L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Nel giardino del diavolo

lussuria cibo

Quale fu l’ultimo, trasgressivo pasto del presidente francese François Mitterand? Perché il pomodoro e la patata sono stati a lungo ritenuti, a turno, cibi diabolici? E qual è (o sarebbe meglio dire era) la razza di cani più appetitosa? Possiamo soltanto immaginare – anche se per la verità traspare a più riprese dalle pagine del libro – quanto possa essersi divertito l’eclettico giornalista americano Stewart Lee Allen a raccogliere e raccontare, con maliziosa verve, questi e altre decine di simili aneddoti sul cibo che vanno dallo sfizioso al macabro. Ma “Nel giardino del diavolo” (Feltrinelli, 296 pagine, 8,50 euro), malgrado la sua composizione frammentaria, è tutt’altro che un semplice zibaldone di stranezze e bizzarrie da Settimana Enigmistica: il libro, nel suo insieme, racchiude una profonda riflessione sui rapporti non certo idilliaci che l’uomo ha intrattenuto nel corso della storia con il suo nutrimento, facendosi influenzare di volta in volta da religioni, ideali, mode e umori del momento, e dunque trasformando l’alimentazione in oggetto di proibizioni, incentivi, divieti e dogmi, quando non addirittura causa di guerre e stermini. A dispetto del solito, ingannevole titolo italiano (“Storia lussuriosa dei cibi proibiti”), l’opera di Allen non si limita affatto al rapporto tra cibo e lussuria, che pure è il vizio primigenio, causa del peccato originale – insieme alla gola – e base di tanti dei tabù legati all’alimentazione; anzi, basta sfogliare l’indice per rendersi conto che ogni capitolo è dedicato a uno dei vizi capitali, dalla gola all’accidia passando per superbia, ira, avarizia e invidia, naturalmente considerati in rapporto alle abitudini
nutrizionali dell’uomo. Viste le premesse, è evidente che il punto di vista “cattolico” è quello privilegiato: è vero che, come ricorda lo stesso autore, la religione cristiana è fra le poche a non imporre divieti di carattere alimentare – e proprio questo è uno dei suoi aspetti rivoluzionari – ma è anche vero che in seguito, nel nome dei precetti della Chiesa, anche in questo campo se ne sono fatte di cotte e di crude, se ci si è concesso il gioco di parole. Comunque, il Cristianesimo non è certo l’unico bersaglio delle critiche: induisti, ebrei, musulmani e buddhisti hanno a loro volta parecchio da farsi perdonare.

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