L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Goethe: Le affinità elettive

Goethe scrisse “Le affinità elettive” tra il 1808 e il 1809. La metafora chimica è la base strutturale dell’intreccio. Goethe si interessava di molte discipline scientifiche, prime fra tutte la chimica (e l’Ottocento sarà il secolo della chimica), ma anche di botanica, astronomia, geologia, mineralogia, ottica, anatomia. Il suo interesse scientifico si intrecciò inevitabilmente con le sue opere letterarie, in cui le sue osservazioni si riscontrano per lo più nel loro aspetto fenomenico. Non aveva tanto interesse ad approfondire il perché certi fenomeni avvengano, quanto il come si manifestano.
Aveva appreso come un legame di due elementi chimici venga meno introducendo elementi estranei, poiché questi vanno a legarsi a loro volta, appunto per affinità, con quelli preesistenti. A questo proposito dice: “I casi più notevoli e interessanti sono appunto questi, che possono darci rappresentazione reale dell’attrazione, dell’affinità, di questa specie d’incrocio nell’abbandonarsi e congiungersi; qui vi sono quattro elementi, finora accoppiati a due a due, che portati a contatto sciolgono la loro unione primitiva per formarne una nuova. In questo lasciarsi andare ed afferrarsi, in questo fuggirsi e cercarsi pare davvero di scorgere una determinazione superiore; noi attribuiamo a tali sostanze una specie di volontà e di scelta, e perciò il termine tecnico di affinità elettiva è perfettamente giustificato.” Secondo Goethe le leggi che regolano la natura e i fenomeni chimici sono le stesse che regolano gli ambiti comportamentali. Per quanto l’uomo tenti di opporsi a queste leggi, i suoi tentativi risultano vani, le affinità elettive non possono in alcun modo essere dominate dalla ragione né dagli sforzi profusi per aderire ai modelli sociali tradizionali. L’ineluttabilità dei destini sottolineata dagli avvenimenti tragici in cui incorrono i protagonisti di questo dramma, genera una visione pessimistica che interpreta perfettamente il disgregarsi dei valori simbolo della nobiltà settecentesca, ma nello stesso tempo rassicurante e liberatorio, poiché in questo quadro l’uomo emerge svincolato dall’obbligo di osservare i dettami e le norme legati a quegli stessi valori. Eduard e Charlotte sono una coppia di coniugi entrambi già precedentemente sposati. Nonostante le perplessità di Charlotte, che come per un fosco presentimento teme che la complicità matrimoniale possa esserne compromessa, Eduard intende invitare il capitano, suo vecchio amico, a trascorrere un periodo presso di loro. Charlotte dal canto suo desidererebbe richiamare dal collegio la nipote Ottilie, che sa essere, al contrario della figlia Luciane, troppo sensibile e lontana dal mondo, ma per gli stessi motivi esita. Le insistenze di Eduard alla fine hanno la meglio e la coppia si trova a trascorre un periodo lieto in compagnia degli ospiti, la cui presenza si rivela tanto vantaggiosa e gradevole, il capitano prodigandosi nel progettare e realizzare le ristrutturazioni del parco, Ottilie nel fornire fin da subito un aiuto prezioso e discreto a Charlotte. Appare presto chiaro come la particolare natura dei personaggi sia destinata a delinearsi in modo sempre più netto. Charlotte senza dubbio figlia della ragione e dell’epoca dei lumi si propone come guida quasi materna del marito e di Ottilie, sforzandosi di attingere sempre al buon senso e alla ragionevolezza, anche quando si innamora del capitano, un uomo che come lei appare aderire al mondo reale molto più di Eduard. Questi infatti mostra fin dal principio di farsi guidare dall’istinto a dispetto dell’età non più fanciullesca. E sebbene Charlotte non possa evitare di provare sentimenti per il nuovo amico, sceglie la rinuncia e le convenzioni, che fino al tragico epilogo tenterà di perseguire. Ottilie al contrario, vive in un modo fatto di ombra e silenzio e percezioni eccessive, in cui le profondità dell’anima hanno il sopravvento su ogni altro aspetto della personalità. I suoi gesti sempre misurati, quasi ritualizzati, contrastano con un’interiorità turbolenta e magnetica, ed il suo magnetismo è riscontrabile e dimostrabile. Passando vicino ad un giacimento di carbon fossile ella prova vertigini e dolore ad un lato della testa. Nell’esperimento del pendolo, questo rimane immobile nelle mani di Charlotte, mentre oscilla violentemente creando vortici e spirali tra quelle di Ottilie. Eduard rimane stregato dalla delicatezza di questa creatura, dalla sua intima fragilità, dall’incapacità di razionalizzare il mondo, dalla sua purezza. Di lei Goethe sottolinea ad ogni pagina il volto delicato, la sua natura angelica e, soprattutto, gli occhi. Gli occhi, mai come in questa donna “specchio dell’anima”, impronta inafferrabile che si traspone simbolicamente sulle fattezze del figlio di Eduard e Charlotte, che appare nel contempo così simile al capitano, quasi che il trasporto emotivo per i due amati di coloro che lo avevano concepito si fosse trasmesso nel momento del massimo trasporto fisico. Gli stessi occhi che il giovane architetto venuto a decorare la cappella di famiglia, anche lui vittima inconsapevole della personalità ammaliatrice di Ottilie, si trova suo malgrado a dipingere in tutti gli angeli che va a ritrarre.
Curiosa anche la scelta dei nomi, che non sembra certo casuale. Goethe sembra voler sottolineare il comune destino dei personaggi chiamandoli tutti in modo simile se non identico. Otto si chiama il capitano, Otto anche il vero nome di Eduard, che scelse un nuovo nome in gioventù per distinguersi dall’amico, Ottilie si chiama la nipote di Charlotte, persino Charlotte sembra contenere in un certo senso quello stesso nome nel suo. Abbastanza prevedibile che anche lo sfortunato figlio dei due coniugi venisse chiamato ugualmente Otto. Le due coppie Otto-Charlotte, Otto-Ottilie dal cui intreccio nasce un nuovo Otto, destinato a soccombere, annegando nel lago dell’irrazionalità, dell’emotività e della passione inconsulta per mano di una Ottilie che non avrà altra scelta se non lasciarsi morire lei stessa, trascinando nel vortice della sua inoppugnabile scelta il suo amato.

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