, architettura fantastica e in rovina. No, veramente non c’è bisogno né di magia né di fiaba, non c’è bisogno né di un’anima né di una morte, perché io sia insieme opaco e trasparente, visibile e invisibile, vita e cosa: per essere utopia, basta essere un corpo. Tutte queste utopie con cui cercavo di sottrarmi al mio corpo avevano semplicemente il loro modello e il loro punto di prima applicazione, il loro luogo d’origine nel mio corpo. Avevo torto a dire, poco fa, che le utopie erano rivolte contro il corpo e destinate a cancellarlo: sono nate dal corpo stesso e si sono, forse solo più tardi, rivolte contro di lui. Comunque una cosa è certa: il corpo umano è l’attore principale di tutte le utopie. D’altronde una delle utopie più antiche che gli uomini si sono raccontate non è forse il sogno di corpi immensi, smisurati, che divorano lo spazio e dominano il mondo? È la vecchia utopia dei giganti, al centro di tante leggende in Europa, in Africa, in Oceania, in Asia; quella vecchia leggenda che ha nutrito così a lungo l’immaginazione occidentale, da Prometeo a Gulliver. Anche il corpo è un grande attore utopico, quando si tratta di maschere, di trucco, di tatuaggio. Mascherarsi, truccarsi, tatuarsi non significa, come ci si potrebbe immaginare, acquistare un altro corpo, un po’ più bello, più decorato, più facilmente riconoscibile; tatuarsi, truccarsi, mascherarsi è certamente un’altra cosa, è fare entrare il corpo in comunicazione con poteri segreti e forze invisibili. La maschera, il segno tatuato, il trucco, depositano sul corpo tutto un linguaggio: tutto un linguaggio enigmatico, tutto un linguaggio cifrato, segreto, sacro, che richiama su quel corpo la stessa violenza del dio, la potenza sorda del sacro o la vivacità del desiderio. La maschera, il tatuaggio, il trucco mettono il corpo in un altro spazio, lo fanno entrare in un luogo che non ha immediatamente luogo nel mondo e fanno di quel corpo il frammento di uno spazio immaginario che comunicherà con l’universo delle divinità o con l’universo altrui. Saremo afferrati dagli dei o dalla persona che abbiamo appena sedotto. Comunque la maschera, il tatuaggio, il trucco sono operazioni con cui il corpo viene strappato al proprio spazio e proiettato in un altro. Ascoltate per esempio questo racconto giapponese e il modo in cui il tatuatore trasferisce in un universo diverso dal nostro il corpo della fanciulla che desidera: “Il sole lanciava i suoi dardi sul fiume incendiando la stanza delle sette stuoie. I suoi raggi riflessi sulla superficie dell’acqua formavano un disegno di onde dorate sulla carta dei paraventi e sul volto della fanciulla profondamente addormentata. Seikichi, dopo aver chiuso le porte, prese in mano i suoi strumenti da tatuaggio. Per qualche momento sprofondò in una sorta di estasi. Solo ora assaporava pienamente la strana bellezza della fanciulla. Sarebbe potuto restare seduto davanti a quel volto immobile per decenni o per secoli senza mai provare né stanchezza né noia. Così come un tempo il popolo di Menfi aveva abbellito la magnifica terra egiziana con piramidi e sfingi, Seikichi, con tutto il suo amore, volle abbellire la pelle fresca della fanciulla con il suo disegno. Le applico subito la punta dei suoi pennelli colorati, tenendoli fra il pollice, l’anulare e il mignolo della mano sinistra, e via via che le linee si disegnavano le pungeva con l’ago che teneva nella mano destra”. E se si pensa che l’abito sacro o profano, religioso o civile, introduce l’individuo nello spazio chiuso del religioso o nella rete invisibile della società, si comprende come tutto ciò che tocca il corpo – disegno, colore, diadema, iara, vestito, uniforme – faccia sbocciare in una forma sensibile e variegata le utopie chiuse nel corpo. Ma forse bisognerebbe addirittura andare sotto i vestiti, forse bisognerebbe raggiungere la carne e vedere che talvolta, al limite, è il corpo stesso che rivolge contro di sé il proprio potere utopico, facendo entrare tutto lo spazio del religioso e del sacro, tutto lo spazio dell’altro mondo, tutto lo spazio del contro-mondo all’interno dello spazio che gli è riservato. Il corpo,nella sua materialità, nella sua carne, sarebbe come il prodotto dei suoi stessi fantasmi. Dopo tutto il corpo di chi danza non èa ppunto un corpo dilatato, secondo uno spazio che gli è interno ed esterno allo stesso tempo? E anche i drogati, i posseduti; i posseduti il cui corpo diventa inferno; coloro che hanno ricevuto le stimmate, il cui corpo diventa sofferenza, riscatto e salvezza, paradiso sanguinante. Sono stato davvero uno stupido a credere, poco fa, che il corpo non fosse mai altrove, che esso fosse un qui irrimediabile e si opponesse ad ogni utopia. Il mio corpo, in effetti, è sempre altrove, è legato a tutti gli altrove del mondo e, in verità, è altrove rispetto al mondo. È , infatti, intorno a lui che le cose si dispongono, è rispetto a lui – e rispetto a lui come rispetto a un sovrano – che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un indietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo; laddove le vie e gli spazi si incrociano, il corpo non è da nessuna parte: è al centro del mondo questo piccolo nucleo utopico a partire dal quale sogno, parlo, procedo, immagino, percepisco le cose al loro posto e anche lenego attraverso il potere infinito delle utopie che immagino. Il mio corpo è la Città del Sole, non ha luogo, ma è da lui che nascono e si irradiano tutti i luoghi possibili, reali e utopici. Dopo tutto i bambini ci mettono parecchio tempo a capire che hanno un corpo. Per mesi, per più di un anno, hanno solo un corpo disperso, membra, cavità, orifizi, ma tutto questo si organizza, prende letteralmente corpo solo nell’immagine dello specchio. Più stranamente ancora, i greci di Omero non avevano alcuna parola per indicare l’unità del corpo. Per quantoparadossale sia, davanti a Troia, sotto le mura difese da Ettore e dai suoi compagni, non c’erano corpi, c’erano braccia levate, petti coraggiosi, gambe agili, elmi scintillanti sopra le teste, ma non c’erano corpi. La parola greca che vuol dire corpo appare in Omero solo per indicare il cadavere. È questo cadavere, quindi, anzi, sono il cadavere e lo specchio che ci insegnano (che hanno, cioè, insegnato ai greci e ora ai bambini) che abbiamo un corpo, che questo corpo ha una forma, che questa forma ha un contorno, che in questo contorno ci sono uno spessore, un peso: insomma che il corpo occupa un luogo. Sono lo specchio e il cadavere che assegnano uno spazio all’esperienza profondamente e originariamente utopica del corpo; sono lo specchio e il cadavere che fanno tacere, placano e chiudono, dietro una recinzione per noi ora sigillata, questa grande rabbia utopica, che deteriora e volatilizza in ogni momento il nostro corpo. È grazie a loro, è grazie allo specchio e al cadavere che il nostro corpo non è pura e semplice utopia: Ora, se pensiamo che l’immagine dello specchio si trova in uno spazio per noi inaccessibile e che non potremo mai essere là dove sarà il nostro cadavere, se pensiamo che lo specchio e il cadavere sono essi stessi in un insuperabile altrove, scopriamo che solo le utopie possono rinchiudere su di sé e nascondere per un momento l’utopia profonda e sovrana del nostro corpo. Bisognerebbe forse anche dire che fare l’amore è sentire il proprio corpo rinchiudersi su di sé, esistere finalmente fuori di ogni utopia, con tutta la propria densità, tra le mani dell’altro. Sotto le dita dell’altro che vi percorrono, tutte le parti invisibili del vostro corpo si mettono a esistere, contro le labbra dell’altro le vostre diventano sensibili, davanti ai suoi occhi semichiusi il vostro volto acquista una certezza: c’è finalmente uno sguardo per vedere le vostre palpebre chiuse. Anche l’amore, come lo specchio e come la morte, placa l’utopia del vostro corpo, la fa tacere, la calma, la ripone come in una scatola, la chiude e la sigilla. È per questo che l’amore è così vicino all’illusione dello specchio e alla minaccia della morte. E se, nonostante sia circondato da queste due figure pericolose, ci piace tanto fare l’amore, è perché nell’amore il corpo è qui.


Bangles – Walk like an Egyptian

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Una delle prime girl-band a formarsi nel panorama musicale internazionale,  4 ragazze scatenate all’inizio degli anni ’80 formarono le Bangles, una band rock di Los Angeles che, grazie all’avvenenza delle componenti e alla musica allegra e divertente, ci mettono molto poco a scalare le classifiche. Sin dal loro primo lavoro infatti, intitolato The Bangles, entrano subito in classifica, seppure nelle posizioni basse, per ben30 settimane consecutive. Le ragazze però hanno talento, ed il picco della loro carriera arriva tra il 1984 e il 1986, quando, tra le altre, fanno uscire questa stupenda Walk Like An Egyptian, una delle poche canzone anni ’80 che ancora oggi i giovani ballano. Leggendo un po’ ironicamente le immagini con cui la cultura egizia ci è stata tramandata nei secoli, le Bangles compongono una canzone che li prende in giro, immaginando come sarebbe se tutto il mondo camminasse come vediamo nei disegni, e cioè lateralmente. Anche nel video vengono riprese persone nella vita di tutti i giorni mentre camminano come gli egiziani, compresi i fotomontaggi (che per gli anni ’80 erano fatti benissimo) della principessa Diana, di Gheddafi, e di un’improbabile Statua della Libertà che compiono il tipico movimento con la mano. La canzone intanto, oltre a far divertire, scala senza fatica le classifiche, arrivando prima in America ed in mezzo mondo (solo quinta in Italia) e facendogli guadagnare il Brit Award agli MTV Music Awards del 1987. Il singolo può vantare numerose cover, tra cui anche una di un ironico cantante egiziano, e l’utilizzo come colonna sonora nel film Asterix & Obelix: Missione Cleopatra.


Breve #filosofia del #sessoorale

Chiediamoci la ragione: perchè sia così interessante ed emozionante? Pochi filosofi hanno esplorato l’argomento con il necessario rigore.

sesso-oraleLa sua  radice affonda  nella solitudine e nell’auto-disgusto apparentemente nella nostra compagine temporale. Quando siamo catapultati in atto di nascita in questo mondo, se siamo fortunati, tutto del nostro corpo è accettabile e adorabile, dalla testa ai piedi. Il nascituro è  posizionato  nudo sulla pelle della madre, ove ritrova familiare il  battito cardiaco, e può riscontrare  la gioia negli occhi dei genitori  che lo osservano  soffiare una bolla di saliva o di succhiare le dita. Poi a poco a poco arriva l’autunno. Il capezzolo, fonte di nutrimento è allontanato. Ci vergogniamo della nostra nudità, poi  zone in continua espansione e modifica  del nostro sé esteriore pone  divieto al tocco  altrui. Non abbiamo altra scelta nei rapporti interpersonali, che  mantenere un minimo di 60 o, meglio ancora, la distanza di 90 centimetri ‘tra noi e gli altri’ in ogni momento, per rendere assolutamente chiaro che i nostri stessi movimenti  non siano decodificati come  intenzione di intrusione nello spazio personale di chiunque. Cresciamo e maturiamo sorvegliati e protetti. Diventiamo adulti, strappati dal paradiso, reso poco  attraente  dal passo al passato che  caratterizza   quasi tutti  illogicamente.

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Ma nel profondo, non dimentichiamo mai del tutto  le esigenze con le quali  siamo nati: per essere accettato come siamo veramente, in ogni aspetto: esistere per essere amati.  Qui nasce la peculiarità del #sessoorale. Suona disgustoso quando pensiamo di praticarlo con una persona inadeguato – e questo è il punto. Nulla è erotico qualora sia sperimentata con la persona sbagliata, se non addirittura rivoltante. Con la persona giusta, la connessione precisa trasmette solo accettazione, accoglienza e consenso. Il carattere privilegiato di un rapporto è sigillato da un atto che, con qualcun altro, sarebbe considerato  nauseante. Sesso orale considerato erroneamente oggi pratica  ” maleducata ” e sconveniente – nella migliore delle ipotesi. La vita quotidiana ci impone continuamente di essere disciplinati. Non possiamo distruggere  il rispetto o affetto di chiunque senza gravemente reprimere tutto ciò che è apparentemente ‘cattivo’ dentro di noi: le nostre secrezioni, la nostra aggressività, la nostra disattenzione, la nostra fragilità, la nostra lussuria. Non possiamo pensare che sia accettato dalla società e rivelare chi siamo veramente. Di qui l’estasi erotica, un sollievo emotivo, quando il sesso orale permette al nostro sé segreto di rivelarsi, con tutti i suoi lati ‘cattivi’ e ‘sporchi’, per essere curato e vissuto con entusiasmo e approvato da qualcuno che ci piace.  Il legame di fedeltà in una coppia cresce esponenzialmente  ad  ogni ascesa di espressione. Il  nostro comportamento più inaccettabile sarebbe lontano dagli occhi del mondo il più solido e ricco, sentirlo intimamente come la costruzione di  un rifugio di reciproca accettazione. Il sesso rappresenta l’indice di libertà e di  punizione,  dicotomia tra sporco e pulito. Letteralmente il sesso ci purifica – invitando i lati apparentemente più viziati di noi stessi nei suoi giochi. Siamo in grado di premere nostre bocche, gli aspetti più pubblici e rispettabili dei nostri volti, la sede del linguaggio e articolazione, avidamente nelle parti più viziate dell’altro –  tutto questo  simboleggia in tal modo una approvazione psicologica totale, proprio come un prete  accetta un pentito, colpevole di molte trasgressioni, accolto  con un leggero bacio sulla testa. Da un punto di vista psicologico, molto simile al sesso orale

Il piacere del sesso orale è quindi profondamente ricco e significativo nella vita umana, umana chance dell’animale pensante. Non parlo della piacevole sensazione fisiologica nota a tutti, ma di accettazione. Si tratta di por  fine alla solitudine.

 

SIMBOLOGIA PSICOLOGICA DEL GATTO

Il Bello della Psicologia

Scritto dalla Dott.ssa Annalisa Barbier

“Il gatto non ci accarezza: accarezza se stesso contro di noi”, diceva Antonie Rivarol a proposito della peculiare attitudine del gatto di soddisfare immediatamente le sue necessità sensuali, pur mantenendo le distanze “emotive” dal resto del mondo.

Le diverse mitologie riconoscono ed attribuiscono al simbolismo felino una grande importanza: gli antichi egizi associavano il gatto alla luna e ne dedicavano la figura  alla dea -gatta Bast o Bastet, che veniva raffigurata come una donna dalla testa di gatto o dalle complete fattezze di gatto, associandolo simbolicamente alla notte, alla fertilità e alla gioia.  Nel “libro dei morti” si dice che i gatti fossero alleati del sole ed in grado di distruggere i suoi nemici. Poiché erano adorati come animali sacri alla dea Bast, i gatti erano ritratti in numerose statue e la loro morte – cui faceva seguito la mummificazione e la sepoltura in…

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Sesso in antico Egitto

Frutto della cultura di antichi contadini e allevatori, la mentalità egizia non poteva guardare al sesso che come al più naturale degli atti, e come al più potente simbolo di fecondità. La loro religione politeista intrisa di naturalismo dava all’atto sessuale il valore che esso ha nella natura, con il giusto equilibrio di amore, procreazione e piacere; non esistevano dunque i veti di culture posteriori, e quest’assenza diede del sesso una visione più sana, senza la morbosità dei Greci e dei Romani o anche della cultura moderna.

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Un tale simbolo di fecondità creativa occupò un posto importante nella religione, a partire da Osiride, simbolo della vegetazione e della fecondità della terra, che ancora nei Bassi Tempi è rappresentato disteso e mummiforme, mentre dalle bende sorge il fallo, simbolo dell’energia vitale che sconfigge la morte.

Ben noto è il dio Min, caratterizzato dal fallo eretto, simbolo di fecondità assoluta, ossia della divinità, dell’uomo e della terra; la stessa simbologia passò ad Amon-Min con il sincretismo delle due figure. Ad un livello più umano troviamo di fronte all’immagine di Hathor, a Deir el Bahari, degli ex-voto in forma di modelli di falli in legno e pietra, con cui si voleva pregare la dea di concedere dei figli.

Delle rappresentazioni di unione sessuale si trovano nelle theogamie, ma in questi casi il rapporto fra donna e dio era simbolizzato dalle loro mani allacciate, mentre il dio avvicinava alle narici della donna il simbolo ankh (vita). Nei geroglifici l’immagine del fallo era usata nel segno biconsonatico “mt” e in molte parole come “seme”, “progenitura”, “gloria”, “concubina”. La vulva era rappresentata solo nei simboli geroglifici per “donna”.

Sovente delle dee dell’amore, come Quadesh, o della divina procreazione, come Nut (il cielo che al mattino partoriva il sole) erano rappresentate nude, e il triangolo pubico è trattato con estrema semplicità e purezza, non essendo nè oggetto di particolare rilievo nè di censura.

Nelle pitture egizie la nudità dei giovani appare in tutta la sua semplice purezza; le serve, giovani adolescenti, sono in genere vestite di una semplice centurina che cinge i fianchi come motivo ornamentale, e questo non era che la più semplice normalità. Altro caso è quello di un papiro erotico, conservato al Museo Egizio di Torino, che però è di carattere satirico e non ufficiale; si tratta in effetti di un documento non ufficiale e satirico-erotico in cui le scene sono di gusto goliardico-lupanaresco.


Il Maschile e l’illusione “maldestra” del possesso — Psicologia Alchemica

Spesso gli eventi recenti di cronaca hanno messo in risalto il “gioco” del maschile con il femminile (un po’ come accade tra il gatto ed il topo), che ha assunto forme sempre più “aggressive”, dal ricatto del cyberbullismo attraverso il “materiale” videopornografico fino al femminicidio reale e non più virtuale. Eppure queste manifestazioni attuali hanno […]

via Il Maschile e l’illusione “maldestra” del possesso — Psicologia Alchemica


Erotismo: forma alchemica di comunicazione mistica

L’ erotismo è spesso associato alla sessualità e ai suoi piaceri, ma non è accezione corretta: trattasi di componente pervasiva del corpo e della psiche

Erotico

Per il dottor Eusebio Rubio , un esperto di salute sessuale, l’erotismo è la dimensione umana derivante dalla possibilità di sperimentare il piacere sessuale e, oltre i livelli di manifestazione biologica, in sé racchiude componenti mentali, quali rappresentazioni, simbolizzazioni, significati sociali e loro regolazione, tali da rendere l’ erotismo una caratteristica specificamente umana.

Di solito, l’ erotismo è associato ad esperienze sessuali in particolare nell’accezione di “rapporto fisico”.

È condizionato all’atto di amare, in realtà si può avere esperienza erotica in contesti non -amatori, anche senza la presenza di una coppia.

Il Dr. David Barrios , sessuologo clinico e psicoterapeuta aggiunge che, sebbene l’ erotismo abbia basi fisiologiche , è soggetto a processi di apprendimento per tutta la vita. “Gli stimoli che innescano la risposta sessuale umana sono innumerevoli, la maggior parte con una percezione personale di esperienze individuali, temperati da una serie di emozioni e motivazioni .

L’ erotismo come espressione umana può essere concepita come un modo speciale di comunicazione e trascende l’individuo e la coppia di manifestare in letteratura, arti plastiche, la musica, o film “.

A CHE SERVE L’EROTISMO IN UN RAPPORTO

L’ erotismo è strettamente legato all’auto – conoscenza e lo studio delle sensazioni . Per gli altri specialisti in sessualità umana, come erotóloga Ana Ceron , una persona che riconosce i suoi sentimenti attraverso l’erotismo e lo vive come qualcosa di naturale e senza colpa ne ricava orgasmi più soddisfacenti, che sono necessari e sani perché aiutano a produrre gli ormoni essenziali per una sopravvivenza umana sana.

Al contrario, l’ignoranza verso il nostro corpo è responsabile di disfunzioni, come l’eiaculazione precoce e anorgasmia. Ana Cerón aggiunge che quando un bambino piccolo esplora il suo corpo e tocca i suoi genitali il primo monito perentorio è il “non toccarti “; quando si raggiunge l’adolescenza  e si esperisce la masturbazione , subentra in tali condizioni sperimentarlo  il più rapidamente come possibile, perché cresciuti con l’idea che la sessualità sia un male, e ci si stimolerà solo per raggiungere l’eiaculazione e senza esplorare i sentimenti .

Più tardi, nel caso una donna abbia l’ ansia di penetrazione sì grande non godrà  dell’ esplorazione del corpo del partner, non garantirebbe il piacere ricercato provocando in atto di penetrazione l’eiaculazione precoce . La donna subirà frustrazioni derivante dall’impossibilità di percepire l’orgasmo , perché le è stato così impartito che la ricerca del piacere non è atto consono. mediante educazione direttamente o implicitamente .

Qualora si sia aperti a sperimentare le sensazioni di un bacio, l’esperienza può essere più intima del un rapporto , ascoltare la respirazione del vostro amante durante il sonno può essere incredibilmente sexy , e si chiudono gli occhi e si prova a  descrivere a memoria parti del corpo del vostro patner può rivelarsi esperienza sublime.

L’ erotismo , come afferma la psicologa Lissette Valadez , comprende, unifica, totalizza e umanizza la sessualità.

Ancor più incisiva sull’argomento è la penna di Claudio Marucchi, che nel suo testo “Erotismo e Spiritualità” descrive e delinea il varco sacro sessuale.

“La travolgente forza ispiratrice dell’amore è contemporaneamente in grado di elevare l’individuo o disperderlo nell’abisso della frammentazione. L’amore è alla base di ogni forma di illuminazione, come ogni forma di autodistruzione. Per questo si dice “folle d’amore” o “innamorato follemente”. Il vero amore esige un grado di follia che lo avvicina all’esperienza mistica o magica.
La via dell’amore è connaturata al desiderio di sé, ma si realizza nel desiderio della perdita di sé. Come stella polare interiore orienta il soggetto a mettersi in cammino verso se stesso, per scoprire che ci si conquista abbandonandosi, ci si ritrova perdendosi, e così via, di paradosso in paradosso. Un simile desiderio è il punto di contatto tra l’amore per il partner (eros) e l’amore universale (agape). Solo una visione monca può continuare a concepire questo distinguo come una reale separazione. Non è un caso che in alcuni contesti antichi, gli amanti si chiamino tra loro fratello e sorella.
Accade con Iside e Osiride in Egitto, e anche con la coppia mirabilmente celebrata nel Cantico dei Cantici. Il partner è l’incarnazione dell’universo, dell’alterità assoluta, quindi eros è la possibilità pratica di agape. Un’attitudine moralizzatrice ha spaccato la continuità e l’identità tra sessualità e vita spirituale. Ciò che il moralismo ha strappato, la pratica può ricucire L’Eros apre le porte al Sacro, ed è il modo più immediato per chiunque di aver un approccio al numinoso e al trascendente.
I misteri della sessualità mistica sono celati tra le pieghe dei testi sacri, spesso ben criptati, ma anni di pratica aiutano nella decodificazione. E’ un percorso che va abbinato alla propria crescita interiore, nel senso che i troppi condizionamenti che abbiamo sulla sessualità rendono necessario un lungo lavoro preliminare. Non è praticabile questo tipo di amore se si pensa che sia solo una questione tecnica. Vi è anche una “riesumazione” dell’istinto. In realtà un enorme lavoro sulla propria psiche è necessario viatico per la resa nell’ambito della sessualità mistica. E’ una questione che concerne anche l’etica. Uno deve aver fatto i conti con imbarazzi o vergogne, paure, sindrome da abbandono, gelosie, possesso, attaccamenti, territorialità, identificazione nel partner e tutto ciò che normalmente contraddistingue un rapporto di coppia. Chi crede di poter fare a meno di questo lavoro, oppure si nasconde giustificando in qualunque modo la seppur minima presenza di tali “sentimenti”, si sta prendendo in giro da solo. Libertà e Amore devono essere una cosa sola… e la sola cosa! Il resto è pietra d’inciampo e serve solo a giustificare le proprie mancanze.”


Buone Feste


Eros ed Eris, il potere del desiderio ed il desiderio del potere… — Psicologia Alchemica

“Totus mundus in maligno positus est” ma “Transit Eros in Eris” (Le dimore filosofali. Fulcanelli) L’antica conoscenza ermetica ci trasmette una paradossale informazione, quando si parla di energia vitale, di Fuoco, dello stesso Solfo, come di quello che causa movimento, di ciò che fa fiorire un fiore o ancora come quello che causa un terremoto, […]

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Arroyo – Ancient Egypt – Music of the Age of the Pyramids

Un tuffo nelle sonorità dell’antico Egitto, varcando la soglia spazio-temporale.  Buon ascolto

 


L’Egitto e la Magia

 

Magia

Pratica e forma di sapere esoterico e iniziatico che si presenta come capace di controllare le forze della natura; è stata oggetto, in varie culture e nei diversi periodi storici, di valutazioni opposte, ora considerata forma di conoscenza superiore, ora rifiutata come impostura e condannata dalle autorità civili e religiose.

(Fonte: Treccani.it)


Matriarcato in Sardegna, realta` o fantasia? —

Ci si interroga spesso sul “Matriarcato” residuo (o presunto tale) diffuso in Sardegna, un fenomeno che ha radici antichissime e quasi scomparso nell`ambito delle societa` contemporanee e “moderne”, ma che secondo alcuni pare trincerarsi nell`isola all`interno di quelle comunita` isolate ancora scarsamente colonizzate dal fenomeno globalizzante del “Patriarcato”. Ma da dove arriva esattamente questo fenomeno […]

via Matriarcato in Sardegna, realta` o fantasia? —


Lady in Black – Gregorian


Schopenhauer. La metafisica dell’amore sessuale

La volontà umana, quale oggettivazione della volontà intesa nel senso cosmico, si manifesta nella maniera più profonda e radicale nella sfera della sessualità, nella quale è volontà di vivere e di conservarsi sia come specie, sia come individui: «Le parti genitali, molto più di qualsiasi altro organo del corpo, sono soggette alla volontà sola e sottratte alla conoscenza: la volontà vi manifesta anzi la propria indipendenza dalla conoscenza. […] Ne risulta che i genitali costituiscono il vero punto focale della volontà, e quindi il polo opposto al cervello, che rappresenta l’intelligenza, ossia l’altra faccia del mondo, il mondo come rappresentazione». Schopenhauer insiste molto e ripetutamente su questo concetto chiave, sia nell’opera, sia nei Supplementi, fra i quali uno dei più popolari è la Metafisica dell’amore sessuale.

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

Arthur Schopenhauer (1788-1860)

La scelta sessuale

La profonda serietà, con la quale noi uomini esaminiamo accuratamente ogni parte del corpo di una donna — e quest’ultima, per parte sua, fa lo stesso con noi —, la scrupolosità critica, con la quale studiamo una donna che incomincia a piacerci, la caparbietà della nostra scelta, l’apprensione, con la quale lo sposo osserva la sposa, le precauzioni, che egli prende per non essere ingannato e il grande valore che egli attribuisce a ogni perfezione o imperfezione delle principali parti del corpo, tutto ciò è pienamente commisurato all’importanza del fine. Infatti, il bambino che nascerà dovrà portare per tutta la vita una parte del corpo di quel genere: se, per esempio, la donna è anche solo un po’ storta, questo difetto potrà facilmente provocare nel figlio una gobba, e così in ogni altro caso. Non si ha naturalmente coscienza di tutto questo: anzi, ciascuno di noi crede di essere tanto difficile nella scelta solo negli interessi della propria voluttà, che invece non è assolutamente coinvolta nella decisione, mentre quella scelta, data la nostra particolare corporatura, è tale da corrispondere esattamente all’interesse della specie, il cui compito segreto è quello di mantenere il più possibile puro il tipo. L’individuo lavora qui, senza saperlo, in vista di un fine superiore, in vista della specie: ecco perché attribuisce tanta importanza a cose che, come tali, potrebbero, anzi dovrebbero essergli indifferenti.

(A. Schopenhauer, Metafisica della sessualità)


IL Sesso nel Medioevo

Il Medioevo è da sempre considerato un’età buia, caratterizzata dal bigottismo e dalla repressione, conseguenze di una forte religiosità, criticata ampiamente in età  illuministica e moderna. Sembra dunque chiaro, in quest’ottica, che il sesso sia un argomento tabù e che tutte le pratiche sessuali siano considerate non solo immorali ma anche peccaminose e in qualche modo influenzate dal demonio. Ma è davvero così?


Ana Rossetti. A un giovane con il ventaglio

 

 

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting - Pietro Longhi

Ritratto Di Giovane Gentiluomo Con Ventaglio Oil Painting – Pietro Longhi

Che affascinante è la tua inesperienza.
La tua mano rozza, fedele persecutrice
di una grazia ardente che indovini
nel viavai penoso dell’allegro avambraccio.
Qualcuno cuce nel tuo sangue lustrini
affinché attraversi
le rotonde soglie del piacere
e provi contemporaneamente sdegno e seduzione.
In quel larvato gesto che rischi
si scorga tua madre, inclinata
nella grigia balaustra del ricordo.
Ed i tuoi occhi, attenti al paziente
ed indimenticabile esempio, si socchiuderanno.
Mentre, adorabile
e pericolosamente, ti allontanerai.


Il nome della Memoria: Madre

Oggi 8 Maggio vi propongo una lectio magistralis di Massimo Recalcati: un invito alla riflessione sul ruolo della donna in questa compagine culturale.

Auguri donna, madre in potenza e cultrice di Vita


Makhmalbaf M. – Sesso e filosofia

Gustati “Sesso e filosofia” on line 

locandina sesso e filosofia

“L’amore è un concetto estensibile
che va dal cielo all’inferno,
riunisce in sé il bene e il male,
il sublime e l’infinito.”
Carl Gustav Jung

Perché il sesso dovrebbe ignorare la filosofia, che in greco significa, come è noto, “l’amore per il sapere”, visto che tutto che è amore lo riguarda da vicino? Che cos’è questa sorta di ossessione universale (il sesso) che dovrebbe scomparire quando ci si accosta alle pareti ripide del discorso filosofico?
Perché tutto sia attraversato dal sesso, compresi i concetti più rigorosi, quelli che formano l’armatura della metafisica come tanti piccoli archetti metallici: Tempo, Verità, Misura, Politica, Desiderio, Essere, Infinito, Immagine, Casualità… non hanno niente in comune con la questione del sesso, eppure nessuno esce indenne da un confronto con il desiderio…

Una riflessione poetica e simbolica sulla difficoltà di dare forma e significato all’universo ellittico dei sentimenti. Il film narra come, quando abbiamo la libertà di fare sesso, spesso perdiamo l’amore. Trattasi  del prezzo del modernismo, in questa pellicola Makhmalbaf declina la solitudine: cosi come  le montagne sono proprio l’una accanto all’altra, restano inevitabilmente solitarie nella loro unicità

Jan festeggia il suo 40 ° compleanno nella sua auto, accendendo 40 candele sul suo cruscotto, da solo, ma per un musicista cieco che canta “il 40 ° anniversario della sua solitudine”, come la pioggia piange empaticamente sul suo parabrezza.

L’acqua, la sorgente della vita, è la matrice che sotto forma di liquido amniotico e delle acque primordiali preserva e da inizio alla vita. Nelle antiche cosmogonie l’acqua, componente primordiale, è un principio vitale inteso come mezzo della rigenerazione. Nella forma di pioggia rende fertile e feconda la terra. Infatti la goccia, l’infinitamente piccolo, contiene l’infinitamente grande, come il seme contiene tutte le informazioni per dar seguito allo sviluppo della vita. L’acqua, sotto forma di vapore sale verso il cielo e si impregna delle energie astrali. Successivamente torna sotto forma di pioggia sulla terra, fecondandola con le energie catturate nella dimensione sottile. La terra trae giovamento, dalle informazioni ricevute dall’acqua, per la sua continua evoluzione. Nella teoria dei quattro elementi tradizionali l’acqua si pone al terzo posto: dopo il fuoco e l’aria e prima della terra. Questa posizione tra l’aria e la terra le spetta per quanto riguarda il movimento consentito dalla sua struttura. L’acqua rappresenta il femminile per eccellenza, in quanto è estremamente adattabile, passiva e ricettiva. Infatti allo stato liquido è flessibile, cambia la sua forma, adattandosi alle circostanze, aggirando gli ostacoli che incontra nel suo cammino.

Rosso colore dominante in molte scene della pellicola simboleggia l’estroversione e la forza di volontà. Incremento dei ritmi vitali è quindi sinonimo di forte passionalità, di grande personalità e di fiducia in se stessi, stimolo alla creatività e aumenta le capacità di autoconservazione.

Capolavoro vocativo è l’uso del linguaggio del corpo, in particolare l’attenzione che Makhmalbaf riserva al movimento delle mani (mudra). Nelle danze indiane trovano la massima espressività la danzatrice infatti comunica con il divino e con le mani racconta le pene dei mortali che chiedono il perdono; la danzatrice con i suoi gesti assume la sacralità divenendo così un tramite tra l’uomo e Dio.

La danza indiana comunica ed insegna qualcosa a chi la pratica e a chi la osserva. La gestualità delle mani, le espressioni del viso, lo sguardo e le movenze eleganti raccontano una storia e permettono di rappresentare la bellezza, l’amore ed il mondo ultraterreno. Tale concetto è abilmente esplicitato nelle sequenze del film che gradualmente accompagnano ad una visione più ampia dell’emotività del protagonista che muove le sue peculiari scelte.

Le mani giocano un ruolo fondamentale, i loro mundra (gesti) sono la forma di comunicazione non verbale più immediata e permettono di esprimere emozioni, sentimenti e concetti veri e propri.

Nella tradizione indiana ogni singolo gesto ha uno specifico significato, ma può avere anche diversi significati a seconda del modo e contesto in cui viene eseguito. Danza in questa pellicola rappresenta il fil rouge concettuale, espediente che esplicita un’armoniosa sequenza di posizioni stilizzate e simboliche ottenute combinando variamente passi, gesti e rotazioni del corpo.

Tecnica e consapevolezza del proprio corpo a ritmo di musica in modo corretto affinano le capacità espressive, per trasmettere emozioni e sentimenti. Lo scorrere del movimento del corpo , l’intensità dello sguardo infondono sicurezza e liberano dalle tensioni verso il desiderare oltre gli steccati del pensiero mediocre.

Scheda del Film

  • DATA USCITA: 14 aprile 2006
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2005
  • REGIA: Mohsen Makhmalbaf
  • ATTORI: Dalir Nazarov, Marian Gaibova,Farzova Beknazarova, Tahmineh Ebrahiova,Malahat Abdulloeva, Ali Akbar Abdulloev
  • SCENEGGIATURA: Mohsen Makhmalbaf
  • FOTOGRAFIA: Ebrahim Ghafouri
  • MONTAGGIO: Mohsen Makhmalbaf
  • MUSICHE: Nahid , Daler Nazarov, Vanesa Mai
  • PRODUZIONE: Makhmalbaf Film House,
  • DISTRIBUZIONE: BIM distribuzione,
  • PAESE: Francia
  • DURATA: 102 Min

E’ nata la Radio Iridata by Iridediluce

La musica che amo e stimola l’immaginazione adesso on line!!!!

 

radyo


Giovanna la Pazza: pellicola del 2001

Goditi “Giovanna la Pazza” in streaming on line

pazza

Il 22 agosto del 1496 parte da Laredo una flotta diretta verso le Fiandre: l’infanta Giovanna, figlia di Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona, deve incontrare il suo promesso sposo Filippo, figlio dell’Imperatore Massimiliano. L’incontro è folgorante, è attrazione fatale e i due dimenticano i loro obblighi politici, abbandonandosi ai loro sentimenti. Ma la morte dei fratelli prima e della madre poi, fanno di Giovanna l’unica erede al trono e tali avvenimenti scateneranno una battaglia politica fra nobiltà castigliana e fiamminga, e una battaglia fra Giovanna e Filippo.

  • DATA USCITA: 20 settembre 2002
  • GENERE: Drammatico
  • ANNO: 2001
  • REGIA: Vicente Aranda
  • ATTORI: Pilar López de Ayala, Daniele Liotti, Giuliano Gemma, Manuela Arcuri, Eloy Azorín, Rosana Pastor, Guillermo Toledo, Héctor Colomé, Chema de Miguel, Roberto Álvarez, Carolina Bona, Andrés Lima, Cipriano Lodosa, Susy Sanchez, Jorge Monje, Sol Abad
  • SCENEGGIATURA: Vicente Aranda
  • FOTOGRAFIA: Paco Femenía
  • MONTAGGIO: Teresa Font
  • MUSICHE: José Nieto (II)
  • PRODUZIONE: PRODUCTION GROUP, ENRIQUE CEREZO PRODUCCIONES CINEMATOGRAFICAS S.A., TAKE 2000, EURIMAGES, PEDRO COSTA PRODUCCIONES CINEMATOGRAFICAS S.A., SOGEPAQ
  • DISTRIBUZIONE: COLUMBIA TRISTAR ITALIA
  • PAESE: Italia, Portogallo, Spagna
  • DURATA: 123 Min
  • FORMATO: SUPER 35MM
Curiosità:

“Tentativo maldestro di trasformare la passionale, sventata, regina di Castiglia in un’eroina romantica, idea banale venduta come sorpresa. Ma non ci avevano già detto a scuola che, se vogliamo ritrovare il romanticismo ante litteram nei secoli precedenti, basta riprendere storia e cultura del primo cinquecento?”. (Silvio Danese, ‘Il Giorno’, 27 settembre 2002)

“Il film ha un certo lusso visivo e la staticità amorfa delle stampe d’epoca. L’unica interpretazione degna di nota è quella di Pilar Lopez de Ayala. Gli attori italiani (la poco vestita Manuela Arcuri e Daniele Liotti) reclutati nel cast per esigenza di coproduzione, sono pronti per le parodie dei classici in costume dei varietà televisivi”. (Enrico Magrelli, ‘Film Tv’, 6 ottobre 2002)


Namastè


Chiedi: il segreto delle virtù

La narrazione si apre con l’evocazione simbolica dell’origine, il cerchio: la perfezione, la compiutezza, l’unione… sostanza primordiale. Tale figura richiama l’armonia poiché sprovvista di angoli e spigoli, traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. Al centro cui tutto trae origine e a cui tutto torna vi è il Sole, il cui calore è associato all’Amore, alla luce, alla bellezza alla verità. All’inizio risiede il segreto… tale concetto va di pari passo con quello di condivisione: il segreto può essere solo svelato o rivelato. Qualora in terza istanza accettassimo il segreto come conservato finiremmo nel paradosso: sarebbe sì facile imbattersi in un esperimento mentale. La dialettica qui improntata tra fede-mistero-problema ci pone innanzi alle questioni più alte esistenziali e facilmente confuse: siamo inabili a riconoscere quando siamo a cospetto di un segreto mantenuto, o un qualcosa di in-affrontabile o un qualcosa con il quale l’uomo può misurarsi. Il ruolo dell’umano allora si identifica con quello dell’eroe junghiano in misteriosa collocazione e frequente inaccessibilità, luogo sacro dello Zero silenzioso ove il culto d’osservazione minuziosa trasuda dispositivi narrativi. Rituale di conoscenza e percorso di iniziazione alla saggezza, l’unico valido motivo per non soccombere il diventare Eroe, un non-morto-intellettualmente e artefice del preludio d’azione sublime. Fiedere, termine poetico ormai desueto, consiste nella ricerca altrui con lessico dai cardini binari bisogni/desideri … ascolto e mi fermo a riflettere sul modus operandi in linea pragmatica antropologica odierna di tale azione: domandando? Interrogando ? Implorando ? Un’istanza simile ad una preghiera, presente fin dal primo battito all’atto di concepimento e si protrae in esistenza che si in-futura; la costruzione di una cattedrale esistenziale in elevazione d’atto di volontà sfibrando il soma, il non luogo reale le cui fondamenta sono poste a pilastri quali dignità, autonomia e rispettabilità. L’analisi della decadenza immorale irrazionalità vigente sintomaticamnete richiama Dioniso dall’abissale inconscio a contaminare il pelago della vuota finzione dialettica alla luce effimera del sensibile. Utilità di die in die snocciola a prezzo di asservimento ove legge non conosce padrone e garante. L’ars vivendi in armonia mundi diviene dissonante all’irragionevole compagine attuale, amalgamata in lode a giustizia e onestà. Libertà, vocabolo che in questa lirica è autorevolmente assente evoca  pensiero, istruzione, espressione, l’ampiezza delle proprie possibilità e la stabilità della propria posizione, in un’asserzione, insomma, fluida, ma sempre rivolta al bene, al valore della persona. Amore terapeutico in giustizia e onestà diviene balsamo all’insana abitudine vigente del fra-intendimento e analfabetizzazione emotivi cui stiamo divagando le giovani generazioni che agognano una testimonianza concreta e credibile. Fondare la nuova umanità significa volgere creativamente ad Oriente la volontà della riflessione inesauribile tra scienza e mistica, incentrando i temi di Philia e Umanitas coniugati in reciprocità attiva.


Ciao Umberto


Buone Feste


Reload #TheCoevasIo

io “L’uomo nasce cattivo, va condizionato, plasmato e educato per renderlo sociale, soltanto il bene che sta nella ragione può fermare la natura violenta e condurre alla convivenza. Quell’IO costruito dalla sovrastruttura della cultura, degli insegnamenti, degli schemi della società che nella psicoanalisi lacaniana deve abbandonare il suo narcisismo, quella maschera che nasconde la vera struttura dell’essere umano che deve essere accessibile, analizzata, e capita. Ecco perché è necessario un attimo di riflessione, un momento storico per riunirsi e capire, dove stanno andando gli uomini e le donne, che direzione dobbiamo far loro prendere, rileggiamo insieme gli aspetti da tenere presenti, perché abbiamo capito che scienza, coscienza, religione, filosofia sono tutti strumenti di ragione. La consapevolezza che il sapere, le nuove acquisizioni della scienza hanno infranto quei buchi neri di non conoscenza, hanno spinto l’uomo e quindi anche la donna a ritenersi un Superuomo, capace di tutto, onnipotente, creatore e distruttore, gestore e artefice delle vite altrui, imbattibile e incorruttibile, insomma siamo nell’era dell’affermazione lampante del superuomo nitchiano. La sua svagellante determinazione a fare tutto, non gli concede defaillances e rifiuti e quei rifiuti, quei no, diventano sfide verso se stessa ma soprattutto verso l’altro, il guanto bianco lanciato da afferrare per sferrare la punizione di colei che … osa.La valutazione dei fatti, delle prospettive che l’azione può causare, porta al calcolo del “causa-effetto” e quindi al legame stretto che unisce scienza e filosofia, dove la scienza dà conoscenza e la filosofia dà saggezza (vedi Will Durant). Oggi il mondo di IO è un insieme di un essere vivente in preda al morbo del neoRinascimento, stesse situazioni, stessi effetti, ma negativi questa volta. La ragione, ma cosa è la ragione? Di donne così, che decidono di lottare contro il nemico, non per ideali utopistici, ma in nome della decenza contraria alla nostra natura corporea, per prendere la decisione di andare a uccidere e farsi uccidere. Resistente non esalta la bella morte, non esibisce i cadaveri dei nemici, se usa la tortura (e la usava) lo fa come necessità, consapevole del male intrinseco. L’innovazione che porta Io, non è la rottura o la rottamazione, è portare avanti il buono e correggere gli errori.”

M.C