L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Educazione Sessuale

L’uomo è l’inizio di un essere, solo l’inizio: nasce come un progetto incompiuto..

Egli è un processo, una crescita, una possibilità, una potenzialità, un grande spazio vuoto dove tutto può accadere.

Dipende da lui.

È il solo essere sulla terra libero di diventare se stesso.

Bhagwan Shen Rajneesh

educazione-sessuale

L’educazione sessuale comprende l’insegnamento di tutto ciò che riguarda l’ambito della riproduzione e della sessualità: per questo motivo risulta spesso un argomento “spinoso” da affrontare, ma che tuttavia è di fondamentale importanza, tanto da dedicarne alcune ore nelle scuole di diverso grado.

Partendo dal concetto che la sessualità, come branca di studio, esordì nella società della medicina e della scienza 125 anni fa, bisogna considerare l’Italia una delle nazioni pioniere della moderna ricerca.

Nel nostro paese, Leonardo da Vinci, il ‘primo sessuologo’ (Haeberle, 1997), cominciò ad interessarsi di sessualità umana ed anatomia riproduttiva.

Relazionarsi, saper comunicare, entrare in empatia, “mettersi nei panni dell’altro”, essere autentici, mandare messaggi costruttivi, sono alcune delle tante competenze che facilitano la vita sociale e personale e a maggior ragione quella sessuale.

Educare, infatti, significa non solo dare un messaggio o imporre un divieto, ma anche e specialmente, con la comprensione profonda di perché certi fenomeni si verificano, trovare il modo con il quale trasformare una conoscenza in comportamento (D’Alterio, Pisacane, 1992 ) .

La scuola, luogo di socializzazione e di discussione, può certamente divenire il teatro ideale per analizzare il come ed il perché sia importante parlare di sanità.

L’educazione sessuale solitamente viene affidata alle figure genitoriali che quando si trovano di fronte alla necessità di informare i figli devono fare i conti con l’urgenza di una comunicazione chiara alle richieste di conoscenza, ma mettersi in discussione anche per ciò che concerne la loro stessa, personale vita sessuale. Questo, che inizialmente può apparire un ostacolo di facile superamento, in realtà col tempo può diventare un disagio per il ragazzo che, non sentendosi soddisfatto delle risposte ricevute, può rivolgersi ad altre fonti di apprendimento.

Assai diffusa fra i genitori è l’idea che a contribuire alla crescita non solo culturale, ma anche psico-fisica dei figli, sia quindi la scuola. Parliamo allora di aspettative, che madre e padre hanno nonchè di una esigenza di dialogo che non venga solo finalizzato alla valutazione dell’allievo.

Nell’ottica di un intervento di educazione sessuale possiamo osservare come il gioco assuma a pieno diritto il ruolo di protagonista indiscusso: tra gioco e sessualità, infatti, c’è un rapporto complesso di affinità a diversi livelli. Innanzitutto, entrambi questi momenti rappresentano un divertimento, anche nel senso etimologico di mutamento di direzione, di allontanamento rispetto a schemi rigidi e ripetitivi, rispetto ad una dimensione esistenziale fatta di razionalità, di distanza relazionale, di efficienza, di comunicazione freddamente operativa.

Gioco e sessualità possono consentire, se soddisfatte certe condizioni, di stabilire un contatto efficiente e soddisfacente con la realtà emotiva, sul piano interpersonale, nonché una comunicazione profonda ed arricchente.

Altro importante fattore da tenere in considerazione allorquando uniamo i due aspetti del gioco e della sessualità è il fatto che nella relazione educativa è fondamentale la linea di demarcazione tra ciò che è sessuale o sessualizzabile e ciò che non lo è. Ed in tal senso il gioco è un fenomeno che possiede sia caratteristiche inerenti il processo primario (vale a dire il processo inconscio che produce fenomeni come il sogno) che del processo secondario (il processo conscio, cioè, che produce fenomeni come il linguaggio).

Tutti noi siamo consapevoli del fatto che il linguaggio è la forma di comunicazione principe tra gli esseri umani e non. Riuscire a comprendere che esistono forme di metalinguaggio, come il gioco appunto, significa non soltanto recuperare la dimensione ludico/creativa del bambino, ma dotarlo di strumenti assai forti per permettergli di stabilire il corretto contatto col mondo adulto.

Possiamo concludere con quanto afferma Bateson (1976) e cioè che quando una bambina “gioca” con il trucco della mamma o un bambino “gioca” nelle scarpe del papà, possiamo constatare l’essenza del gioco: l’aspetto reale e l’aspetto immaginario sono per il bambino sia “identificati che distinti”.

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