L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

La storia di Anna O.

LaStoriaDiAnnaO

 

Lucy Freeman, autrice di numerosi volumi, ha da sempre dedicato al suo interesse principale, la psicoanalisi e la psichiatria, grandissima parte del suo impegno. E se di questo volume le saranno certamente grati i numerosi lettori non specialisti, non ne apprezze­ranno meno l’utilità gli psicologi e gli storici della medicina.

Sotto la sua lente d’ingrandimento emergono via via i veri lineamenti di una famosa “paziente” conosciuta nella letteratura psicoanalitica col nome di Anna O.: Bertha Pappenheim. Un volto riacquista vivezza, viene individuata una personalità ben precisa di cui sino a ora si conoscevano solamente gli scarni elementi della breve storia clinica.

Di lei si può dire che è stata la pietra an­golare nella formazione delle scoperte e delle teorie di Freud, che tuttavia non l’ha mai conosciuta personalmente: ne aveva solamente sentito parlare, con tutti i particolari del “caso” medico, da un suo collega e amico, Josef Breuer, che l’aveva assistita e curata.

Ma Freud ebbe l’immediata intuizione di quello che poteva significare per la psiche umana la rivoluzionaria scoperta di Breuer e lo convinse a collaborare con lui agli Studi sull’isteria, in cui si trova appunto il famoso saggio su Anna O. In base a quelle scoperte, a cui si ag­giunsero altre esperienze e conoscenze, Freud delineò una prima ipotesi sui motivi per i quali nelle persone insorgono turbe emotive e sul modo in cui si possono guarire.

II metodo usato da Lucy Freeman per esporre questa appassionante materia è pienamente adeguato al caso della celebre paziente: l’Autrice ci conduce direttamente al capezzale delle sue sofferenze e ci presenta il suo medico, Breuer appunto, a quel tempo assai giovane ma affermato e molto ricercato negli ambienti eleganti e colti della capitale austriaca.

Seguiamo cosí nel suo divenire la “cura con le parole”: le reazioni della ragazza, straordinariamente intelligente e dotata, e i suoi curiosi sintomi isterici che ora sembrano spe­gnersi, ora riesplodono con violenza, mentre il giovane medico ne viene len­tamente catturato. Giorno dopo giorno si reca al letto della malata, fino al­l’ultima volta quando assiste, impietrito dallo sgomento, all’inatteso sbocco della’ cura. E abbandona precipitosamente la sua paziente.

Nella seconda parte del libro inaspettatamene il lettore non si trova piú dinanzi una ragazza sofferente, bensí una donna interamente dedita all’impegno in campo sociale, creatrice e direttrice a Francoforte di un centro in cui trovano rifugio le ragazze ebree piú povere istradate alla prostituzione.

E qui Lucy Freeman ricostruisce le vicende che costituiscono la vita quotidiana di Bertha Pappenheim fino alla morte.

Nella terza parte del libro, infine, l’Autrice prova a spiegare le ragioni per cui la ragazza isterica di un tempo si è tra­sformata in una filantropica e attiva femminista e sostenitrice di riforme sociali, con un lavoro di scavo che è reso possibile dall’analisi puntuale condotta sui fatti e le testimonianze anche minute di questa esistenza.

Ne risulta una biografia affascinante in cui finalmente appare non piú fram­mentato, nella sua continuità lineare lo storico “caso”. E Anna O., la paziente di Breuer e Freud, ritrova tutta la concretezza della sua umanità.

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