L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Sessualità e nazionalismo

sessualità e nazionalismo
E’ uno dei libri più interessanti del Milk, in quanto mostra come la creazione dei moderni ruoli di genere, a partire dalla fine del ‘700, abbia dato un enorme contributo non solo all’omofobia, ma anche all’antisemitismo ed al razzismo.
Mosse individua i componenti della miscela esplosiva nella “rispettabilità” e nel “nazionalismo” con cui essa si è alleata, ed il modo migliore per capirne la natura è fare un salto indietro alla metà del ‘700.
Un divertente esempio di Mosse è la dimora neo-palladiana di Holkham, dei conti di Leicester: i turisti constatano con i loro propri occhi che nella credenza della sala da pranzo erano conservati non solo piatti e posate, ma anche i vasi da notte – e Mosse afferma che nei banchetti del ‘700 non mancava il maschietto che giocava con le tette della compagna.
La separazione delle funzioni corporee, e la loro distinzione in “pubbliche” e “private”, è stata portata dalla “rispettabilità”, più che dall’igiene, e la rispettabilità ha un’origine religiosa, che Mosse individua nel risveglio del pietismo in Germania e dell’evangelismo in Inghilterra – agli altri paesi d’Europa Mosse dedica meno attenzione.
Per quanto riguarda il nazionalismo, la deleteria forma moderna comincia a far capolino verso la fine del ‘700; mentre fino al ‘700 un patriota poteva benissimo mettere sullo stesso piano la lealtà alla famiglia ed agli amici con quella al proprio paese, ed aggiungere che riteneva l’amor di patria una tappa verso l’amore dell’umanità intera, il nazionalismo successivo alla Rivoluzione francese pretese la supremazia dell’amor di patria.
La rispettabilità è potuta durare così tanto – siamo ancora persone “rispettabili” – grazie all’alleanza con il nazionalismo, che non si accontentava di persone che si comportavano onestamente (Mosse cita una famosa frase di Elisabetta 1^ d’Inghilterra, che affermava che non voleva aprire una finestra nell’animo dei suoi sudditi), ma esigeva di controllarne anche l’indole ed i moti dell’animo.
L’esempio più famoso di questo controllo si ha nella nascita della definizione di “omosessuale”: mentre fino al 1860 circa il “sodomita”, cioè colui che praticava atti sessuali diversi dalla peniena penetrazione vaginale, era tuttalpiù un peccatore abituale, la nuova definizione di “uranista” (per mutuare il termine di Karl Heinrich Ulrichs) od “omosessuale” (la parola fu inventata da Károly Mária Kertbeny) creava un nuovo tipo umano, con una personalità a sé stante.
Va però detto che prima ancora dell’omosessualità, la prima vittima della “rispettabilità” fu la masturbazione: il medico svizzero Samuel-August Tissot pubblicò nel 1761 il trattato “L’Onanisme”, che allarmò l’intera Europa, e nel 1775 Jean-Francois Bertrand creò un Museo delle Cere a Parigi in cui facevano bella mostra dei masturbatori (e delle masturbatrici) agonizzanti a causa del “vizio segreto”.
Non era solo una questione di salute: i medici dell’epoca erano convinti che lo sperpero di seme indebolisse l’uomo rendendolo effemminato – e compromettendo la dicotomia dei sessi.
In tutta l’opera ed in tutte le preoccupazioni sessuali dell’epoca che studia (da poco prima della Rivoluzione francese fino all’Olocausto) Mosse rinviene quest’ossessione per il mantenere la differenza tra il genere maschile e quello femminile, compromessa dalle pratiche sessuali e sociali disapprovate.
Non era un’impresa facile, anche perché il rifiuto dell'”omosessualità” era accompagnato dall’apprezzamento per l'”omosocialità”, ovvero per i rapporti anche stretti fra uomini, ritenuti (anche da Freud) il collante dell’edificio sociale, ma che non dovevano degenerare in relazioni sessuali.
Questa tensione tra omosocialità ed omosessualità si può rinvenire anche nell’arte neoclassica; sebbene Winckelmann fosse gay, riuscì a proporre un’ideale di perfezione artistica, tratto dai nudi greci, apparentemente privo di sensualità, e che potè essere imitato anche dai monumenti ai caduti tedeschi nella 1^ Guerra Mondiale.
Anche il naturismo partecipa della medesima tensione: è possibile apprezzare il corpo nudo senza esserne sensualmente affascinati? Mosse osserva che le associazioni naturiste tedesche non sempre furono all’altezza dei loro ideali, e che i tribunali tedeschi della prima metà del ‘900 di tanto in tanto sequestravano le pubblicazioni nudiste, in quanto non sempre si era riusciti a rendere asettica la nudità.
I collegi in cui in Inghilterra e Germania si formava la gioventù maschile erano chiari luoghi in cui si esercitavano l’omosocialità (raccomandata) e l’omosessualità (proibita); ma il luogo in cui tutto questo era più evidente fu la guerra, e specialmente le trincee della 1^ Guerra Mondiale, in cui il cameratismo tra commilitoni assumeva spesso vesti omoerotiche.
Diversi scrittori e poeti che erano partiti volontari si trovarono a celebrare il bagno che nudi facevano insieme i soldati nelle pause della guerra – in versi che solo apparentemente erano innocenti.
In questa società dominata dal “Männerbund = Legame tra maschi” il ruolo della donna non poteva essere che subordinato – la donna casta sottomessa all’uomo che tiene insieme la famiglia, senza ambizioni extrafamiliari, anche quando per avventura (come in Francia e Germania) è una figura femminile il simbolo della nazione.
Mosse nota che in un paese come la Germania, che riuscì a completare la sua unificazione nazionale solo nel 1871, tutto questo era molto più esasperato che in Inghilterra, paese con oltre novecento anni di storia unitaria alle spalle e che dominava un quinto delle terre emerse allora.
Ma il controllo della sessualità non serviva soltanto per aumentare la fertilità e conservare la distinzione tra maschio e femmina: le persone che non si conformavano al modello dominante di maschio bianco cristiano ed etero erano tacciate di perversione sessuale, e questo era il loro stigma.
Le donne venivano dichiarate incapaci di controllare i propri istinti sessuali, e tendenzialmente isteriche; lo stereotipo degli italiani sessualmente esuberanti non è nato come un complimento in Germania, e già nel ‘700 lo storico Gibbon proiettava sugli arabi la vitalità e la virilità che gli inglesi reprimevano in se stessi – tracciando così la strada che percorrerà Thomas Edward Lawrence ne “I sette pilastri della saggezza”, un libro più di fantasie orientalistiche che di avventure nel deserto arabo.
Mosse fa un riassunto puntuale di tutte le caratterizzazioni dell’omosessuale (soprattutto maschio) tra ‘800 e ‘900, che non mi pare indispensabile riportare qui; ma non manca di riportare come gli ebrei siano stati accusati non solo di essere “effemminati”, e quindi già di per sé un attentato alla dicotomia dei sessi, ma anche di cospirare per offuscare codesta dicotomia e così indebolire la razza ariana.
L’opera in cui più si manifesta lo stereotipo dell’ebreo vile, effemminato, perverso e cospiratore è “Sesso e carattere”, scritta guarda caso dall’ebreo Otto Weininger, il cui antisemitismo interiorizzato lo spinse al suicidio dopo la pubblicazione del libro nel 1903.
L’atteggiamento dei nazisti verso l’omosessualità fu complicato dal caso Ernst Röhm: sebbene il nazismo esaltasse il “Männerbund”, non volle più essere associato all’omosessualità dopo la “Notte dei lunghi coltelli”, in cui nel 1934 Ernst Röhm ed i suoi più fedeli gerarchi furono uccisi, ed Himmler manifestò un’omofobia che faceva sospettare pure a Mosse che il primo gay che voleva colpire fosse lui stesso.
Mosse attira l’attenzione su un discorso tenuto nel novembre 1937 da Himmler ai comandanti delle SS a Bad Töltz, in cui esprime la concezione della sessualità del nazismo.
Dopo aver elencato le trasgressioni incompatibili con il rimanere nei ranghi delle SS, Himmler da esse escludeva le relazioni extraconiugali, in quanto per lui l’imperativo della procreazione era supremo, tant’è vero che incoraggiava gli uomini delle SS ad avere relazioni sessuali (ed infatti nel 1940 il regime nazista parificherà i figli naturali ai legittimi non per elementare giustizia, ma per non scoraggiare i rapporti sessuali prematrimoniali).
Se il nazismo aveva severamente limitato la prostituzione, Himmler, convinto che l’omosessualità fosse la conseguenza della mancanza di occasioni, invece la voleva espandere per dare più possibilità ai giovani di avere rapporti etero.
Se Himmler voleva la privacy nei rapporti eterosessuali (anche se adulterini, o suscettibili di rendere una donna una ragazza madre), non era così per i rapporti omosessuali, in quanto li riteneva estremamente perniciosi per la nazione.
Il “Männerbund = legame tra uomini” era diventato con il nazismo un “Männerstaat = stato di maschi”, che però, se cadevano vittima dell’omosessualità, potevano diventare effemminati, amanti dell’erotismo, pronti a premiare il favoritismo (sessuale) in luogo della competenza, con il risultato che gli omosessuali avrebbero infine occupato lo stato.
Per motivo analogo Himmler non voleva donne nella pubblica amministrazione – per paura che i maschietti preferissero le donne carine e disponibili alle donne efficienti e capaci; ma mentre lui era convinto che le donne si sarebbero poi sposate ed avrebbero lasciato il loro posto, limitando così il danno, un omosessuale avrebbe continuato a far danno fino alla pensione.
Himmler era convinto che gli omosessuali fossero fisicamente malati e, almeno nel 1937, sembrava convinto che loro, a differenza degli ebrei, potessero “guarire” attravarso la rieducazione col duro lavoro – ma qualche anno dopo la ferocia con cui furono anch’essi rastrellati e mandati nei campi di concentramento lascia intendere che avesse cambiato idea.
E se un omosessuale si dimostrava “incurabile”? Per Himmler, occorreva ricorrere al supplizio degli antichi germani: affogarlo in una palude – Mosse nota che non ci sarebbe voluto molto ai nazisti per passare dall’eliminazione di un tipo di “estraneo”, come l’omosessuale, all’eliminazione di tutti gli “estranei”, tra cui i più “pericolosi” ed inguaribili per definizione, gli ebrei.
Il tramite fu (non lo dice Mosse, lo dico io sulla scorta di Christopher Browning) l'”Aktion T4″, ovvero il programma eutanasia, che uccise 70.000 disabili, e fu seguita dall'”Aktion 14F13″, con un numero di vittime imprecisato; l’eutanasia non aveva lo scopo di risparmiare inutili sofferenze a chi non poteva più guarire, ma di liberare la società dalle “vite prive di valore” – e fu anche psicologicamente la tappa necessaria per passare allo sterminio di coloro che venivano ritenuti irriducibili nemici della razza ariana.
In tutto questo Himmler si mostrava ossessionato dal timore che si offuscasse la dicotomia dei sessi, e questo era per lui un motivo per temere le “donne mascoline”, che a suo avviso incoraggiavano l’omosessualità maschile.
Mosse non è perfetto (c’è un minuscolo lapsus omofobo nel libro), ma il suo libro mostra come l’omofobia, che nasce dall’ossessione per la conservazione della dicotomia dei generi, non abbia nuociuto soltanto a lesbiche e gay, ma abbia contribuito a svilire le persone che non facevano parte dell’élite dominante ed a renderne più facile concepirne lo sterminio.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...