L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

L’amante di Lady Chatterley

L’amante di Lady Chatterley – David Herbert Lawrence

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D. H. Lawrence nasce nel 1885 a Eastwood, nel cuore dell’Inghilterra mineraria. Dopo aver alternato periodi di studio scolastico a periodi di lavoro entra finalmente in contatto con l’ambiente letterario londinese e pubblica i primi romanzi, tra i quali The White Peacock e The Trespasser, dove emergono già, anche se in forme ancora impacciate e legate ai modelli idealizzanti dell’800, i temi ricorrenti della narrativa di Lawrence: l’antagonismo tra istinto e ragione, il conflitto tra natura e civiltà industriale, l’esaltazione delle passioni contro le soffocanti convenzioni borghesi.

In virtù dei lunghi soggiorni in Europa e dei contatti con i filosofi Nietsche, Freud e Schopenhauer, con le avanguardie artistiche, con l’espressionismo tedesco e soprattutto con il futurismo, Lawrence promuove una progressiva ma sostanziale revisione del romanzo tradizionale in direzione modernista. Nelle sue opere, infatti, i personaggi si svincolano dall’artificiosa aderenza ad un modello eterno e stereotipato e perdono la stabilità del proprio “io”, lasciandosi trasportare da incessanti trasformazioni e da oscillazioni imprevedibili.

Le opere in cui Lawrence raggiunge il suo apice poetico sono Sons and Lovers, The Rainbow e Women in Love, nelle quali l’autore dipinge un efficace affresco della società inglese dei primi del ‘900, mettendo a fuoco, da un lato, il fenomeno del crollo della civiltà contadina e dei suoi valori sotto l’incalzare irreversibile delle moderne industrie, dall’altro la necessità di ritrovare il proprio io e la felicità tramite l’amore.

Dopo la Grande Guerra Lawrence compie una lunga serie di viaggi che lo porteranno in luoghi lontani ed esotici, come l’Italia, Ceylon, l’Australia, il Messico, per poi stabilirsi in Toscana, a Villa Merenda, insieme alla moglie Frieda von Richtofen. In questi anni Lawrence, dopo essersi a lungo rifiutato di vedere nella società e nella democrazia una qualsiasi possibilità di redenzione, ed essendosi di conseguenza concentrato principalmente sulla centralità dei rapporti personali e privati tra gli uomini e le donne, sembra intravedere di nuovo un barlume di speranza nell’opera riformatrice di figure leader come Mussolini. La riscoperta della cultura etrusca tuttavia gli farà cambiare idea e farà nascere in lui un profondo disprezzo per qualsiasi forma di totalitarismo. I fascisti infatti si erano ispirati all’imperialismo uniformante dei Romani, i quali avevano privato gli etruschi della loro vita fisica spontanea, del loro profondo contatto con la natura e l’arcano e della loro perfetta integrità con il mondo naturale e lo spirito della loro terra, sostituendo tutto ciò con un progetto che si imponeva dall’alto e si proponeva come universalmente valido ed esportabile in ogni ambiente. La necessità di riscoprire lo spirito di ogni luogo e di allontanarsi dalla monotona industria moderna, che non fa altro che uccidere tutto ciò che c’è di naturale nel mondo e nella vita degli uomini, lo porteranno ad abbandonare nuovamente ogni programma politico e a scrivere Lady Chatterley’s Lover, l’ultimo grande romanzo dell’autore nonché il più controverso della sua carriera letteraria: esso fu infatti considerato per molti anni, ed erroneamente, un’opera oscena e quasi pornografica, e per tal motivo la sua pubblicazione in Inghilterra fu vietata fino al 1960.

 

Lady Chatterley’s Lover rappresenta il culmine nell’evoluzione del pensiero di Lawrence, il testo in cui l’autore sembra aver raggiunto la più precisa conoscenza non solo della crisi esistenziale che lo tormenta sin dagli anni della gioventù, ma anche dell’antidoto a tale crisi.

La storia narra le vicende di Constance, una donna che, durante la Grande Guerra, sposa Clifford, uomo elegante di origine aristocratica. Tornato dalla guerra ferito, paralizzato e impotente, Clifford si dedica alla scrittura, diventando un autore di successo, e la vita coniugale viene impostata sul solo rapporto spirituale tra i due. Constance inizialmente accetta la sua condizione e crede di potersi integrare, con un certo distacco, nel mondo intellettuale del marito, fatto di amici altolocati, scrittori e uomini di grande cultura ma, ahimè, privi di alcuna caratteristica che li rendesse davvero “uomini”. Col tempo, tuttavia, la donna si rende conto di odiare profondamente il luogo in cui vive, grigio, austero e circondato dalle colonne di fumo che si alzano degli alti forni delle miniere di cui Clifford è il proprietario. L’unico posto in cui potersi rifugiare nei momenti più tristi diventa il bosco della sua tenuta, quello che le pare ormai l’unico luogo incontaminato dell’Inghilterra industrializzata e in cui si può ancora percepire un profondo legame con la natura. Il suo desiderio di sentire un certo calore umano che andasse al di là del freddo intellettualismo del marito spinge Constance tra le braccia di un commediografo, Michaelis, che tuttavia si rivela un uomo privo di virilità e incapace di amare in quanto anch’egli è sopraffatto dalla sua crisi intellettuale. Questa relazione finisce ben presto ed inizia quella con Mellors, il guardiacaccia, che vive rifugiato nel bosco e in una solitudine quasi totale. Qui abbiamo l’incontro di due mondi diversi, il contatto tra un’aristocratica e un popolano, cosa che già di per sé era fonte di scandalo. I due all’inizio si studiano, ma la forte attrazione fisica che s’instaura tra i due farà di quel bosco così incontaminato e distante da tutto e da tutti il loro nido d’amore. Se all’inizio il loro rapporto si basa solo su una forte passione fisica, in seguito i due finiscono per innamorarsi profondamente, in quanto si rendono conto di essere uguali e di odiare allo stesso modo la loro società corrotta. Quando lo scandalo minaccia di macchiare per sempre l’immagine di Constance, che osa desiderare la felicità, anche fisica, con un altro uomo, dal quale aspetta ora un bambino, i due si vedono costretti a fuggire e trovano infine la forza di andare a vivere insieme in una piccola fattoria, dove possono rifarsi una vita, sia pur umile, ma vera.

Come per tutta l’opera di Lawrence, le tematiche principali del romanzo sono, da un lato, la crisi della società moderna, in cui l’industrializzazione sembra aver cancellato i valori del passato ed ogni possibilità per l’uomo di raggiungere la propria felicità, e dall’altro la necessità di recuperare il vero e sincero contatto fisico tra l’uomo e la donna, unico mezzo con cui l’amore può veramente realizzarsi.

Come si è già accennato, ne L’Amante di Lady Chatterley Lawrence abbandona ogni programma politico in quanto non crede più né nella democrazia né nei totalitarismi. Per capire questo suo rifiuto della politica bisogna considerare l’idea che l’autore ha del concetto di potere. Esistono infatti due tipi di potere: il potere di dominare gli altri e il potere di dominare sé stessi, di essere cioè “potenti”. L’ultimo significato del termine indica la capacità di fare ciò che si vuole e di realizzare il proprio io, ma questa forma di potere esclude tuttavia l’altra e viceversa: a chi infatti non riesce di sfruttare le proprie potenzialità umane nella vita privata e nel rispetto della propria integrità, non resta che cercare la propria realizzazione nella società, ed eventualmente di far valere la propria posizione per ottenere vantaggi dagli altri. Se pensiamo per esempio alla figura di Clifford ci rendiamo conto che la sua impotenza fisica, e soprattutto la sua incapacità di realizzare il proprio amore con Constance, lo spingono ad alienarsi dalla propria vita privata, a farsi valere sui minatori delle sue miniere e a concentrarsi sui propri affari, nei quali tra l’altro ottiene sempre grandi successi. Constance, invece, desidera ardentemente la fuga dalla società e dalle responsabilità della sua posizione per ottenere finalmente la felicità tanto anelata e la più profonda realizzazione dell’amore che la lega al guardiacaccia. Soltanto in questo modo i due amanti, ormai privi di ogni forma di vita sociale, possono dare finalmente inizio alla vera democrazia, alla più totale integrazione possibile tra due vite umane, anche se questo significa fuggire dalla realtà della società contemporanea e rifugiarsi in un luogo del tutto isolato. Da tutto ciò comprendiamo il perché del rifiuto dell’autore nei confronti di qualsiasi forma di potere politico: il desiderio di tale potere uccide infatti la capacità dell’uomo di riuscire nella propria vita privata e nell’amore.

A causa dell’incapacità, che lo stesso autore condivide con la protagonista del suo romanzo, di appartenere a qualsiasi gruppo sociale, negli ultimi anni della sua vita egli decide di rifugiarsi con la moglie a Villa Mirenda, una tipica villa della campagna toscana, sita sulla cima di una collina e isolata dalla vita cittadina, con un viale fiancheggiato da cipressi e file di vigneti che si diramano in tutte le direzioni e circondata da campi in cui si intravedono qua e là pochi casolari di campagna. In alcune lettere che Lawrence scrisse ad alcuni degli intellettuali più noti del tempo emerge il suo disagio nel vivere come un eremita e lontano da ogni rapporto sociale, ma ancor più forte si svela la sua necessità di non appartenere a nessun club, a nessun gruppo e a nessun ceto, in quanto non ha più nessuna fiducia nelle relazioni umane se non che nel matrimonio.

Un altro elemento che accomuna i sentimenti di Constance a quelli dell’autore è il loro disconoscimento dell’esistenza delle classi sociali. Connie infatti si rifiuta di appartenere alla classe aristocratica e di giudicare Mellors in base alla sua estrazione sociale in quanto riconosce la ricchezza d’animo del suo amante e lo ritiene l’unico vero uomo rimasto sulla faccia della terra oltre a suo padre. La classe aristocratica e la classe media sono dunque considerate senza passioni, lo stesso flusso vitale della maggior parte degli uomini sembra essersi del tutto interrotto, ed è proprio per questo che Lawrence preferisce vivere in silenzioso contatto con i contadini che lavorano nelle terre intorno alla sua villa in Toscana: è questo l’unico ambiente di vita possibile per l’autore, l’unico contatto sociale che può avere è quello con gli uomini semplici che lo circondano, ricchi di energia e consapevoli della necessità di mantenere un legame vitale con la natura.

Per quanto riguarda l’intento estetico e lo stile dell’opera, possiamo dire che essa è caratterizzata da un forte simbolismo. Nel romanzo tutti i personaggi e i luoghi descritti hanno un valore simbolico, e il romanzo stesso si presenta alla fine come un unico grande simbolo che può essere raffigurato come un quadro in cui, su uno sfondo costituito da un paesaggio triste e senza anima, cosparso di luci, colonne di fumo e altiforni, spicca in primo piano un boschetto verde, pieno di vita e isolato dal mondo circostante, al centro del quale un uomo e una donna danzano nudi.

Ogni singolo personaggio si carica, come già detto, di significati precisi: i minatori rappresentano gli uomini moderni, asserviti alle necessità economiche e produttive della società e privi di qualsiasi qualità che li renda veramente umani; Michaelis rappresenta il giovane moderno, trasgressivo, che ostenta la sua mondanità e che in realtà è dominato dalla sua crisi intellettuale e disconosce il sesso nel suo valore più profondo; Clifford rappresenta la categoria degli uomini che tirano le fila della società moderna, abilissimo nelle questioni economiche ma del tutto incapace di provare vero amore e di essere quindi felice; Constance e Mellors sono l’antitesi di Clifford in quanto si staccano dalla società per realizzarsi come donna e come uomo, e per ridare così vita alla propria sessualità e al proprio amore, ambiti in cui fino a quel momento sono sempre stati degli sconfitti. Solo attraverso l’atto sessuale le anime dei due si studiano, si sfiorano e infine si fondono completamente, e tramite questa passione essi sono in grado di raggiungere la felicità più profonda. All’opposizione simbolica tra i due amanti e Clifford si accosta parallelamente il contrasto tra il paese industrializzato e privo di colore di Tevershall e la vitalità e la naturalezza del bosco della tenuta.

Per ultimo bisogna fare delle considerazioni sul linguaggio. Per molti anni l’opera subì la censura di diverse corti inglesi in quanto molte parole utilizzate nel romanzo vennero considerate oscene. In realtà scopo dell’autore è descrivere l’atto sessuale nella sua manifestazione più pura: prendendo le distanze dalla pornografia, e invero contestandola aspramente, il suo compito è quello di restituire alle parole cosiddette oscene il loro valore originario e la loro purezza. All’interno del romanzo, il contrasto che nasce tra il linguaggio intellettuale e cinico usato da Clifford e i suoi colti ospiti e il linguaggio intuitivo, concreto e privo di falso pudore usato da Mellors, non fa che integrarsi perfettamente con l’intento simbolico dell’intera opera.

Numerose sono le opere di critica ai romanzi di D. H. Lawrence, e numerosi sono anche gli autori che hanno commentato, ognuno secondo la propria coscienza, l’opera più controversa di questo scrittore inglese, e cioè L’Amante di Lady Chatterley. A mio parere, tuttavia, lo scritto che meglio descrive il pensiero che l’autore vuole esprimere tramite la sua opera è proprio il testo di critica che lo stesso Lawrence scrisse due anni dopo il completamento di Lady Chatterley’s Lover, e cioè À Propos of Lady Chatterley’s Lover.

Diverse sono le tematiche qui trattate, e la qualità come la profondità filosofica dei pensieri espressi rendono questo testo un capolavoro, da taluni considerato superiore al romanzo stesso. Il motivo che spinse l’autore a redigere e rendere noto questo scritto deriva dalla aspre critiche che l’opera suscitò dopo la sua prima pubblicazione a causa della presunta oscenità del suo linguaggio.

Innanzitutto Lawrence spiega che la cultura moderna ci permette di leggere qualsiasi testo senza essere da esso scandalizzati, in quanto siamo ormai evoluti e colti ben oltre i tabù inerenti alla nostra cultura. Lo scopo del suo libro è infatti quello di permettere ai lettori di pensare il sesso in maniera onesta e pulita. Il disgusto che i conservatori provano nei confronti delle parole cosiddette “oscene” deriva dalla mancanza di armonia tra il nostro pensiero e l’azione sessuale: solo lunghi anni di onesti pensieri intorno alle cose del sesso ci porteranno alla nostra vera castità ed alla scomparsa di tutto ciò che si indica col termine “pornografia”. Il fatto è che per molti secoli i nostri antenati hanno agito sessualmente con tanta assiduità e sregolatezza, senza mai comprendere realmente quello che facevano, che l’atto sessuale tende ora a diventare un meccanismo noioso e ripetitivo, e solo una nuova comprensione dello spirito può rinnovarne il valore come esperienza. Soprattutto con il diffondersi del Positivismo dell’800 il nostro pensiero sessuale si è trascinato negli anni in una profonda oscurità e in una paura abbietta e segreta. In pratica, nella società dei primi del ‘900, qualsiasi esperienza fisica che dia una qualche sorta di piacere viene del tutto rimossa dalla coscienza collettiva, e ad essa vengono sostituiti il ragionamento logico e la vita intellettuale. Da qui l’oscenità che caratterizza il pensiero del tempo nei confronti delle parole legate al sesso, e tutto questo perché lo spirito disprezza e teme il corpo.

In opposizione a questa morale pudica si pone il giovane moderno, che non si lascia zittire per nessuna ragione e fa come gli pare. Lungi dal temere il corpo, i giovani trasgressivi dell’età moderna vanno all’estremo opposto, trattandolo come un giocattolo con cui divertirsi e da cui trarre piacere. Per tale motivo l’atteggiamento di Lawrence nei confronti dell’amore appare loro fuori moda. In realtà Lawrence ci spiega che questa mentalità deriva dalla loro mancata conoscenza del sesso nel suo senso più profondo, tanto che traggono da esso solo piaceri momentanei e nessun’ombra di felicità.

Si capisce quindi come il romanzo di Lawrence abbia avuto poco spazio per muoversi tra i conservatori puritani, i giovani trasgressivi delle nuove generazioni e gli individui ignobili alla ricerca dello sconcio. Nel migliore dei casi il corpo diventa uno strumento della mente: lo stesso autore lo paragona ad un cane ammaestrato costretto a seguire le idee stereotipate dell’intelletto. Nonostante i giovani emancipati si dicano pieni di vita vera e autentica, i loro corpi sono un esempio di tale condizione. In realtà, in qualche recesso segreto della propria coscienza, essi sanno di essere attanagliati da una profonda pena e da una lacerante scontentezza. Il loro corpo è infatti paralizzato e privo di vera vita, in quanto è costretto a seguire i sentimenti della mente, quando in realtà le vere emozioni appartengono al corpo e la mente può solo riconoscerle.

Il riferimento fatto dall’autore ai sentimenti della mente non è casuale: egli infatti distingue i sentimenti intellettuali dai sentimenti veri. L’educazione che riceviamo sin dai primi anni di vita ci insegna una certa gamma di emozioni e il modo in cui queste emozioni debbono essere percepite. Tuttavia il sentire soltanto ciò che ci è concesso dalla nostra cultura uccide in realtà ogni capacità di emozioni vere. Tra i sentimenti che più di tutti hanno perso il loro valore troviamo l’amore, e per amore si intende amore tenero, amore per il prossimo, amore di Dio, ma anche gioia, speranza, desiderio di giustizia e soprattutto fede in qualcosa in cui si crede veramente. L’età contemporanea è la più esagerata nell’ostentare i sentimenti, ma sono solo sentimenti falsi. La radio e il cinema, già al tempo dell’autore, cominciavano infatti a distribuire messaggi che strumentalizzavano il sesso per fini economici o pubblicitari, nonchè a mostrare i primi nudi e i primi baci. L’amore diventa quindi un sentimento contraffatto che perde il suo significato più profondo. Per tal motivo, secondo Lawrence, molti giovani ingannano sé stessi e si ingannano reciprocamente tramite queste false emozioni, non essendo quindi in grado di provare vero amore: da qui il numero sempre crescente di divorzi nell’epoca moderna. L’amore e il sesso non si possono infatti ingannare in eterno, e quando i componenti di una coppia si rendono conto, anche dopo anni, di aver basato il loro rapporto su sentimenti apparentemente reali ma in realtà contraffatti, quando non sono cioè riusciti a fondere intimamente i propri spiriti anche tramite il contatto fisico, finiscono per provare un grande odio l’uno nei confronti dell’altro.

La crisi sentimentale della società contemporanea è dimostrata dal modo superficiale e insensibile in cui i giovani moderni, nonché alcuni dei principali intellettuali contemporanei a Lawrence, affrontano il problema del sesso. Lawrence critica per esempio Bernard Shaw, il quale pensava che le donne infagottate di un tempo uccidevano ogni istinto sessuale e che invece le donne moderne, che vanno in giro a braccia e gambe nude, lo esaltano. Lo stesso Shaw riteneva che il Papa, che non faceva altro che richiamare le donne al pudore, era l’ultima persona al mondo a capire qualcosa circa il sesso. In realtà Lawrence è contrario a questo pensiero: le donne di un tempo infatti avevano di per sé un fascino particolare carico di tenerezza e pudore. Esse non avevano bisogno di esporre il proprio corpo per attrarre gli uomini in quanto manifestavano la loro bellezza con timidezza e purezza. Le donne moderne invece sfidano la società e dichiarano la loro indipendenza mostrandosi emancipate e libere, ripudiando il pudore tipico del passato, ma allo stesso tempo uccidendo tutto ciò che vi è in loro di attraente. Quando una donna infatti ha perso la propria purezza e femminilità decide di scoprirsi e di tentare di attrarre gli uomini con volgarità. Nonostante gli uomini appaiano socialmente eccitati dal modo in cui oggi le donne si mostrano libere, nel profondo della loro coscienza si rendono conto di non essere più realmente attratti da loro in quanto sanno che la sessualità che tanto ostentano è in realtà contraffatta. Il Papa stesso è in realtà consapevole che questa spudorata esibizione del corpo non fa altro che creare uno stato d’animo vuoto e perverso sia nell’uomo che nelle donne. La Chiesa cattolica, specialmente nel Sud, non è antisessuale come ritiene Bernard Shaw. Essa infatti riconosce l’atto sessuale come il massimo apice raggiungibile nel sacramento del matrimonio e la comunione sessuale come il momento fondamentale alla base della procreazione. L’uomo e la donna sono visti come dei creatori in potenza, e l’eternità del matrimonio viene vista quindi come fondamentale affinché l’essere umano raggiunga la pace più intima all’interno della famiglia, anche se questo significa farsi carico di grandi responsabilità. La Chiesa non considera dunque il sesso mortale in sé stesso, ma lo è solo quando esso è osceno e superficiale, quando cioè esso non permette a due individui di condividere una perfetta intimità. Nella società contemporanea a Lawrence, soprattutto nello Stato sovietico, molti intellettuali avrebbero voluto abolire il matrimonio e dare indipendenza sia all’uomo che alla donna. Tuttavia la maggiore libertà raggiungibile dall’uomo sta proprio nel farsi una famiglia, non nel servire il proprio Stato individualmente. La famiglia infatti costituisce un piccolo regno in cui l’uomo è il re, la donna è la regina, i figli sono i sudditi e la casa è il loro territorio: all’interno di questo piccolo regno gli individui che ne fanno parte riescono a trovare un vero senso di soddisfacimento e a resistere alle ingiustizie dello Stato e della società in cui vivono. È qui che gli individui realizzano la propria libertà e la propria felicità tramite l’intimità della famiglia e della loro proprietà. La Chiesa cattolica sostiene la permanenza del vincolo matrimoniale in quanto è consapevole delle profonde necessità dell’essere umano. Nella Chiesa protestante, invece, l’attenzione si concentra sul fatto che siamo tutti anime individuali isolate e che il nostro compito supremo è di salvarci. In quest’ambito il matrimonio perde la sua centralità, ed è proprio per questo che la gente che vive nei Paesi protestanti del nord Europa ha raggiunto un grande progresso scientifico e industriale, lasciando maggiore spazio al proprio intelletto e all’individualismo, ma perdendo la felicità che caratterizza i meridionali. L’autore si rende quindi conto che la vecchia Chiesa conosceva bene i bisogni durevoli dell’uomo, permettendo agli occidentali, fino all’800 circa, di mantenere il ritmo naturale della vita, scandito dalle festività cattoliche e in armonia con il solstizio e l’equinozio, le stagioni dell’anno e i movimenti regolari degli astri. Anche il matrimonio è scandito da momenti particolari come la giovinezza, la gravidanza, l’educazione dei figli, il periodo in cui la passione declina, la senilità, l’affetto che raggiunge la piena maturità e il periodo finale che precede la separazione: tutte queste fasi sono necessarie alla realizzazione personale dell’essere umano come necessarie sono per la società il susseguirsi delle stagioni e il rinnovamento ciclico della vita. È qui che l’autore introduce il concetto di coscienza fallica. Affinché infatti il matrimonio possa raggiungere la perfezione nell’amore deve avvenire il congiungimento tra l’uomo e la donna, unione che sta nel contatto e nel rinnovamento reciproco tra il sangue dell’uno e dell’altra, due fiumi che non possono mescolarsi ma che hanno bisogno di scorrere insieme e di toccarsi nel modo più profondo, ed il fallo è l’anello di congiungimento tra i due fiumi. Solo tramite l’adempiersi di questo contatto e di questa unità, nel corso di una vita intera, due individui raggiungono la perfezione umana più alta, e da quest’unione nascono i bambini, la bellezza e le vere creazioni dell’uomo.

Tutto questo ha naturalmente il suo rovescio. La maggior parte dei matrimoni moderni è infatti contraffatta, in quanto essi si basano per lo più sull’interesse spirituale che due personalità trovano l’una nell’altra. Il fatto che si tratti di due “personalità” indica come esse siano guidate da sentimenti individuali forti che impediscono la nascita di un sentimento reciproco vero: in pratica l’individuo della società contemporanea è guidato dai suoi interessi, dalla sua carriera e talvolta dall’amor proprio, tutti elementi che stanno alla base del divorzio e del fallimento di gran parte dei matrimoni moderni. Quando infatti i componenti di una coppia sono guidati da questi sentimenti, l’atto sessuale e il contatto sanguigno tra i due non rappresenta una profonda unione, ma un’azione fine a sé stessa che non produce un rinnovamento, ma causa un logoramento fisico e mentale che col tempo sfocia in un odio reciproco.

La soluzione che Lawrence trova alle problematiche che attanagliano l’uomo moderno sta nel ritornare alle forme antiche e al ritmo naturale della vita. Secondo l’autore personalità storiche come Budda, Platone e Gesù non hanno fatto altro che dar vita al moderno spirito tragico: la ricerca della salvezza attraverso gli ideali e la fuga dal corpo coincidono infatti con l’annullamento dell’uomo e la sua astrazione dal ritmo spontaneo della vita, rendendolo perfetto nella ragione ma estraneo alle sue emozioni naturali. Proprio la ragione ci permette di conoscere le cose in modo scientifico, oggettivo, ma tuttavia distaccato, mentre la vera conoscenza deriva dalle emozioni e si attua in termini di unità. L’uomo moderno purtroppo ha perso questa unità tra la propria coscienza e il proprio corpo, le proprie emozioni, le proprie passioni e anche lo spirito naturale della terra in cui vive. Da qui l’aspra critica di Lawrence al modo in cui l’industrializzazione ha cambiato e corrotto il volto del nostro pianeta, privandolo della sua purezza originaria. In un ambiente cupo ed estraniante come i Midlands inglesi l’uomo moderno perde ogni rapporto vitale con l’universo vivente e con i suoi simili. Ormai tra l’uomo e la donna e tra gli esseri umani in genere non esiste più né il contatto fisico né quello emotivo nel vero senso della parola: a tutto ciò si sono sostituiti un profondo individualismo ed una grande paura dell’ ”altro”, che viene visto come una minaccia.

Dall’analisi dell’opera, dalle critiche e ancor più dal poscritto dell’autore al suo romanzo si comprende bene che in realtà le accuse subite dal testo per oltre trent’anni dalla sua creazione sono del tutto infondate. Lawrence infatti non inneggia all’adulterio, come si potrebbe immaginare da una lettura superficiale del libro, ma al contrario esalta i valori profondi che stanno alla base di un matrimonio autentico e si oppone duramente a qualsiasi forma di pornografia, rivelandosi uno degli intellettuali più profondi del suo tempo: se molti contemporanei lo consideravano un ignobile ribelle dagli istinti primordiali, noi potremmo invece considerarlo, apparentemente in modo paradossale, il più puritano dei conservatori, un intellettuale guidato da una forte morale e convinto che il grigio mondo moderno, per riscattarsi, avrebbe dovuto ritrovare l’amore e i valori delle società antiche.

Riferimenti bibliografici

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Moore Harry T. (1974), The Priest of Love: a Life of D. H. Lawrence, London, Heinemann.

Rembar Charles (1969), The End of Obscenity: the Trials of Lady Chatterley, Tropic of Cancer and Fanny Hill, London, Deutsch Andre.

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