L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

Il merletto tra Rinascimento e Barocco

La tecnica di annodare reticelle era nota fin dall’antichità, anche se non era svincolata dal ricamo su tessuto. I trafori erano ottenuti sfilando i fili della tela, ritagliandoli e fermando con l’ago  i vuoti così ricavati.  Questo sistema risaliva all’antico Egitto ed era noto agli Arabi, come testimoniano i nomi “trina” e “macramè” che derivavano dalla loro lingua. Anche se la nascita del pizzo come lavoro separato dal tessuto è attribuita da alcuni storici a Venezia, sta di fatto che i centri italiani dove per prima fu sviluppata questa tecnica furono quelli che avevano maggiori relazioni con gli Arabi: Venezia appunto, Genova e la Sicilia. Si distinguevano solitamente due tipi di lavoro: ad ago e a tombolo. Il pizzo ad ago era costruito utilizzando una base di carta dove era disegnato il motivo ornamentale: una volta che l’intera area era stata lavorata, si staccava il foglio. Il tombolo era una balla cilindrica in paglia  ricoperta di tessuto, su cui si lavorava il filo annodando i punti  tramite cilindretti di legno detti fuselli.  Il filato era solitamente costituito da lino, fibra assai resistente, ma anche da cotone, seta, oro e argento, e perfino materiali particolari come i capelli e la rafia.

Con l’inizio del XVI secolo nacquero numerosi libri di modelli: all’inizio presentavano soprattutto decorazioni geometriche, poi vi si inserirono motivi vegetali e simboli araldici. I pizzi acquistarono tuttavia un ruolo fondamentale nella storia della moda a partire dalla fine del Cinquecento. La parola merletto, forse derivata da”merlo” ossia dagli elementi costruttivi che delimitavano i camminamenti di ronda nei castelli, ben designa la caratteristica principale di questi lavori, che terminavano all’inizio con punte dentellate.Sui rigidi abiti maschili e femminili, spesso di colore scuro, i merletti erano disposti attorno al collo e sui polsi. In particolare l’ampissimo collo rotondo detto “gorgiera”di moda a cavallo tra Cinquecento e Seicento, comportava circa 10 metri di pizzo inamidato. Anche il cosiddetto “collo alla Medici” che era disposto tra le spalle e la nuca dove si rialzava tenuto in forma da sostegni invisibili, era realizzato con questo sistema. I pizzi potevano essere disposti anche sui fazzoletti, che erano tenuti in mano ed avevano un puro significato ornamentale. Con l’avanzare del Barocco, le forme cominciarono ad essere meno rigide: scomparsa la gorgiera si usarono ampie “bavere” di pizzo che lasciavano il collo scoperto. Dal terzo decennio del Seicento nel costume femminile francese, poi copiato in tutta Europa, la scollatura si estese da spalla a spalla, bordata da un’alta fascia di merletto, mentre le maniche si accorciarono mostrando l’avambraccio e la camicia che terminava con volants di pizzo non inamidati. Contemporaneamente anche la Francia, grazie alle vigorose iniziative del ministro di Luigi XIV, Jean Baptiste Colbert, sviluppò le manifatture reali dei prodotti di lusso, tra cui figuravano i “dentelles”, la cui  apoteosi si ebbe con Luigi XIV di Francia (1638 – 1715); il re cominciò ad adottare abiti stracarichi di merletto, alle maniche della camicia, ai polsi, alle ginocchia, sui fiocchi delle giarrettiere e delle scarpe, nella cravatta. In tal modo cambiò radicalmente l’immagine maschile che si trasformò da quella di guerriero, in uso nella prima metà del Seicento, a  quella di portatore di oggetti di gran lusso. Oltre ai pizzi infatti il re faceva sfoggio di oro e diamanti.  Gli abiti maschili e femminili di gran parte del Settecento furono ancora caratterizzati dall’uso del merletto, sebbene disposto diversamente. La donna lo portava attorno alla profonda scollatura quadrata, sulle maniche della camicia da cui scendeva in sontuose cascate, sulle cuffie, sui bordi degli abiti e perfino nei grembiuli che non erano da lavoro, ma splendidi oggetti in pizzo che scendevano dalla vita. L’uomo  lo adottò per la cravatta e i polsi. Questo tipo di ornamento si mostrò particolarmente adeguato per il gusto dell’epoca che, abbandonata ogni rigidezza e magnificenza, preferiva la leggerezza e la fioritura primaverile. Ma l’influenza della moda francese su tutta l’Europa stava tramontando: attorno al 1770 si guardò all’Inghilterra come portatrice di un gusto nuovo. Nella nazione infatti si stava sviluppando la Rivoluzione industriale con l’invenzione di macchine sempre più progredite che, col tempo,avrebbero sostituito i metodi manuali. Il gentiluomo inglese si presentava con una sobrietà di abiti e di decorazioni che conquistò il resto d’Europa. Anche la donna si adeguò alle nuove tendenze, indossando vestiti fluidi privi di strutture portanti, e diminuendo in modo radicale l’uso del pizzo. Ma il merletto ebbe il colpo di grazia definitivo con la Rivoluzione francese che abolì tessuti, ornamenti e accessori che erano stati il segno distintivo dell’odiata aristocrazia. La rivincita sarebbe arrivata più tardi durante l’Ottocento, con il trionfo del gusto romantico.

Bibliografia: I pizzi: moda e simbolo – catalogo della mostra. Venezia, palazzo Grassi 1977, ed. Electa

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