L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

TheCoevas

Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse

Dobbiamo un po’ tutti un ringraziamento a questa donna straordinaria che ci ha permesso e aiutato a conoscere la grande letteratura d’oltreoceano. Oggi avrebbe cento anni, ma grazie alla sua brillante apertura mentale e la sua gioiosa vitalità non li dimostrerebbe affatto, e avrebbe ancora molto da insegnarci. Lascio il link a un documentario a […]

via Fernanda Pivano — Il Canto delle Muse


TheCoevasIo. Fisiologica lettura, passatempo per audaci antidiluviani lettori

io
Protagonista di questo romanzo è (l’)Io. Una donna che vuole a tutti i costi scardinare la sua ingenuità psicologica, allenandosi a potenziare le forze che governano i suoi impulsi, divenendo agente attivo delle sue pulsioni distruttive. Attraverso un viaggio onirico trova la strada per agire e liberare sé stessa dall’angoscia e dalla castrazione emotiva per essere stata simbolicamente cacciata dal Paradiso Terrestre. (L’)Io non vuole più essere un piccolo ingranaggio nella società e si spinge oltre per dire – Basta a tutti quei legami egoistici che non considerano l’altrui sensibilità, emotività, desideri, affetti e aspirazioni. Basta ai sensi di colpa.
Si comincia con la sua consapevolezza; misteri non svelati ma scoperti, segreti non rivelati ma pubblicati, tradimenti dove il “tradimento” è il vero Paradiso Terrestre. Il passato, l’infanzia, l’adolescenza, la scoperta del sesso, suo unico naturale e consolatorio amico trasformato in porcheria da primitive menti familiari. Iniziatrice di una nuova Sua èra, dove nulla sarà più come prima capovolgerà la conoscenza del bene in conoscenza profonda del male. La Crudeltà, dèa ispiratrice del suo percorso, proditoriamente assomma e trascende tutte quelle dei cosiddetti villain appartenenti alla storia e alla letteratura.
A questo punto inizia la vera storia, dove realtà e inconscio si mescolano laddove il suo agire sarà giustificato dalla metafora del sogno.
Nel capitolo intitolato Dark waters si assiste a una revisione prima del mito di Ulisse e poi di quelli di Eschilo e di Oreste. Filo rosso è l’acqua, elemento portatore di vita e morte. Il tema predominante è la famiglia, dove si assiste all’uccisione della madre (colei che le ha portato via la figura tanto amata del padre) e del suo amante.
Nel capitolo Black soul blues l’elemento è la terra, intesa come custode di segreti innominabili e pertanto da tenere occultati.
(l’)Io userà la forza e il potere delle parole e dei giudizi, che la fede religiosa usa per colpevolizzare e rendere succubi deboli menti, allo scopo di eliminare un servo della chiesa.
In Surfin’ bird l’elemento è il fuoco, inteso in tutta la sua forza distruttiva e purificatrice. Reduce della guerra del Vietnam, dove trovatasi a combattere come mercenaria, è prigioniera dei Vietcong. Torturata, ha subito abusi atroci e subdoli finalizzati a toglierle il respiro ampio della dignità. La scena si sposta negli States, ove, autostoppista improvvisata, si recherà verso un luogo dove attuerà l’“Attentato”.
Labyrinth infine, è un ritorno a sè ambientato nel cervello della protagonista, dove vi è una lotta tra virus e batteri contro la vita stessa di Io. La scena si sposta all’interno di un ospedale dove è ricoverata vittima di un male tanto incurabile quanto sconosciuto. È tale male solo all’interno della sua mente? In questo luogo trova la cura adatta a lei tramite il principio mors tua vita mea. La cieca distruzione dell’altro, il malato che contagia, avviene fantasticamente insufflando gas venefico nelle condutture dell’aria condizionata. L’elemento è l’aria, che, per ironia della sorte, è portatrice di vita.
Segue poi un’autoanalisi in The rose tattoo, dove l’antieroina, la razionale, la donna con un preciso ruolo, prende le distanze dalla parte gemella e dal suo operato, snocciolandolo come non l’appartenesse, fino ad arrivare all’imprevisto finale, dove si consuma il delitto più grave: quello contro sé stessa.
Il tradimento perfetto sarà compiuto?

<p><a href=”https://vimeo.com/47269444″>Extremo IO</a> from <a href=”https://vimeo.com/iridediluce”>Iridediluce</a&gt; on <a href=”https://vimeo.com”>Vimeo</a&gt;.</p>


La teoria del «gender»

La “teoria del genere” è stata riconosciuta come scienza spazzatura dal consiglio dei ministri dei paesi nordici: tagliati i fondi al centro femminista NIKK (Nordic Gender Institute), che è già stato chiuso.

La teoria del genere è la nuova ideologia alla quale fanno chiaramente riferimento l’Onu e le sue varie agenzie, in particolare l’Oms, l’Unesco e la Commissione su Popolazione e Sviluppo. Essa è inoltre diventata il quadro di pensiero della Commissione di Bruxelles, del Parlamento europeo e dei vari Paesi membri dell’Unione Europea, ispirando i legislatori di quei Paesi che creano numerosissime leggi concernenti la ridefinizione della coppia, del matrimonio, della filiazione e dei rapporti tra uomini e donne segnatamente in nome del concetto di parità e degli orientamenti sessuali.

Essa succede all’ideologia marxista, ed è al contempo più oppressiva e più perniciosa poiché si presenta all’insegna della liberazione soggettiva da costrizioni ingiuste, del riconoscimento della libertà di ciascuno e dell’uguaglianza di tutti davanti alla legge. Tutti valori sui quali sarebbe difficile esprimere un disaccordo. A questo punto si rende necessario sapere se quei termini rivestano lo stesso significato che già conosciamo o se non servano, invece, a mascherare una concezione diversa che sta per essere imposta alla popolazione senza che i cittadini siano consapevoli di ciò che rappresenta.

Che cosa dice la teoria del genere? Questa ideologia pretende che il sesso biologico vada dissociato dalla sua dimensione culturale, ossia dall’identità di genere, che si declina al maschile o al femminile e persino in un genere neutro nel quale si fa rientrare ogni sorta di orientamento sessuale, al fine di meglio affermare l’uguaglianza tra gli uomini e le donne e di promuovere le diverse “identità” sessuali. Dunque il genere maschile o femminile non si iscriverebbe più nella continuità del sesso biologico poiché essa non gli è intrinseca, ma sarebbe semplicemente la conseguenza di una costruzione culturale e sociale.

In nome della bisessualità psichica, si sostiene che l’uomo e la donna hanno ciascuno una parte maschile e una femminile: il sesso biologico dunque non obbliga, né quanto allo sviluppo psicologico né per l’organizzazione della vita sociale. Al sesso maschile e a quello femminile si privilegia l’asessualità o l’unisessualità. Così un politico donna, allieva di Simone de Beauvoir, afferma che “i mestieri non hanno sesso”, mentre altri, favorevoli all’organizzazione sociale degliorientamenti sessuali, sostengono che “l’amore” non dipende dall’attrazione tra l’uomo e la donna poiché esistono altre forme di attrazioni sentimentali e sessuali.

Tali sofismi appaiono evidenti e sono ripresi con facilità dai media che apprezzano il pensiero ridotto a cliché. Tutto viene messo sullo stesso piano: le singolarità sessuali marginali – che sono sempre esistite – devono essere riconosciute allo stesso titolo della condizione comune e generale dell’attrazione tra uomo e donna. Non è tollerato alcun discernimento, la psicologia maschile si confonde con quella femminile e si attribuiscono le stesse caratteristiche a tutte le forme di attrazione sentimentale mentre dal punto di vista psicologico non sono in gioco le stesse strutture psichiche.

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In altre parole, la società non deve più organizzarsi attorno alla differenza sessuale, ma deve riconoscere tutti gli orientamenti sessuali come altrettante possibilità di dare diritto alla plurisessualità degli esseri umani che nel corso dei secoli è stata limitata dall’“eterosessismo”. Bisogna dunque denunciare questa ingiustizia e decostruire tutte le categorie che ci hanno portato a tale oppressione.

L’uomo e la donna non esistono, è l’essere umano a dover essere riconosciuto prima ancora della sua particolarità nel corpo sessuato. Sarebbe troppo lungo descrivere le diverse origini di questa corrente di idee partita innanzitutto dai medici che seguono casi di transessualismo, dagli psicanalisti culturalisti americani e dai linguisti che hanno studiato il linguaggio (gender studies) per farne emergere le discriminazioni nei confronti del genere femminile e degli stati intersessuati, per esempio per la concordanza del plurale in cui il maschile prevale sul femminile. Fu riciclata da sociologi canadesi e ripensata in Francia da diversi filosofi prima di essere recuperata, nuovamente negli Stati Uniti, dai movimenti lesbici alle origini del femminismo intransigente e ripresa poi dai movimenti omosessuali. La teoria del Genere tornò in Europa così trasformata. In realtà si tratta di una sistemazione concettuale che non ha nulla a che vedere con la scienza: è a malapena un’opinione.

Questo diventa inquietante nella misura in cui la maggior parte dei responsabili politici finisce per aderirvi senza conoscerne i fondamenti e le critiche che sono autoevidenti. I rapporti tra uomini e donne vengono presentati attraverso le categorie di dominante/dominato, della società patriarcale e dell’onniviolenza dell’uomo di cui la donna deve imparare a diffidare.

Da moltissimo tempo non siamo più in una società patriarcale ma, come sostiene la Chiesa, dobbiamo continuare a incamminarci verso una società fondata sulla coppia formata da un uomo e una donna impegnati pubblicamente in un’alleanza, segno che devono svilupparsi in questa autenticità. Da parecchi anni questa teoria viene insegnata in Francia all’università e, a partire dall’anno scolastico 2011-2012, sarà insegnata anche al liceo nei programmi di Scienze della vita e della terra delle classi prime. In nome di quali principi il Ministero dell’Educazione nazionale ha preso questa decisione e in seguito a quale forma di consultazione?

Non lo sa nessuno. Succede sempre così con le ideologie totalitarie, e ora con la teoria del genere. Viene imposta ai cittadini senza che questi se ne rendano conto e si accorgano che decisioni legislative vengono prese in nome di quest’ideologia senza che, a quanto pare, sia esplicitamente spiegato. Ciò è particolarmente significativo in una parità contabile tra uomini e donne – che non significa uguaglianza -, nel matrimonio tra persone dello stesso sesso con l’adozione di bambini in tale contesto, e nelle misure repressive che accompagnano questa corrente di idee che, in nome della non-discriminazione, non può essere rimessa in discussione o in Francia si rischia si essere sanzionati giudizialmente (legge sull’omofobia).

Ma questo vale anche per altri Paesi: è il caso della Germania, dove genitori che hanno rifiutato che i figli partecipassero a lezioni di educazione sessuale ispirate alla teoria del genere sono stati condannati a quarantacinque giorni di detenzione senza condizionale (febbraio 2011). Il falso valore della non-discriminazione impedisce di pensare, valutare, discernere ed esprimere, così come quello della trasparenza che spesso è estranea alla ricerca della verità.

Quanto all’egualitarismo che si allontana dal senso dell’uguaglianza, esso lascia intendere che tutte le situazioni si equivalgono, mentre se le persone sono effettivamente uguali in dignità, la loro scelta, il loro stile di vita e la loro situazione non hanno oggettivamente lo stesso valore. Non c’è nulla di discriminatorio nel sottolineare che solo un uomo e una donna formano una coppia, si sposano, vivono insieme, adottano e educano dei bambini nell’interesse del bene comune e in quello del figlio. Sono più capaci di esprimere l’alterità sessuale, la coppia generazionale e la famiglia, cellula base della società.

 


Isteria e orgasmo: una curiosa prescrizione medica dal passato

Il disturbo della personalità istrionica è abbastanza comune in una consulta di psicologia, quello che non risulta essere molto comune è il trattamento che gli si riservava agli inizi del 1800. Andiamo un poco indietro nel tempo:
Anche se nel XVII secolo i puritani della Nuova Inghilterra consideravano la masturbazione come una sorta di blasfemia ed addirittura scoraggiavano le giovani ragazze dal montare a cavallo sostenendo che potessero incontrare “troppa stimolazione”, di certo è che la masturbazione arrivò ad utilizzarsi come trattamento medico.
Maine nel suo libro: “The Technology of Orgasm” esplora la storia dei dottori che utilizzavano la stimolazione vaginale per trattare l’isteria. A quell’epoca l’isteria era una diagnosi molto più comune di oggi, dato che a volte si applicava a tutti quei disordini che manifestassero i sintomi di: nervosismo, insonnia, spasmi, problemi respiratori, irritabilità e mancanza di appetito o di desiderio sessuale.
Di certo è che da tempi ben più antichi i medici prescrivevano massaggi stimolanti nella regione pelvica che inducessero un parossismo isterico, e in questo modo spesso la paziente otteneva un miglioramento momentaneo. Al principio erano gli stessi dottori che praticavano i massaggi ma di seguito, alla fine del secolo XIX apparvero i primi vibratori elettrici, molto primitivi naturalmente, quindi si svilupparono ed apparirono diversi modelli e di diverse dimensioni. Nel 1918 si arrivò ad includerli nel catalogo di Sears e si offrivano come un gadget in omaggio con l’acquisto di un altro elettrodomestico.
Molte delle donne che soffrivano d’isteria ed erano in età da matrimonio erano consigliate di sposarsi quanto prima, dato che masturbarsi da sole non era una opzione raccomandata agli inizi del XX secolo.

Sicuramente oggi giorno i vibratori rappresentano il giocattolo erotico più venduto al mondo. Ma cosa vi è di certo in questa pratica? Anche se oggi esistono metodi totalmente diversi per trattare e comprendere il disturbo della personalità istrionica, si conosce che comunque durante l’orgasmo si libera la oxitocina ed altre endorfine che favoriscono uno stato di rilassamento favorendo il sonno e riducendo lo stress. Così, i dottori dell’epoca potevano non essere poi tanto in errore, anche se questo trattamento sarebbe molto più raccomandabile per altri disordini.

In tema di psicologia resta sempre molto da apprendere.

Fonte:

Maines, R. P. (1999) The Technology of Orgasm: Hysteria, the Vibrator, and Women’s Sexual Satisfaction. Baltimore: The Johns Hopkins UP.


Sigmund Freud: nasceva oggi, 157 anni fa.

La legge proibisce solo ciò che gli uomini farebbero sotto l’influsso di alcuni loro istinti. Ciò che la natura stessa proibisce e punisce non ha bisogno di essere proibito e punito dalla legge.

Sigmund Freud, “Totem e tabù”

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Extremo IO

A sensorial documentary film on the novel “IO” by TheCoevas


Thelma e Louise

Goditi Thelma & Louise on line

Louise (Susan Sarandon), cameriera in un fast food, e Thelma (Geena Davis), casalinga repressa e succube del marito Darryl, uomo violento e poco presente in casa, decidono di passare il fine settimana in montagna, dove un collega di Louise possiede una casa. Thema parte senza dire niente al marito, fra i bagagli mette anche una pistola, regalatale dal marito per difendersi in casa la notte in caso d’aggressione, dato che lui spesso non rientra di notte.

Per strada decidono di fermarsi in un locale dove oltre a mangiare possono sentire un pò di musica, Thelma viene agganciata da Allan, un bullo che ci prova con tutte, la serata prosegue fra balli e grandi bevute, quando Thelma si sente male, per il troppo alcool, Allan l’accompagna fuori a prendere una boccata d’aria, nel parcheggio tenta di violentarla dopo averla picchiata, per fortuna arriva Louise che, pistola in pugno, salva l’amica ma quando Allan spavaldo accenna ad un rapporto orale, Louise spara colpendolo al cuore. Le due amiche fuggono, Thelma vorrebbe andare dalla polizia ma Louise ha paura, e decide di tentare di arrivare in Messico, ma senza passare dal Texsas dove anni prima era stata violentata.

Le indagini vengono affidate all’ispettore Hal (Harvey Keytel) il quale interroga Lena la cameriera del locale che è convinta che ad uccidere Allan non siano state le due ragazze, e chiunque sia stato abbia fatto bene.

Hanno pochi soldi e Louise chiama Jimmy, l’uomo con cui ha una relazione, per farsi mandare tutti i suoi risparmi, poco più di sei mila dollari, questi li manderà ad Oklahoma City presso una pensione.

Le due donne riprendono la strada, Thelma si invaghisce di un autostoppista, J.D. (Brad Pitt) decidono di dargli un passaggio fino ad Oklahoma City qui trovano Jimmy che da i soldi a Louise, che li da a Thelma affinché li conservi, poi va in camera con Jimmy.

L’uomo cerca di sapere il motivo di questa fuga, senza successo, poi chiede a Louise se vuole sposarlo, questa pur essendo innamorata rifiuta l’offerta, fanno l’amore.Intanto Thelma fa entrare in camera J.D. che le confida di essere un rapinatore gentiluomo, sempre più attratta fanno l’amore.

La mattina scoprono che J.D. le ha derubate, disperate ripartono, Thelma entra in un supermercato e lo rapina, ma viene ripresa da una telecamera a circuito chiuso.

La polizia mette il telefono di Darryl sotto controllo, l’ispettore Hal, a cui è arrivato il filmato della rapina, ferma J.D accusandolo di essere il responsabile di quel gesto disperato fatto da Thelma, se lui non le avesse derubate non l’avrebbero mai fatto, scopre che le due donne sono dirette in Messico.

Durante il viaggio sono importunate da un camionista, poi vengono fermate da un agente, ma riescono a fuggire immobilizzando l’agente e rinchiudendolo nel portabagagli dell’auto.

Louise, che ha allacciato contatti telefonici con Hal rifiuta l’aiuto di quest’ultimo e decide di non costituirsi, andranno avanti.

Rincontrano il camionista, lo attirano in una radura, e si vendicano su di lui facendogli saltare in aria l’autobotte.

Ormai hanno la polizia alle costole, adesso sono inseguite da decine di macchine e quando arrivano sul Gran Canyon capiscono che la loro fuga è finita, non vogliono tornare indietro, e tenendosi per mano lanciano la macchina nel vuoto, e con un fermo immagine della macchina in aria partono i titoli di coda.

Thelma e Louise vivono un’esistenza frustrante e insoddisfacente, penalizzate da compagni inadeguati e mediocri. La loro amicizia costituisce per entrambe l’unica fuoriuscita da una quotidianità insopportabile.

Il viaggio delle due donne si trasforma in un’ odissea attraverso l’inferno dell’aggressività e volgarità maschilista, contro cui assumono un ruolo di angeli vendicatori. L’uccisione del violentatore da parte di Louise può risultare moralmente discutibile, ma appare umanamente comprensibile e comunque acquista un forte significato simbolico (in un singolo stupratore si puniscono tutti gli stupratori). La loro vuole essere una fuga verso un mondo libero dal dominio maschile: un’ansia di utopica libertà che non può che concludersi con la morte.

In questo universo macho così evidentemente contro le donne qual è il ruolo del poliziotto Hal? Un risarcimento per lo spettatore maschio che può dire che almeno un uomo del film si salva? L’incarnazione del regista che vuole esprimere la propria solidarietà alle protagoniste? L’esperto in sociologia che ci spiega le ragioni della rivolta di Thelma e Louise?

Thelma e Louise è un avvincente e palpitante road-movie stile anni settanta, che sembra sintetizzare alcuni dei luoghi canonici di questo genere: dalla fuga in Messico (destinazione designata di tante evasioni impossibili del Cinema americano) ai Canyon dell’Arizona (sfondo delle carovane dei pionieri western: e forse che Thelma e Louise non cercano una loro personale frontiera?), dai motel sperduti nel deserto alle colonne delle auto della polizia che inseguono i fuggiaschi a sirena spiegata.

Scott rielabora questo repertorio consolidato con uno spiccato senso della spettacolarità e del ritmo narrativo, coniugandolo in chiave femminista ed esercitando il suo talento figurativo sulle risorse di un paesaggio sospeso tra realtà e immaginario cinematografico hollywoodiano.

Titolo originale: Thelma & Louise

Genere: Drammatico

Nazione: U.S.A

Anno di produzione: 1991

Data di uscita al cinema: n.d.

Durata: 128 Minuti

Regia: Ridley Scott

Interpreti: Susan Sarandon, Geena Davis, Harvey Keitel, Michael Madsen

Premi e nomination: Premio Oscar – Miglior Sceneggiatura

Golden Globe – Miglior Sceneggiatura


Domenica 4 Marzo 2012 : h 21,00. L’alba di una nuova era Finalmente l’evento! Vi aspetto!!!

4 Marzo 2012 : h 21,00.   L’alba di una nuova era

Finalmente l’evento!

Nella prestigiosa cornice del MUSIC INN, storico locale romano

Non solo un concerto, non solo letture  ma un eccentrico e leggendario contest per vivere un’esperienza  unica: energia, evasione, forza, leggerezza, passione, erotismo, sesso, sentimenti.

Lasciati guidare dalle tue sensazioni da semi d’arte generativa.

I suoni, le immagini, il cromatismo, la voce tra reale e virtuale reinventeranno la storia di un’opera che ha stravolto il modo di scrivere e la letteratura contemporanea.

Tu unico protagonista: non un lettore, non un ascoltatore ma navigatore emozionale.

VIENI A SCOPRIRE IL METODO DI QUESTA FOLLIA PER POTER DIRE:

“IO C’ERO!”

TheCoevas e Marcello Appignani presentano “Coevica

La prima colonna sonora originale composta per un romanzo in Italia

Questa indimenticabile esperienza avrà luogo il 4 Marzo dalle ore 21 in poi nello storico locale Music Inn, capofila di tutti i locali jazz dal 1971 a Roma – Largo dei Fiorentini n.3 – zona Via Giulia

Linee urbane:  280 – 46B – 98 – 870 – 881 Fermata Via Paola (Fine Corso V.Emanuele)

Parcheggi nelle vicinanze: Garage Formula 1 – Via Paola 21

Ingresso 10E (prima consumazione inclusa )

TheCoevas

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Erotika dark mask


TheCoevasIo (romanzo) Interattivo

TheCoevasOfficial

TheCoevasIo Interactive


Attesa e sedia


TheCoevasIo: versione interattiva (nuova forma di espressione letteraria). TheCoevasIo: Interactive version (new form of literary expression).

TheCoevasIo. Click here

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Questa presentazione del romanzo Io è interattiva e puoi navigare sulle pagine in modo attivo. Naviga e goditi questa esperienza su queste pagine ascoltandone e lasciandoti rapire dal sottofondo musicale e dalle parole evidenziate (Link) per darti qualche spunto ulteriore. Per ogni stralcio troverai associato un colore che indica lo stato d’umore. Questa è la nostra nuova forma di comunicare con te, un’opera letteraria novella. Questo è un work-in-progress. Per visualizzare la presentazione completa si prega di scaricare Safari (per chi non lo avesse) . Grazie

This presentation of the novel is interactive and you can browse the pages in an active way. Browse and enjoy an experience listening to these pages and be fascinated by the background music and the words highlighted (Link) to give you some ideas further. For each extract there is an associated color that indicates the mood.This is our new way of communicating with you, a literary novel. This is a work-in-progress! To view the full presentation please download Safari (for those who had not). Thanks


Laura Antonelli, la Divina Creatura. Auguri!!!!!!!

Compie 70 anni Laura Antonelli, la diva di ‘Malizia’

sogno erotico degli italiani

Con la sua bellezza ma soprattutto con la sua ‘Malizia’ ha fatto sognare un’intera generazione. Laura Antonelli, Antonaz per l’anagrafe, lunedì compirà settant’anni. Nata a Pola il 28 novembre 1941 ha raggiunto l’apice della popolarità negli anni 70 e 80 ma è stato interpretando il ruolo di una sensuale cameriera nel film Malizia di Salvatore Samperi a diventare la donna più sexy d’Italia.

Il film, campione di incassi con 6 miliardi di lire, divenne un vero cult, l’attrice ottenne il Nastro d’Argento come migliore protagonista. Un’occasione unica che le spalancò le porte del successo.

La Antonelli lavora poi al fianco di Lando Buzzanca, di Alberto Sordi e di Jean-Paul Belmondo con il quale avrà una discussa e turbolenta relazione. E’ chiamata da registi importanti come Luchino Visconti, Mauro Bolognini e Ettore Scola.

Per tutti gli anni Ottanta interpreta ruoli in film comici o sexy al fianco di Diego Abatantuono in ‘Viuuulentemente mia’ di Carlo Vanzina. Gira, nel 1985, ‘La Venexiana’, tratta dall’omonima commedia del ‘500, accanto a Monica Guerritore ed a Jason Connery (figlio del più noto Sean Connery).

Sul finire del decennio approda sul piccolo schermo con due mini-serie televisive, che riscuotono il gradimento del pubblico: ‘Gli indifferenti’ (1988) e ‘Disperatamente Giulia’ (1989), dirette rispettivamente da Mauro Bolognini ed Enrico Maria Salerno.

Il successo si interrompe all’improvviso nell’aprile 1991, quando nella sua villa di Cerveteri viene trovata della cocaina, vicenda per la quale arriverà l’assoluzione. E’ l’inizio di un declino inesorabile e crudele. Il colpo finale, il tentativo di tornare sullo schermo con un remake del film che l’aveva resa famosa 20 anni prima: ‘Malizia 2000’.

Il film è ancora una volta diretto da Salvatore Samperi e prodotto da Silvio Clementelli. Il commento musicale è di nuovo affidato a Fred Bongusto. Ma le cure estetiche alle quali si sottopone l’Antonelli durante le riprese del film le sfigurano i lineamenti.

La perduta bellezza e le vicende giudiziarie la fanno scivolare in una condizione di profonda sofferenza psichica. Inizia una vita difficile, fatta anche di insormontabili problemi finanziari. Tanto da indurre l’attore e suo amico Lino Banfi il 3 giugno 2010 a lanciare un appello all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, affinché all’Antonelli fosse riconosciuto il vitalizio previsto dalla legge Bacchelli. Vitalizio finora, come fa sapere il suo legale, mai arrivato e del quale non è stata neppure istruita la pratica.


Manifesto della Donna Coeva

(Immagine di riferimento: Lady don’t mind, di Maurizio Verdiani, acrilico e colore per vetro su tela, 1995)

Amante del vizio al nuovo ed ebbra di comunicativa intima ed interiore

Profetessa di nuovi scenari artefici di nuove creatività vantaggiose

Madre di nuovi ideologismi in ogni forma artistica

Volitiva d’immaginazione e specchio di capolavori imperscrutabili

Pretenziosa oltre  i veli del dilagante mortorio dell’inventiva ed orgogliosa  del suo sentire

Artista dall’idea generativa, in cui l’idea, il concetto e il continuo germogliare, di arte possano essere riconoscibili come SussurriCinesi: irriconoscibili ma intriganti

Artista capace di lavorare su diversi fronti sull’Opera e sulla sua cornice

Libera da congetture sociali e subdole dell’ordinario

Oltre il definito e l’effimero capace di vivere il piacere in ogni sua forma e compagine; l’abilità di dipanarsi in aria umida, complice della forza lussuriosa

Disponibile al confronto e all’incanto artistico, alla ricerca intima e spirituale

Maria Pia Carlucci, Fiorella Corbi


Poesia Erotica: “Ode al tuo culo”, Antonio Maria Magro interpreta Anonimo Colombiano


Marcello Appignani plays Coevica – La prima colonna sonora originale composta per un romanzo in Italia


Riccardo Cocciante: Bella senz’anima


Coevica: Poema sinfotronico … Coming soon


Nadia Fusini racconta Virginia Woolf


Recensione: La filosofia del boudoir di De Sade.

La filosofia del boudoir

     
     “Voluttuosi di ogni età e di ogni sesso , a voi soltanto offro questa mia opera. Nutritevi dei suoi principi, favoriscono le vostre passioni; e queste passioni di cui certi moralisti freddi e smorti vi incutono terrore, sono gli unici mezzi cui la natura si serve per far compiere all’uomo i propri disegni.Date ascolto soltanto a queste passioni deliziose: solo la loro voce deve guidarvi alla felicità.”

 da “La Filosofia del Boudoir”,  De Sade.

“ Tutte le grandi cose devono indossare maschere mostruose per imprimersi nel cuore dell’umanità.”

Friedrich Nietzsche
Si potrebbe pensare che l’ossessione di Sade sia il piacere e in fondo nessuno può negarlo, ma la vera ambizione dello scrittore francese, in questo romanzo pubblicato nel 1795, è pedagogica, anche se si tratta di una pedagogia rovesciata. Così in un salottino, in un boudoir, diversi personaggi appartenenti all’aristocrazia si prefiggono lo scopo di corrompere una fanciulla, convincendola con i loro ragionamenti prima e con dimostrazioni pratiche poi che la via del libertinaggio è quella preferita dalla natura, contro le normali e oltraggiatissime imposizioni della società e della religione cristiana, realtà contro le quali Sade scaglia le sue invettive feroci e affila la lama del suo formidabile sarcasmo.

Il parossismo del desiderio è così raggiunto in poche pagine, le descrizioni dei più perversi atti sessuali si accompagnano alla teorizzazione più implacabile della loro necessità. La natura è esaltata come fonte di ogni verità, natura che spinge uomini e donne al delirio erotico, al crimine, alla dissolutezza più scandalosa. Le illusioni antropocentriche sono spazzate via, in un mondo indifferente alla sorte umana tutti i valori sono aggrediti con violenza e svuotati di ogni senso, con un’operazione di feroce nichilismo. Ma di naturale in questo desiderio c’è ben poco, o meglio, l’eccesso dello stesso diventa la norma, la depravazione spinge questi personaggi a un’orgia continua, intervallata da considerazioni di un’immoralità fuori da ogni regola. Abbiamo così l’esaltazione della sodomia, dell’adulterio, della promiscuità, dell’omicidio, del furto, il disgusto verso il matrimonio, vincolo crudele e detestato, l’orrore per la riproduzione, considerata soltanto, di contro alle idee cristiane, un ostacolo al vero dio degli uomini e delle donne: il piacere.

L’opera di Sade è l’estremo frutto avvelenato dell’illuminismo, in nome della libertà l’egoismo primordiale fa la sua irruzione sulla scena e, a differenza di altri romanzi, qui il discorso di De Sade diventa politico, egli immagina di rinnovare profondamente la società, partendo dall’assunto che ciascuno è padrone di se stesso, del proprio destino, del proprio corpo e che niente può opporsi alla soddisfazione sessuale, nessuna legge, nessun Dio, nessuna chimera, neanche il semplice buon senso, tutto nelle parole di Sade deve esplodere nella sua fondamentale bestialità e il desiderio sessuale, incatenato dalle convenzioni, deve essere messo al centro della vita pubblica. Così Sade rivela, in questo romanzo soprattutto, la sua indole di riformatore iconoclasta e di perverso utopista. E’ proprio l’utopia della libertà che fa pronunciare a questi personaggi una delle più severe condanne del cristianesimo, che sembra riecheggiare quella successiva di Nietzsche, in nome innanzitutto dell’egoismo, forza naturale contro cui opporsi, secondo Sade, è da imbecilli. Liberare la donna dalla schiavitù del matrimonio non impedisce però al Divin marchese di fare addirittura un’apologia dello stupro, della prostituzione, dell’incesto, la sua ossessione è che il sesso sia la chiave di volta dell’essere umano, quella dimensione in cui egli, superate sciocche superstizioni, inibizioni, e pudori, raggiunge quella che Bataille chiama, riferendosi proprio a Sade, la “vertigine del suo scatenamento”.

L’uomo è egoista e crudele, interessato unicamente alla propria soddisfazione e dunque perché non assecondare questa pulsione naturale? Così Sade si presenta come un pensatore apocalittico e contro culturale, nulla di ciò che è consacrato si salva dalla sua critica senza pietà e lo scrittore francese non si preoccupa nemmeno delle contraddizioni interne al suo sistema. Che tutto questo sia naturale è assai dubbio, pare piuttosto la caricatura della libertà che fa qualcuno incatenato sul fondo di un abisso, e già Blanchot ha scritto che con la sua opera Sade ci restituisce nient’altro che “la solitudine del’universo”. Tuttavia l’onestà della sua ferocia è incantevole, l’implacabilità delle sue ossessioni è talmente dirompente da suscitare il formidabile riso pieno di bile, che i francesi chiamano rire jaune. Alla parola Sade affida il compito più alto e insieme scandaloso, la letteratura stessa pare un recinto troppo ristretto per la sua violenza, eppure è la narrazione stessa ad essere la fonte di ogni fantasia sfrenata, così come ne Le centoventi giornate di Sodoma: l’eros prima di tutto è parola.

Ogni cosa è paradossale, eccessiva, anche le teorizzazioni antisociali, antimonarchiche, anticristiane e la costante profanazione di ogni valore, sono al servizio di questa ossessione circolare, che sempre ritorna: il piacere è l’unico fine e, contro Voltaire e la gran parte degli illuministi, nulla, nemmeno il dolore altrui, può essere di impedimento. Così Sade appare mostruoso nelle sue affermazioni ma di fondo c’è una verità incontestabile: la natura non è solo il luogo della creazione e della vita, ma anche della distruzione e della morte, necessarie entrambe al suo disegno oscuro.