L’antica rosa esiste solo nel nome: noi possediamo nudi nomi – Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus. (Umberto Eco, frase finale del Nome della rosa che cita Bernardo di Cluny)

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Guillaume de Machaut -Tieus rit au main qui au soir pleure

Guillaume de Machaut, uno dei principali compositori e poeti francesi del 14 ° secolo, nacque a Reims, dove trascorse la maggior parte della sua vita, dopo un precedente impiego al servizio di Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia. Successivamente fu assunto da vari membri della nobiltà, tra cui il futuro Carlo V di Francia. Ha ricoperto vari incarichi  ecclesiastici e come musicista è stato preminente nel periodo della storia della musica conosciuta come Ars nova, quando i compositori hanno creato musica di maggiore complessità ritmica.

Machaut era un prolifico compositore di musica vocale secolare, nelle forme metriche e musicali contemporanee di lai, virelais, ballades e rondeaux.

Un giovane è innamorato di una bella e buona signora, è un poeta-musicista e le ha scritto un anonimo, gli chiede di cantarlo in tribunale, e lo fa

così, ma quando lei lo interroga sul suo autore non è in grado né di ammettere che è suo (questo implicherebbe confessare il suo amore e andare contro le regole dei fin’amors, amore cortese) o di mentire alla sua donna. Quindi, senza congedarsi, scappa via. Vaga fino a raggiungere un giardino da sogno racchiuso da un muro. Lì è confortato dalla figura femminile allegorica di Speranza (Esperance), che gli insegna che l’uomo non dovrebbe biasimare la Fortuna per i suoi fallimenti, che solo lui è responsabile dei suoi atti – un’idea molto moderna. La speranza promette di sostenere il giovane e lei gli dà un anello come segno della sua fedeltà. Quando è pronto per tornare dalla sua donna, per incoraggiarlo, canta una ballata, che impara immediatamente a memoria. Quando raggiunge il castello, è presto riconciliato con la signora, ma è comunque un po ‘cauta quando nota l’anello. Lui la convince del suo amore e lei accetta il suo vestito e diventa la sua amica. Il finale è un po ‘ambiguo’: dal momento che hanno deciso di mantenere il loro amore segreto, l’amante comincia a dubitare dell’amore della sua donna; ma poi ricorda gli insegnamenti della Speranza e decide che deve fidarsi di colei che ama. Da allora in poi rimane felice a favore della sua signora.

 


Le Goff: “Mille anni di passioni segrete”

Di Pietro Del Re

 

Eva è il demonio. È all’origine dei mali del mondo, perché tentatrice, istigatrice del peccato e colpevole della cacciata dell’umanità del Paradiso.

Con lei, nel medioevo la donna diventa l’icona del vizio. Eppure non si può dire che la società dell’epoca sia stata antifemminista, spiega lo storico francese Jacques Le Goff. Anche perché i rapporti tra i sessi avevano un carattere ambiguo: l’uomo medievale era spesso una creatura androgina. A ottantacinque anni, Le Goff è uno dei più illustri eredi della Ècole des Annales. L’ultima sua fatica è quasi un instant book: sta scrivendo un libro sui soldi nel Medioevo, “per dimostrare che le banche hanno sempre fallito”.

Professore, che cosa sappiamo del comportamento sessuale di quei secoli bui?

“Quasi nulla, perché salvo le espressioni letterarie o artistiche, abbiamo pochi documenti che ci permettono di capire che cosa accadesse nel segreto dell’alcova”.

Dopo il matrimonio medievale, assieme a l’uomo e alla donna nel letto c’è anche Dio. Era legittimo il coito coniugale o era soltanto una concessione alla procreazione?

“Il  matrimonio diventa sacramento solo dopo il quarto concilio lateranense, nel 1215.

Fino ad allora non era riuscito a distinguersi da quello che era nell’antichità romana: un contratto. Tuttavia anche se ci sposava al di fuori della Chiesa, per essere valido agli occhi del clero, e quindi a quelli di Dio, il matrimonio doveva essere consumato”.

Ma godere è sempre peccato?

Generalmente si. Nel Duecento, proprio quando la chiesa inventa il Purgatorio proprio per strappare l’uomo alla tradizionale opposizione Inferno – Paradiso, San Tommaso D’Aquino nega che possa essere una parte legittima di piacere nel compimento dell’atto sessuale, anche nell’ambito del matrimonio.

All’epoca il peccato originale era assimilato a quello carnale e l’immagine dell’inferno spesso rappresentata come il sesso femminile: si può dire che nel Medioevo il male fosse donna?

Si, ma fino ad un certo punto. Contrariamente a quanto accadeva a Bisanzio, fino all’undicesimo secolo il culto della Vergine Maria non era celebrato dalla chiesa.

A partire da quel momento si sviluppò invece una forza straordinaria. È anche grazie al culto mariano che la donna è stata rivalutata nella società medievale.

Contro l’infamia della lussuria e dell’adulterio erano previste punizioni corporali durissime. Queste rendevano l’uomo medievale più “ puro” dell’uomo moderno?

“Il castigo ha senza dubbio contribuito a tenere nascosta la lussuria, benché i teologi e i predicatori dicessero che Dio vedesse tutto, compreso quello che si faceva nell’ombra. Tuttavia sui margini dei manoscritti dell’epoca sono spesso raffigurate scene di lussuria che non esiterei a definire pornografiche: un vescovo sodomita, una donna che coglie falli da un albero o scene di sesso tra uomini e animali. Il Medioevo ammetteva il male, purché si manifestasse al margine della società, lontano dal suo centro sacro. Piuttosto che volerlo sradicare del tutto il cristianesimo ha sempre cercato di limitare il male attraverso la confessione e il pentimento”.

L’amor cortese che sublima la donna attraverso l’amore platonico?

“Su questo problema i medievisti sono divisi. Io credo che l’amor cortese sia puramente immaginario. Esiste soltanto nella letteratura. Ciò non significa che l’amore reale sia sempre stato brutale, che ci sia sempre stata una violenta dominazione dell’uomo sulla donna.

Ma l’amore in cui la donna diventa il signore e il cavaliere il suo servo, non c’è mai stato.

Neanche nelle classi superiori della società. Detto ciò, il medioevo è durato dal quinto al quindicesimo secolo, e in mille anni molte cose sono cambiate. La svolta essenziale si produce nel duecento, quando i valori del ciclo scendono sulla Terra. Da quel momento la felicità non è dedicata solo all’aldilà. C’è l’inizio di una possibile soddisfazione del piacere anche per noi mortali.

Appaiono per esempio i primi trattati di gastronomia. Il lavoro, che era considerato una punizione del peccato originale, diventa invece valore. E del resto in quell’epoca che si comincia a dire che l’uomo è stato creato a immagine di Dio”.

Che cosa cambia con il Rinascimento?

“C’è l’esaltazione della bellezza, e in particolare della nudità. La Chiesa medievale rifiutava la nudità, e con essa la maggior parte dell’arte antica, che, soprattutto nella scultura, rappresentava corpi nudi. Gli stessi che prima erano rappresentati negli affreschi delle basiliche soltanto nelle scene della resurrezione dei corpi”.

Tratto da: “La Domenica di Repubblica”

15/03/09