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Le antiche origini pagane della Pasqua

La Pasqua è una festa e una festa celebrata da milioni di persone in tutto il mondo che onorano la risurrezione di Gesù dai morti, descritta nel Nuovo Testamento come avvenuta tre giorni dopo la sua crocifissione sul Calvario. È anche il giorno in cui i bambini aspettano con entusiasmo l’arrivo del coniglietto pasquale e le loro prelibatezze di uova di cioccolato.

La data in cui si celebra la Pasqua varia di anno in anno e corrisponde alla prima domenica successiva alla luna piena dopo l’equinozio di marzo. Si verifica in date diverse in tutto il mondo poiché le chiese occidentali usano il calendario gregoriano , mentre le chiese orientali usano il calendario giuliano.

Mentre la Pasqua, come la conosciamo oggi, non è mai stata una  festa pagana , le sue radici e molte delle sue tradizioni hanno associazioni con antiche usanze e credenze pagane.

Secondo il New Unger’s Bible Dictionary: “La parola Pasqua è di origine sassone, Eastra, la dea della primavera, in cui ogni anno venivano offerti sacrifici in onore della Pasqua. Nel VIII secolo gli anglosassoni avevano adottato il nome per designare la celebrazione della risurrezione di Cristo “. Tuttavia, anche tra coloro che sostengono che la Pasqua abbia radici pagane, c’è qualche disaccordo su quale tradizione pagana sia emersa. Qui esploreremo alcune di queste prospettive.

 

Resurrezione come simbolo di rinascita

Una teoria avanzata è che la storia pasquale della crocifissione e della risurrezione simboleggia la rinascita e il rinnovamento e racconta il ciclo delle stagioni, la morte e il ritorno del sole.

Secondo alcuni studiosi, come il dottor Tony Nugent, docente di teologia e studi religiosi all’Università di Seattle e ministro presbiteriano, la storia della Pasqua proviene dalla leggenda sumera di Damuzi ( Tammuz ) e sua moglie Inanna ( Ishtar ), un mito epico chiamato “La Discesa di Inanna” ritrovato inscritto su tavolette cuneiformi di argilla risalenti al 2100 aC. Quando Tammuz muore, Ishtar è addolorato e lo segue negli inferi. Negli inferi, entra attraverso sette porte e il suo abbigliamento mondano viene rimosso. “Nuda e inchinata” viene giudicata, uccisa e poi appesa in mostra. In sua assenza, la terra perde la sua fertilità, i raccolti cessano di crescere e gli animali smettono di riprodursi. A meno che non si faccia qualcosa, tutta la vita sulla terra finirà.

Dopo che Inanna è scomparsa da tre giorni, la sua assistente chiede aiuto ad altri dei. Infine uno di loro Enki , crea due creature che portano la pianta della vita e l’acqua della vita giù negli Inferi, spruzzandole su Inanna e Damuzi, resuscitandole e dando loro il potere di tornare sulla terra come la luce del sole per sei mesi. Dopo che i sei mesi sono scaduti, Tammuz ritorna negli inferi dei morti, rimanendovi per altri sei mesi, e Ishtar lo insegue, spingendo il dio dell’acqua a salvarli entrambi. Così erano i cicli della morte invernale e della vita primaverile.

La discesa di Inanna. 

Il dottor Nugent fa subito notare che tracciare parallelismi tra la storia di Gesù e l’epopea di Inanna “non significa necessariamente che non ci fosse una persona reale, Gesù, che fu crocifisso, ma piuttosto che, se c’era, la storia a riguardo è strutturata e impreziosita secondo uno schema molto antico e diffuso “.

La dea sumera Inanna è conosciuta al di fuori della Mesopotamia con il suo nome babilonese, “Ishtar”. Nell’antica Canaan Ishtar è conosciuta come Astarte, e le sue controparti nei pantheon greci e romani sono conosciute come Afrodite e Venere. Nel 4 ° secolo, quando i cristiani identificarono il sito esatto a Gerusalemme dove si trovava la tomba vuota di Gesù, selezionarono il punto in cui sorgeva un tempio di Afrodite (Astarte / Ishtar / Inanna). Il tempio fu abbattuto e così fu costruita la Chiesa del Santo Sepolcro, la chiesa più sacra del mondo cristiano.

Il dottor Nugent sottolinea che la storia di Inanna e Damuzi è solo uno dei numerosi racconti di dèi morenti e nascenti che rappresentano il ciclo delle stagioni e delle stelle. Ad esempio, la risurrezione dell’egiziano Horus ; la storia di Mitra , che era adorato in primavera; e il racconto di Dioniso, resuscitato dalla nonna. Tra queste storie prevalgono i temi della fertilità, del concepimento, del rinnovamento, della discesa nell’oscurità e del trionfo della luce sull’oscurità o del bene sul male.

Pasqua come celebrazione della dea della primavera

Una prospettiva correlata è che, anziché essere una rappresentazione della storia di Ishtar, la Pasqua era originariamente una celebrazione di Eostre, dea della primavera, altrimenti nota come Ostara, Austra e Eastre. Uno degli aspetti più venerati di Ostara sia per gli osservatori antichi che per quelli moderni è lo spirito di rinnovamento.

Celebrata all’equinozio di primavera il 21 marzo, Ostara segna il giorno in cui la luce è uguale all’oscurità e continuerà a crescere. Portatrice di luce dopo un lungo e buio inverno, la dea veniva spesso raffigurata con la lepre, un animale che rappresenta l’arrivo della primavera oltre che la fertilità della stagione.

Secondo la Deutsche Mythologie di Jacob Grimm , l’idea della resurrezione era radicata nella celebrazione di Ostara: “Ostara, Eástre sembra quindi essere stata la divinità dell’alba radiosa, della luce nascente, uno spettacolo che porta gioia e benedizione, il cui significato poteva essere facilmente adattato dal giorno della risurrezione del Dio del cristiano “.

La maggior parte delle analisi dell’origine della parola “Pasqua” concorda sul fatto che sia stata chiamata dopo Eostre, un’antica parola che significa “primavera”, sebbene molte lingue europee utilizzino una forma o l’altra del nome latino per Pasqua, Pascha, che deriva dal Ebraico Pesach, che significa Pasqua.

Pasqua e il suo legame con la Pasqua

La Pasqua è associata alla festa ebraica della Pasqua ebraica attraverso il suo simbolismo e significato, nonché la sua posizione nel calendario. Alcuni primi cristiani scelsero di celebrare la risurrezione di Gesù nella stessa data della Pasqua ebraica, che riflette l’entrata della Pasqua nel cristianesimo durante il suo primo periodo ebraico. La prova di una festa cristiana della Pasqua più sviluppata emerse intorno alla metà del II secolo.

Nel 325 d.C., l’imperatore Costantino convocò una riunione dei leader cristiani per risolvere importanti controversie al Concilio di Nicea. Poiché la chiesa credeva che la risurrezione avvenisse di domenica, il Concilio stabilì che la Pasqua dovesse sempre cadere la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’equinozio di primavera. Da allora la Pasqua è rimasta senza una data fissa ma prossima alla luna piena, che ha coinciso con l’inizio della Pasqua .

Sebbene ci siano differenze nette tra le celebrazioni di Pesach e la Pasqua, entrambe le feste celebrano la rinascita – nel cristianesimo attraverso la risurrezione di Gesù e nelle tradizioni ebraiche attraverso la liberazione degli israeliti dalla schiavitù.

Una famiglia ebrea che celebra la Pasqua. 

Le origini delle usanze pasquali

Le usanze più praticate la domenica di Pasqua riguardano il simbolo del coniglio (“coniglietto pasquale”) e dell’uovo. Come accennato in precedenza, una lepre era un simbolo associato a Eostre , che rappresenta l’inizio della primavera. Allo stesso modo, l’uovo è arrivato a rappresentare la primavera, la fertilità e il rinnovamento. Nella mitologia germanica, si dice che Ostara abbia guarito un uccello ferito che ha trovato nei boschi trasformandolo in una lepre. Ancora parzialmente un uccello, la lepre ha mostrato la sua gratitudine alla dea deponendo le uova in dono.

L’Enciclopedia Britannica spiega chiaramente le tradizioni pagane associate all’uovo: “L’uovo come simbolo di fertilità e di rinnovata vita risale agli antichi egizi e persiani, che avevano anche l’usanza di colorare e mangiare uova durante la loro festa di primavera”. Nell’antico Egitto un uovo simboleggiava il sole, mentre per i babilonesi l’uovo rappresenta la schiusa della Venere Ishtar, caduta dal cielo sull’Eufrate.

Rilievo con Phanes, c. II secolo d.C. Dio orfico Phanes che emerge dall’uovo cosmico, circondato dallo zodiaco. 

Allora da dove viene la tradizione di un coniglietto pasquale armato di uova ? Il primo riferimento si trova in un testo tedesco del 1572 dC: “Non preoccuparti se il coniglietto pasquale ti sfugge; se dovessimo perdere le sue uova, cucineremo il nido ”, si legge nel testo. Ma fu solo quando la tradizione si fece strada negli Stati Uniti attraverso l’arrivo di immigrati tedeschi, che l’usanza prese la sua forma attuale. Entro la fine del XIX secolo, i negozi vendevano caramelle a forma di coniglio, che in seguito diventarono i coniglietti di cioccolato che abbiamo oggi, e ai bambini veniva raccontata la storia di un coniglio che consegna cestini di uova, cioccolato e altre caramelle la mattina di Pasqua.

In molte tradizioni cristiane, l’usanza di dare le uova a Pasqua celebra una nuova vita. I cristiani ricordano che Gesù, dopo essere morto sulla croce, è risorto dai morti, mostrando che la vita poteva vincere sulla morte. Per i cristiani, l’uovo è un simbolo della tomba in cui è stato posto il corpo di Gesù, mentre lo spaccare l’uovo rappresenta la risurrezione di Gesù. Nella tradizione ortodossa, le uova sono dipinte di rosso per simboleggiare il sangue che Gesù ha versato sulla croce .

Indipendentemente dalle origini antichissime del simbolo dell’uovo, la maggior parte delle persone concorda sul fatto che nulla simboleggia il rinnovamento più perfettamente dell’uovo: rotondo, infinito e pieno della promessa della vita.

Mentre molte delle usanze pagane associate alla celebrazione della primavera erano in una fase praticate insieme alle tradizioni cristiane della Pasqua, alla fine furono assorbite dal cristianesimo, come simboli della risurrezione di Gesù. Il Primo Concilio di Nicea (325 d.C.) stabilì la data di Pasqua come la prima domenica dopo la luna piena (la luna piena pasquale) dopo l’ equinozio di marzo .

Sia che sia osservata come una festa religiosa che commemora la risurrezione di Gesù Cristo, o un momento in cui le famiglie dell’emisfero settentrionale si godono l’arrivo della primavera e festeggiano con la decorazione delle uova e i conigli pasquali, la celebrazione della Pasqua conserva ancora lo stesso spirito di rinascita e rinnovamento, come ha fatto per migliaia di anni.


Atargatis: la dea pesce

Atargatis è una dea di origine siriana il cui culto era diffuso in Grecia e Roma (e oltre). È una dea ” grande madre”  della fertilità della terra e dell’acqua, considerata la principale dea adorata e venerata in Siria. Le colombe e il pesce sono i suoi animali  sacri  :

  • le colombe, emblema della Dea dell’Amore;
  • pesce come simbolo della fertilità e della vita delle acque.

E’ così strettamente identificata con il pesce tanto  che a volte era rappresentata nella forma di una sirena – la sua metà superiore con il corpo  umano, la sua inferiore, una coda di pesce – sebbene potesse anche essere rappresentata in una semplice forma femminile. Il suo culto e la sua venerazione ha influenzato  la nascita della  grande civiltà e ha insegnato alla gente le procedure sociali e religiose e chi è responsabile di inventare molte cose utili in qualità di suo dono all’umanità. Nella sua capacità di dea celeste, si occupa di astrologia e divinazione e del destino. Sebbene Atargatis sia spesso identificato con Astarte, questo non è del tutto corretto – mentre l’adorazione di Atargatis e Astarte derivano da una fonte comune, i culti successivamente divennero tali che le Dee divennero distintamente differenti. Nel tempo comunque  però si sono  così confusi nell’immaginario  popolare che in effetti si fondono alla stessa Dea.

Atargatis può essere antenata ed ispirazione  diretta della dea dell’amore greca Afrodite , di cui si dice  l’adorazione sia venuta dall’Oriente.

Ci sono alcune teorie su cosa significhi il nome “Atargatis”. Il nome è Semitico, e in Fenicio sta per  ‘Atleta’. La prima metà del nome, la maggior parte degli studiosi  concordano, è una forma del nome Athtar (alias Astarte). La seconda parte è più problematica, tuttavia, e varie interpretazioni di tutto il suo nome sono: “Atar la Figlia / Madre di ‘Ate”, “l’Atar della Dea Pesce”, o “Atar il Favore”.

Gli Atargatis vennero adorati in Siria nella città di Ascalon, una città che si dice fosse famosa per i suoi scalogni (letteralmente “cipolle di Ascalon”), successivamente chiamata Hieropolis o Bambyce dai greci e divenne una delle cinque principali città dei Filistei. Si trovava sulla costa mediterranea a circa 40 miglia a sud-ovest di Gerusalemme. Erodoto attribuisce il suo tempio lì come il più antico tempio di Afrodite ( chiamata Atargatis) nel mondo, e l’ispirazione per il suo tempio sull’isola di Cipro. In Ascalon il Dio Hadad era considerato la consorte di Atargatis (era il locale Baal , o “Signore”, come lei era il locale Belito “Signora”), e lì i due avevano un grande tempio. Lucian, uno scrittore del primo secolo che nacque in Siria, ci ha lasciato una descrizione del tempio di Atargatis. Era riccamente decorato, con un soffitto dorato e porte, e al suo interno anche la statua di Atargatis era fatta d’oro e mostrata con quella di Hadad. Mentre era in trono su due tori, Sedeva su due leoni (come Astarte), tenendo in una mano uno scettro, nell’altra una conocchia; intorno alla sua vita c’era una cintura che Lucian identifica con il cestusdi Afrodite, la cintura magica che l’ha resa irresistibile quando indossata. La sua corona aveva la forma di una torre (la corona murale, che significa possesso o dominio su una città) e i raggi erano raffigurati dietro la sua testa. Questa statua era ricoperta di gemme e gioielli da ogni parte, e nella sua corona c’era un grande gioiello rosso che illuminava la stanza. Lucian dice anche che non importa dove eri nella stanza, gli occhi della statua ti guardavano sempre direttamente.

Non lontano dal suo tempio c’era un lago sacro, pieno di molte varietà di pesci, il suo animale sacro. Questi pesci erano ben tenuti, a volte persino ornati di gioielli (Lucian dice di aver visto un particolare pesce che aveva un gioiello nella sua pinna in diverse occasioni): conoscevano i loro nomi e sarebbero venuti quando li avessero chiamati e si sarebbero accoccolati alle persone come animale domestico. Nel mezzo del lago c’era un altare verso in quale le persone  nuotavano per fare offerte. Secondo altri scrittori, era tabù mangiare o toccare questi pesci, tranne nelle occasioni speciali e in sacerdozio considerato come  sacrificio, il cibo rituale della Dea come  sacramento.

Le raffigurazioni della statua di culto degli Atargatis di Ascalon sulle monete del primo secolo aC mostrano una forma arcaica e standardizzata, molto simile ad altre statue di culto orientali come la Diana di Efeso o l’Afrodite di Afrodisia. Il suo corpo è stilizzato in una colonna con un tubino aderente con le braccia che spuntano ai lati ad angolo retto. Indossa un velo che raggiunge il pavimento e tiene un fiore o una spiga di grano in una mano. Sulle sue spalle ci sono due covoni di  grano o d’orzo; Il suo vestito è ornato da  grumi piccoli, che ricordano i grani di orzo, con un ovale non identificato al centro, forse una rappresentazione della cintura o cestello che Luciano descrive.

Il suo sacerdozio era di tipo estatico orientale, si diceva che compisse atti di automutilazione e auto-castrazione, proprio come il sacerdozio di Cibele. Anche come Cybele, il culto di Atargatis veniva praticato con canti, balli e musica di flauti e sonagli, i fedeli si davano alla frenesia. Si diceva anche che avesse un tempio a Carnion in Gilead (moderna zona nord ovest della Giordania).

Il culto degli Atargatis si diffuse in altre parti del Mediterraneo, per lo più portate da schiavi siriani. I greci chiamavano il suo Derketo (una forma adattata di “Atargatis”) e la consideravano la principale dea dei siriani. Aveva un tempio a Efeso, dove le sacerdotesse erano così numerose che presumibilmente diedero origine alle leggende delle  amazzoni. Una storia greca dice che Derketo era una ninfa che amava un pastorello; quando rimase incinta di lui, o lo uccise o si gettò in una pozza per vergogna, dove fu trasformata in un pesce. Un’altra storia dice che Derketo era nato da un uovo caduto dal cielo; sbarcò nel fiume Eufrate, dove alcuni pesci lo spinsero a riva. Lì è stato trovato da una colomba, che lo ha incubato. Più tardi, per mostrare la sua gratitudine, Derketo persuase Zeus a mettere un’immagine del pesce nelle stelle, cosa che fece, creando la costellazione dei Pesci. La figlia di Derketo fu  Semiramide, (che costruì i giardini pensili), la famosa regina assira della leggenda, e che era adorato a sua volta come dea nella vicina Charchemish.

Il culto di Atargatis fu portato per la prima volta in Italia da schiavi e mercenari e guadagnò un posto in Sicilia. Da lì si è diffuso lo stivale dell’Italia, aiutato senza dubbio dai suoi sacerdoti erranti mendicanti, che avrebbero visitato le città con una statua di lei su un asino per raccogliere l’elemosina. I Romani chiamavano la sua Dea Syria, “la dea siriana”, e consideravano il suo tempio ad Ascalon quello della loro Venere Urania, o Venere celeste. Fu adottata nel pantheon romano e adorato con Giove (identificato con Hadad) in un santuario nel boschetto di Furrina sul lato destro del Tevere. La Via Portuense, la strada da Roma al porto di Ostia, aveva anche un santuario per le divinità siriane da qualche parte lungo la strada. Sotto l’Impero, la sua adorazione continuò ad espandersi all’interno delle terre romane (e della Gallia) dai mercanti siriani. Nel tardo periodo romano era considerata una grande dea madre, equivalente a Rea o Cibele.

Identificato con: Astarte, Ishtar , Venere Urania, Era , Rea, Cibele, Afrodite. A volte viene anche chiamata Artemis Azzanathcona.

Nomi alternativi / ortografie: Atergatis, Ataratha, Taratha, ‘Atar’arah (aramaico), Trth (nel Talmud), Atargates, Derceto, Dea Suria, Siria Dea, Deasura, Iasura.


Sacro culto fallico

Ogni religione ha un’origine sessuale. La venerazione del lingam-yoni e della pudenda è comune in Africa e in Asia. Il buddismo segreto è sessuale. La magia sessuale viene insegnata praticamente nel buddismo zen. Il Buddha insegnò la magia sessuale in segreto. Esistono molte divinità falliche: Shiva, Agni e Shakti in India; Legba in Africa, Venere, Bacco, Priapo e Dioniso in Grecia e Roma

Gli ebrei avevano dèi fallici e foreste sacre consacrate al culto sessuale. A volte i sacerdoti di questi culti fallici si lasciavano andare e praticavano  orge selvagge di baccanali. Erodoto cita quanto segue: “Tutte le donne di Babilonia hanno dovuto prostituirsi con i sacerdoti del tempio di Milita”.

Nel frattempo, in Grecia ea Roma, nei templi di Vesta, Venere, Afrodite, Iside ecc., le sacerdotesse esercitavano il loro santo sacerdozio sessuale. In Cappadocia, Antiochia, Pamplos, Cipro e Bylos, con infinita venerazione e esaltazione mistica, le sacerdotesse celebravano grandi processioni portando un grande fallo, come Dio o il corpo generativo della vita e del seme.

La Bibbia ha anche molte allusioni al culto fallico. Il giuramento dal tempo del patriarca Abramo fu preso dagli ebrei ponendo la mano sotto la coscia, cioè sul membro sacro.

La Festa dei Tabernacoli era un’orgia simile ai famosi Saturnali dei Romani. Il rito della circoncisione è totalmente fallico.

La storia di tutte le religioni è piena di simboli e amuleti fallici, come l’ ebraico Mitzvah, l’albero di maggio dei cristiani, ecc. In tempi antichi, le pietre sacre con una forma fallica erano profondamente venerate. Alcune di quelle pietre somigliavano al membro virile e ad altri alla vulva. Pietre di selce e silice furono indicate come pietre sacre, perché il fuoco fu prodotto con loro, fuoco che esotericamente fu sviluppato come privilegio divino nella colonna vertebrale dei sacerdoti pagani.

Michelangelo Buonarroti, Particolare de “La Creazione” Cappella Sistina (Roma),

Nel cristianesimo troviamo una grande quantità feste falliche. La circoncisione di Gesù, la festa dei tre saggi (Epifania), il Corpus Domini, ecc., Sono festività falliche ereditate dalle sante religioni pagane.

La colomba, simbolo dello Spirito Santo e della voluttuosa Venere Afrodite, è sempre rappresentata come strumento fallico utilizzato dallo Spirito Santo per impregnare la Vergine Maria. La stessa parola “sacrosanto” deriva dal sacro. E quindi la sua origine è fallica.

Il divino culto fallico è scientificamente trascendentale e profondamente filosofico. L’era dell’Acquario è a portata di mano e in essa i laboratori scopriranno i principi energetici e mistici del fallo e dell’utero. L’intero potenziale della vita universale esiste all’interno del seme.

Nei cortili rocciosi pavimentati dei templi aztechi, uomini e donne si univano sessualmente per risvegliare la Kundalini . Le coppie sono rimaste nei templi per mesi e anni, amandosi e accarezzandosi a vicenda, praticando la magia sessuale senza spargere il seme . Tuttavia, coloro che hanno raggiunto l’eiaculazione dello sperma erano condannati a morte. Le loro teste erano tagliate con un’ascia. Quindi, è così che hanno pagato il loro sacrilegio.

Nei Misteri Eleusini, le danze nude e la magia sessuale erano il fondamento stesso dei misteri. Il fallicismo è il fondamento della profonda realizzazione del sé.

Tutti i principali strumenti della Massoneria servono per lavorare con la pietra. Ogni Maestro Muratore deve scolpire bene la sua Pietra Filosofale. Questa pietra è il sesso. Dobbiamo costruire il tempio dell’Eterno sulla pietra viva.

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Con il dominio completo della Forza Serpente tutto può essere raggiunto. Gli antichi sacerdoti sapevano che in certe condizioni si può visualizzare l’aura, sapevano che la Kundalini può essere risvegliata attraverso il sesso. La forza della Kundalini arrotolata sotto è una forza terrificante; assomiglia alla molla di un orologio nel modo in cui è arrotolata. Questa particolare forza si trova alla base della colonna vertebrale; tuttavia, ai giorni nostri e all’età, una parte di essa dimora all’interno degli organi generativi. Gli orientali lo riconoscono. Alcuni indù usano il sesso nelle loro cerimonie religiose. Usano una diversa forma di manifestazione sessuale ( Magia Sessuale ) e una diversa posizione sessuale per ottenere risultati specifici, e hanno avuto successo. Molti secoli e secoli fa, gli antichi adoravano il sesso. Hanno compiuto il culto fallico. C’erano certe cerimonie all’interno dei templi che eccitarono la Kundalini , che a sua volta produsse chiaroveggenza, telepatia e molti altri poteri esoterici .

Il sesso, usato correttamente e con amore, può raggiungere vibrazioni particolari. Può provocare ciò che gli orientali chiamano l’apertura del fiore di loto e può abbracciare il mondo degli spiriti. Può promuovere l’eccitazione della Kundalini e il risveglio di alcuni centri. Tuttavia, il sesso e la Kundalini non devono mai essere abusati. Ognuno deve integrare e aiutare l’altro.

Quando l’essere umano risveglia la Kundalini , quando il Serpente di Fuoco inizia a vivere, le molecole del corpo sono allineate in una direzione, perché la forza della Kundalini ha questo effetto quando viene risvegliata. Quindi il corpo umano inizia a vibrare di salute, diventa potente nella conoscenza e può vedere tutto.

L’uomo e la donna non sono semplicemente una massa di protoplasma, una carne attaccata a una cornice di ossa. L’essere umano è, o può essere, qualcosa di più.

I fisiologi e altri scienziati hanno analizzato il corpo dell’essere umano e l’hanno ridotto a una massa di carne e ossa. Possono parlare di questo o quell’osso, di diversi organi, ma queste sono cose materiali. Non hanno scoperto, né hanno cercato di scoprire le cose più segrete, le cose intangibili, le cose che gli indù, i cinesi e i tibetani conoscevano secoli e secoli prima del cristianesimo.

La spina dorsale è davvero una struttura molto importante. Contiene il midollo spinale, senza il quale uno sarebbe paralizzato, senza il quale uno è inutile come un essere umano. Tuttavia, la spina dorsale è ancora più importante di tutto ciò.Alla base della spina dorsale c’è quello che gli Orientali chiamano il Serpente di Fuoco. Questa è la sede della vita stessa.

 


Letteratura e… eros: Eros

Elemento fondamentale del cosmo nei miti cosmogonici greci, Eros è stato generato dal caos primitivo e rappresenta la forza attrattiva che assicura la coesione dell’universo e la riproduzione delle specie. È diventato più tardi la divinità dell’Amore, figlio di Afrodite e di Ares e fratello di Anteros (l’amore reciproco). Fu generalmente rappresentato come un bimbo alato che ferisce i cuori della gente con i suoi dardi. La letteratura e l’arte hanno ripreso spesso i suoi intrighi amorosi e il suo idillio con Psiche, la personificazione dell’anima.

Psiche è anche la celebre eroina del romanzo di Apuleio Le Metamorfosi (L’asino d’oro), di 11 libri. Lucio Apuleio (125-170 c.a d.C) inserisce la favola di Amore e Psiche nel suo romanzo, raccontando le peripezie amorose di Amore e Psiche, e la gelosia di Afrodite per i giovani amanti:

Così Psiche sposò Cupido, e nacque da essi, quando fu maturo il parto, una figlia che noi chiamiamo Voluttà.

Da sempre la letteratura ha avuto dei rapporti con la sfera dell’erotismo, sia come letteratura sull’erotismo, sia come letteratura i cui accenti si richiamano ad esso. Nel primo caso si tratta di opere scritte con l’intento di offrire al lettore una panoramica dell’erotismo, e comunque di testi il cui oggetto è l’eros. Nel secondo, si tratta di testi che hanno solo un legame, più o meno forte, con la sfera della sessualità.


Iniziazione a Dioniso: breve excursus sulla Villa dei Misteri

La megalografia della Villa dei Misteri a Pompei è il più grande gruppo di figure dipinte tramandato dall’antichità e anche oggi mantiene intatto tutto il suo fascino e il mistero del suo profondo significato religioso.

Datazione. Alcuni indicano come data di composizione il primo periodo augusteo; altri ritengono il dipinto eseguito verso il 60 a.C., anno di svolta nell’evoluzione artistica romana, perché dà vita, proprio con le pitture parietali della Villa dei Misteri, ad una fase assai originale della pittura architettonica pompeiana. In sostanza si può considerare il consolato di Giulio Cesare nel 59 a.C. come termine post quem e la vittoria di Ottaviano ad Azio del 31 a.C. come termine ante quem.

Descrizione e funzione della sala degli affreschi. Il grande fregio pittorico copre interamente le pareti di una sala rettangolare pavimentata a quadri bianchi e neri. La sala era originariamente una oecus, cioè un “salone di ricevimento”, poi adibito a triclinio. Situata al lato di una doppia alcova, il cui ingresso, a sinistra, forse faceva parte del appartamenti privati dei proprietari e, come tale, era destinata a rispondere più ai bisogni della vita quotidiana della famiglia che all’esercizio del culto. La decorazione è di due tipi: architettonica e figurativa. Su un podio a imitazione marmorea corre una cornice sulla quale si levano le scene rituali, sormontate da un fastoso fregio dipinto. Le pareti del fondo su cui sono dipinti i personaggi sono rosso cinabro.

 

Descrizione delle scene e dei personaggi

A) Lettura del rituale. Una matrona ammantata, forse la domina, ascolta in piedi un fanciullo nudo, ma calzato di coturni, che legge attentamente il papiro sacro con le prescrizioni rituali sotto la guida di un’altra matrona seduta. La donna in piedi e in attesa è l’inizianda, la quale infatti resta al di fuori e a un livello più basso del piano rispetto alle altre figure. Una giovane, vestita di chitone, con il mantello intorno alle anche e la testa cinta di una corona di mirto, incede recando un ramoscello di lauro e le offerte sacre su un piatto di bronzo dorato, una lanx ricolma di primizie.

B) Abluzione. Una donna velata seduta di spalle, forse la sacerdotessa, attende ad un rituale di abluzione assistita da due giovani donne e con le mani compie ieratici gesti: con la sinistra scopre una cesta tenuta dall’ancella, con la destra regge un ramoscello verde sul quale un’altra ancella, che tiene un rotolo di papiro infilato nel mantello rimborsato in vita, versa pura acqua lustrale da una piccola brocca.

C) Scena pastorale. Un vecchio Sileno, quasi del tutto nudo, con la testa cinta di mirto, canta e suona la lira guardando con volto estatico la coppia Dioniso-Arianna sulla parete di fondo. Accanto a lui una giovane panisca offre il proprio seno ad una capretta bianca, mentre un giovane satiro suona la siringa; tra i due, in primo piano, un capretto nero. In contrasto con questa scena di serenità idillica si pone quella di una donna nell’atto di retrocedere atterrita, sembra, dalla visione del demone alato e di una sua compagna flagellata (F). Il panneggio è agitato da un movimento violento: il mantello si gonfia nel vento formando come un nimbo dietro la testa della donna, la quale sembra compiere un fiero gesto di ripulsa o di orrore, tenendo davanti a sé la palma aperta della mano sinistra come per difendersi o rimuovere qualcosa.

D~E) Scene della parete centrale: Sileni, Dioniso e Arianna, svelamento del phallòs. Il gruppo di Dioniso e Arianna costituisce il centro ideale e materiale di tutta la sacra rappresentazione: qui Dioniso, discinto, è mollemente appoggiato ad Arianna, seduta e vestita in modo sontuoso. La coppia sembra essere insensibile a quanto avviene intorno, assorta solo nella beatitudine ultraterrena.

Intorno a Dioniso e Arianna sono raffigurate due scene simmetriche, strettamente connesse ai riti misterici del dio liberatore. A sinistra di chi guarda (D) ricompare l’elemento satiresco, prolungamento della scena precedente (C): un vecchio Sileno, seduto e incoronato d’edera, porge a un Satiro una coppa, mentre un altro giovane satiro tiene sollevata una maschera. Sileni e Satiri, elementi tipici del corteggio dionisiaco sembrano preludere alla presenza del dio. A destra della coppia divina (E) una giovane donna in ginocchio, già iniziata ai misteri dionisiaci, è in procinto di sollevare il drappo di porpora che ricopre il phallòs. Dietro a lei ci sono due giovani ministri della cerimonia, dei quali non resta che la parte inferiore. Accanto c’è una figura femminile dalle ali nere, calzata di coturni, raffigurata nell’atto di colpire e punire con il flagellum.

F) La donna flagellata. Una giovane donna, colpita sul dorso nudo, si rifugia nel grembo di una sua compagna. Accanto a lei due baccanti: una tiene in mano il tirso, l’altra, nuda, danza in preda all’esaltazione orgiastica agitando il cembali.

G~H) Scena nuziale: l’addobbo della sposa. All’estremità della parete, interrotta da una grande finestra, segue la scena nuziale: una sposa seduta deve prepararsi per l’iniziazione al mistero del matrimonio assistita da un amorino. Un altro amorino assiste alla scena.

I) La donna assorta. Sulla parete, aperta sulla loggia, nell’angolo presso la porta, siede isolata e pensosa una donna; è una figura matronale abbigliata in modo splendido. Forse è una domina già sposa e ministra del dio che assiste alla scena della toletta come per ritrovarvi un suo pallido e lontano ricordo di quando anche le giovane donna si predisponeva al rito del matrimonio.

Elementi simbolici

La raffigurazione rappresenta i riti iniziatici di carattere dionisiaco, attraverso i quali il credente accede ai misteri del dio assicurandosi un nuovo status e una felicità divina. Gli elementi raffigurati sono pertanto carichi di profondi e complessi significati simbolici, la cui interpretazione aiuta a comprendere il senso globale della raffigurazione.

1) La maschera e la coppa (D). Tre personaggi partecipano al rito: un Sileno, che lo inizia e dirige, e due Satiri fanciulli. Strumento necessario per l’esecuzione della cerimonia è la coppa. Il fanciullo che vi avvicina il volto non beve, ma guarda dentro la coppa profondamente. Il recipiente pare fungere da specchio concavo e colui che vi immerge lo sguardo non vede il proprio volto, ma la maschera che l’altro Satiro tiene alzata alle sue spalle. Il giovane Satiro crede di vedere se stesso e si riconosce come uno di quegli uomini più anziani, padri e maestri, che finora lo hanno dominato e guidato, e del numero dei quali egli ora entra a far parte. È una trasformazione unificatrice prodotta dalla maschera e da un’immagine paterna: Sileni patris imago. Si tratta di una di quelle fasi che gli antropologi definiscono ‘riti di passaggio’, con cui i ragazzi passano alla classe d’età degli uomini capaci di procreare e quindi presupposto di un futuro matrimonio. La coppa, dunque, da poculum diviene speculum, punto focale dell’autentica iniziazione dionisiaca, perché lo specchio era il simbolo della passione del dio orfico, invenzione di lui stesso, nunzio della sua missione nel mondo. Ma la coppa mantiene ancora la sua funzione primaria di recipiente del vino, che è per eccellenza bevanda dionisiaca, il sangue stesso di Dioniso di cui i fedeli si inebriano. La coppa allora indica anche l’iniziazione attraverso l’ebbrezza. L’uomo attraverso l’ebbrezza dionisiaca diviene dio lui stesso. La maschera, travestimento rituale caratteristico del thìasos bacchico diventerebbe l’immagine della nuova personalità dionisiaca dell’iniziato che aspira a diventare come il dio dalle molteplici forme e creatore dell’illusione.

2) Il flagellum e il phallòs (E). Il flagellum è il simbolo dell’energia istigatrice di Dioniso ed il suo impiego libera il neofita dagli ostacoli che avversano la fecondità materiale e la sua crescita spirituale, ed eccita i suoi sensi provocando l’intervento mistico del dio. La fustigazione, la diamastìgosis, come prova di resistenza era praticata ad Alea in Arcadia su giovani fanciulle durante gli Skièreia, cerimonie iniziatiche femminili in onore di Dioniso (Pausania 8.23.1). Il phallòs costituisce l’emblema di Dioniso stesso, principio della fecondità, e la sua rivelazione rappresenta l’accesso alla nuova vita propria dell’iniziato.

Attraverso questi oggetti sacri, tà hierà, si rivelano in sostanza due possibili forme di iniziazione: una maschile, attraverso la maschera e la coppa; l’altra femminile, basata sulla sessualità e sulla fecondità, attraverso la frusta e il fallo. Una conferma in questo senso può venire dalla stessa disposizione delle raffigurazioni: al lato di Arianna c’è la rappresentazione di un rito iniziatico femminile, al lato di Dioniso, invece, si celebra un rito iniziatico maschile. La struttura a livello grafico risulta perfettamente simmetrica, così come parallele e convergenti sono le due strade iniziatiche, che costituiscono riti di passaggio che mirano allo stesso fine (tèlos).

3) La donna velata e la donna flagellata. Nella figura della donna velata, il manto può rappresentare il segno dell’iniziazione rifiutata. Il velo, infatti, è il tessuto del corpo: gli dèi della vita materiale rivestono l’anima con questo vestito ingannevole. La terra stessa in chiave allegorica è l’ultima veste. Allude a questa simbologia il rituale della ‘lapidazione’, perché la lapidazione altro non è che un vestito di pietra, il riduttivo ritorno alla pura materialità (nelle Baccanti di Euripide, Penteo, prima di subire lo sparagmòs, è fatto oggetto di lanci di pietre, perché ha rifiutato il culto di Dioniso). Questo spiega perché le figure coperte di un mantello giochino un ruolo così importante anche nei vasi iniziatici bacchici. Nella figura della donna velata potrebbe leggersi, dunque, una fuga di chi non accetta il mondo dionisiaco; il gesto avvolgente della donna sembra calare su di sé l’oscurità materiale, che tutto copre di tenebra, e trova un elemento di forte contrasto nella figura della donna che a lei sta di fronte nell’opposta parete (F). Questa donna sta riversa nel grembo di una sua compagna, mentre sul dorso denudato attende il colpo con la tremante dedizione della novizia, il colpo di sferza che le Menadi ricevevano come punizione misterica e liberatoria all’atto dell’iniziazione.

Ma la donna velata e in piedi non potrebbe essere anche la donna in ginocchio e flagellata? Le due figure non potrebbero raffigurare la stessa persona presentata in due fasi diverse del rituale iniziatico? Se così, la stessa donna prima è colta nella gestualità contraddittoria di chi tenta, opponendo il gesto fermo e illusorio della mano, di rifuggire il tremendo mistero del rito, ma al tempo stesso sente di non poter sottrarsi al nuovo stato iniziatico. Ecco che allora si spoglia del mantello che in ampio cerchio pare svolgersi come rapito da un vortice impetuoso e levarsi in volo. Il mantello prima copre poi scopre la nudità dello spirito; allora l’iniziato ha la percezione profonda della sua intima essenza e scopre la visione luminosa del divino: l’anima, la pura anima, annullamento di materialità, liberazione dal carcere corporeo.

L’iniziazione è morte e vita: l’iniziato muore, ma la sua morte si trasforma in vittoriosa rinascita. Inganno e illusione, vita insensata e vana toccano in sorte ai profani, a chi s’immerge nel mondo della pura materialità.

4) Il demone alato. Il demone alato può rappresentare Aidòs, il Pudore; demone della castità con le ali nere come la notte; il sentimento dell’aidòs spiega forse il gesto di ripulsa nell’affrontare da parte della donna velata il rito iniziatico a sfondo sessuale (e matrimoniale), che contempla lo svelamento del phallòs (E). La presenza delle ali è il segno che “i confini della natura sono stati oltrepassati e si è entrati in una dimensione ulteriore percepibile solo tramite la capacità visionaria” (Kerényi). Le ali alludono infatti alla vita che si leva ad una più alta e degna esistenza, rappresentano l’anima liberata dal peso della materialità, l’anima alla quale è riservata l’immortalità: l’iniziato può ora levarsi in volo, con le sue ali, come l’alata Psiche. Macrobio (Saturnali 1.18.2) dice che la presenza delle ali è ricorrente nei misteri dionisiaci; e le figure alate sono connesse anche al principio femminile dell’uovo primordiale, perché da esse nascono: ali ed uovo sono simboli tipici del simbolismo funerario degli antichi.

Percorsi interpretativi

Varie sono state le interpretazioni globali di questa raffigurazione, per molti aspetti indecifrata e indecifrabile.

1) Secondo alcuni il fregio rappresenta ‘episodi della vita di Dioniso’ e, in particolare, la sua iniziazione ai misteri: in questo caso i personaggi non sarebbero che dei seguaci del thìasos bacchico. Dioniso è rappresentato dal fanciullo nudo che legge il rituale o nella forma di capro allattato dalla panisca. La scena dal tono idillico pastorale celerebbe allora un recondito significato mistico: la rinascita o l’epifania di Dioniso in forma animale. Più probabile, tuttavia, che si tratti solo di una rappresentazione di naturismo orgiastico, analoga nell’insieme a quella delle Baccanti di Euripide descritte mentre allattano lupacchiotti.

2) Un’altra interpretazione in chiave mitica vede nei quadri solo i preparativi alle nozze di Bacco e Arianna, annunciate dal fanciullo nudo e completate dallo svelamento del phallòs. Secondo il mito il matrimonio sarebbe inutilmente, impedito da Hera furente che avrebbe inviato contro Arianna il demone alato (F), ma favorito da Afrodite, raffigurata nella donna alla toletta (G). La domina sul muro d’ingresso (I) sarebbe Semele, la madre di Dioniso, che assiste soddisfatta alle nozze del proprio figlio.

3) Infine, una terza interpretazione, la più probabile ed esaustiva, perché tiene conto di vari elementi, conferendo al fregio un senso globale fortemente religioso: il fregio rappresenta la specifica cerimonia di iniziazione della sposa al rito nuziale, simbolicamente raffigurata nelle nozze di Dioniso e Arianna. Il personaggio principale più che Dioniso è la stessa Arianna. La domina sul muro d’ingresso (I) è una sposa già iniziata, mentre la giovane donna che si pettina (G) è la futura sposa intenta ai preparativi del rito nuziale, fondato sui misteri dionisiaci che assicurano la fecondità, la fedeltà al vincolo matrimoniale e la felicità.

Tale interpretazione fa della coppia divina l’archetipo della coppia umana: qui Arianna diviene il tipo ideale della nuova sposa, paradigma di felicità divina e umana. Il rito nuziale simboleggia l’ingresso nel mondo di una superiore esperienza e conoscenza: il mistero della vita che Dioniso ha rivelato per la prima volta ad Arianna e qui svelato per mezzo di prove iniziatiche alla nuova sposa. Attraverso i personaggi femminili del mito e del rito, di Arianna e della sposa, il pensiero religioso sacralizza la sessualità umana ideata come mistero sacro e vissuta come esperienza cultuale. Il mito e il rito sacralizzano le cose terrene: fanno cioè percepire attraverso l’umano l’archetipo divino e stabiliscono un rapporto reale e ideale fra uomo e dio, tra cielo e terra. Società umana e divina si proiettano l’una sull’altra e su entrambe vengono riflessi i diversi aspetti dell’esperienza sessuale come atto di fecondità generatrice istituzionalizzata nel matrimonio.

Il clima mistico del fregio della Villa dei Misteri rivela la preoccupazione di integrare nella religione tutto quanto tocca la vita, di inserire l’esercizio delle forze generatrici in una rete di regole rituali e proibite, per proteggerle dall’atto blasfemo della profanazione: la finalità suprema è stabilizzare il matrimonio in un ordine istituzionale garantito dalla religione. Si deve allora supporre che:

i) una decorazione così fastosa sia stata eseguita per l’occasione di un matrimonio;

ii) che la scelta del tema sia stata dettata sia dalla posizione della sala attigua ad una doppia alcova, ambiente riservato appunto all’intimità della coppia, sia dalle credenze religiose dei proprietari della Villa, i quali credevano nei riti dionisiaci e nella potenza di Dioniso ‘archetipo della vita indistruttibile’.


Antica Grecia. Le divinità – Eros e Afrodite

Eros e Afrodite possono essere utilizzati in modo intercambiabile in rapporto alla sessualità, al desiderio sessuale e al piacere, sia singolarmente che in coppia. Tuttavia Eros si riferisce più specificatamente all’istinto del desiderio amoroso, mentre Afrodite é implicata nell’intero campo di azioni comprese tra l’esercizio del fascino sessuale e la concreta nascita dell’atto sessuale.

 Alcuni sostengono che Eros, uscito dall’uovo cosmico, fu il primo degli dei, poiché senza di lui nessuna delle altre divinità sarebbe potuta nascere. Così si sostiene che fosse coevo della Madre Terra e del Tartaro, e si nega che egli potesse avere un padre e una madre. Una altra tradizione dice che egli nacque da Afrodite e da Ermete o da Ares o da Zeus stesso. Eros era un fanciullo ribelle, che non rispettava né la condizione né l’età altrui, ma svolazzava con le sue ali d’oro scoccando frecce a caso e infiammando i cuori con i suoi temibili dardi.

Come la cultura greca ribadisce più volte, Eros é un’emozione, una immagine, una figura, una idea, una forza sovrannaturale che ha effetto sia sul corpo sia sulla mente: obnubila l’intelletto, causa il rilassamento delle membra (Saffo); nessuno é immune dall’influsso erotico, né animali né uomini, né mortali né immortali, e il suo impero, al pari di quello di Afrodite, si esercita sul cosmo intero: terra, mare, cielo, ed é la celebrazione della vita istintuale intera quale commistione di piaceri e pericoli. Eros era venerato come dio del desiderio e in quanto tale vi erano una serie di culti a lui dedicati.

 Molti templi gli furono consacrati, per lui si svolgevano feste con agoni musicali e ginnici e concorsi dedicati alle Muse. Anche le etere svolgevano un ruolo importante nella celebrazione del dio, infatti nel santuario di Afrodite a Corinto si era immessa la pratica concreta dell’amore nella sfera religiosa e questo costume dissocia la prostituzione dal rapporto commerciale e innalza l’unione sessuale ad atto di culto. Il culto di Eros si trova anche nel cuore di Atene: non solo vi era un altare di Eros all’entrata dell’Accademia, ma anche il santuario dedicato ad Afrodite ed Eros, situato alle pendici settentrionali dell’acropoli.

 Afrodite emerse nuda dalla spuma delle onde del mare fecondata dai genitali di Urano, che Crono aveva gettato in mare per impossessarsi del potere. Inoltre sembrerebbe essere la stessa dea dall’immenso potere che nacque dal Caos e danzò sul mare, la dea insomma che era venerata in Siria e in Palestina come Ishtar. Il centro più famoso del suo culto era Pafo dove, tra le rovine di un grandioso tempio romano, si vede ancora la bianca primitiva immagine aniconica della dea. La dea fondava il suo potere non solo sulla incredibile bellezza e sul fascino, ma era anche stata dotata da Zeus, padre adottivo, di una cintura magica che la rendeva irresistibile per gli occhi di chiunque, dei e mortali. Non c’é da stupirsi dunque se veniva ritenuta la più potente di tutti gli immortali, proprio perché il suo potere era il più divino, al quale tutti dovevano soggiacere e al quale nessuno poteva opporre resistenza. Gli Elleni cercarono anche di svilire la Grande Dea del Mediterraneo, che per molto tempo aveva avuto il potere supremo a Corinto, Sparta, Tespie e Atene, condannando le sue solenni orge sessuali come se fossero sregolatezze adulterine.


Antica Grecia. Il matrimonio

Il matrimonio rappresenta l’evento culminante della vita del tìaso; é infatti il principale obiettivo a cui le ragazze si sono preparate grazie all’ educazione di Saffo. La cerimonia nuziale aveva luogo di sera, quando apparivano le prime stelle e durante la processione che accompagnava la sposa nella casa del novello sposo veniva cantato un inno nuziale, un imenéo e fino al mattino successivo venivano poi eseguiti altri canti. L’apparizione della stella della sera rappresenta l’inizio della cerimonia e uno dei temi ricorrenti é proprio l’invocazione a Espero: “Espero, tutto riporti quanto disperse la lucente Aurora: riporti la pecora, riporti la capra, ma non riporti la figlia alla madre.”

Un esempio di cattiva salute del matrimonio ci viene dal libro XIV dell’Iliade intitolato Dios Apàte (inganno a Zeus). La dea, per distogliere dalla battaglia il marito e permettere così la vittoria greca lo seduce servendosi di tutte le armi di seduzione femminile e utilizzando una cintura magica, ottenuta anche qui con l’inganno da Afrodite. Era cerca di alimentare il desiderio di Zeus con gli strumenti propri della seduzione, ma il suo vero intimo desiderio é ostile a Zeus: nonostante nel culto essi siano congiuntamente i patroni del matrimonio, nel mito sono spesso in discordia e lottano tra loro per il predominio. Era non é una docile casalinga né una sposa innamorata e Zeus intrattiene legami sentimentali con altre donne. Tutti questi elementi forniscono un’importante testimonianza della situazione piuttosto critica dell’Eros nelle relazioni coniugali già al tempo di Omero.