L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Guillaume Apollinaire

Guillaume-Apollinaire

Pseudonimo di Wilhelm Apollinaris de Kostrowitsky, Guillaume Apollinaire nacque a Roma il 26 agosto 1880. Figlio naturale di un ex-capitano borbonico italiano di famiglia nobile, Flugi d’Aspermont , che non lo riconoscerà mai, e di una giovane nobildonna russa, Angelica de Kostrowitsky, visse i suoi primi anni, con il fratello Albert e la madre, tra Roma, Monaco, Nizza e Cannes. Apollinaire si trasferì a Parigi nel 1902, iniziando a lavorare in banca, ma poco dopo si recò in Germania per fare il precettore nella casa della contessa de Milhau. Qui si invaghì di Annie Playden, dama di compagnia della contessa, che però respinse i suoi favori sessuali.

Seguì un lungo periodo di gravi difficoltà economiche, collaborazioni affannose con riviste letterarie di tutti i tipi, fino alle prestigiose “Revue blanche” e al “L’Européen”.

Nel 1903 fondò l’effimera rivista “Le festin d’Esope” e” La revue inmoraliste”. E’ in questo periodo che, frequentando i caffè tra Montmartre e i boulevards, conobbe personaggi come Pablo Picasso (fu lui a scoprire questo pittore), il drammaturgo Alfred Jarry, il poeta Max Jacob e la pittrice Marie Laurencin con la quale ebbe una relazione sentimentale. Di Marie un dipinto ad olio (Apolinnaire et ses amis) che lo ritrae tra Picasso, Gertrude Stein, Fernande Olivier, la poetessa Marguerite Gillot, Maurice Cremnitz oltre che sé stessa.

Nel 1905 debuttò come critico d’arte con un articolo proprio su Pablo Picasso.

Conobbe anche Georges Braque, Henri Matisse (di cui scrisse nel 1907), Dufy, Max Jacob: tutti esponenti dell’avanguardia artistica, allora sconosciuti e giovani spiantati. Fu il primo a sostenere i fauves, presentando nel 1908 opere di Matisse e Derain. Appoggiò la “rivoluzione cubista” con uno scritto rimasto celebre, Les peintres cubistes, 1913. Fondò riviste, entrò in contatto con Marinetti e scrisse il manifesto L’antitradition futuriste sempre nel 1913.

Del 1910 sono i sedici racconti fantastici intitolati “L’eresiarca & C.”, mentre nel 1911 pubblicò le poesie di “Bestiario o corteggio di Orfe” e nel 1913 il fondamentale “Alcools”, raccolta delle migliori poesie composte fra il 1898 e il 1912, che costituisce uno dei testi di poesia più importanti del secolo scorso. Quest’opera rinnova profondamente la letteratura francese ed è oggi considerata il capolavoro di Apollinaire.

Molte furono le donne con cui Apollinaire intrecciò relazioni amorose, fra queste Louise de Coligny-Châtillon e la profesora Madeleine Pages. Nella sua vita ricca di peripezie, compare nel 1911 anche l’arresto in quanto sospettato del furto, avvenuto al Louvre, della Gioconda di Leonardo. Fu rilasciato solo quando venne recuperato il famoso dipinto.

Fu sempre pronto a cogliere l’importanza di artisti dalle tendenze disparate, come Delaunay, Picabia e De Chirico. Apollinaire fu il primo a procurarsi, avventurosamente, le prime sculture negre e a spiegarne l’importanza. Nella ricerca di trovare la “corrispondenza” che sintetizzi parola e stile, immagine visiva e idea, creò i calligrammi (come quello del cavallo, 1917).

Fra le altre opere in prosa si ricordano “Il poeta assassinato” del 1916, raccolta di novelle e racconti tra il mitico e l’autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte della prima guerra mondiale, e il dramma “Le mammelle di Tiresia” (scritto nel 1903 e pubblicato nel 1918), nell’introduzione del quale per la prima volta compare la definizione di un’opera surrealista.

Ottenuta la nazionalità francese, nel 1914 si arruolò, venne inviato al fronte dove nel 1916 fu ferito alla testa. Fra le poche fotografie che ci sono giunte di Apollinaire, molte lo ritraggono proprio nel periodo di convalescenza.

Nel 1918 sposò Jacqueline Kolb, che Apollinaire chiamava Ruby, ma pochi mesi dopo, il 9 novembre 1918, a soli 38 anni, morì a Parigi, stroncato dalla spagnola, in un momento in cui la cultura europea iniziava a ricostiruirsi dopo le macerie (ideologiche e mentali, oltre che materiali e umane) della guerra.

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