L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Ninfa Plebea

 Rea – Ninfa plebea Scarica il Pdf

 

“Il carro si fermò davanti al basso da cui fu lanciata la scaletta per far salire Nunziata, Miluzza, la figlioletta di tredici anni, Nannina, la capera, e un caporal maggiore, molto religioso, che aveva avuto il permesso dal comando militare di partecipare alla festa della notte del 14 agosto dedicata alla madonna di Mater Domini. Il carro era carico di devote vecchie e giovani, alcune delle quali stavano sedute sui trapuntini del lato destro e le altre del lato sinistro.”

 

ninfa_plebea

Ninfa Plebea è un libro dello scrittore Domenico Rea, che ha vinto con quest’ opera il Premio Strega del 1993.
La protagonista è Miluzza, una ragazzina che vive nella Nofi (città dal nome immaginario, ma identificabile con la campana Nuceria Alfaterna, oggi Nocera) degli anni Trenta. Nofi è un centro militare molto attivo, sede di caserme e quindi di un’ intera economia che si muove intorno ad esse. La piccola Miluzza rimane orfana appena adolescente, e la sua educazione avrà una svolta radicale. Viene iniziata all’ amore, al sesso, alle tradizioni tipiche del suo paese (alcune delle quali esistenti tutt’ ora, come quella di Mater Domini ), non senza una certa componente omosessuale, le schifezze, in gergo partenopeo. Ma Miluzza pratica le schifezze col parroco, con la donna che gestisce la cantina dove suo padre la manda a prendere il vino, senza perdere del tutto la sua purezza. Proprio come una ninfa dei boschi, però senza la nobiltà. Una ninfa plebea, appunto.
E’ stato tratto anche un film girato da Lina Wertmuller con Raul Bova e la Sandrelli, anche se il libro è decisamente migliore…

Domenico Rea (Nocera Inferiore, 1921 – Napoli, 26 gennaio 1994).

Domenico Rea nasce a Nocera Inferiore (Salerno) nel 1921 dove passa l’infanzia e l’adoloscenza per stabilirsi, dopo un breve soggiorno a Milano, definitivamente a Napoli. Conclusi gli studi regolari, dedica molto del suo tempo a collaborare ai giornali locali, osservatore partecipe e attento ai probblemi della sua città. La sua facilità nel narrare lo portano giovanissimo a scrivere i primi racconti che vengono pubblicati tra il 1941 e il 1943 nel giornale universitario di Salerno; questa sua precoce propensione all’inchiesta descrittiva gli sarà molto utile nei romanzi e nelle collaborazioni che avrà in futuro nella sua maturità di uomo e scrittore affermato, con vari quotidiani e programmi televisivi tra i quali basta ricordare la RAI, La Repubblica e Il Mattino.
La Nocera tanto cara, chiamata con il vezzeggiativo Nofi e la città partenopea diventano fin dagli inizi della sua carriera di scrittore fonte d’ispirazione per le sue opere narrative.

Dopo il suo primo racconto La Figlia di Casimiro Clarus pubblicato sulla rivista Mercurio 1945 quasi dimenticato dalla bibliografia ufficiale, Rea ottiene (anche con un certo clamore) l’attenzione sia della critica sia del pubblico con i racconti Spaccanapoli del 1947, dove con grande acume descrittivo fa emergere una immagine di un meridione d’Italia sospeso fra il grottesco e il tragico, unendo con grande abilità stilistica realismo crudo e fantasia illimitata d’immagini poetiche, raggiungendo una notevole profondità espressiva.
Dopo questo libro pubblica nel 1948 per il teatro Le Formicole rosse; anche in questa opera minore esprime con vigorosa immediatezza le passioni, i furori e le speranze del proletariato napoletano; con la raccolta dei racconti Gesù fate luce del 1950 (con la prefazione dell’illustre critico Francesco Flora) l’anno dopo vince il Premio Viareggio. Rea esplora in quel periodo anche temi memorialistici come in Ritratto di Maggio resoconto nostalgico di un anno di scuola, e Una vampata di rossore (1959) un romanzo in cui l’azione si svolge nell’immaginaria e sempre cara Nofi, e Diario napoletano (1971); scrive anche delle poesie raccolte in L’altra faccia (1965).

Dopo anni di silenzio nel 1985 pubblica Il Fondaco nudo, ancora una raccolta di racconti che, oltre a confermare una rara coerenza , dà prova di un’ulteriore maturazione stilistica. Nel 1992 torna con Ninfa plebea la storia dell’ “educazione sentimentale” della adolescente Minuzza nel paesino immaginario di Nofi, un romanzo crudo ed essenziale, col quale vince nel 1993 il Premio Strega, e in cui lo scrittore con una rinnovata capacità creativa indirizza verso un erotismo sospeso tra realismo ed elaborazione fantastica .
All’alba del nuovo anno ancora intento a scrivere nella sua villa di Posillipo a Napoli, Rea, il 26 Gennaio 1994, colpito da un ictus muore serenamente.

I suoi lavori, dai racconti dell’esordio di Spaccanapoli (1947) sino al suo ultimo romanzo Ninfa plebea (1992), sono oggi riuniti in un cofanetto, curato da Francesco Durante e introdotto da Ruggero Guarini.

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