L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Maria de Medici

Un’italiana sul trono di Francia

 Maria de’ Medici nacque a Firenze il 26 aprile del 1573, figlia del granduca di Toscana Francesco II e di Giovanna d’Austria (figlia dell’imperatore Ferdinando I). Nel dicembre del 1600 andò sposa al re di Francia, Enrico IV, vivente ancora la prima moglie, Margherita di Valois (la regina Margot), donna bellissima e piena di fascino che dopo aver rifiutato lo sciogliemento del matrimonio a favore di Gabrielle d’Estrées, amante di Enrico, lo accordò nel 1599 a favore di Maria. Fu il Sully, ministro di Enrico IV, l’artefice del matrimonio; uomo non facile, sapeva tener testa anche al suo re. Quando Enrico gli mostrò la lettera che aveva intenzione di inviare ad Henriette d’Entragues (altra sua amante), promettendole di sposarla a condizione che gli desse un figlio, Sully gliela strappò in faccia. Il matrimonio era una faccenda di Stato, e doveva servire a qualcosa. Il ministro protestante riteneva indispensabile, in quel momento, essere in buoni rapporti con la Chiesa, che seguitava a diffidare della conversione di Enrico alla fede cattolica e si rivolse al Papa per avere un consiglio sulla scelta della futura regina: il Pontefice propose Maria de’ Medici. Enrico andò incontro a Maria a Lione; la trovò troppo alta, troppo grossa e troppo autoritaria, ma compì il suo dovere: l’anno dopo nacque l’erede al trono, il futuro Luigi XIII; seguirono poi altri figli fra cui Elisabetta che sposò il re Filippo IV di Spagna, Maria Cristina che sposò Vittorio Amedeo I di Savoia, Gastone duca d’Orleans ed Enrichetta Anna sposa del re Carlo I d’Inghilterra. Non fu un matrimonio felice, a causa delle innumerevoli infedeltà di Enrico che nel frattempo meditava una guerra contro gli Asburgo.(vedi guerra dei Trent’anni)

La Reggente

L’Austria infatti, seguitava a stringere la Francia nella propria morsa, prendendo a pretesto una complicata successione nel piccolo principato di Clèves in Germania. L’imperatore Rodolfo proponeva di nominare un cattolico di sua fiducia a capo del piccolo Stato ma i protestanti tedeschi si oppossero, ed Enrico era deciso a schierarsi dalla loro parte. Nel maggio del 1610 il Re affidò la reggenza a Maria, ma mentre si preparava a raggiungere l’esercito, fu pugnalato dal monaco Ravaillac, un fanatico istigato probabilmente dai gesuiti. Le esequie di Enrico IV, dimostrarono quanto importante fosse stata la sua opera pacificatrice: salvo una piccola minoranza, tutta Parigi seguì in lutto il feretro e tutta la Francia, cattolica e ugonotta, lo pianse. Il popolo aveva amato il Re non solo per la concordia, l’ordine e la prosperità che aveva restituito alla Francia, ma anche perché egli aveva incarnato un ideale con il suo essere guerriero, insolente e libertino. La morte di Enrico fece ripiombare la Francia nelle sue divisioni religiose e Maria si ritrovò nelle stesse condizioni della Medici che l’aveva preceduta (Caterina), ma senza possederne le qualità, con un figlio di nove anni, un Paese in subbuglio e dei consiglieri infidi. Il ministro Sully tentò di difendere l’ordine e il Tesoro ma senza riuscirvi. Si ritirò disgustato a scrivere le sue memorie. Maria dal canto suo cercò di condurre una politica filocattolica, avendo per metà l’alleanza con la Spagna con la quale strinse anche dei legami di sangue combinando due matrimoni: quello di Luigi XIII con l’Infanta di Spagna Anna d’Austria, e quello della figlia Elisabetta con il futuro Filippo IV; tenne però lontano dagli affari di Stato il principe ereditario, anche quando questi raggiunse la maggiore età.

Il rapporto conflittuale con il figlio

Luigi XIII non somigliava in nulla a suo padre e cresceva male, tribolato da mille afflizioni. Il Boulainvilliers dice che in un anno arrivarono a fargli quarantasette salassi e duecentoquindici clisteri. Il ragazzo soffriva di crisi depressive; la severa educazione religiosa che gli avevano impartito lo aveva reso bigotto ma ciò non gli impediva di preferire i ragazzi alle ragazze; quando lo sposarono ad Anna d’Austria, dovettero spingerlo di forza nel talamo. Il rapporto tra Maria e il figlio fu sempre molto teso: Luigi covava dei rancori nei confronti della madre che lo considerava uno stupido e che riservava il suo affetto al secondogenito Gastone. La Regina nel frattempo era in balia dei sui favoriti Concino Concini ed Eleonora Dori detta la “Galigai”. I due, marito e moglie, avevano fatto parte del seguito italiano della Regina all’epoca del suo matrimonio e a corte, dopo la morte di Enrico erano diventati onnipotenti. In questo modo si erano attirati molte antipatie da parte dell’alta nobiltà. Eleonora sopratto, dama di palazzo e intima amica della Regina, aveva un fortissimo ascendente su Maria; erano sorelle di latte e a Firenze erano cresciute insieme. Luigi XIII aveva raggiunto da tempo la maggiore età ma non aveva alcuna voce in capitolo; debuttò in politica eliminando i due cortigiani (1617). Fece assassinare il Concini, e decapitare con l’accusa di stregoneria la Galigai, il cui corpo venne poi bruciato. Maria invece venne estromessa completamente dagli affari di governo e confinata nel castello di Blois, perché in urto con il favorito del Re, il duca di Luynes. Costui dormiva su un materasso ai piedi del sovrano e lo accompagnava sempre nei viaggi. Maria lo odiava: “Quel demonio ha stregato il re e lo ha reso cieco, sordo e muto.”

Luigi XIII, ruppe poi la tregua con gli ugonotti, e mosse con l’esercito contro di loro, ma senza riuscire ad espugnare La Rochelle. La Francia corse quindi il rischio di dividersi di nuovo. Contemporaneamente una congiura di nobili organizzata da Maria, che era evasa dalla sua “prigione”, costrinse il Sovrano a richiamare in servizio un certo Richelieu, l’unico che potesse riconciliarlo con la madre e i nobili ribelli.

Richelieu all’epoca era un vescovo. Era stata Maria assieme al Concini, a “scoprirlo” e a portarlo giovanissimo alla Segreteria di Stato. Quando il Concini venne assassinato e la Regina confinata, anche lui perse il posto.

Ora però l’astuto prelato poteva tornare in scena e dimostrare le sue non comuni doti diplomatiche e di governo con il trattato di Angers (1620); successivamente fece riconciliare la Regina Madre con il Re.

Un breve ritorno al potere

Maria potè riavvicinarsi al figlio; riottenne diritti e privilegi e tornò a far parte del Consiglio di Stato, ottenendo in questo modo enorme prestigio politico soprattutto con l’ascesa di Richelieu, che nel frattempo aveva ottenuto dal Papa la veste cardinalizia.

Debellata la dissidenza religiosa il Cardinale affrontò quella politica provocando un rovescio di alleanze e mandando in questo modo a monte la politica filospagnola fortemente voluta dalla Regina che ormai non era più utile al Cardinale.

Maria corse quindi ai ripari: alcuni nobili a lei devoti e contrari alla politica di Richelieu si coalizzarono e guidati dalla Regina e dal suo secondogenito Gastone, riuscirono a strappare al Re la promessa di allontanare il cardinale dagli affari di governo.

Il 10 novembre 1630 fu un giorno che passò alla storia come “Journée des dupes” (la giornata degli ingannati): era il giorno fissato per il congedo del Cardinale. Ufficialmente Richelieu non avrebbe dovuto sapere ciò che lo aspettava ma nei fatti era al corrente di tutto. Aveva infatti origliato, non visto, pochi giorni prima, dietro le porte del Sovrano e quel giorno era atteso da Luigi XIII e da Maria nel palazzo del Lussemburgo. Congedandosi dal Re, Richelieu riuscì a trovare le parole giuste per far cambiare idea al Sovrano e da quel momento tornò ad avere la massima influenza a Corte, mentre Maria cadde in disgrazia.

La regina esule

L’intrigo si chiuse con la definitiva capitolazione della Regina e la destituzione dei più accaniti avversari del cardinale. Maria perse ogni autorità. Fu confinata a Compiègne e poi a Bruxelles. Trattata con riguardo ma emarginata, divenne un’esule solitaria e malinconica, rinnegata dal figlio. Si rifugiò in seguito nei Paesi Bassi e per quanto cercasse l’appoggio spagnolo non tornò più in Francia. Dei suoi ultimi anni si sa poco. Morì a Colonia il 3 luglio del 1642, d’ipertrofia al cuore, risipola e cancrena. Al cardinale Richelieu, che aveva avuto il merito di “scoprire”, lasciò in legato il suo pappagallo.

Il grande pittore Rubens, che forse ospitò Maria nella sua casa di Colonia, immortalò la regina in ventidue celebri tele allegoriche oggi conservate al Louvre.

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